Quando le immagini di caccia diventano il punto cieco della giustizia nei Grigioni
Un cervo morto, un cacciatore ricreativo sorridente, un clic su «Pubblica». Ciò che per molti va già ben oltre i limiti del cattivo gusto, diventa nei Grigioni il punto cieco della giustizia. Chi pubblica le proprie immagini di caccia in rete rimane indisturbato. Chi critica questa pratica e utilizza proprio una di queste immagini come prova viene perseguito penalmente. In questo campo di tensione tra caccia ricreativa, protezione degli animali e diritti dei minori, il Tribunale federale deve ora decidere: lo Stato di diritto vale anche là dove i trofei di caccia vengono messi in scena?
Il caso in esame mostra, dal punto di vista della IG Wild beim Wild, in modo esemplare come la caccia ricreativa in Svizzera venga di fatto ancora trattata come uno spazio privo di diritto.
Nei Grigioni, il pubblico ministero ha rifiutato di aprire un procedimento penale in relazione a immagini di abbattimento messe in scena pubblicamente. Al contempo, viene perseguito penalmente colui che critica questa pratica e ha utilizzato una di queste immagini come prova in una pubblicazione critica nei confronti della caccia.
La questione è ora pendente presso il Tribunale federale di Losanna. Al centro vi è la domanda se la protezione degli animali, la protezione dei minori e i diritti procedurali elementari vengano limitati là dove sono toccati gli interessi della caccia ricreativa.
Due procedimenti penali, una sola e medesima immagine
Il punto di partenza è una denuncia penale presentata il 8 agosto 2025 dal responsabile della IG Wild beim Wild presso il Ministero pubblico dei Grigioni. Essa è diretta contro un cacciatore ricreativo grigionese di Scuol.
Secondo la denuncia, il cacciatore ricreativo ha pubblicato sul sito web dell'associazione «chatscha.ch» e sulla sua pagina Facebook privata diverse immagini di abbattimento nonché fotografie con bambini. Le foto lo ritraggono come tiratore insieme ad animali selvatici uccisi. Al contempo, invita pubblicamente a inviare ulteriori immagini di caccia per e-mail.
Proprio alla luce di campagne informative come «Le foto dei bambini non appartengono alla rete», lanciate dalla polizia e da organismi specializzati e ampiamente presenti nell'opinione pubblica, il profilo Facebook del presidente della caccia appare, dal punto di vista della IG, chiaramente fuori dal comune.
Secondo il denunciante, queste messe in scena violano la dignità degli animali ai sensi della legge sulla protezione degli animali e potrebbero inoltre soddisfare la fattispecie penale della rappresentazione della violenza ai sensi dell'articolo 135 del Codice penale. Da questa prospettiva, non si tratta solo di un disagio astratto nei confronti della caccia ricreativa, ma di norme concrete volte a limitare la violenza sugli animali e la loro esposizione pubblica.
Particolarmente esplosivo: proprio una di queste foto del cacciatore con la preda costituisce anche il nucleo di un procedimento penale separato contro il responsabile della IG Wild beim Wild in persona. Egli aveva utilizzato la foto, senza conoscerne la paternità, nell'ambito di una pubblicazione su wildbeimwild.com. Il cacciatore per hobby aveva quindi sporto a sua volta denuncia. Contro di essa è già in corso un ricorso separato al Tribunale federale.
Si tratta dunque di uno stesso e identico fatto, trattato dalle autorità inquirenti in direzioni opposte:
L'utilizzo della stessa immagine in un contesto critico da parte di un critico della caccia ha invece portato a un procedimento penale.
La pubblicazione della foto con la preda da parte del cacciatore per hobby stesso dovrebbe rimanere impunita e finora non è stata nemmeno esaminata in modo approfondito.
La Procura blocca, il Tribunale cantonale superiore guarda dall'altra parte
La reazione delle autorità penali dei Grigioni alla denuncia contro il cacciatore per hobby è, dal punto di vista della IG, deludente. Già il 27 agosto 2025 la Procura ha comunicato di aver disposto una non apertura del procedimento, ovvero che non verrà avviato alcun procedimento penale.
Degno di nota, dal punto di vista del denunciante: la comunicazione non contiene alcuna motivazione. Non viene spiegato né sotto il profilo giuridico né sotto quello fattuale perché la denuncia venga bloccata già in partenza. Alla luce di un complesso tematico delicato che coinvolge la protezione degli animali, la rappresentazione della violenza e la protezione dei minori, ciò solleva interrogativi sul diritto al contraddittorio.
È stato quindi presentato ricorso al Tribunale cantonale superiore dei Grigioni con l'obiettivo di obbligare la Procura ad aprire almeno un regolare procedimento penale e a esaminare il caso nel merito.
Il Tribunale cantonale superiore, sotto la presidenza del signor Bergamin, con decreto del 20 novembre 2025 non è entrato nel merito del ricorso. Il responsabile della IG Wild beim Wild sarebbe soltanto il denunciante e non legittimato a ricorrere né in qualità di persona lesa né come «altro partecipante al procedimento». Punto. Non vi è stato alcun confronto con la particolare costellazione del procedimento parallelo, né una discussione approfondita nel merito delle questioni inerenti alla protezione degli animali e dei minori.
Contro questa decisione la IG ha ora presentato ricorso al Tribunale federale di Losanna.
Due pesi e due misure: quando il critico diventa il problema
Il nucleo del ricorso al Tribunale federale riguarda la questione se una persona nella posizione del responsabile della IG Wild beim Wild possa effettivamente essere ridotta al ruolo del «semplice denunciante».
Il responsabile si trova contemporaneamente in due ruoli:
- come responsabile di un'organizzazione per i diritti degli animali che si occupa da anni della problematica delle foto di caccia, della caccia ai trofei e dei diritti dell'infanzia
- e come persona accusata in un procedimento penale che si basa su una delle foto di caccia del cacciatore ricreativo
Le autorità cantonali perseguono quindi, dal punto di vista della IG, un medesimo fatto di vita in due direzioni completamente diverse. Contro il critico della caccia viene costruita, a partire dall'immagine, un'azione penalmente rilevante. Contro il cacciatore ricreativo che ha prodotto e diffuso le foto di caccia in primo luogo, non si ravvisa invece alcun motivo per aprire un'indagine.
Questa asimmetria non è semplicemente una questione di gusto, ma tocca diritti fondamentali:
- il diritto alla parità di trattamento
- il diritto a un processo equo
- l'accesso a un giudice
Secondo la posizione della IG Wild beim Wild, chi è accusato in un procedimento parallelo che si fonda direttamente sulla medesima pubblicazione dell'immagine ha un interesse concreto e meritevole di tutela affinché l'impunità del post di caccia originario venga esaminata giudizialmente. Proprio questo interesse viene negato dalle autorità giudiziarie grigionesi. Spetterà ora al Tribunale federale chiarire se ciò sia compatibile con le garanzie costituzionali.
Diritti dei minori, rappresentazione della violenza e foto di caccia
Il caso ha una dimensione che nella routine giuridica viene facilmente trascurata: la protezione di bambini e adolescenti.
L'articolo 135 del Codice penale sulle rappresentazioni di violenza non è un aspetto tecnico secondario. Secondo la sua finalità, esso mira in particolare a proteggere i minori da scene di violenza crudeli o dall'apparenza crudele. Si intende evitare che i bambini vengano confrontati con immagini che possono desensibilizzarli, disorientarli o causare loro danni psicologici.
La protezione costituzionale dei minori è sancita nell'articolo 11 della Costituzione federale. La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia obbliga inoltre la Svizzera a proteggere i bambini dalla violenza fisica e psicologica, nonché da esperienze di violenza dannose. In raccomandazioni e dichiarazioni viene ripetutamente sottolineato che ciò include anche il modo in cui si tratta la violenza sugli animali e il confronto con tale violenza.
In questo contesto, le foto del bottino di caccia su Internet sono, dal punto di vista della IG, tutt'altro che un folklore venatorio innocuo. I siti web delle associazioni e i social media vengono utilizzati quotidianamente da bambini e adolescenti. I controlli dell'età o gli avvisi di avvertimento sono di norma completamente assenti. Chi, in questo ambiente, mette in scena immagini cruente di animali uccisi come trionfo personale e sollecita attivamente ulteriori invii, crea dal punto di vista della IG uno spazio in cui i seguenti rischi vengono sistematicamente accettati:
- Desensibilizzazione nei confronti della violenza sugli animali
- Danno alla capacità empatica dei bambini
- Normalizzazione di un modo di trattare gli animali selvatici che li degrada a oggetti di divertimento, potere e prestigio
La IG Wild beim Wild ha lanciato in questo contesto una petizione che chiede la punizione dei cacciatori ricreativi che permettono ai minori di partecipare alla caccia ricreativa. Essa fa riferimento ai danni psicologici che i bambini possono subire assistendo alla sofferenza degli animali, e al ben documentato nesso tra violenza sugli animali e successivi comportamenti antisociali.
Quando le autorità inquirenti archiviano denunce relative a tali rappresentazioni senza alcun esame materiale, dal punto di vista della IG viene indebolita proprio lì la finalità protettiva dei minori dell'articolo 135 CP, dove la violenza sugli animali nell'ambito della caccia ricreativa viene messa in scena pubblicamente.
Come le foto del bottino di caccia gettano discredito sulla caccia ricreativa
La tendenza sociale è difficilmente ignorabile. In sondaggi rappresentativi sulla percezione delle foto del bottino di caccia sui social media da parte dei giovani adulti emerge un quadro chiaro: le persone che non cacciano reagiscono in prevalenza negativamente alle foto di trofei.
La grande maggioranza non vuole vedere tali immagini sui social network. Molti sarebbero favorevoli almeno a chiari avvisi di avvertimento. Le associazioni spontanee alle foto dei cacciatori con le prede suonano come «disprezzo», «mancanza di empatia», «violenza». L'esposizione pubblica di animali morti peggiora l'immagine della caccia ricreativa in modo massiccio e duraturo.
La ricerca esistente conferma così ciò che le voci critiche nei confronti della caccia affermano da anni: le foto dei cacciatori con le prede non sono una buona comunicazione pubblica, bensì un disastro comunicativo. Mostrano la caccia ricreativa nel suo aspetto più brutale e offendono proprio quella maggioranza della popolazione di cui il sistema venatorio ha bisogno sul piano politico per la propria accettazione.
Quando la IG Wild beim Wild afferma pubblicamente che un poliziotto o un soldato che posa sorridendo con le proprie vittime verrebbe probabilmente congedato con disonore e inviato a una valutazione psichiatrica, non si tratta di un'analisi giuridica tecnica, bensì di un giudizio di valore provocatorio ma, dal punto di vista della IG, legittimo.
Il ricorso al concetto giuridico del «buon costume» mostra inoltre che questa critica si orienta a principi giuridici riconosciuti. Anche la legge sulla protezione degli animali riconosce la dignità dell'animale come valore intrinseco e contiene divieti di trattamenti degradanti o puramente strumentalizzanti. Le immagini di trofei che mettono in scena animali selvatici uccisi come fossero giocattoli da caccia sono difficilmente conciliabili con questa prospettiva.
È inoltre degno di nota che persino negli ambienti venatori esistono ormai restrizioni alla pubblicazione di foto dei cacciatori con le prede, ad esempio nel caso del lupo. Il legislatore ha creato con l'articolo 135 CP una fattispecie penale che sanziona espressamente le rappresentazioni di violenza eccessiva, anche nei confronti degli animali. La sensibilità nei confronti del problema esiste dunque. Dal punto di vista della IG, tuttavia, questa sensibilità si riflette finora ben poco nell'azione penale dei Grigioni.
Più di un caso isolato
Le decisioni impugnate dinanzi al Tribunale federale sono più di una formalità interna della giustizia grigionese. Sollevano questioni di principio:
- Le persone che si impegnano in modo qualificato per i diritti degli animali e dei bambini e che sono al contempo personalmente coinvolte da una fattispecie identica hanno diritto a un controllo giurisdizionale di un decreto di non luogo a procedere?
- Può lo Stato tollerare di fatto rappresentazioni di violenza sugli animali nello spazio pubblico, mentre vengono perseguite persone che documentano criticamente tale pratica?
- Quale ruolo svolgono i diritti dei bambini quando si tratta della diffusione pubblica di scene di uccisione di animali selvatici?
Il ricorso del responsabile dell'IG Wild beim Wild è diretto contro quello che, a suo avviso, è il semplice rifiuto della giustizia grigionese di affrontare queste domande. La combinazione tra un non luogo a procedere privo di motivazione, il mancato accoglimento da parte del Tribunale superiore e la contemporanea azione penale nei confronti del critico produce un effetto segnaletico che va oltre il singolo caso.
Dal punto di vista dell'IG, ciò lascia l'impressione che le immagini di caccia siano sacrosante, mentre criticarle sia rischioso.
Perché il ricorso a Losanna è necessario
Davanti al Tribunale federale non si tratta solo di una carcassa di animale selvatico in una fotografia. Si tratta del ruolo della protezione degli animali e dei diritti dei bambini in una società che ama definirsi progressista e rispettosa dello stato di diritto. Si tratta della questione di quale accesso ai tribunali abbiano coloro che prendono sul serio proprio questi diritti.
L'IG Wild beim Wild e il suo responsabile pongono con questo ricorso un bivio fondamentale. O le immagini dei cacciatori con le loro prede verranno in futuro seriamente esaminate sotto il profilo della protezione degli animali, della rappresentazione della violenza e della tutela dei minori. Oppure la giustizia lancia il segnale che vigono regole diverse là dove i cacciatori ricreativi mettono in scena i loro sanguinosi trofei.
Fino alla decisione di Losanna vige la presunzione di innocenza per tutti i coinvolti. Dal punto di vista dell'IG è già oggi chiaro: il caso mostra quanto sia urgente condurre il dibattito sulla caccia ricreativa, sulle immagini di trofei e sui diritti dei bambini, non solo nei Grigioni, ma in tutta la Svizzera.
Continua…
Per saperne di più nel dossier: Psicologia della caccia
Dossier: Caccia e protezione degli animali
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