Cervo senza testa da Luc Besson: l'associazione della caccia ricreativa contraddice il regista
Il regista ritiene responsabili i cacciatori ricreativi per un cervo senza testa davanti a casa sua, l'associazione dell'Orne contraddice, e non è il primo conflitto riguardo al rifugio di Besson per i cervi.
Il regista francese Luc Besson ha pubblicato domenica 20 settembre 2026 su X la foto di un cervo morto senza testa.
Secondo le sue dichiarazioni, la carcassa si trovava davanti a casa sua nel dipartimento dell'Orne, in Normandia. Besson ritiene responsabili i cacciatori ricreativi. In sostanza scrive che ora i cervi vengono decapitati davanti a casa sua e i corpi lasciati marcire, chiedendosi come si possa ancora parlare della «noblesse» della caccia ricreativa. A tal proposito fa riferimento all'apertura appena avvenuta della stagione della caccia ricreativa.
Cosa dice l'associazione della caccia ricreativa
Interpellata dal portale francese della caccia ricreativa «Chasse Passion», la Fédération départementale des chasseurs de l'Orne respinge qualsiasi collegamento con l'apertura della stagione. Il presidente Christophe de Balorre sostiene che l'animale non umano non presenti ferite da arma da fuoco e sia molto decomposto, quindi morto chiaramente prima del weekend in questione. Come possibili cause, l'associazione cita le fatiche del bramito, una collisione con un veicolo o una recinzione visibile nella foto di Besson. Inoltre la carcassa sarebbe già stata segnalata all'Office français de la biodiversité (OFB) più di una settimana prima. Questa segnalazione non è finora stata confermata in modo indipendente.
Chasse Passion rimprovera al regista di aver diffuso la sua accusa a decine di migliaia di follower senza alcuna verifica. Notevole è un passaggio dello stesso articolo: poiché non si vede né una ferita da arma da fuoco né un contrassegno di abbattimento, un esperto di caccia ricreativa coinvolgerebbe piuttosto l'OFB per bracconaggio. Persino il portale della caccia ricreativa ritiene quindi più plausibile un reato che un incidente.
Non un caso isolato: Besson e i cacciatori ricreativi dell'Orne
Chasse Passion presenta la reazione di Besson come una reazione esagerata. I fatti precedenti mostrano perché il regista è diffidente.
2019 e 2021: Besson non tollera la caccia ricreativa sulla sua proprietà di 160 ettari ai margini della foresta demaniale di Saint-Évroult. L'associazione della caccia ricreativa dell'Orne lo aveva perciò citato in giudizio per 122'198 euro: i cervi che trovano tranquillità sul suo terreno causerebbero danni alle aziende agricole vicine. Il 26 dicembre 2019 il tribunale di Argentan ha respinto la causa. Non ha riscontrato né concentrazioni insolite di cervi sul terreno né prove che i danni provenissero da questi animali. L'associazione ha impugnato la sentenza e ha perso anche davanti alla Cour d'appel de Caen nell'ottobre 2021; ha dovuto rimborsare a Besson le spese processuali. Ne avevamo riferito allora con il titolo «Francia: gli assassini ecologici perdono la causa».
Febbraio 2025: Il 21 febbraio 2025 due cacciatori ricreativi sono penetrati nella proprietà con una muta di cani. Un cervo braccato si era rifugiato sulla terrazza della madre di Besson, allora ottantacinquenne. Uno degli uomini teneva ferme le corna, l'altro ha ucciso l'animale con una lama, mentre la madre filmava la scena. Besson dichiarò allora che simili intrusioni sulla sua proprietà si ripetevano continuamente. Il nostro articolo: «Cacciatori ricreativi uccidono un cervo nella proprietà del regista di fama».
Gennaio 2026: Il tribunale penale di Argentan ha dichiarato colpevoli i due uomini, di 33 e 41 anni, il 20 gennaio 2026: caccia ricreativa non autorizzata su terreno recintato altrui e caccia ricreativa con mezzi vietati. Hanno perso la licenza di caccia per un anno, devono frequentare un corso dell'OFB su diritto venatorio e sicurezza, e hanno ricevuto multe di 1'200 e 600 euro. Devono inoltre versare congiuntamente 3'000 euro di risarcimento danni alle parti civili. Il tribunale ha stabilito che il cervo non era stato ferito a morte. La madre di Besson ha dichiarato che avrebbe desiderato una pena molto più severa. Nel febbraio 2026 uno dei due ha presentato ricorso in appello.
Settembre 2026: Ora il cervo decapitato davanti a casa.
Besson non è il solo ad avere vissuto esperienze simili. Già nel gennaio 2025 Tom Arthus-Bertrand, figlio del fotografo Yann Arthus-Bertrand, aveva reso pubblici episodi analoghi sulla sua proprietà e lanciato una petizione contro la caccia con mute di cani. Chi in Francia offre un rifugio agli animali selvatici deve a quanto pare mettere in conto che la muta vi entri comunque.
La domanda aperta: chi ha tagliato la testa?
La dichiarazione dell'associazione riguarda la causa della morte, non lo stato della carcassa. Una recinzione, un'auto o un combattimento durante il bramito non recidono una testa. Questo lo ha fatto un essere umano. A settembre i cervi maschi portano il palco completamente formato. Chi in questo periodo taglia la testa a un cervo morto, di regola, porta via il trofeo.
Se ad agire sia stato un cacciatore ricreativo, un bracconiere o un collezionista di trofei non si può dedurre dalla foto. L'accusa di Besson non è quindi dimostrata. Ma la versione dell'associazione, secondo cui il cervo sarebbe morto di morte naturale e non avrebbe nulla a che vedere con la caccia ricreativa, non spiega altrettanto il dato decisivo. E l'associazione, che ora lamenta accuse affrettate, si è già confrontata più volte con Besson: nel 2019 e nel 2021 come querelante, nel 2025 come organizzazione mantello degli uomini che hanno accoltellato un cervo sulla sua terrazza.
Contestualizzazione
Il caso mostra uno schema noto: gli animali selvatici morti con tracce di intervento umano vengono raramente chiariti, e alla fine l'interpretazione resta nelle mani delle parti coinvolte. L'associazione difende i propri membri ancor prima che l'autorità abbia indagato. Anche il processo relativo al bracconaggio notturno con il fuoristrada e il procedimento contro Olivier Bouygues per presunta persecuzione di animali selvatici.
mostrano quanto la Francia faccia fatica a perseguire i reati legati alla caccia ricreativa. In Svizzera la situazione non è certo migliore. Quanto blandamente venga punito il bracconaggio nel nostro Paese lo dimostra il caso della lupa nella Mattertal, che è costata al tiratore 300 franchi. Raccogliamo altri casi nella rubrica Criminalita e caccia.
Un rifugio come quello di Besson sarebbe inoltre difficilmente possibile in Svizzera. Il regalismo venatorio spetta ai cantoni, e i proprietari terrieri nella maggior parte dei cantoni non possono vietare la caccia ricreativa sul proprio terreno. Maggiori informazioni nella nostra rubrica dedicata al Legge sulla caccia. Se la caccia ricreativa riduca effettivamente i danni causati dalla fauna selvatica, come sostenuto in tribunale dall'associazione dell'Orne, è controverso. Riassumiamo lo stato della ricerca in «Caccia sotto la lente».
Fonti: Chasse Passion (22.9.2026), France 3 Normandie, France Bleu Orne, Fondation 30 Millions d’Amis, Freiheit für Tiere.
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