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Lettera aperta al Landammann Stephan Attiger sulla caccia alla volpe

Sette domande al Landammann argoviese, termine di risposta fino al 20 novembre 2026.

Redazione Wild beim Wild · 6 novembre 2026
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Oltre il confine

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Dopo il rifiuto della petizione «Divieto della caccia generale alla volpe», l'IG Wild beim Wild invia una lettera aperta al Landammann argoviese Stephan Attiger. Sette domande, un termine di risposta fino al 20 novembre 2026 e l'annuncio che la presa di posizione sarà documentata pubblicamente.

Il 5 novembre 2026 Attiger ha risposto, su carta intestata del suo Dipartimento costruzioni, traffico e ambiente, alla petizione del giurista lucernese Pascal Wolf del 15 ottobre 2026 (lettera di risposta in PDF). La petizione chiede un periodo di protezione per la volpe rossa durante tutto l'anno e abbattimenti solo in singoli casi motivati. La risposta afferma che la situazione, rispetto alla mail di Attiger a Wolf del 17 settembre 2025, «non è cambiata». Dal punto di vista del Consiglio di Stato non vi sarebbe alcuna necessità di modificare per l'Argovia le «disposizioni valide a livello svizzero». La lettera non cita alcuno studio, alcuna stima della popolazione né alcuna cifra sui danni.

Eppure i dati ci sono. Secondo la statistica cantonale della caccia, nel 2025 i cacciatori ricreativi argoviesi hanno abbattuto 1’837 volpi; altre 1’220 sono state registrate come selvaggina trovata morta, 767 delle quali nel traffico stradale. Abbiamo inquadrato i fatti nell'articolo «Fermare la caccia alla volpe – Scrivere al Gran Consiglio argoviese», con un testo modello per i membri del Gran Consiglio. Come ha reagito l'Aargauischer Jagdschutzverein alla petizione lo mostra l'articolo «Divieto della caccia alla volpe: il presidente della protezione venatoria definisce la vaccinazione ‹estrema›». Il § 19 della Costituzione cantonale prevede che le istanze ricevano una risposta. Ora una risposta c'è. Manca però una motivazione, documentata con dati cantonali, della necessità della caccia alla volpe.

La lettera aperta segue la stessa procedura delle nostre lettere al landamano glaronese Markus Heer, alla Dipartimento della sicurezza di Uri, al consigliere di Stato appenzellese esterno Dölf Biasotto e al consigliere di Stato solettese Sibylle Jeker: obiettiva, con domande concrete e con l'aspettativa di una risposta verificabile.

La lettera aperta che segue è stata inviata il 6 novembre 2026 al Landammann Stephan Attiger. Viene qui documentata integralmente; i titoli intermedi corrispondono alla versione spedita.

Lettera aperta al Landammann Stephan Attiger

Gentile signor Landamano

Abbiamo preso atto della Sua risposta del 5 novembre 2026 a Pascal Wolf in merito alla sua petizione «Divieto della caccia generalizzata alla volpe». In essa Lei afferma che la situazione non è cambiata dal settembre 2025, che la regolazione della volpe non è una procedura arbitraria e che non vi è alcuna necessità di modificare le norme vigenti per l'Argovia. Il Suo scritto non cita, a sostegno di queste affermazioni, né uno studio né dati cantonali. Le chiediamo di prendere posizione sui seguenti punti.

1. «La situazione non è cambiata»

Lei rimanda alla Sua e-mail del 17 settembre 2025, con la quale aveva risposto a un messaggio di Pascal Wolf del 27 agosto 2025, dunque ancora prima della presentazione della petizione. Da allora il Cantone di Zugo ha presentato un rapporto scientifico di SWILD (maggio 2026). Esso giunge alla conclusione che la caccia alla volpe attualmente praticata, non coordinata a livello territoriale, non regola la popolazione in modo sostenibile, non migliora la lotta alle epizoozie ed è inferiore, nella protezione degli animali da reddito, alle misure preventive non letali. Da allora Zugo non promuove più la caccia alla volpe. Il Consiglio di Stato di Basilea Città si è detto disposto a esaminare in modo approfondito una rinuncia alla caccia regolare alla volpe. Nel Gran Consiglio bernese un'mozione trasversale ai partiti chiede una gestione della volpe al posto della caccia alla volpe. E uno studio pubblicato su «Biological Conservation» (Jiguet et al. 2026) non ha trovato per la Francia alcuna prova che un maggior numero di abbattimenti riduca i danni segnalati. Il Suo dipartimento ha esaminato queste basi prima di rispondere? In caso affermativo, con quale esito? In caso negativo, su cosa si fonda l'affermazione che la situazione sia invariata?

2. Il margine di manovra che il diritto federale lascia al Cantone

Voi scrivete che il Cantone Argovia recepisce nel diritto cantonale della caccia le prescrizioni federali e che non vi è alcuna necessità di modificare per il Cantone Argovia «le normative valide in tutta la Svizzera». I periodi di protezione ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LCP sono tuttavia prescrizioni minime. Secondo l'art. 5 cpv. 4 LCP, i Cantoni possono prolungare i periodi di protezione o restringere l'elenco delle specie cacciabili. Il fatto che l'Argovia recepisca invariate le prescrizioni federali è dunque una decisione del Cantone, non un obbligo. Il diritto federale non obbliga il Cantone a una caccia regolare alla volpe; il Cantone di Ginevra fa a meno della caccia ricreativa dal 1974. Il Consiglio di Stato riconosce che il diritto federale consente al Cantone di prolungare il periodo di protezione della volpe fino a una protezione per tutto l'anno? Quali passi giuridici sarebbero necessari a tal fine e quali motivi concreti si oppongono, a suo avviso?

3. Quale «utilizzo sostenibile»?

Nella vostra lettera citate l'utilizzo sostenibile delle popolazioni selvatiche come obiettivo della legge sulla caccia. Oggi la volpe non viene praticamente utilizzata come alimento e la sua pelliccia rende poco: al mercato delle pellicce dei Grigioni erano 8 franchi per pelle. Questo obiettivo si applica, secondo il Consiglio di Stato, alla volpe? In caso affermativo, quale utilizzo si intende e quante delle 1’837 volpi abbattute in Argovia nel 2025 sono state effettivamente utilizzate?

4. Quali conflitti, quali danni?

Voi definite la regolazione della volpe necessaria per risolvere i conflitti tra uomo, agricoltura, selvicoltura e natura. La volpe si nutre in gran parte di topi e altri piccoli roditori, che causano essi stessi danni all'agricoltura e alla selvicoltura. Quali danni causano le volpi in Argovia all'agricoltura e alla selvicoltura, di quale entità e dove sono documentati? Quale quota dei 1’837 abbattimenti del 2025 riguardava un caso di conflitto concreto e documentato?

5. Nessuna azione arbitraria: obiettivo e controllo dell'efficacia

Lei scrive che la regolazione della volpe non è «un intervento arbitrario». Chi giustifica la caccia alla volpe come regolazione necessaria deve poter spiegare quale obiettivo persegue, su quali dati si basa e come ne viene verificato l'effetto. Oltre ai 1’837 abbattimenti, nel 2025 il cantone ha registrato 1’220 volpi come selvaggina morta per cause non venatorie, 767 delle quali nel traffico stradale. Quale obiettivo misurabile persegue il cantone con la caccia alla volpe, su quale stima della popolazione si fonda e come viene verificato se è raggiunto? In che modo il cantone tiene conto della mortalità aggiuntiva dovuta al traffico e ad altre cause di morte non venatorie quando valuta se e in che misura la caccia sia necessaria?

6. Benessere animale nelle ultime settimane della stagione di caccia

Lei afferma che i cantoni tengono conto delle esigenze del benessere animale e rimanda al periodo di protezione dal 1° marzo al 15 giugno a tutela delle madri e dei piccoli. Il periodo degli amori della volpe cade nei mesi invernali e i piccoli nascono per lo più a marzo e aprile. A febbraio, quando la caccia è ancora aperta, molte femmine sono quindi già gravide. In che modo il cantone tiene conto del fatto che nelle ultime settimane della stagione di caccia possono essere abbattute volpi gravide? E quali dati raccoglie sulle volpi ferite da un colpo e sui recuperi?

7. Chi ha deciso?

La Sua lettera è redatta su carta intestata del Dipartimento costruzioni, traffico e ambiente e porta la Sua firma. Riporta tuttavia espressamente la «posizione del Consiglio di Stato», senza citare alcuna decisione del Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato in corpore si è occupato della petizione? In caso affermativo, quando e con quale decisione? In caso negativo, su quale base la lettera riporta la posizione del Consiglio di Stato?

Resta la domanda a cui la Sua lettera non risponde: quale scopo, misurabile per il Cantone Argovia, giustifica l'uccisione ogni anno di quasi 2’000 volpi, se non vengono indicati né un obiettivo, né una base di dati, né un controllo dei risultati? Il diritto federale stabilisce il quadro, ma non obbliga il cantone a sfruttarlo fino in fondo. Il Cantone Zugo ha dimostrato che questo margine di manovra può essere utilizzato.

La preghiamo di farci pervenire una presa di posizione entro il 20 novembre 2026. Questa lettera e l'eventuale Sua risposta saranno pubblicate su wildbeimwild.com.

Cordiali saluti
Carl Sonnthal
IG Wild beim Wild, Acquarossa

Come si procede

Se il Landammann risponde entro il termine, pubblicheremo la presa di posizione e la commenteremo. Se la risposta non arriva, lo metteremo ugualmente agli atti. Il bilancio finora è sconfortante: quattro governi cantonali non hanno a tutt'oggi risposto alle nostre domande sulla caccia alla volpe (Quattro governi cantonali lasciano senza risposta 30 domande).

L'Argovia rimanda al diritto federale, ma non menziona il margine di manovra cantonale. Le nostre sette domande riguardano proprio questa lacuna: la motivazione verificabile della caccia alla volpe nel Cantone Argovia e le ragioni per cui il Consiglio di Stato rinuncia a un periodo di protezione per tutto l'anno.

Cosa puoi fare: A decidere sarà, alla fine, la politica. Scrivi direttamente ai membri del Gran Consiglio, se possibile di persona e con parole tue. Un modello di lettera, i dati del cantone e il link all'elenco dei membri li trovi su Fermare la caccia alla volpe – scrivere al Gran Consiglio argoviese. Una panoramica di tutti i cantoni è offerta dalla campagna Basta con la caccia alla volpe.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Alternative alla caccia ricreativa mostriamo alternative politiche e pratiche alla caccia ricreativa. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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