4. September 2026, 06:47

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Politica grigionese sul lupo: un cacciatore per hobby si giustifica

Adrian Arquint, co-direttore dell'AJF, difende la terza regolazione del lupo definendola proporzionata. Uno sguardo alle sue argomentazioni e al suo doppio ruolo.

Redazione Wild beim Wild — 4 settembre 2026
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«Macchina dei capri espiatori»

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Due associazioni di protezione della natura hanno criticato duramente l'abbattimento proattivo di decine di lupi nei Grigioni.

Adrian Arquint, co-direttore dell'Ufficio per la caccia e la pesca (AJF), difende gli interventi presso l'agenzia di stampa Keystone-SDA definendoli sostanzialmente proporzionati. Le sue argomentazioni meritano un esame attento, cosi come la domanda su chi decida in realta il destino dei lupi grigionesi.

La situazione di partenza e presto delineata: l'UFAM ha autorizzato i Grigioni, a partire dal 1° settembre 2026, ad abbattere lupi in dodici branchi; in altri quattro gli abbattimenti sono possibili una volta accertata la presenza di cuccioli, e il cantone chiede inoltre la rimozione completa del branco del Calderas. I dettagli di questa autorizzazione e la contraddizione per cui i Grigioni avevano annunciato solo pochi giorni prima la nascita di nuovi cuccioli di lupo li abbiamo gia analizzati in dettaglio. Questo contributo si concentra sulla giustificazione di Arquint.

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Le associazioni di protezione della natura parlano di politica di sterminio

Le associazioni Wildtierschutz Schweiz e Wolfshirten hanno reagito ai piani di regolazione con una presa di posizione durissima. Negli ultimi anni l'Ufficio per la caccia e la pesca sarebbe passato da autorita faunistica tecnicamente indipendente a organo esecutivo di una politica di sterminio fuori luogo, dominata dalla destra conservatrice.

Proprio i Grigioni dimostrerebbero che i lupi ricolonizzano i territori idonei e che le perdite vengono per lo piu compensate gia l'anno successivo. Secondo le due associazioni la strategia scelta non porta ai risultati auspicati ed e un moltiplicatore di costi senza alcun beneficio. Nonostante siano stati autorizzati abbattimenti di 115 lupi, il numero di famiglie di lupi ha continuato ad aumentare.

Il lupo rappresenterebbe un rischio molto ridotto per l'uomo. Secondo le associazioni, non è il numero di lupi, bensì il numero di animali da reddito non protetti a essere responsabile del numero di predazioni. Inoltre, una parte dell'agricoltura sarebbe refrattaria all'apprendimento in materia di protezione delle greggi. Le cause di una protezione insufficiente verrebbero gestite con il fucile. Decimare in via preventiva famiglie di lupi pacifiche e non problematiche contraddirebbe chiaramente il senso della protezione delle specie.

L'ufficio ritiene l'intervento proporzionato

Arquint si sforza di fornire una classificazione oggettiva. Con l'intervento approvato il cantone sarebbe ben lontano dal mettere in pericolo la popolazione, e nemmeno dallo stabilizzarla. Per lui l'intervento sarebbe quindi in linea di principio proporzionato.

Ha spiegato che le predazioni di animali da reddito si sarebbero dimezzate con l'introduzione della possibilità di abbattimenti preventivi a partire dalla stagione venatoria 2023. Questo parallelismo temporale non dimostra tuttavia alcun nesso causale. Nei Grigioni il calo delle predazioni segnalate era già visibile prima dell'entrata in vigore della nuova base legale il 1° dicembre 2023: già nell'estate alpestre 2023 le predazioni erano diminuite di quasi il 50 per cento rispetto al 2022, passando da circa 500 a circa 260 entro fine settembre. Da questa cronologia non è possibile dedurre alcun effetto degli abbattimenti preventivi successivi. La causa è da ricondurre al potenziamento della protezione delle greggi, che Arquint stesso menziona nello stesso momento come un fattore d'influenza importante.

Ha respinto l'accusa di refrattarietà all'apprendimento: quasi il 95 per cento delle pecore e delle capre sarebbe integrato in concetti di protezione. In occasione di ogni episodio di predazione i guardiacaccia verificherebbero sul posto se le prescrizioni sulle recinzioni siano state rispettate. Le spese per il personale, criticate come fattore di costo, sono state giustificate da Arquint con il mandato legale di perizia delle predazioni e di monitoraggio del lupo. Si porrebbe inoltre la domanda su quale sia l'alternativa. Anche per altre specie animali, come il cervo, la regolazione fa parte della gestione.

Abbattimento di giovani animali come «intervento necessario»

Arquint ha ammesso che l'abbattimento di giovani animali può risultare emotivamente difficile da comprendere dal punto di vista umano. Come per altre specie con un elevato tasso di riproduzione, ad esempio caprioli e cervi, tale intervento sarebbe però necessario dal punto di vista biologico ed ecologico. Nel caso del lupo l'abbattimento mirato perseguirebbe l'obiettivo di stabilizzare la popolazione senza cancellare interi branchi. Vi sarebbero indizi secondo cui, in presenza di branchi più piccoli, il rischio di conflitti e di predazioni di animali da reddito sarebbe minore.

Ha respinto l'accusa secondo cui gli abbattimenti sarebbero non scientifici o dettati dalla politica. È vero che la pressione politica è temporaneamente aumentata a causa del maggior numero di predazioni, ma l'ufficio è rimasto fedele alla propria linea. È importante che la procedura abbia una chiara base legale e sia difendibile dal punto di vista tecnico. Ha ammesso che nella gestione del lupo ci si trova in un processo dinamico. L'effetto a lungo termine della regolazione dei cuccioli sarebbe ancora poco chiaro. Solo l'esperienza dei prossimi anni, i dati raccolti e l'accompagnamento scientifico mostreranno se questa strada sia la più efficace.

Inquadramento

L'argomentazione dell'ufficio segue uno schema noto. Il calo del numero di predazioni viene addotto come prova dell'efficacia degli abbattimenti, benché la diminuzione delle predazioni fosse iniziata già prima dell'avvio della regolazione preventiva e sia in misura determinante da attribuire al miglioramento della protezione delle greggi. Il fatto che la popolazione continui a crescere nonostante oltre cento abbattimenti autorizzati viene interpretato dall'ufficio come un successo della regolazione, mentre la stessa cifra dimostra altrettanto bene che la popolazione sfugge al controllo.

L'intervista di Arquint contiene inoltre una notevole contraddizione interna. L'abbattimento mirato mirerebbe a stabilizzare la popolazione «senza cancellare interi branchi», afferma. Nello stesso tempo il suo stesso ufficio chiede il prelievo completo del branco di Calderas, e nella stagione precedente sono già stati prelevati interi branchi, quelli di Sinestra e Moesola. La formula rassicurante e la prassi effettiva convivono nello stesso documento.

Nemmeno il confronto con caprioli e cervi regge. Esso mescola due situazioni ecologiche di partenza differenti. Per gli ungulati la caccia viene spesso motivata con l'assenza o la limitazione mirata dei grandi predatori. Nel caso del lupo, invece, la regolazione riguarda proprio un predatore. Le popolazioni di caprioli e cervi in Svizzera devono essere «regolate» dai cacciatori per hobby soltanto perché manca, o viene attivamente decimato, il regolatore naturale che, oltre alla volpe, è il lupo. Chi elimina il predatore e poi adduce la regolazione umana sostitutiva, resasi così necessaria, come prova del fatto che la regolazione fa parte della natura, argomenta in modo circolare. Dal confronto non consegue affatto che l'abbattimento dei cuccioli di lupo sia ecologicamente necessario o efficace per ridurre i danni.

Chi decide realmente in questo caso

Raramente ci si sofferma su chi difende questi interventi come biologicamente necessari. Adrian Arquint è egli stesso un appassionato cacciatore per hobby. Nelle interviste parla dei suoi «colleghi di caccia», indica la caccia al camoscio e al cervo come le sue preferite e, in qualità di capo dell'ufficio, si annovera tra i circa 5500 cacciatori per hobby grigionesi. Non si tratta di un'insinuazione, bensì della sua stessa autodescrizione, pubblicamente documentata.

A ciò si aggiunge uno stretto intreccio istituzionale tra autorità e associazione venatoria. L'Associazione cantonale grigionese dei cacciatori a patente organizza tavole rotonde esplicitamente «d'intesa con l'Ufficio per la caccia e la pesca», alle quali Arquint partecipa personalmente accanto al presidente dell'associazione, e il capo dell'ufficio si esprime regolarmente sulla militante rivista associativa «Bündner Jäger». Sul destino dei lupi grigionesi non decide dunque un'autorità faunistica indipendente dalla caccia, bensì una direzione d'ufficio strettamente legata alla caccia per hobby sul piano personale e istituzionale. Se la stessa cerchia di interessi che vive della caccia al capriolo e al cervo decide al contempo sulla decimazione del loro concorrente naturale, il lupo, la neutralità tecnica rivendicata nell'intervista necessita quantomeno di qualche spiegazione.

Dietro concetti come «regolazione» e «gestione degli effettivi» si cela infatti una domanda a cui l'ufficio non risponde: necessario per chi? Per l'ecosistema, che conosce i predatori quali regolatori naturali, oppure per l'agricoltura, la selvicoltura e la pianificazione venatoria, cui fa comodo una densità faunistica prevedibile? Chi valuta gli animali non umani principalmente in base alla loro corrispondenza a obiettivi agricoli, forestali o venatori non rappresenta un'ecologia neutrale, bensì una logica gestionale di stampo economico. In questa logica gli animali selvatici diventano massa disponibile: popolazioni ridotte a cifre-obiettivo, nuclei familiari smembrati, sviluppi naturali corretti finché non si adattano al paesaggio desiderato. Il valore intrinseco degli animali selvatici, il loro diritto a una vita conforme alla specie, in questo calcolo non compare.

Non occorre reinventare la ruota

Il punto più grave è il riferimento di Arquint agli effetti a lungo termine della regolazione dei cuccioli, che sarebbero ancora poco chiari: così facendo omette che sulle conseguenze degli interventi letali sui branchi di lupi si sta già facendo ricerca. Nel 2024 la Commissione di ricerca del Parco Nazionale Svizzero, a proposito del prelievo integrale allora previsto del branco del Fuorn, aveva stabilito che dal punto di vista scientifico tale misura non era indicata. Aveva ricordato che gli abbattimenti di grandi predatori spesso non riducono le successive predazioni sugli animali da reddito e che in alcuni casi si osservano addirittura più predazioni, mettendo in guardia dai rischi indotti da un prelievo integrale del branco: i lupi giovani in dispersione, alla ricerca di un territorio e di un partner, sono coinvolti in misura superiore alla media nelle predazioni di animali da reddito. Da ciò non si può dedurre un automatismo secondo cui ogni prelievo di un branco porti a più predazioni, ma certamente che gli interventi possono avere conseguenze sociali ed ecologiche da verificare scientificamente per ogni singola misura. L'Ufficio caccia e pesca autorizzò allora l'abbattimento del branco del Fuorn nonostante questo parere. Non si tratta quindi tanto di reinventare la ruota, quanto di prendere atto delle conoscenze già disponibili, che contraddicono la prassi intrapresa.

Sul piano giuridico, la proporzionalità resta l'ostacolo decisivo. La Convenzione di Berna, dal marzo 2025, classifica il lupo soltanto come «protetto» anziché «rigorosamente protetto». Questo declassamento a livello internazionale abbassa le soglie per gli interventi, ma non sostituisce il diritto svizzero in materia di protezione e non crea alcun lasciapassare generale per gli abbattimenti. L'uccisione preventiva di cuccioli in branchi senza danni documentati resta in tensione con il principio di proporzionalità e sotto osservazione giuridica.

Altro sul tema della caccia per hobby: Nel dossier Ruolo e critica dei cacciatori per hobby analizziamo la formazione, il potere e l'autorappresentazione dei cacciatori per hobby.

Tutti i contributi sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da coautrici e coautori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'intelligenza artificiale.

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