8 settembre 2026, 05:05

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Codice di caccia dei Grigioni: la contraddizione nelle proprie file

L'associazione dei cacciatori a patente dei Grigioni invoca la dignità della selvaggina, mentre un presidente di sezione delle proprie file diffonde foto del trofeo.

Redazione Wild beim Wild — 8 settembre 2026
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Il Associazione cantonale grigionese dei cacciatori a patente (BKPJV) favoleggia su un codice di caccia.

Porta il titolo «La nostra posizione – la nostra responsabilità» ed è firmato da Sarah Cadotsch e Martina Just, membri del comitato centrale. Presenta la caccia per hobby come una responsabilità nei confronti degli animali selvatici, degli habitat e della società. Le cacciatrici e i cacciatori per hobby, secondo il testo, svolgerebbero un compito importante al servizio della natura. Il rispetto per l'animale selvatico sarebbe, secondo l'associazione, sempre al centro dell'agire.

Un simile codice non è un programma di benessere animale, bensì un'autorappresentazione della lobby della caccia. Proprio per questo va misurato con la realtà: con gli abbattimenti, gli errori, le foto del trofeo e la protezione politica di una pratica venatoria che l'associazione stessa ha dichiarato non necessaria.

Cosa promette il codice

Il codice richiede un trattamento rispettoso della selvaggina «prima, durante e dopo la caccia». Pone particolare enfasi sull'uso delle immagini e dei social media. Le fotografie di caccia dovrebbero rispettare in ogni momento la dignità della selvaggina. Immagini sensazionalistiche, rappresentazioni inutilmente inscenate di selvaggina abbattuta o contenuti che sviliscono gli animali contraddirebbero i principi di una caccia per hobby moderna e conforme alle regole venatorie. Prima di ogni pubblicazione, secondo l'appello, le cacciatrici e i cacciatori per hobby dovrebbero riflettere su quale effetto un'immagine possa avere sull'opinione pubblica.

Si tratta di una constatazione degna di nota. Ma non risolve il problema etico di fondo: un abbattimento inscenato con rispetto resta comunque l'uccisione di un animale selvatico senziente. E la richiesta di moderazione nelle immagini di caccia vale solo quanto viene effettivamente rispettata da coloro che rappresentano l'associazione.

Le contraddizioni centrali

Il codice pone al centro il rispetto per l'animale selvatico, senza nominare il conflitto di fondo: la caccia a patente significa che gli animali vengono mirati, disturbati e uccisi, spesso in un periodo in cui si preparano all'inverno o accudiscono i piccoli.

Il concetto di «gestione sostenibile delle popolazioni selvatiche» non è un concetto neutro legato alla natura. Nei Grigioni le popolazioni selvatiche sono influenzate anche dalla perdita di habitat, dai disturbi, dal traffico, dal clima, dai predatori nonché dagli interessi forestali e agricoli. Definire gli abbattimenti come risposta standard è riduttivo.

L'affermazione secondo cui la caccia per hobby protegge la natura e gli animali selvatici mescola due cose diverse. La protezione degli habitat aiuta direttamente gli animali selvatici. La caccia per hobby è il prelievo di singoli animali. Se e quando essa raggiunga obiettivi ecologici deve essere dimostrato in modo comprensibile caso per caso.

Quando l'ex presidente del BKPJV Robert Brunold definisce lui stesso la caccia minuta come «non necessaria ma legittima», questo smaschera il codice come doppia morale: un'associazione che difende una caccia ricreativa non necessaria può difficilmente professarsi in modo credibile a favore della protezione e del rispetto degli animali selvatici.

Anche il rispetto richiesto dal codice nei confronti di escursionisti, ciclisti e altre persone nel bosco è naturalmente scontato. Un codice credibile dovrebbe però contenere regole concrete su sicurezza, trasparenza sui tempi e sugli spazi di caccia, nonché sulla protezione degli animali selvatici sensibili ai disturbi.

Solo il 6 settembre 2026 un cacciatore per hobby ad Avers Cröt ha ucciso un cavallo, che aveva scambiato per un cervo su un prato aperto; la sua licenza di caccia è stata ritirata sul posto. Se ogni anno nei Grigioni si registrano più di 1’000 multe e denunce contro cacciatrici e cacciatori per hobby, non si tratta di un fenomeno marginale né del problema di singole «pecore nere». È un fallimento strutturale di un sistema venatorio che si presenta come competente, conforme alle regole venatorie e responsabile. Il codice del BKPJV dovrebbe quindi cominciare non con belle parole, bensì con controlli indipendenti, piena trasparenza e conseguenze efficaci per le violazioni ripetute.

Foto del trofeo da Scuol

La Società da Chatschaders Lischana Scuol si definisce sul proprio sito web come sezione dell'Uniun grischuna da chatschaders da patenta, ossia del BKPJV. Il suo presidente è Mario Duschèn. La pagina del comitato della sezione lo indica con foto e funzione di «President». Il BKPJV indica inoltre Duschèn come coordinatore per la formazione venatoria nella regione Bassa Engadina/Val Monastero, con corsi teorici a Zernez e gli impianti di tiro di Urezzas, Scuol e Zernez. Non è quindi solo presidente di sezione locale, ma è anche attivo nella formazione delle future cacciatrici e dei futuri cacciatori a patente per hobby.

Sul sito web della sezione vengono pubblicate fotografie di caccia e di natura. La pagina invita pubblicamente a inviare altre immagini. Secondo quanto riferisce IG Wild beim Wild, Mario Duschèn ha pubblicato foto del trofeo anche sul proprio profilo Facebook. L'IG ha fatto di queste pubblicazioni l'oggetto di una denuncia penale. Se un poliziotto o un soldato, dopo un uso letale della forza, posasse con l'essere ucciso e diffondesse l'immagine, l'indignazione sarebbe a ragione enorme. Quando i cacciatori per hobby fanno la stessa cosa con gli animali selvatici, la si banalizza sotto l'etichetta di «tradizione» o di «conformità alle regole venatorie». Questa doppia morale svilisce l'animale selvatico a trofeo e smaschera il codice del rispetto come retorica vuota.

Persino JagdSchweiz invoca il «grande rispetto» nei confronti del singolo animale. Chi utilizza animali selvatici uccisi come scenografia da trofeo sui social media viola lo spirito di questa stessa pretesa venatoria.

Come presidente di sezione e coordinatore della formazione, Mario Duschèn non è un modello per il trattamento rispettoso degli animali selvatici che il codice del BKPJV stesso richiede. Tra la sua pratica pubblica di pubblicazione delle immagini e il codice annunciato esiste una chiara contraddizione: il BKPJV chiede che le fotografie di caccia rispettino in ogni momento la dignità della selvaggina; immagini sensazionalistiche e rappresentazioni inutilmente inscenate di animali abbattuti contraddirebbero una caccia per hobby moderna e conforme alle regole venatorie. Se un presidente e coordinatore della formazione posa con animali selvatici uccisi o diffonde pubblicamente tali immagini, non si tratta semplicemente di una questione di comunicazione privata. Riguarda la funzione di modello, la credibilità della struttura associativa e la questione se le proprie pretese etiche valgano anche per i loro rappresentanti.

Le foto del trofeo non mostrano principalmente l'osservazione della natura o la protezione degli habitat. Esse mettono in mostra il momento successivo all'uccisione di un animale selvatico e fanno dell'animale ucciso parte di un'autorappresentazione venatoria. Il motivo per cui questa pratica è problematica dal punto di vista giuridico ed etico secondo IG Wild beim Wild lo spieghiamo nell'articolo Foto del trofeo: dignità, diritto e la doppia morale della caccia. Un'indagine pubblicata nel 2024 con 1’050 intervistati della Generazione Z in Germania è giunta alla conclusione che le foto del trofeo venatorio nei social network influenzano prevalentemente in modo negativo l'atteggiamento verso la caccia.

Una denuncia senza esame nel merito

Il responsabile di IG Wild beim Wild ha presentato denuncia penale l'8 agosto 2025. La procura dei Grigioni ha disposto il 27 agosto 2025 un non luogo a procedere, non aprendo quindi alcun procedimento penale. Il tribunale d'appello dei Grigioni non è entrato nel merito del ricorso il 20 novembre 2025, negando la legittimazione a ricorrere del denunciante. Non esiste quindi una valutazione giudiziaria nel merito riguardo alla compatibilità delle foto del trofeo pubblicate con il diritto animale o il diritto penale. La controversia giudiziaria ha riguardato la posizione processuale e la legittimazione al ricorso del denunciante, non una valutazione nel merito delle immagini.

Il caso mostra un'asimmetria problematica: la pubblicazione di immagini di animali selvatici uccisi non è stata esaminata nel merito dal punto di vista penale. Allo stesso tempo, l'uso critico di una tale immagine ha innescato un procedimento penale. Retroscena di questo procedimento parallelo li documentiamo nell'articolo Quando le foto di caccia diventano il punto cieco della giustizia nei Grigioni.

La critica di questo articolo riguarda la pratica pubblica delle immagini e la contraddizione con il codice comunicato.

Lo stesso conflitto, dieci anni prima

Questo conflitto non è nuovo. È presente nell'opinione pubblica venatoria grigionese da almeno un decennio.

Già nell'aprile 2016 l'IG Wild beim Wild aveva presentato una denuncia penale alla procura dei Grigioni, all'epoca contro la rivista militante dell'associazione "Bündner Jäger". Il motivo era un'immagine in cui un cacciatore teneva in mano le interiora di una cerva abbattuta, sorridendo verso la fotocamera. L'IG vi ravvisava il sospetto di una rappresentazione organizzata di violenza e una violazione della dignità animale.

Rivelatrice fu allora la reazione dei vertici dell'associazione. Robert Brunold, all'epoca presidente della Bündner Kantonaler Patentjägerverband, secondo le cronache dei media affrontò la denuncia con calma. Nell'articolo contestato si trattava del tema "rispetto verso l'animale", motivo per cui sarebbe stato solo onesto mostrare come un animale viene sventrato. Il redattore del "Bündner Jäger", Walter Candreia, difese le immagini secondo gli stessi resoconti sostenendo che lo sventramento è parte integrante della caccia e appropriato per il pubblico di una rivista specializzata. Se non si potesse più mostrare questo, la società avrebbe un problema.

Come l'associazione tratti la propria gente si è visto negli anni successivi. Lo stesso redattore del "Bündner Jäger" fu condannato in tribunale nel 2017 e nel 2018, una volta per violazione della personalità, un'altra per diffamazione, dopo aver definito un sostenitore interno alla caccia dell'iniziativa sulla caccia speciale un "cecchino". Il BKPJV versò nel marzo 2018, per il primo procedimento, 6'003.10 franchi. Se l'associazione abbia coperto anche i costi del secondo procedimento o ulteriori spese legali è rimasto aperto in base alla documentazione allora disponibile. Abbiamo documentato il caso nell'articolo "Bündner Jäger: l'associazione ha pagato le spese processuali per un condannato".

I vertici dell'associazione di allora difesero dunque la pubblicazione di immagini che mostravano lo sventramento di un animale abbattuto. Il codice del 2026 mette invece in guardia da rappresentazioni inutilmente inscenate di animali abbattuti ed esige rispetto per la loro dignità. Se questi due tipi di immagini debbano essere valutati allo stesso modo è discutibile. Il contrasto nella comunicazione pubblica è comunque evidente.

Il codice segna, sul piano linguistico, un allontanamento da una prassi delle immagini che rappresentanti di spicco del BKPJV avevano ancora difeso pubblicamente nel 2016. Se a questo cambiamento linguistico segua anche un cambiamento vincolante della prassi resta aperto.

Cosa dovrebbe garantire un codice credibile

Un approccio responsabile verso gli animali selvatici richiede più di appelli alla "Weidgerechtigkeit" (etica venatoria), un concetto che i cacciatori definiscono in gran parte da soli.

Il fatto che il BKPJV valuti criticamente le immagini di animali uccisi non sostituisce un confronto critico con la pratica venatoria stessa. La responsabilità verso gli animali selvatici non si manifesta in linee guida ben formulate, ma nel fatto che la loro protezione abbia la priorità anche quando contrasta con gli interessi venatori.

Il BKPJV dovrebbe rendere noto quali regole vincolanti valgono per le foto del trofeo, se queste vengono fatte rispettare anche nei confronti dei presidenti di sezione e dei coordinatori della formazione, e quali conseguenze comportino le violazioni. Finché queste risposte mancano, il codice venatorio non è un criterio etico verificabile, bensì lavoro di pubbliche relazioni per una caccia per hobby la cui pratica contraddice le proprie parole.

Altro sul tema della caccia per hobby: Nel dossier Ruolo e critica dei cacciatori per hobby analizziamo la formazione, il potere e l'autopercezione dei cacciatori per hobby.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

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