Iniziativa sui fuochi d'artificio del 29 novembre: che cosa significa per gli animali selvatici
Popolo e cantoni decidono su un divieto dei fuochi d'artificio rumorosi. Per gli animali selvatici conta soprattutto che la protezione non si fermi al confine comunale.
Foto: Philipp Pilz / Unsplash
«Per chi brucia il cielo»
Il 29 novembre 2026 popolo e cantoni voteranno sull'iniziativa popolare «Per una limitazione dei fuochi d'artificio». Il Consiglio federale l'ha fissata insieme ad altri tre oggetti: il finanziamento aggiuntivo dell'AVS tramite l'IVA, l'iniziativa sulla tassazione delle coppie sposate e la modifica della legge sul materiale bellico.
L'iniziativa sui fuochi d'artificio riguarda direttamente gli animali selvatici, domestici e da reddito. Decide se i fuochi d'artificio rumorosi saranno in futuro limitati a livello nazionale oppure se la protezione continuerà a variare da comune a comune.
Che cosa c'è sulla scheda di voto
L'iniziativa vuole introdurre un nuovo articolo 74a nella Costituzione federale. La vendita e l'utilizzo di fuochi d'artificio che generano rumore sarebbero vietati. Per manifestazioni di importanza sovraregionale, l'autorità cantonale competente può concedere, su richiesta, autorizzazioni eccezionali. I fuochi d'artificio non rumorosi, come i bengala o i vulcani, potrebbero secondo il messaggio del Consiglio federale continuare a essere venduti e utilizzati. La delimitazione precisa sarà stabilita dalla legge. In caso di accettazione, le disposizioni di attuazione dovranno entrare in vigore al più tardi due anni dopo la decisione popolare. A Capodanno 2026 il divieto non sarà quindi ancora in vigore.
L'iniziativa è stata lanciata da un comitato attorno all'argoviese Roman Huber; l'associazione Iniziativa sui fuochi d'artificio ha depositato 137'193 firme valide. Il Consiglio federale raccomanda di respingerla. Una controproposta indiretta del Parlamento, che avrebbe vietato i petardi a livello nazionale, è fallita il 19 giugno 2026 nella votazione finale del Consiglio nazionale con 114 voti contro 79 e 6 astensioni. Da allora l'iniziativa va da sola alle urne. Abbiamo ripercorso i fatti precedenti a giugno.
Che cosa lasciano i fuochi d'artificio nell'ambiente
L'impatto è ben documentato a livello ufficiale. In Svizzera vengono utilizzate ogni anno tra le 1'000 e le 2'000 tonnellate di fuochi d'artificio. La loro combustione genera tra le 200 e le 400 tonnellate di polveri sottili, che si depositano nel suolo e nelle acque. In caso di inversione termica, il valore limite giornaliero per il PM10 può essere superato. I dati e le misurazioni della Confederazione li abbiamo riassunti qui.
Per gli Animali selvatici si aggiunge il rumore. Le reazioni di fuga costano energia, e proprio in inverno può essere difficile compensare questo consumo supplementare. Quanto i fuochi d'artificio disturbino il riposo notturno lo dimostra uno studio condotto su 347 oche selvatiche: nella notte di San Silvestro hanno volato fino a 16 chilometri più lontano e fino a 150 metri più in alto del solito, e alcuni esemplari hanno percorso più di 500 chilometri. Ulteriori risultati si trovano nel nostro articolo I fuochi d'artificio sono una fastidiosa tortura per gli animali.
Perché i regolamenti comunali non bastano
L'argomento principale contro l'iniziativa è che cantoni e comuni possono già oggi limitare i fuochi d'artificio. È vero, e alcuni lo fanno: Davos ha vietato, tramite votazione popolare, i fuochi d'artificio di San Silvestro e del 1° agosto. Per gli animali selvatici questa via resta comunque insufficiente, per tre motivi.
Primo, il rumore dei fuochi d'artificio non si ferma al confine comunale, e nemmeno gli animali selvatici lo fanno. I divieti locali possono alleviare la situazione per gli animali, ma non li proteggono dai fuochi d'artificio del comune vicino. Un capriolo al margine del bosco o gli uccelli acquatici sul lago reagiscono allo stesso modo in entrambi i casi.
Secondo, i divieti locali d'uso non limitano la vendita. L'iniziativa interviene quindi anche sull'offerta nazionale di fuochi d'artificio rumorosi.
Terzo, le diverse normative locali non creano una regola di protezione uniforme. L'iniziativa stabilirebbe un quadro vincolante a livello nazionale.
L'argomento della tradizione lo si conosce già dalla caccia ricreativa
Chi si oppone all'iniziativa si richiama alla tradizione: i fuochi d'artificio farebbero parte del 1° agosto, di San Silvestro, delle feste di paese. Lo stesso schema è noto dal dibattito sulla caccia ricreativa . Anche lì, la lunga storia di una pratica dovrebbe dimostrare che essa è giusta.
La tradizione, però, dice solo da quanto tempo una cosa viene fatta. Non risponde alla domanda se sia giustificabile. Le usanze sono sempre cambiate quando è cresciuta la conoscenza delle loro conseguenze. Un 1° agosto senza petardi resta comunque un 1° agosto, e gli spettacoli di luci e droni dimostrano che è possibile festeggiare senza botti.
È interessante notare chi si contraddice in questa questione. CacciaSvizzera, l'associazione mantello dei cacciatori ricreativi svizzeri, sostiene l'iniziativa dal settembre 2025 a causa dello stress acustico per gli animali selvatici. Il suo vicepresidente Fabio Regazzi si trova, in qualità di presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri, dalla parte opposta. Quanto diversamente l'associazione valuti il rumore dei fuochi d'artificio rispetto ai disturbi legati alla caccia, lo abbiamo esaminato in dettaglio.
Commento: Un sì per chi non può votare
Gli animali selvatici non hanno voce alle urne. Tuttavia, ogni anno subiscono le conseguenze di una pratica festiva decisa da altri. L'iniziativa non vieta le feste. I fuochi d'artificio rumorosi sarebbero vietati in linea di principio, mentre per eventi di rilevanza sovraregionale i cantoni potrebbero concedere eccezioni. Verrebbero limitati i botti privati, i cui costi ricadono sugli animali non umani, nell'aria e nel suolo.
IG Wild beim Wild raccomanda di votare sì all'iniziativa sui fuochi d'artificio il 29 novembre. Per gli animali selvatici sarebbe un sollievo, non una soluzione: altri fattori di stress, in primo luogo la caccia ricreativa, rimangono. Proprio per questo, ogni disturbo in meno conta.
Sì, per gli animali selvatici: partecipa anche tu
Per chi voti Sì?
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Per chi vota Sì la Svizzera
Cosa mostra la ricerca
fino a 16 km
più lontano hanno volato le oche selvatiche nella notte di San Silvestro rispetto ad altre notti, e fino a 150 metri più in alto. Nei dodici giorni successivi hanno dovuto mangiare il 10 percento in più.
Kölzsch et al., Conservation Letters 2022 (dati GPS di 347 oche)
500 m
A questa altezza il radar meteorologico ha registrato il maggior numero di uccelli poco dopo mezzanotte. Secondo le stime, nei Paesi Bassi centinaia di migliaia di uccelli si sono alzati in volo, per almeno 45 minuti.
Shamoun-Baranes et al., Behavioral Ecology 2011 (misurazioni radar Paesi Bassi)
7 settimane
Per tanto tempo gli svassi collinero hanno evitato il loro tratto di lago abituale dopo la Festa notturna del lago di Thun del 1992. Circa 400 folaghe si sono spostate di un chilometro.
UFAM, Fuochi d'artificio: impatto ambientale e aspetti di sicurezza, 2014
360 t
In Svizzera ogni anno la combustione dei fuochi d'artificio genera polveri sottili. Finiscono nei suoli e nelle acque, nell'habitat degli animali selvatici.
UFAM, Fuochi d'artificio: impatto ambientale e aspetti di sicurezza, 2014
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Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri Dossier sulla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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