23.10.2026, 05:07

Cerca

Conflitto bosco-selvaggina in Svizzera: perché la narrativa della brucatura non giustifica la caccia ricreativa

Il cosiddetto conflitto bosco-selvaggina è la narrativa di giustificazione più efficace dei cacciatori ricreativi in Svizzera. L'argomentazione segue uno schema semplice: gli animali selvatici brucano i giovani alberi, il bosco non riesce a rinnovarsi, quindi bisogna cacciare. Questo dossier mostra perché questa equazione non regge, quali fattori la narrativa della brucatura tralascia e perché la caccia ricreativa non risolve il problema, ma contribuisce a causarlo.

Il Rapporto sulla foresta 2025, pubblicato dall'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) e dall'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL), documenta sì problemi reali di brucatura in determinate regioni. Allo stesso tempo, i dati mostrano che il bosco è sottoposto soprattutto a stress climatico, non a stress da animali selvatici. E la domanda decisiva non è se gli animali selvatici brucano gli alberi, ma perché la caccia praticata da decenni da circa 29’000 cacciatori e cacciatrici ricreativi in Svizzera non abbia risolto questo problema.

Stato dei fatti: cosa mostrano realmente i dati

Rapporto forestale 2025 e Inventario forestale nazionale

Il Rapporto forestale 2025 dell'UFAM e del WSL fornisce il bilancio nazionale più aggiornato. Conferma che, a livello locale, popolazioni selvatiche troppo elevate compromettono la rinnovazione naturale e il potenziale di adattamento naturale del bosco. Allo stesso tempo, il rapporto chiarisce inequivocabilmente che i maggiori fattori di stress per il bosco svizzero sono eventi estremi come il calore, la siccità, le tempeste, gli organismi nocivi e gli elevati apporti di azoto.

La ricercatrice del WSL Andrea Kupferschmid e Martin Frei hanno analizzato a livello nazionale i dati cantonali dal 2020 al 2024: su circa la metà della superficie forestale valutata la rinnovazione non è compromessa dagli animali selvatici, mentre su almeno il 21 per cento l'influenza è forte (Kupferschmid e Frei 2025, Rivista forestale svizzera 176(3): 146–157). La narrazione di un collasso generalizzato dovuto alla brucatura non è sostenuta da questi dati.

La Società forestale svizzera giunge, nel suo rapporto basato sui dati cantonali dal 2020 al 2024, a un risultato più differenziato ma preoccupante: la quota di superficie forestale con un'influenza della selvaggina sostenibile è scesa da oltre due terzi nel 2015 a meno della metà. Particolarmente colpiti sono l'abete bianco e le latifoglie. È tuttavia importante sottolineare che la stessa Società forestale mette in guardia da un problema di interpretazione, poiché i livelli cantonali sono definiti in modo non uniforme e le affermazioni sulla reale portata rimangono spesso imprecise.

Il bosco di protezione sotto pressione

Nei boschi di protezione, che costituiscono circa la metà del bosco svizzero e proteggono persone e infrastrutture dai pericoli naturali, la situazione si è aggravata. Secondo il Rapporto forestale 2025, la quota di bosco di protezione con rinnovazione molto scarsa (grado di copertura della rinnovazione inferiore al 5 per cento) è salita al 30 per cento della superficie del bosco di protezione. Le differenze regionali sono marcate: circa il 12 per cento nel Giura e sull'Altopiano, il 19 per cento nelle Prealpi, il 34 per cento nelle Alpi e il 41 per cento nel versante sudalpino.

Il Rapporto forestale indica come cause la scarsità di luce in popolamenti sempre più densi e la brucatura costantemente elevata da parte di caprioli, cervi e camosci. Entrambi sono fattori che potrebbero essere affrontati anche con interventi selvicolturali e miglioramenti dell'habitat, non solo con gli abbattimenti.

Ciò che la narrazione sulla brucatura trascura

Non è un conflitto bosco-selvaggina, bensì un conflitto tra persone

La ricercatrice del WSL Andrea Kupferschmid lo riassume in modo efficace nell'intervista: in linea di principio non si tratta di un conflitto tra il bosco e la selvaggina, bensì di un conflitto tra persone che lavorano nel settore forestale e persone che praticano la caccia o operano come guardiacaccia. Il capriolo, il cervo e il camoscio non hanno alcun conflitto con il bosco. La brucatura è un processo naturale, parte della dinamica forestale da millenni. Il problema nasce solo quando l'essere umano pone al bosco delle aspettative economiche: resa del legname, una determinata composizione delle specie arboree, rapida riforestazione.

Il disturbo provocato dall'uomo spinge la selvaggina nel bosco

Lo stato della ricerca mostra chiaramente che i disturbi antropici sono un fattore determinante della brucatura. I cervi e i camosci prediligerebbero pascolare in terreno aperto, ma vengono sempre più relegati nel bosco a causa delle attività ricreative, del traffico e della dispersione insediativa. Lì brucano gli alberi, poiché vi è meno cibo disponibile. Un guardiacaccia bernese descrive il problema senza mezzi termini: nella società attiva 24 ore su 24, anche di notte si incontrano jogger o ciclisti con la lampada frontale. Gli animali selvatici rimangono quindi nel bosco e si nutrono dei getti dei giovani alberi.

Il metodo di caccia più diffuso, la posta, aggrava questo effetto. Con una media di dieci appostamenti per un colpo, gli animali selvatici sono sottoposti a stress continuo, il che disturba il loro bioritmo e li spinge più in profondità nel bosco. Gli studi condotti in aree di caccia dimostrano che i concetti basati su periodi di caccia brevi e intensivi ottengono risultati nettamente migliori per la rinnovazione forestale rispetto alla caccia continua predominante in Svizzera.

Carenze della gestione forestale

La brucatura da sola non spiega il deficit di rinnovazione. Le superfici di taglio raso, i suoli compattati da macchinari pesanti, la mancanza di regolazione della luce e le monocolture di abete rosso creano condizioni in cui la rinnovazione naturale può fallire anche senza l'influenza degli animali selvatici. L'istituto di ricerca per l'ecologia forestale del Baden-Württemberg precisa: per raggiungere gli obiettivi di rinnovazione, considerare unicamente la caccia non è sufficiente nella maggior parte dei casi. Il tipo di gestione forestale determina la disponibilità di cibo per gli erbivori ed è una leva importante per la vulnerabilità ai danni causati dalla fauna selvatica.

Il cambiamento climatico come principale fattore di stress

Il rapporto forestale 2025 non lascia dubbi: la sfida più grande per il bosco svizzero è l'adattamento al cambiamento climatico. Siccità più frequenti, tempeste, incendi boschivi e organismi nocivi hanno indebolito notevolmente il bosco negli ultimi dieci anni. Nel Giura la situazione è già classificata come «critica». Chi considera il problema della brucatura in modo isolato e lo strumentalizza come principale giustificazione per la caccia ricreativa, distoglie l'attenzione dalle cause strutturali.

Situazione giuridica in Svizzera

Legge federale sulla caccia (JSG) e legge forestale (WaG)

Nella legge federale sulle foreste (LFo) e nella legge federale sulla caccia (LCP) è stabilito che la popolazione selvatica debba essere regolata in modo tale da garantire la rinnovazione naturale del bosco con specie arboree adatte alla stazione, senza misure di protezione (protezione individuale, recinzioni, ecc.). Se ciò non avviene, secondo l'ordinanza sulle foreste (OFo) deve essere elaborato un concetto per la prevenzione dei danni causati dalla selvaggina.

Questa disposizione di legge esiste da decenni. Il fatto che in molte zone non sia ancora rispettata, benché la caccia ricreativa sia praticata attivamente in 25 cantoni su 26, è l'argomento più forte contro l'affermazione secondo cui i cacciatori e le cacciatrici ricreativi proteggerebbero il bosco. Nei 16 cantoni con caccia a patente, che organizzano la caccia senza responsabilità di riserva, manca inoltre qualsiasi obbligo strutturale per la categoria dei cacciatori ricreativi di preservare il bosco come habitat.

Postulato Reichmuth 23.3129

Nel giugno 2023 il Consiglio degli Stati ha accolto il postulato di Othmar Reichmuth (Centro, SZ). Esso chiede alla Confederazione di esaminare come possa assumersi maggiori responsabilità nell'ambito bosco-selvaggina, come ridurre l'influsso della selvaggina a un livello sostenibile e come introdurre un controlling nazionale con valori target chiari. È significativo che CacciaSvizzera abbia raccomandato di respingere il postulato, sostenendo che la problematica del cambiamento climatico non debba essere addossata agli animali selvatici liberi. Questo argomento rivela uno schema: la lobby della caccia ricreativa respinge sistematicamente la responsabilità per la brucatura, sebbene la regolazione della popolazione selvatica dovrebbe essere il compito centrale dichiarato della caccia.

Aiuto all'esecuzione Bosco e Selvaggina (UFAM 2010)

L'aiuto all'esecuzione dell'UFAM definisce le soglie di danno e di concetto e descrive la procedura da seguire in caso di problemi bosco-selvaggina. Esso sottolinea espressamente che la gestione della selvaggina e del bosco deve consentire una coesistenza tra bosco e selvaggina. L'influsso della selvaggina è uno dei tanti fattori, ma non di rado uno decisivo. L'aiuto all'esecuzione indica anche misure non venatorie: cura dei margini boschivi, aree di sgombero, superfici di compensazione ecologica, ponti per la fauna selvatica e zone di quiete per la fauna selvatica.

Il ruolo dei predatori: lince e lupo come regolatori naturali

Evidenza scientifica

Il ritorno del lupo e della lince in Svizzera fornisce dati empirici sulla regolazione naturale delle popolazioni. Uno studio dell'WSL di Kupferschmid e Bollmann (2016) dimostra che l'equazione «lupo = meno selvaggina = meno brucatura» è valida solo in parte, ma offre un quadro più differenziato: i lupi modificano fortemente il comportamento degli ungulati nell'uso del territorio. Nella regione del Calanda, dove è nato il primo branco di lupi svizzero, la brucatura su abete bianco, acero e sorbo degli uccellatori è diminuita nettamente nell'area centrale del branco.

Per la lince l'effetto è scientificamente ancora meglio documentato. La tesi di master di Jasmin Schnyder (Università di Scienze Agrarie di Vienna, in collaborazione con il canton San Gallo) dimostra che, dopo la reintroduzione della lince, gli abeti bianchi nell'area centrale sono stati significativamente meno brucati. Martin Kreiliger, ingegnere forestale di Disentis, lo conferma sulla base di trent'anni di esperienza professionale: nei boschi dove sono presenti il lupo o la lince, la situazione della rinnovazione forestale migliora nettamente.

Uno studio internazionale (Journal of Applied Ecology, 2023, 492 siti in 28 Paesi) ridimensiona tuttavia le aspettative: nei paesaggi antropizzati europei, la caccia umana e l'uso del territorio determinano la densità delle popolazioni di cervo nobile in modo molto più marcato rispetto ai predatori. Solo dove lupo, lince e orso coesistono e l'influsso umano è ridotto, la densità dei cervi diminuisce in modo misurabile.

La logica paradossale della lobby della caccia

La lobby della caccia ricreativa si trova in una contraddizione argomentativa: da un lato giustifica la necessità della caccia ricreativa con la problematica della brucatura. Dall'altro lato contrasta il ritorno dei predatori naturali, che dimostrabilmente riducono la pressione da brucatura. L'ordinanza sulla caccia riveduta consente addirittura la regolazione della lince, qualora questa riduca le popolazioni di prede al punto da limitare eccessivamente «le possibilità di caccia dei cantoni». In parole chiare: la lince può essere regolata se sottrae troppa selvaggina ai cacciatori ricreativi. In questa logica, gli interessi della rinnovazione forestale non contano.

Il modello ginevrino e il Parco Nazionale Svizzero

Cantone di Ginevra: oltre 50 anni senza caccia ricreativa

Nel canton Ginevra, la caccia ricreativa (caccia di milizia) è stata abolita nel 1974 tramite votazione popolare. Da allora la gestione della fauna selvatica è svolta esclusivamente da guardiacaccia professionisti. I risultati per la rinnovazione forestale smentiscono la narrazione sulla brucatura della lobby della caccia ricreativa:

La popolazione di caprioli si è stabilizzata a 10-15 capi per chilometro quadrato di bosco. Il pluriennale ispettore della fauna ginevrino Gottlieb Dandliker (2001-2025) ha chiarito: il capriolo non minaccia il bosco. Nei boschi di querce predominanti si registrano pochi danni. Colpisce il fatto che praticamente non vengono segnalati danni forestali. I dati sui danni nel cantone di Ginevra sono paragonabili a quelli di Sciaffusa, benché a Sciaffusa la caccia ricreativa sia permessa.

I costi per la gestione professionale della fauna selvatica ammontano a circa 1,2 milioni di franchi all'anno. Ciò corrisponde a una tazza di caffè per abitante. Per fare un confronto: in altri cantoni migliaia di cacciatori ricreativi e cacciatrici ricreative devono essere gestiti con vendita di patenti, vigilanza venatoria, servizio di recupero, risarcimento dei danni, pianificazione degli abbattimenti e apparato amministrativo, e i costi esterni dovuti alla pressione da brucatura, agli incidenti con la fauna selvatica e alle perdite di biodiversità non sono nemmeno conteggiati.

Un elemento più sfumato emerge tuttavia dall'analisi del modello ginevrino: danni forestali considerevoli causati da ungulati hanno reso necessaria l'elaborazione di un concetto bosco-selvaggina secondo l'aiuto all'esecuzione dell'UFAM. Come contromisure sono stati potenziati la costruzione di recinzioni per la selvaggina e avviati abbattimenti mirati di caprioli. Il modello ginevrino non è quindi un modello senza alcuna regolazione, bensì un modello senza caccia ricreativa: interventi professionali invece di passatempo armato nel tempo libero.

Per saperne di più: Dossier: Ginevra e il divieto di caccia

Parco Nazionale Svizzero

Nel Parco Nazionale Svizzero vige il divieto di caccia dal 1914. Gli studi del WSL sulla brucatura da parte della fauna selvatica hanno rivelato che i cervi contribuiscono alla rinnovazione forestale e alla biodiversità: lungo i passaggi della selvaggina crescono molte più volte germogli di alberi. Ciò dimostra che la brucatura non è di per sé un problema forestale, bensì fa parte di una dinamica naturale che il bosco conosce da millenni.

Perché la caccia ricreativa non risolve il problema della brucatura

I numeri parlano da soli

In Svizzera cacciano circa 29’000 cacciatori e cacciatrici ricreativi (Statistica federale della caccia 2025: 29’328). Eppure, in molte zone la situazione della brucatura non è migliorata per decenni e in alcuni luoghi è addirittura peggiorata. La quota di superficie forestale con un'influenza sostenibile degli animali selvatici è scesa tra il 2015 e il 2024 da oltre due terzi a meno della metà. Questo peggioramento è avvenuto mentre la caccia ricreativa veniva praticata senza interruzione.

Ragioni strutturali del fallimento

La caccia ricreativa fallisce nella riduzione della brucatura per diversi motivi sistemici:

Primo: la caccia a patente, praticata in 16 cantoni, non crea alcuna responsabilità di riserva. I cacciatori e le cacciatrici ricreativi acquistano un patente e cacciano secondo il proprio interesse personale, non secondo le esigenze forestali. Non esiste alcun incentivo strutturale a ridurre la popolazione selvatica dove il bosco ne ha più urgente bisogno.

Secondo: la posta, forma predominante di caccia, genera un disturbo continuo con scarsa efficacia. La pressione venatoria permanente spinge gli animali selvatici più in profondità nel bosco e accentua la brucatura sulla rinnovazione forestale.

Terzo: l'orientamento al trofeo di molti cacciatori e cacciatrici ricreativi è in contraddizione con una caccia rispettosa del bosco. Laddove gli animali maschi forti vengono risparmiati e gli animali femmine vengono abbattuti in modo mirato, gli interessi venatori entrano in conflitto con le necessità forestali.

Quarto: la caccia ricreativa crea un interesse economico verso popolazioni selvatiche numerose. Dove c'è molta selvaggina, cacciare è più divertente e le entrate dai patenti sono più elevate. La riduzione della popolazione selvatica a un livello sostenibile dal punto di vista forestale contraddice l'interesse personale dei cacciatori ricreativi.

Il mito del «servizio volontario»

La lobby della caccia ricreativa definisce regolarmente la propria attività come un «servizio volontario» a beneficio della collettività. La realtà è ben diversa: i cacciatori e le cacciatrici ricreativi pagano per i loro patenti al fine di dedicarsi a un hobby che procura loro soddisfazione personale. Un servizio volontario per il quale occorre acquistare un patente, nel quale è permesso collezionare trofei e i cui risultati, dopo decenni, non soddisfano ancora i requisiti legali, non merita questa denominazione.

Alternative alla caccia ricreativa

Gestione faunistica professionale

Da oltre 50 anni il Cantone di Ginevra dimostra che guardiacaccia professionisti regolano la fauna selvatica in modo più efficiente, più economico e più rispettoso del benessere animale rispetto alla caccia ricreativa. I costi di circa 1,2 milioni di franchi all'anno sono una frazione dei costi complessivi nascosti del sistema della caccia ricreativa negli altri cantoni.

Misure selvicolturali

La ricerca dimostra chiaramente che la rinnovazione forestale non è solo una questione di densità della popolazione selvatica, ma anche di gestione selvicolturale. Il controllo della luce tramite diradamenti mirati, la promozione di popolamenti misti, la creazione di aree di pascolo al di fuori del bosco e la prevenzione del compattamento del suolo sono leve che agiscono indipendentemente dalla forma di caccia.

Zone di quiete per la fauna selvatica e miglioramento dell'habitat

Le zone di quiete faunistica riducono lo stress per gli animali selvatici e quindi il loro rifugio nella rinnovazione forestale. L'aiuto all'esecuzione dell'UFAM le indica come strumento centrale. Nella pratica, tuttavia, vengono spesso imposte contro la resistenza dei cacciatori ricreativi, che temono restrizioni del loro territorio di caccia.

Regolazione naturale tramite i predatori

Il ritorno del lupo e della lince offre una soluzione naturale a lungo termine al problema della brucatura. Le evidenze scientifiche dimostrano che i predatori riducono la brucatura a livello locale e regionale, modificando sia la popolazione selvatica sia il comportamento di utilizzo dello spazio degli ungulati. Questa soluzione è attivamente contrastata dalla lobby della caccia ricreativa.

Argomentario

«Senza la caccia ricreativa il bosco non si rinnova più.»

Falso. Il cantone di Ginevra, il Parco nazionale svizzero e il Parco nazionale del Gran Paradiso (Italia, senza caccia dal 1922) dimostrano che i boschi si rinnovano anche senza caccia ricreativa. A Ginevra i danni forestali sono paragonabili a quelli dei cantoni in cui la caccia ricreativa è permessa. I dati del WSL mostrano inoltre che, su circa la metà della superficie forestale svizzera valutata, la rinnovazione non è compromessa dagli animali selvatici. Nel Parco nazionale svizzero è stato addirittura dimostrato che sui sentieri della fauna crescono più piantine che sulle superfici indisturbate.

Controargomento della lobby della caccia ricreativa: «Ginevra è troppo piccola e troppo urbana, il modello non è trasferibile.» Inquadramento: Ginevra è densamente popolata, ha una viticoltura intensiva, un aeroporto internazionale e un intenso traffico transfrontaliero. Se una gestione professionale della fauna selvatica funziona in questo contesto, non esiste alcun argomento strutturale contro il fatto che funzionerebbe altrettanto bene in cantoni più grandi e meno densamente popolati.

«La caccia ricreativa regola la popolazione selvatica a un livello compatibile con il bosco.»

I dati smentiscono questa affermazione. Nonostante la caccia ricreativa ininterrotta in 25 cantoni, la quota di superficie forestale con un influsso della selvaggina sostenibile è calata massicciamente negli ultimi dieci anni. Nei cantoni di Glarona, Grigioni e Vallese anche gli abeti rossi sono in parte fortemente brucati. In decenni di attività, la caccia ricreativa non è riuscita a raggiungere lo stato previsto dalla legge, ossia garantire la rinnovazione naturale del bosco senza misure di protezione.

Controargomento della lobby della caccia ricreativa: «Si caccia troppo poco, non troppo.» Inquadramento: Se circa 29’000 cacciatori e cacciatrici ricreativi non riescono da decenni a soddisfare il requisito legale, non è un argomento a favore di più caccia ricreativa, ma a favore di un sistema diverso.

«La brucatura è il problema principale del bosco svizzero.»

No. Il rapporto forestale 2025 identifica il cambiamento climatico come la sfida maggiore. Calore, siccità, tempeste, organismi nocivi e apporti di azoto gravano sul bosco molto più della brucatura da parte della selvaggina. La brucatura è un fattore regionale che a livello locale può essere rilevante, ma non rappresenta il problema dominante del bosco svizzero.

Controargomento della lobby della caccia ricreativa: «Proprio a causa del cambiamento climatico abbiamo bisogno di specie arboree resistenti al clima, che però sono particolarmente soggette alla brucatura.» Inquadramento: È vero che l'abete bianco e le latifoglie sono importanti per la trasformazione del bosco e sono soggetti alla brucatura. È falsa la conclusione secondo cui la caccia ricreativa sarebbe la soluzione. I dati dimostrano che la caccia ricreativa non ha risolto proprio questo problema per decenni. Le misure selvicolturali e una gestione professionale della fauna selvatica sono gli strumenti più efficaci.

«Senza cacciatrici e cacciatori ricreativi, la brucatura mette a rischio il bosco di protezione.»

Il bosco di protezione è effettivamente sotto pressione: il 30 per cento della sua superficie presenta una rinnovazione molto scarsa. Ma il rapporto forestale indica come cause non solo la brucatura, bensì anche la mancanza di luce in popolamenti troppo densi, quindi un problema selvicolturale. Inoltre, la situazione attuale dimostra che il bosco di protezione è peggiorato, non migliorato, sotto il regime della caccia ricreativa. La conseguenza logica non è più caccia ricreativa, bensì una gestione professionale.

Controargomento della lobby della caccia ricreativa: «I guardiacaccia da soli non possono raggiungere i numeri di abbattimento necessari.» Inquadramento: A Ginevra, circa dodici guardiani ambientali professionisti gestiscono la fauna selvatica per un cantone con 500'000 abitanti. I costi sono documentati e trasparenti. La lobby della caccia ricreativa non ha mai presentato un calcolo dei costi completo e paragonabile per il proprio sistema.

«La caccia ricreativa è un servizio volontario a favore della collettività.»

Questa affermazione non è suffragata da nulla. Le cacciatrici e i cacciatori ricreativi pagano per le licenze che permettono loro un piacere nel tempo libero. Non si assumono alcuna responsabilità territoriale (caccia a patente), la loro attività non ha dimostrabilmente adempiuto il mandato legale della rinnovazione forestale, e i costi esterni del loro hobby (incidenti con la selvaggina, perdite di biodiversità, oneri amministrativi, munizione al piombo) vengono addossati alla collettività. Un sistema professionale di guardiacaccia secondo il modello di Modello ginevrino sarebbe più efficiente, trasparente e conveniente.

Link rapidi

Dossier correlati

Altre risorse

Fonti

  • BAFU / WSL (2025): Rapporto forestale 2025. Ufficio federale dell'ambiente e Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio.
  • BAFU (2010): Aiuto all'esecuzione Bosco e fauna selvatica. La gestione integrale di capriolo, camoscio, cervo e del loro habitat. Esecuzione ambiente n. 1012.
  • Kupferschmid, A. D.; Frei, M. (2025): Auswertung kantonaler Daten zum Wildeinfluss auf die Waldverjüngung 2020–2024. Schweizerische Zeitschrift für Forstwesen 176(3): 146–157.
  • Kupferschmid, A. D.; Abegg, M. (2025): Analisi delle serie temporali sulla brucatura nel contesto della rinnovazione dell'Inventario forestale nazionale svizzero. WSL.
  • Kupferschmid, A. D.; Bollmann, K. (2016): Effetti diretti, indiretti e combinati dei lupi sulla rinnovazione forestale. Schweizerische Zeitschrift für Forstwesen 167(1): 3–12.
  • Kupferschmid, A. D. (2024): Confronto metodologico e analisi delle serie temporali sulla brucatura nel contesto della rinnovazione dell'IFN: rapporto finale. WSL.
  • Schnyder, J. (2016): Influsso della lince sulla brucatura e sulla rinnovazione forestale nel cantone San Gallo. Tesi di master, Universität für Bodenkultur Wien.
  • Gehring, E. et al. (2025): Influsso della brucatura selvatica sulla rinnovazione forestale. Schweizerische Zeitschrift für Forstwesen.
  • Schweizerischer Forstverein (2025): L'influsso della fauna selvatica sulla rinnovazione forestale continua ad aumentare in Svizzera. Schweiz. Z. Forstwes. 176(3): 132–135.
  • Universität Freiburg et al. (2023): Determinants of red deer density across Europe. Journal of Applied Ecology. 492 siti in 28 paesi.
  • Postulato Reichmuth 23.3129: «Foreste sostenibili sono possibili solo con una brucatura selvatica conforme alla legge!» Accolto dal Consiglio degli Stati l'8 giugno 2023.
  • Dandliker, G. (2013): Divieto di caccia: scientificamente possibile e praticamente dimostrato. Conferenza all'Università di Basilea, 15 ottobre 2013.
  • Reimoser, F.; Stock, R. et al. (2022): Does Ungulate Herbivory Translate into Diversity of Woody Plants? A Long-Term Study in a Montane Forest Ecosystem in Austria.
  • Gordon, I. J.; Prins, H. H. T. (2008): The Ecology of Browsing and Grazing. Ecological Studies n. 195. Springer.
  • Pro Natura: «Vedere il lupo come un'opportunità». Pro Natura Magazin.
  • Bebi, P. et al. (2023): Pubblicazione specialistica sulla problematica bosco-fauna selvatica.
  • Documento di posizione GWG/SFV/BWB/WaldSchweiz (2024): Un influsso eccessivo della fauna selvatica mette a rischio le funzioni del bosco.
  • UFAM, Statistica federale della caccia 2025 (jagdstatistik.ch).
  • Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (JSG), RS 922.0.
  • Legge federale sulle foreste (WaG), RS 921.0.
  • Ordinanza sulle foreste (WaV), RS 921.01.
  • Legge sulla protezione degli animali (TSchG), RS 455.

Il nostro impegno

La narrazione della brucatura è il cuore della giustificazione della caccia ricreativa: senza di noi il bosco va in rovina. I dati raccontano un'altra storia. Circa 29’000 cacciatori e cacciatrici ricreativi non hanno adempiuto per decenni al mandato legale di garantire la rinnovazione forestale senza misure di protezione. Tra il 2015 e il 2024 la situazione è addirittura peggiorata. Allo stesso tempo, il cantone di Ginevra dimostra da oltre 50 anni che una gestione professionale della fauna selvatica è più efficiente, più economica e più rispettosa del benessere animale.

La ricercatrice del WSL Andrea Kupferschmid lo dice chiaramente: non è un conflitto tra bosco e selvaggina. È un conflitto tra persone. Ed è un conflitto che la caccia ricreativa, nonostante tutta l'autorappresentazione come "servizio civico", non risolve, ma contribuisce sistematicamente ad alimentare attraverso il disturbo continuo, la mancanza di responsabilità sulla riserva e l'orientamento al trofeo.

Le alternative sono sul tavolo: gestione faunistica professionale secondo il Modello ginevrino, misure selvicolturali, zone di quiete per la fauna e il ritorno dei predatori naturali. Tutti questi strumenti sono scientificamente provati e collaudati nella pratica. Il fatto che non vengano attuati su tutto il territorio non dipende dalla mancanza di evidenze, ma dall'influenza politica della lobby della caccia ricreativa.

Questo dossier viene costantemente aggiornato quando nuovi dati, studi o sviluppi politici lo richiedono.

Per saperne di più sul tema della caccia ricreativa: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento.