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Caccia

Estrazione a sorte della licenza di caccia da parte di RTR: cosa trascura la valutazione etica

Un'esperta di etica dei media ritiene che l'estrazione a sorte di una licenza di caccia grigionese da parte dell'emittente SRG non sia problematica. La sua motivazione risponde a una domanda che nessuno ha posto.

Redazione Wild beim Wild — 2 ottobre 2026
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«La pietra di sale»

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Nau.ch ha riferito il 2 ottobre 2026 sul reclamo dell'IG Wild beim Wild contro l'emittente retoromancia della SRG, RTR.

L'articolo introduce nel dibattito la valutazione della studiosa di scienze religiose ed esperta di etica dei media Marie-Therese Mäder: ella giudica l'estrazione a sorte di una licenza di caccia grigionese come «non problematica». Tuttavia, la sua motivazione non coglie la questione centrale. Non si tratta di chi vinca la licenza, bensì del ruolo che RTR stessa svolge nella messa in scena di abbattimenti, foto del trofeo e caccia ricreativa.

Di cosa si tratta

Durante l'alta caccia grigionese, RTR sorteggia, nell'ambito dell'iniziativa «La Preda», una licenza di caccia per l'anno successivo tra tutti coloro che segnalano telefonicamente un animale abbattuto, e fa eleggere al pubblico la «più bella» foto del trofeo della stagione. L'IG Wild beim Wild ha presentato contro questa pratica, il 28 settembre 2026, un reclamo presso l'ufficio del mediatore SRG.R, con copia all'AIRT; i dettagli sono riportati nell'articolo RTR: l'emittente della SSR mette in palio una licenza di caccia ed elegge la "più bella" foto del trofeo. La redattrice di Nau.ch Vivian Balsiger aveva chiesto all'IG una presa di posizione lo stesso giorno. Il suo articolo è stato pubblicato quattro giorni dopo, quando Blick e 20 Minuten avevano già riferito da tempo, con il titolo secondo cui gli animalisti si sarebbero infuriati. In realtà, l'IG ha scelto la via prevista dalla legge sulla radiotelevisione per questo tipo di questioni: un reclamo formale con motivazione e documentazione.

L'argomento dell'esperta di etica

L'argomentazione di Mäder è, in sostanza, questa: chi partecipa all'estrazione possiede già una licenza di caccia e ne acquisterebbe una anche l'anno successivo. Una licenza regalata non promuoverebbe quindi la caccia ricreativa, poiché va a qualcuno che cacciarebbe comunque. I partecipanti conoscerebbero le regole e saprebbero come trattare gli animali. L'elemento decisivo sarebbe che le norme siano chiare e vengano rispettate, affinché la sofferenza animale resti quanto più contenuta possibile. Il paragone con un porto d'armi lo ritiene errato, poiché una licenza di caccia è vincolata a condizioni e non viene concessa a chiunque.

Non è il vincitore a essere promosso, ma l'immagine

Mäder esamina l'estrazione a livello individuale: una persona legittimata riceve qualcosa che avrebbe ottenuto comunque? Non era mai questo il punto della critica. La pubblicità non si rivolge a chi vince il premio, bensì a tutti coloro che guardano e ascoltano.

Nel caso di «La Preda», l'uccisione di un animale selvatico è la condizione per partecipare. Ogni abbattimento segnalato diventa un elemento di intrattenimento, ogni volpe o cervo ucciso diventa un punteggio. Il concorso fotografico premia con il primo posto e con buoni di un negozio di attrezzatura venatoria l'immagine di un tiratore che ride accanto a un essere vivente morto. Ciò che viene promosso non è la pratica venatoria di un singolo vincitore, bensì la percezione pubblica della caccia ricreativa come innocuo momento di convivialità. Il fatto che il vincitore avrebbe cacciato anche senza estrazione non cambia nulla.

Persino i guardiacaccia ritengono insensate simili immagini

L'ipotesi di Mäder secondo cui i partecipanti saprebbero come trattare gli animali ha ricevuto, nella stessa settimana, una risposta proprio dalla vigilanza venatoria stessa: l'Associazione svizzera dei guardiacaccia ha definito a Nau.ch il posare con un capriolo abbattuto come insensato e dannoso per l'immagine della caccia ricreativa, come documentato nell'articolo Cacciatore ricreativo grigionese posa con un capriolo morto. Esattamente questo stesso motivo fotografico viene premiato da RTR in un concorso rivolto al pubblico, e nel 2025 è stato un guardiacaccia, nello studio di RTR, a estrarre il biglietto per la licenza di caccia. Un'etica che si affida alla conoscenza delle regole da parte dei partecipanti deve spiegare perché la vigilanza venatoria trovi imbarazzante il risultato.

Un'etica mediatica che esclude l'emittente

Mäder parla in qualità di esperta di etica dei media. Le questioni di etica mediatica di questo caso non compaiono nella sua valutazione, così come riportata da Nau.ch. Bisognerebbe chiedersi: può un'emittente finanziata tramite il canone, con un mandato legale di informazione, fungere da organizzatrice di un'azione di caccia? Un concorso per la «più bella» immagine di un animale ucciso tocca il divieto di glorificazione e banalizzazione della violenza secondo l'art. 4 cpv. 1 LRTV? Un portale venatorio soddisfa il principio di correttezza materiale se al suo interno non compaiono né voci critiche verso la caccia, né organizzazioni per la protezione degli animali, né inquadramenti scientifici sulla caccia ricreativa? E come si concilia la tutela dei minori con il fatto che la RTR abbia pubblicato nella galleria del concorso immagini di bambini accanto ad animali selvatici uccisi?

Il suo criterio, ossia se il titolare della licenza sia idoneo, viene già verificato dall'ufficio cantonale della caccia e della pesca ad ogni rilascio della licenza. Una valutazione di etica mediatica dovrebbe concentrarsi sull'emittente, non sul titolare della licenza.

I bambini di cui nessuno parla

L'immagine di questo articolo proviene dalla galleria RTR relativa al concorso in corso. Due bambini tengono in mano le corna di un cervo abbattuto a colpi d'arma da fuoco, inviata da un cacciatore ricreativo come «bella esperienza con i miei due figli». Noi abbiamo reso irriconoscibili i volti, la RTR li ha pubblicati. Né Nau.ch né l'esperta di etica spendono una parola sulla tutela dei minori, sebbene sia un punto centrale della contestazione.

I bambini sono per natura amanti degli animali. Nessun bambino, potendo scegliere, preferirebbe mangiare la lepre invece della mela. Che i bambini sorridano accanto a un cervo morto non è espressione della loro natura, ma il risultato di un'abitudine indotta. La caccia ricreativa ha bisogno di queste nuove leve, per questo i bambini vengono portati a caccia fin da piccoli, abituati al sangue e fotografati con le corna del trofeo. Un'emittente che espone simili immagini in un concorso pubblico trasforma questo condizionamento in un modello da seguire. Nel programma per bambini «Minisguard», la RTR spiega inoltre ai bambini a cosa serva la caccia ricreativa, senza presentare alcuna posizione contraria.

L'IG Wild beim Wild chiede quindi da tempo che ai minorenni non sia permesso partecipare alla caccia, come indicato nella lettera aperta al Consiglio federale e nell'attuale petizione al Consigliere federale Rösti.

Ciò che l'esperta di etica stessa studia

Uno sguardo al sito web di Marie-Therese Mäder mostra da dove deriva il suo giudizio, e da dove no. Il suo ambito di specializzazione è il rapporto tra religione e media: ha conseguito il dottorato su cinema e religione, l'abilitazione sulla rappresentazione delle comunità religiose nei media e svolge ricerche su matrimoni, film su Gesù e religione su TikTok. Non vi si trovano lavori sulla caccia ricreativa, sull'etica animale o sulla legge sulla radiotelevisione. Nau.ch tace inoltre il fatto che Mäder, secondo quanto da lei stessa dichiarato, insegna etica dei media alla Scuola universitaria professionale dei Grigioni a Coira, ovvero nel cantone e nell'area di diffusione di RTR.

Particolarmente degna di nota è soprattutto una contraddizione rispetto alla sua stessa ricerca. Mäder è co-editrice della rivista specializzata «Journal for Religion, Film and Media». Il numero attuale, di cui è corresponsabile, porta il titolo «Death, Loss and Mourning in Film and Media» e parte dal presupposto che le rappresentazioni mediatiche della morte non si limitino a rispecchiare le concezioni sociali, ma le plasmino. È esattamente questo il punto in gioco con «La Preda». Chi sostiene scientificamente che le immagini della morte formano il nostro atteggiamento verso la morte non può assolvere un concorso televisivo per la «più bella» immagine di un animale ucciso con l'argomento che il vincitore avrebbe comunque cacciato.

Anche in quanto studiosa di scienze religiose ci si sarebbe aspettati uno sguardo diverso. Quasi tutte le grandi tradizioni religiose conoscono regole riguardo all'uccisione degli animali, dal precetto di non violenza nell'induismo, nel buddismo e nel giainismo, alla responsabilità verso il creato nel cristianesimo, fino alle norme di macellazione nell'ebraismo e nell'islam. Ciò che hanno in comune è che l'uccisione di un animale richiede una giustificazione e non è mai motivo di festeggiamento. Nella valutazione di Mäder questa dimensione non compare. Resta solo una questione amministrativa: il tiratore possiede una licenza?

La sofferenza animale come nota a margine

Mäder chiede regole chiare affinché la sofferenza animale resti quanto più ridotta possibile. Con ciò ammette che questa sofferenza esiste. Nella sua valutazione, tuttavia, gli animali non umani compaiono soltanto come una grandezza da contenere, non come esseri viventi la cui morte un'emittente trasforma in oggetto di concorso. Il cervo nell'immagine vincitrice del 2025 e la volpe la cui segnalazione ha portato alla vincita della licenza nel 2025 non sono, in questa etica, soggetti coinvolti. Che le prescrizioni non impediscano tiri falliti e lunghi recuperi lo dimostra la ricerca che abbiamo raccolto nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La seconda premessa di Mäder afferma che il patentino venga regalato a qualcuno che ne è all'altezza. Una licenza di caccia certifica che una persona ha superato un esame. Non dice nulla su come questa persona gestisca la violenza quando la vita va in pezzi. Nel luglio 2026 un cacciatore ricreativo di 59 anni della Val di Blenio ha ucciso a colpi d'arma da fuoco la sua ex moglie nel comprensorio della clinica di riabilitazione di Faido e il giorno dopo ha fatto esplodere una casa a Leontica, ferendo tre poliziotti. La RSI ha confermato all'IG Wild beim Wild come fatto accertato il suo status di cacciatore; abbiamo documentato il caso nell'articolo Femminicidio a Faido, esplosione a Leontica: non un caso isolato, ma uno schema tra i cacciatori ricreativi. La violenza non resta confinata all'alta caccia. Migra dal bordo della strada fino dentro casa. Un'etica che si ferma alla sola abilitazione al patentino non ha un concetto per casi simili.

Come stia realmente la «capacità» nella pratica venatoria quotidiana lo mostrano i numeri stessi dell'Ufficio grigionese per la caccia e la pesca: dal 2012 al 2020 l'ufficio ha registrato, anno dopo anno, oltre 1’000 multe disciplinari e denunce contro cacciatori ricreativi; nel 2012 erano 1’089, nel 2013 1’122, nel 2014 1’102, nel 2015 1’298, nel 2016 1’201, nel 2017 1’384, nel 2018 1’114, nel 2019 1’104 e nel 2020 1’241, a fronte di circa 5’000 partecipanti all'alta caccia (2016: 5’512). Dal 2021 l'ufficio non indica più una cifra nei suoi rapporti annuali e scrive soltanto che multe e denunce si sono mantenute «nella norma consueta» (fonti: Rapporti annuali dell'Ufficio per la caccia e la pesca dei Grigioni, Rapporto annuale 2019, Valutazione 2020, Rapporto annuale 2022). Questo corrisponde, in termini aritmetici, a circa una violazione ogni cinque patentini per stagione. Abbiamo inquadrato questi numeri nell'articolo «Del tutto comune negli ambienti venatori»: cosa mostrano le sentenze e i resoconti di caccia di tre cantoni. Chi vuole farsi un'idea propria trova nella nostra categoria Criminalità & Caccia i casi documentati continuamente da tutta la Svizzera.

Il confronto con il porto d'armi

RTR e Mäder contestano il paragone con il porto d'armi, sostenendo che una licenza di caccia sia un'autorizzazione disciplinata a livello cantonale con numerosi requisiti. Questo è corretto, ma non coglie il punto. Il confronto non mira alla procedura amministrativa, bensì alla questione di cosa un'emittente pubblica mette in palio come premio. Una licenza di caccia è il permesso delle autorità di sparare a esseri viventi. Il fatto che sia vincolata a condizioni rigorose non rende il concorso meno problematico. Dimostra solo che l'emittente tratta un permesso statale di uccidere come fosse uno skipass.

Sponsorizzato non significa neutrale

La RTR sottolinea a Nau.ch che la licenza di caccia è sponsorizzata e non pagata con il canone radiotelevisivo; secondo l'emittente lo sponsor è la Banca Cantonale dei Grigioni. Ciononostante, la hotline, il tempo di trasmissione, la conduzione, il portale di caccia e la galleria vengono pagati da tutte le economie domestiche, anche da quelle che rifiutano la caccia ricreativa, e se lo sponsoring sia stato sufficientemente reso trasparente secondo l'art. 12 LRTV è proprio uno dei punti della contestazione.

La tradizione spiega, ma non giustifica

La RTR rimanda al contesto storico de «La Preda». Il fatto che un'azione vada avanti da anni spiega perché esiste, ma non è mai stato un criterio per stabilire se un'emittente di servizio pubblico debba continuare a organizzarla ancora oggi.

La posizione dell'IG Wild beim Wild

Un'emittente pubblica può e deve riferire sulla caccia ricreativa, anche in modo approfondito e anche nei Grigioni, dove è controversa dal punto di vista sociale e politico. Ma non deve agire come suo organizzatore e promotore. È esattamente questo limite che la RTR oltrepassa quando gli abbattimenti diventano condizione di partecipazione a un concorso e l'immagine di un cervo morto diventa la foto «più bella» della stagione. Una valutazione etica che non affronta questo ruolo dell'emittente è troppo riduttiva. L'etica va vissuta per poterne parlare in modo credibile. Qui è la coda che scodinzola il cane: non è l'etica a giudicare la trasmissione, ma è la trasmissione a ricevere a posteriori un'etica su misura.

Come si procede

L'Ombudsman SRG.R tratta la contestazione e redige un rapporto finale. Non emette una decisione giuridicamente vincolante su un'eventuale violazione del diritto in materia di programmi. Al termine della procedura di mediazione, l'IG Wild beim Wild può presentare ricorso all'AIRR entro 30 giorni dal ricevimento del rapporto finale. Per un ricorso popolare servono almeno 20 persone a sostegno, maggiorenni e in possesso della cittadinanza svizzera oppure di un permesso di domicilio o di dimora.

Chi desidera sostenere il ricorso può scaricare il modulo di firma (PDF), compilarlo a mano e inviarlo per posta a IG Wild beim Wild, Casella postale 120, 6716 Acquarossa. Per lasciare tempo sufficiente alla preparazione, l'IG chiede di rispedirlo entro il 31 ottobre 2026.

Per la tutela dei minori dalla caccia ricreativa è inoltre in corso la petizione al Consigliere federale Rösti. Documentiamo costantemente la stagione grigionese nel contributo Caccia nei Grigioni 2026/27: uno sguardo d'insieme su incidenti, infrazioni ed evoluzioni.

Fonti: La SSR mette in palio una licenza di caccia - gli animalisti protestano, un'eticista: nessun problema, Nau.ch, 2 ottobre 2026; sito web di Marie-Therese Mäder: marie-theresemaeder.com (consultato il 2 ottobre 2026)

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

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