14 settembre 2026, 08:30

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Caccia

Cervo di ricerca «Ossi» abbattuto a Rügen: uno sparo contro la scienza

Un cervo rosso radio-collarato, parte di un progetto di ricerca in corso, è stato abbattuto, secondo l'associazione di caccia senza autorizzazione all'abbattimento. Il caso solleva una questione di fondo sulla pratica venatoria.

Redazione Wild beim Wild — 14 settembre 2026
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Sull'isola baltica di Rügen, nel settembre 2026, è stato abbattuto il cervo di ricerca radio-collarato «Ossi».

Secondo l'associazione di caccia di Rügen e Hiddensee, per l'animale chiaramente contrassegnato non esisteva alcuna autorizzazione all'abbattimento.

Il giovane cervo rosso portava un vistoso collare giallo con trasmettitore recante il numero 60, oltre a marche auricolari. Come primo cervo giovane radio-collarato del progetto di ricerca «Wild auf Wanderschaft», ha fornito per lungo tempo dati di movimento sul cervo rosso di Rügen e Hiddensee. I dati dovevano aiutare a capire come gli animali si spostano tra boschi, campi, zone costiere e aree a uso turistico. Con «Ossi» è morto uno degli animali di ricerca centrali del progetto.

Chiaramente contrassegnato eppure abbattuto

Thomas Nissen, presidente dell'associazione di caccia di Rügen e Hiddensee, ha definito l'abbattimento una perdita sia scientifica sia dal punto di vista dell'ecologia della fauna selvatica. Il progetto era noto sulle isole, era stato presentato più volte dai media e trattato anche nell'ambito di un simposio sul cervo rosso. L'associazione chiede chiarimenti, pur precisando di non essere un'autorità inquirente.

Il caso solleva una questione di fondo: quanto è affidabile il tanto invocato riconoscimento degli animali selvatici prima dello sparo? Un cervo di ricerca con collare giallo e marche auricolari non avrebbe dovuto finire in una statistica di abbattimento. Bisogna ora chiarire se i contrassegni fossero visibili nel momento concreto, in quali condizioni si è sparato e per quale motivo il cervo sia stato abbattuto.

Anche in Svizzera abbattimenti errati documentati mostrano ripetutamente quali conseguenze abbia il mancato riconoscimento certo degli animali. Proprio nel settembre 2026, nell'Avers grigionese, un cavallo è stato scambiato per un cervo e ucciso a colpi d'arma da fuoco, nello stesso fine settimana di caccia in cui, in Ticino, due cacciatori per hobby sono morti in un incidente. Un caso come quello di «Ossi» non rimanda quindi soltanto a un errore individuale, ma a un rischio strutturale della pratica della caccia per hobby, in cui le decisioni sbagliate si concludono in modo letale per gli animali.

Indignazione per la perdita, ma quale perdita?

È significativo che sia proprio l'associazione di caccia a criticare pubblicamente l'accaduto. Nella sua comunicazione, al centro vi sono la perdita di dati scientifici, il danno all'ecologia della fauna selvatica e i costi di un eventuale nuovo radio-collare. Il fatto che sia stato ucciso un animale individualmente conosciuto, i cui movimenti erano stati documentati per lungo tempo, viene trattato soprattutto come una perdita per la ricerca e per il finanziamento del progetto.

Per «Ossi» stesso, in questo calcolo resta poco spazio. Non era soltanto un portatore di trasmettitore o un insieme di dati, bensì un animale selvatico vivo, con un proprio spazio di movimento e una propria storia. La sua notorietà lo protegge, a posteriori, dall'oblio, ma non lo ha protetto dallo sparo.

Resta inoltre chiarito cosa sia successo all'animale dopo l'abbattimento. Le notizie pubbliche indicano che finora non vi sono informazioni sulla destinazione della selvaggina. Se il cervo sia stato lavorato, venduto, ceduto o consumato non è documentato.

Cosa rivela il caso sulla caccia per hobby

«Ossi» non era un animale anonimo in una statistica di caccia. Era un cervo rosso contrassegnato e seguito scientificamente. Se persino un animale del genere non è protetto da un abbattimento illecito o non chiarito, ci si deve chiedere quale valore pratico abbiano davvero la marcatura, la comunicazione dei progetti e i presunti doveri di diligenza nella quotidianità della caccia per hobby.

Il cervo rosso è stato dichiarato Animale dell'anno 2026 dalla Deutsche Wildtier Stiftung. Allo stesso tempo, in gran parte d'Europa continua a essere trattato soprattutto come oggetto di abbattimento da regolare. In Svizzera fu sterminato nel XIX secolo a causa di una persecuzione e caccia intensive, e solo a partire dai primi del XX secolo è tornato attraverso le Alpi con le proprie forze. La morte di «Ossi» a Rügen mostra quanto rapidamente il progresso scientifico, la protezione individuale degli animali e la pretesa di un esercizio venatorio diligente possano naufragare con un solo sparo.

Altro sul tema della caccia per hobby: Nel dossier critica approfondita alla caccia per hobby raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

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