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Caccia

Cacciatore ricreativo rifiuta l'abbattimento di un airone cenerino: assolto

Un cacciatore ricreativo zurighese si è rifiutato di abbattere un airone cenerino ferito ed è stato ora assolto dal tribunale distrettuale di Pfäffikon. La sentenza è una piccola ma simbolicamente importante vittoria per la ragione e la compassione nel mondo venatorio. La giustizia ha deciso che l'uomo, che di professione è costruttore stradale, ha agito «in modo appropriato» quando ha indirizzato la polizia verso un collega sorvegliante di caccia più vicino, invece di assumersi lui stesso il compito letale.

Redazione Wild beim Wild · 16 febbraio 2026
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Il caso mostra in modo esemplare quanto sia organizzato in modo contraddittorio il sistema venatorio svizzero: cacciatori dilettanti volontari vengono chiamati dalle autorità per «liberare» animali selvatici feriti, anche quando si tratta di specie protette. In questo caso si trattava di un airone cenerino, gravemente ferito, che giaceva nell'erba dopo una collisione con un treno. Invece di sparare avventatamente, il cacciatore ricreativo ha fatto la cosa giusta: ha riflettuto.

Sofferenza animale tra legge e sentimento

Il tribunale distrettuale ha chiarito: nessuno è obbligato a uccidere di propria mano un uccello protetto, se ciò non è immediatamente possibile o è giuridicamente dubbio. Con questo il tribunale ha smentito l'amministrazione distrettuale, che aveva in precedenza multato l'uomo di 750 franchi. Motivazione dell'epoca: avrebbe «inutilmente ritardato la liberazione dell'airone».

Qui però è in gioco più del semplice diritto formale. Il caso rivela la distorsione morale di un sistema che predica benessere animale, ma delega ai cacciatori ricreativi l'uccisione di routine. Se persino un sorvegliante di caccia volontario esita per umanità, diventa lui l'imputato, mentre la violenza strutturale nei confronti degli animali selvatici resta intoccata.

Un uomo mostra fermezza, il sistema reagisce con irritazione

Il cacciatore ricreativo zurighese ha dichiarato davanti al tribunale di essersi rifiutato perché aveva riconosciuto l'uccello come specie protetta. Inoltre, gli sarebbero occorse quasi due ore per raggiungere il luogo con la sua arma. Ha invece informato il guardiacaccia, che alla fine ha soppresso l'animale. Il tribunale ha condiviso la sua valutazione: questa decisione era «plausibile» e «responsabile».

Simili sentenze rare sono importanti perché dimostrano che la compassione e il buon senso possono trovare spazio nella pratica venatoria. Tuttavia non cambiano nulla del problema di fondo: in Svizzera i cacciatori ricreativi vengono ancora impiegati come «braccio esteso» dell'amministrazione per uccidere animali selvatici, anche in casi dubbi o in zone protette.

Una svolta all'orizzonte?

L'uomo, ora sessantenne, ha annunciato che rinuncerà al suo incarico. Già nel 2022 era stato condannato per un caso simile, all'epoca si trattava di una cornacchia in una zona di protezione della natura. Anche questo procedimento è attualmente pendente presso il Tribunale federale.

La ripetuta condanna di un cacciatore ricreativo che agisce visibilmente secondo un sentire etico dimostra che è il sistema venatorio stesso a essere malato. La Svizzera avrebbe bisogno di una moderna fauna selvatica, che ponga protezione, cura e salvataggio al di sopra del vecchio paradigma del dominio delle armi.

Forse questa sentenza segna l'inizio di un ripensamento: dall'«soppressione» meccanica con l'arma da fuoco verso una vera etica animale e una professionalizzazione della protezione della fauna selvatica.

Aggiornamento del 17 settembre 2026: Il Tribunale federale ha confermato l'esclusione di un anno di un affittuario di caccia zurighese dall'affitto della riserva, dalla licenza di caccia e dalla vigilanza venatoria (sentenza 2C_703/2025 del 19 agosto 2026). Il motivo era, tra l'altro, il suo rifiuto di sopprimere una giovane cornacchia ferita in una riserva ornitologica. Il caso presenta chiare analogie con il procedimento qui descritto, ma un'attribuzione definitiva non è possibile sulla base delle decisioni anonimizzate. Secondo il Tribunale federale, il ricorrente ha motivato il suo rifiuto nel caso della cornacchia con la mancanza di competenza nella zona protetta e non con considerazioni etiche. La valutazione espressa in questo articolo, secondo cui il cacciatore ricreativo avrebbe agito visibilmente per ragioni etiche, non può più essere sostenuta senza riserve alla luce delle analogie con il caso della cornacchia. Rettifica: secondo il verbale del processo, l'airone cenerino non è stato soppresso da un guardiacaccia, bensì da un collega sorvegliante di caccia. Approfondimenti sulla sentenza: Il Tribunale federale conferma il divieto per un cacciatore ricreativo zurighese.

Dossier: Caccia e benessere animale

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

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