La Francia protegge la pernice bianca, in Svizzera continua a essere cacciata
La Francia ha cancellato la pernice bianca e il gallo cedrone dall'elenco delle specie cacciabili. In Svizzera, dove nidifica il 40 per cento delle pernici bianche dell'Europa centrale, dal 16 ottobre è di nuovo aperta la stagione di caccia.
Pernice bianca. Foto: J M / Unsplash
«Nell'abito bianco»
Dal 16 ottobre le pernici bianche sono aperte alla caccia nei Grigioni e in Vallese. Anche nel cantone di Uri la specie rimane cacciabile. Nello stesso momento la Francia ha imboccato la strada opposta, ponendo la pernice bianca e il gallo cedrone sotto rigorosa protezione.
Che cosa ha deciso la Francia
L'8 settembre 2026 la Gazzetta ufficiale francese ha pubblicato due decreti. Il primo inserisce la pernice bianca (lagopède alpin) e il gallo cedrone (grand tétras) nell'elenco delle specie di uccelli protette e risale al 12 agosto 2026. L'altro cancella entrambe le specie dall'elenco delle specie cacciabili. Così non è vietato solo l'abbattimento: sono protetti anche nidi e uova, e sono vietati i disturbi intenzionali che mettono a rischio il ciclo riproduttivo. Secondo France Nature Environnement si tratta della prima estensione di questo elenco di protezione dal 2009.
L'impulso è arrivato da un tribunale. Il 2 marzo 2026 il Conseil d'État, la più alta corte amministrativa francese, ha obbligato il governo a sospendere per cinque anni la caccia alla pernice bianca su tutto il territorio nazionale. Per una specie con popolazioni in costante calo, la caccia non è compatibile con gli sforzi di conservazione, ha stabilito il tribunale. Per il gallo cedrone aveva già chiesto nel 2022 una pausa di caccia di cinque anni.
Il governo è andato oltre la sentenza e ha trasformato la moratoria temporanea in una protezione permanente. Il Consiglio nazionale per la protezione della natura ha dato parere favorevole il Giugno 2026. Nelle consultazioni pubbliche sono giunte oltre 10'000 prese di posizione per la pernice bianca e circa 16'800 per il gallo cedrone. Secondo i resoconti sulla sentenza la pernice bianca è scomparsa dal 1950 da un terzo dei comuni alpini in cui era un tempo presente, nei Pirenei da ben più di un quinto.
A conquistare la protezione sono state le organizzazioni per la protezione della natura. Il Comité Écologique Ariégeois contesta dal 2008 le autorizzazioni di abbattimento nei Pirenei, in seguito si sono aggiunte l'organizzazione per la protezione degli uccelli LPO e One Voice. Le prefetture hanno comunque emanato ogni anno nuove quote di abbattimento, e i tribunali le hanno annullate ogni anno. Nel 2022 il tribunale amministrativo di Tolosa ha perciò condannato lo Stato per comportamento colposo. Le associazioni dei cacciatori ricreativi hanno sostenuto fino all'ultimo che la caccia non fosse la causa principale del declino. Il governo non ha accolto questo argomento: nella sua motivazione della decisione rimanda allo stato di conservazione della specie e al restringimento dell'areale di distribuzione.
La Svizzera: periodo di caccia dal 16 ottobre
In Svizzera la pernice bianca rimane cacciabile. Viene ancora cacciata nei Grigioni, in Vallese e a Uri; in Ticino, secondo la Stazione ornitologica, dal 2019 non ne è stata abbattuta alcuna. In questa stagione un cacciatore ricreativo può abbattere fino a dieci pernici bianche nei Grigioni e sei in Vallese. I dettagli si trovano nell'articolo Bassa caccia 2026: cosa autorizzano all'abbattimento Grigioni, Ticino e Vallese). Secondo statistica federale della caccia nel 2025 nei tre cantoni sono state uccise 223 pernici bianche, 153 delle quali nei Grigioni. Dal 2016 al 2025 sono state 3’346.
L'Stazione ornitologica svizzera classifica la pernice bianca nella Lista Rossa come potenzialmente minacciata. Circa il 40 per cento della popolazione dell'Europa centrale nidifica in Svizzera, il Paese porta quindi un'elevata responsabilità internazionale. La Stazione ornitologica quantifica il calo dei maschi territoriali dal 1995 al 13 per cento e osserva che dal 2008 circa la popolazione si mantiene a un livello nettamente inferiore rispetto agli anni Novanta. In un comunicato del gennaio 2023 parlava, per la popolazione complessiva, di circa un terzo in meno rispetto alla metà degli anni Novanta. Come causa più probabile la Stazione ornitologica indica il riscaldamento climatico e si aspetta che l'areale di distribuzione continui a ridursi. Uno studio con la partecipazione di WSL e Stazione ornitologica prevede entro la metà del secolo una perdita dal 24 al 59 per cento degli habitat idonei. In caso di tendenze più marcatamente negative, la Stazione ornitologica chiede di ridurre la pressione venatoria o di cessare la caccia.
A Uri, nel maggio 2025, il corpo elettorale ha respinto di misura l'iniziativa «Lasciamo vivere pernice bianca e lepre variabile!» con il 52,9 per cento di voti contrari. Nel giugno 2026 il Consiglio di Stato scriveva nella sua Risposta a un'interpellanza, per la pernice bianca e la lepre bianca non esistono obiettivi venatori quantitativi. L'obiettivo sarebbe poter «sfruttare le specie a fini venatori» senza influire negativamente sulle popolazioni. Ritiene sproporzionato un monitoraggio scientifico supplementare. A Uri vengono censite tre superfici campione di circa un chilometro quadrato ciascuna. Tutto il resto sulla situazione della specie si trova nel dossier sulla pernice bianca.
Stessa specie, conclusioni opposte
La Francia e i cantoni svizzeri con la caccia valutano reperti simili in modo del tutto diverso. In Francia basta un areale in contrazione per vietare la caccia. In Svizzera una popolazione che si è stabilizzata a un livello più basso viene considerata una giustificazione per continuare a sparare.
Che l'effetto della caccia sulla pernice bianca sia «controverso» lo scriveva nel 2022 anche Wildtier Schweiz in uno studio. Il committente era CacciaSvizzera, l'associazione mantello dei cacciatori ricreativi. Quanto Wildtier Schweiz sia strettamente legata alla caccia ricreativa lo mostra l'articolo Wildtier Schweiz: etichetta di ricerca, nucleo di caccia ricreativa.
Per quanto riguarda il gallo cedrone, la Svizzera è più avanti della Francia: qui è protetto da decenni. Ma la protezione da sola non lo ha salvato. Un censimento a livello nazionale nel 2001 contava ancora da 450 a 500 maschi, la metà rispetto al 1971. Nel cantone di Friburgo la specie è ormai considerata praticamente estinta, come mostra l'articolo Il gallo cedrone è praticamente estinto a Friburgo. Chi aspetta che una specie collassi arriva troppo tardi con la protezione.
Commento: una vittima del clima come preda per il tempo libero
Contro il cambiamento climatico nessun cantone può fare nulla da solo. Contro l'abbattimento sì, e con una sola modifica delle disposizioni sulla caccia. La legge federale sulla caccia consente espressamente ai cantoni di stralciare delle specie dall'elenco degli animali cacciabili. I Grigioni, il Vallese e Uri vi rinunciano.
Ogni abbattimento toglie un altro animale a una specie il cui habitat si sta comunque sciogliendo. Una necessità di questa caccia non la sostengono nemmeno le autorità: Uri parla apertamente di «sfruttamento», i Grigioni di sfruttamento sostenibile. Robert Brunold, allora presidente dell'associazione dei cacciatori a patente grigionesi, disse nel 2015 alla SRF che alla maggior parte interessa, con le pernici bianche, avere in casa un animale del genere imbalsamato. Per un esemplare imbalsamato appeso al muro, la Svizzera mette a rischio una specie per la quale ha una responsabilità a livello europeo.
La Francia ha dimostrato che è possibile. Lì sono serviti i tribunali, perché per anni l'amministrazione ha dato ascolto ai cacciatori ricreativi. In Svizzera i parlamenti cantonali possono agire da soli. Chi desidera scrivere ai propri rappresentanti in Grigioni, in Vallese o a Uri troverà dei modelli sul sito testi modello per interventi critici verso la caccia nei parlamenti cantonali.
Fonti: Arrêté du 12 août 2026 modifiant l’arrêté du 29 octobre 2009 fixant la liste des oiseaux protégés, pubblicato nel Journal officiel dell'8 settembre 2026; Conseil d’État, decisione n. 497460 del 2 marzo 2026; Conseil national de la protection de la nature, deliberazione n. 2026-19 del 17 giugno 2026; Ministère de la Transition écologique, motivazione della decisione e sintesi della consultazione, 2026; France Nature Environnement Occitanie Pyrénées, 9 settembre 2026; UFAM, Statistica federale della caccia, consultata il 24 ottobre 2026; Stazione ornitologica svizzera, «Caccia agli uccelli in Svizzera» e comunicato del 24 gennaio 2023; Global Change Biology, aprile 2022; Consiglio di Stato di Uri, risposta all'interpellanza Loa Wild, 16 giugno 2026; Cantone di Uri, risultato della votazione del 18 maggio 2025; Wildtier Schweiz, «Auswirkungen der Jagdbarkeit auf Birkhuhn, Alpenschneehuhn, Waldschnepfe, Feld- und Schneehase», 2022; UFAM, Piano d'azione Gallo cedrone Svizzera, 2008; SRF, Regionaljournal Graubünden, 6 ottobre 2015.
Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri Dossier sulla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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