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legge sulla caccia

Un cacciatore ricreativo al vertice della caccia zughese: l'UDC fiuta abuso di potere

L'uomo che nel cantone di Zugo dovrebbe sovrintendere alla caccia ricreativa caccia lui stesso, ed è proprio questo doppio ruolo a valergli ora l'accusa di abuso d'ufficio.

Redazione Wild beim Wild · 20 maggio 2026
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«Il feltro verde»

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L'interpellanza è stata presentata da Philip C. Brunner, presidente del gruppo UDC nel Gran Consiglio zughese.

Al centro della vicenda c'è Beda Schlumpf, responsabile della divisione Pesca e Caccia dell'Ufficio cantonale delle foreste e della fauna selvatica. Non è il primo attacco a questa carica. Già nel 2024 lo stesso gruppo parlamentare aveva contestato che Schlumpf fosse stato nominato senza concorso pubblico, e per giunta dal suo collega di partito e superiore, il direttore del Dipartimento dell'interno Andreas Hostettler (PLR).

L'accusa: vigilanza sulla propria caccia ricreativa

Brunner contesta il fatto che Schlumpf sia responsabile della vigilanza sulla caccia e al contempo partecipi lui stesso alla caccia ricreativa. Questa «autosorveglianza», secondo il politico dell'UDC, porterebbe a comportamenti abusivi. Nello specifico, egli afferma di disporre di prove scritte del fatto che alle battute di caccia di Schlumpf abbiano partecipato anche battitori privi di una valida licenza di caccia. A Zugo, cantone che pratica esclusivamente la caccia a patente, non solo i tiratori, ma anche i battitori disarmati necessitano di una licenza valida.

Secondo Brunner, il capo divisione si procurerebbe così privilegi unilaterali che, per altri cacciatori e cacciatrici ricreativi, comporterebbero delle multe. Egli parla di «abuso d'ufficio». Critica inoltre il fatto che Schlumpf porti regolarmente il proprio cane in ufficio senza autorizzazione.

Il Dipartimento dell'interno respinge le accuse

Il cantone respinge la rappresentazione dei fatti in modo insolitamente netto, sebbene le interpellanze pendenti vengano normalmente evase solo nell'ambito della risposta formale del governo. Secondo un portavoce della Direzione degli interni, la competenza di controllo e sanzione non spetta al capo della divisione, bensì ai guardiacaccia, ai quali è espressamente vietato cacciare. Gli altri collaboratori dell'ufficio potrebbero partecipare a condizioni chiaramente definite. Una direttiva interna dell'agosto 2025 disciplina i ruoli e la gestione dei conflitti di interesse.

Secondo le conoscenze attuali, il portavoce definisce falsa l'accusa principale. Schlumpf avrebbe partecipato alla caccia all'alta selvaggina in due pomeriggi liberi dal lavoro, con un patentino valido per l'alta selvaggina. Era presente un'allieva del corso di caccia come accompagnatrice senza patentino, che però non avrebbe seguito. Tali accompagnamenti servono alla «trasmissione di esperienze venatorie» e sono consueti e consentiti. Il cane sarebbe un cane da traccia di sangue addestrato per il recupero di animali feriti, con un'autorizzazione dell'Ufficio delle costruzioni edili rilasciata nel luglio 2024.

Il vero conflitto è più profondo

Se le singole accuse siano fondate dovranno stabilirlo gli accertamenti. Degno di nota è tuttavia un riscontro che rimane valido indipendentemente dall'esito: a capo della vigilanza venatoria zughese vi è un uomo che da anni rappresenta a livello istituzionale gli interessi dei cacciatori ricreativi. Già prima della sua assunzione, Schlumpf sedeva nella commissione cantonale di caccia come «rappresentante dei cacciatori». Chi gestisce le popolazioni di animali selvatici, pianifica interventi e allo stesso tempo dovrebbe controllare la propria attività, incarna un classico conflitto di interessi.

Persino la versione a discolpa fornita dal cantone illustra questo problema. L'autorità competente per la caccia ricreativa trasmette conoscenze venatorie alle nuove leve e lo descrive come una cosa ovvia. Proprio questo schema, ossia lo stretto intreccio personale e culturale tra vigilanza e caccia ricreativa, non si limita a Zugo. Un caso analogo è documentato, ad esempio, per l'amministrazione della caccia di San Gallo, dove un ente vicino al mondo venatorio caratterizza la gestione del lupo, e in generale nel dossier sulla lobby dei cacciatori in Svizzera. Il fatto che la politica protegga la caccia ricreativa non è quindi un caso, ma parte dello stesso sistema.

Cosa servirebbe per una vigilanza credibile

Una politica della fauna selvatica orientata alla scienza e al benessere animale separerebbe rigorosamente la rappresentanza degli interessi dall'esecuzione. Sorveglianza, rilevamento delle popolazioni e sanzioni dovrebbero essere nelle mani di enti che non sono legati, dal punto di vista del personale, alla caccia ricreativa, come illustra il dossier Sono i cacciatori ricreativi a essere regolati, non i predatori. Che sia possibile fare diversamente lo dimostra il Cantone di Ginevra, che ha vietato la caccia dal 1974 e affida la gestione della fauna selvatica a guardiacaccia professionisti stipendiati. Il modello ginevrino non è un caso folcloristico isolato, ma un sistema testato da oltre cinquant'anni con un'elevata biodiversità.

La questione della neutralità dell'autorità di caccia zughese si pone attualmente in modo particolarmente urgente. Il cantone ha avviato un accertamento scientifico su Caccia alla volpe dopo che una petizione ne aveva messo in dubbio la base biologica. Se un'autorità così strettamente intrecciata con la caccia ricreativa possa condurre un tale esame in modo imparziale è probabilmente una delle questioni aperte più importanti, che va ben oltre il singolo caso personale.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

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