Trofei in Boemia, abbattimenti in Alsazia, carcasse su Instagram: Dominik Feusi e la caccia ricreativa come visione del mondo
Lo scandalo del plagio riguardante il vice caporedattore del «Nebelspalter» Dominik Feusi ha raggiunto un pubblico più ampio. Ma chi vuole capire cosa rappresenta davvero quest'uomo non deve occuparsi del commento rubato sul Medio Oriente. La vera storia si trova sul suo profilo Instagram pubblico. Lì Feusi documenta da anni che per lui la caccia ricreativa non è una tradizione locale, bensì uno stile di vita internazionale a spese del mondo animale.
Foto: Instagram @Feusl
«Direttamente dal bosco»
Un post del 4 ottobre 2023 mostra un capriolo morto, disteso a terra accanto a un fucile.
Gli occhi vuoti dell'animale fissano il nulla. Feusi scrive: «I am always thankful when everything was right and I had the chance to shoot an animal. It is like becoming part of this huge cicle of nature.» Hashtag: #jagd #hunting #nature #chasse #switzerland.

Questa non è modestia. È la classica ideologia della caccia ricreativa allo stato puro: trasfigurare il proprio atto di uccidere come comunione spirituale con la natura, mettere in scena la morte di un animale come realizzazione personale e nobilitare il tutto con l'aura del «ciclo della natura». Ciò che manca in questa visione del mondo è l'animale stesso. Esiste come superficie di proiezione per i bisogni del tiratore, non come essere senziente.
Il turismo venatorio come programma
Feusi non caccia solo a casa propria. Il suo profilo mostra un'estensione geografica che rende la parola «turista della caccia» semplicemente appropriata.
Nel maggio 2024 pubblica un post da Mašovice, nel distretto di Plzeň, nella Boemia occidentale, in Repubblica Ceca. Feusi sorride accanto a un capriolo abbattuto in un campo di cereali. Didascalia: «Il mio primo capriolo in Boemia, avvicinato in cerca attraverso il campo aperto.» Hashtag: #jagd #bohemia #hunting #pirsch.

Nel novembre 2023 si fa sentire dall'Alsazia e dai Vosgi, in Francia. Giacca da caccia arancione, cappello, selfie davanti a un bosco autunnale. «Saluti dal bosco. È sempre bello essere a #jagd.» #chasse #hunting #deerhunting #alsace.

In Svizzera va a caccia regolarmente, documentando il tutto con primi piani del fucile, prospettive in soggettiva dall'altana e foto del trofeo. Nell'ottobre 2024 pubblica l'apertura della caccia al capriolo con lo sguardo rivolto oltre la canna del fucile verso il sottobosco: «Caccia al capriolo aperta.» #meateater. Nel novembre 2024 immortala in bianco e nero il suo penultimo giorno di caccia: «Saluti dal bosco, penultimo giorno di caccia.»

Non si tratta di un cacciatore ricreativo locale che conosce e si prende cura del proprio bosco. Si tratta di Turismo venatorio attraverso i confini nazionali, in cui la riserva di caccia funge da sfondo scenico per il prossimo abbattimento.
«Ready for the next deer»: l'arma come oggetto di stile di vita
Un post del 6 novembre 2024 mostra un doppietto inciso aperto ripreso da vicino, due cartucce inserite (RWS Rottweil 12/70), sullo sfondo un terreno boschivo autunnale. Didascalia: «Ready for the next deer.» Hashtag: #hunting #stalking #outdoors #nature #arms.

«The next deer». Non «un capriolo», non «selvaggina» come parte di un ecosistema. «The next deer» come il prossimo elemento di una lista. Il linguaggio tradisce l'atteggiamento: l'animale come prossimo bersaglio di una serie, l'arma come oggetto di scena in un'immagine studiata. Questa non è cultura venatoria. Questa è caccia come status symbol.
«Grato per la natura» e cosa significa
Nell'ottobre 2024 Feusi pubblica una foto del trofeo scattata in Svizzera. Abbigliamento da caccia, pendio montano nebbioso, accanto a lui un capriolo appena abbattuto. Sorride. Didascalia: «Grato per la natura.» #jagd #hunting #meat #nature. 93 like.

«Grato per la natura» è, nel linguaggio della caccia ricreativa, una formula fissa di auto-assoluzione morale: chi è grato ha buone intenzioni. Chi dice «natura» la protegge. Ciò che si vede nell'immagine smentisce il testo: un corpo morto, un tiratore sorridente, un'arma. La natura compare come sfondo scenico, non come sistema da proteggere.
Un post del 15 giugno 2025 rende ancora più visibile questo rapporto con la natura: una parete di cemento densamente occupata, affiancata da scaffali per il vino, fila dopo fila crani di cervo e capriolo con corna montati a parete. Il commento di Feusi: «Hunting trophies arranged at the wall.» Hashtag: #hunting #trophies #deer #switzerland.

Il giorno in cui tutto crolla
C'è un dettaglio che collega indissolubilmente la storia della caccia e quella del plagio, finora mai messo in evidenza in modo così chiaro.
Il 2 ottobre 2024 Feusi pubblica una foto in prima persona dal bosco svizzero, fucile spianato, sguardo nel sottobosco. Didascalia: «Apertura della caccia al capriolo.» Il 3 ottobre 2024, un giorno dopo, esce sul «Nebelspalter» proprio quell'articolo che aveva copiato per circa il 90 per cento dal britannico «Telegraph».

Feusi stesso ha spiegato al «Blick» come è andata: quel giorno il «Nebelspalter» aveva urgentemente bisogno di un'altra notizia, ed era lui l'unico responsabile del sito. Così ha tradotto un testo altrui, ha cancellato le fonti e lo ha pubblicato a proprio nome.
Quello che Feusi non ha detto, ma che il suo Instagram mostra: era presumibilmente a caccia. Non in Parlamento federale. Non alla sua scrivania. Nel bosco, fucile in mano.
È questo il vero nocciolo della storia. Non il plagio come errore isolato di un giornalista sovraccarico di lavoro, ma un cacciatore ricreativo che considera la sua giornata di caccia più importante del proprio lavoro, inserisce rapidamente una storia rubata per colmare il vuoto, e commettendo così una frode giornalistica fondamentale. La caccia ricreativa ha soppiantato il giornalismo. Non una volta soltanto, ma strutturalmente.
3’513 post, un solo tema: la messa in scena dell'uccidere e del mangiare
Il profilo Instagram di Dominik Feusi conta oltre 3’500 contributi. Un filo conduttore attraversa gli anni: la documentazione sistematica degli animali abbattuti e del loro successivo consumo. Caprioli appena abbattuti, cosce di capriolo crude sul tagliere, costolette di capriolo grigliate con l'hashtag #eatyourmeat, pareti di trofei piene di crani, intervallate da stomaco di maiale farcito, Käsekrainer, Culatello di Zibello, prosciutto salmistrato, salumi di ogni tipo.
Non è un account occasionale dedicato al cibo. È un'autorappresentazione portata avanti per anni, in cui uccidere e mangiare animali viene posto al centro di un'identità pubblica. Gli hashtag sono rivelatori: #hunting #eatyourmeat #venison #jagd #meat #trophies. Nemmeno una parola sulla sostenibilità, sull'ecologia o sul benessere animale. Uccidere come stile di vita, mangiare come dichiarazione.
Ciò che Feusi consuma e documenta è classificato chiaramente dal punto di vista medico. L'OMS/IARC classifica la carne lavorata, cioè la carne salata, affumicata e fermentata come salsicce e prosciutto, come cancerogeno di Gruppo 1: cancerogeno per l'uomo. È la stessa categoria di evidenza del fumo di tabacco e dell'amianto.
L'Lobby della caccia ricreativa vende da anni la selvaggina come alternativa sana e naturale alla carne industriale. Ciò che mostra il profilo di Feusi è l'esatto contrario di questa narrazione: consumo massiccio di carne lavorata e selvaggina rossa, combinato con l'uccisione di animali come svago, documentato con l'hashtag #eatyourmeat. Non comunione con la natura. Consumo come identità.
Valorizzare l'habitat? È vero il contrario
La lobby della caccia ricreativa ripete come un mantra che la caccia ricreativa protegge l'habitat ed è necessaria per l'«equilibrio» delle popolazioni di animali selvatici. Il profilo Instagram di Feusi mostra cosa si nasconde dietro queste affermazioni.
Un uomo che in Repubblica Ceca abbatte il suo «primo capriolo in Boemia», che in Alsazia si appposta per i cervi e che in Svizzera «apre» la stagione della caccia al capriolo non è interessato alla valorizzazione dell'habitat. È interessato al prossimo abbattimento. La riserva di caccia non è una patria che conosce e protegge, bensì una risorsa che sfrutta, oltretutto oltre i confini nazionali.
Il turismo venatorio è l'esatto contrario della protezione dell'habitat. Porta cacciatori estranei al territorio in riserve che non conoscono né di cui si assumono una responsabilità a lungo termine. Non riduce le popolazioni di animali selvatici secondo criteri ecologici, bensì secondo il criterio della migliore esperienza di tiro. Maggiori informazioni sull'inquadramento scientifico di questi miti si trovano nel nostro Dossier sulla caccia ricreativa.
«Cacciatore di selvaggina»: il profilo dell'autore come documento
Tutto questo sarebbe una questione privata, se non comparisse sulla pagina ufficiale dell'autore del suo datore di lavoro. Il «Nebelspalter» descrive pubblicamente Feusi come «storico, svittese e cacciatore, sia di selvaggina che di buone storie». La sua identità di cacciatore ricreativo non era un segreto. Faceva parte della sua autorappresentazione professionale come giornalista parlamentare, elencata sullo stesso piano della sua formazione accademica.

Un giornalista parlamentare, la cui casa editrice lo pubblicizza come cacciatore ricreativo attivo e turista venatorio internazionale, non è un osservatore indipendente della politica federale. È un rappresentante di interessi con tessera stampa. Il conflitto d'interessi non era nascosto. Era dichiarato apertamente.
Un ambiente che si smaschera da solo
Il caso Feusi non è un incidente di percorso. È il risultato coerente di un ambiente che antepone l'opinione alla professionalità, l'ideologia all'integrità e le relazioni alla indipendenza. Ciò che il suo profilo Instagram documenta da anni è l'ideologia della caccia ricreativa nella sua forma più schietta: uccidere animali come appagamento spirituale, le carcasse come contenuto da lifestyle, le riserve di caccia internazionali come bene di consumo, e il rischio di cancro classificato dall'OMS come un menu messo in scena con orgoglio.
Chi capisce questo, capisce anche il «Nebelspalter». E chi capisce il «Nebelspalter» capisce perché un serio giornalista parlamentare come Fabian Schäfer abbia lasciato la redazione prima ancora che Feusi avesse lavorato un solo giorno.
Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Ruolo e critica dei cacciatori ricreativi analizziamo la formazione, il potere e l'autopercezione dei cacciatori ricreativi. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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