Nidvaldo: cacciatore ricreativo abbatte due cervi dopo la fine dell'orario di tiro
Tiro effettuato con circa 15 minuti di ritardo: il Tribunale d'appello di Nidvaldo ha confermato una richiesta complessiva di oltre 8'000 franchi.
Un cacciatore ricreativo ha abbattuto due cervi rossi nel cantone di Nidvaldo circa 15 minuti dopo la fine dell'orario di tiro consentito.
Il 7 novembre 2024 il Tribunale d'appello di Nidvaldo ha confermato la condanna per ripetuta violazione colposa della legge sulla caccia. Tra multa, risarcimento del valore e spese procedurali, l'uomo deve versare alla cassa del tribunale 8'270 franchi. La sentenza anonimizzata è stata pubblicata il 17 aprile 2026.
Due colpi nel crepuscolo
La sera del 6 settembre 2022, verso le 19.30, il cacciatore ricreativo si è recato a una radura boschiva al di sopra di un fondo nel comune di X. Durante l'alta caccia, dal 1° al 20 settembre 2022, gli orari di tiro nel cantone di Nidvaldo erano limitati dalle 06.00 alle 20.30. Quando i cervi sono usciti dal bosco, il cacciatore ricreativo ha sparato due colpi, abbattendo un cerbiatto e un fusone, un giovane cervo.
Una segnalazione di un residente alla polizia ha messo in moto il caso. Due persone informate sui fatti hanno dichiarato di aver udito i colpi solo dopo le 20.40. Lo stesso cacciatore ricreativo ha mantenuto la sua versione, ossia di aver sparato il secondo colpo quando la campana della chiesa batteva le 20.30. Il tribunale, a suo favore, ha preso come riferimento gli orari più anticipati indicati ed è giunto alla conclusione che entrambi i colpi sono stati sparati dopo le 20.30.
Controversia su dolo o colpa
Il Tribunale cantonale di Nidvaldo aveva condannato l'uomo nel marzo 2024 per reato colposo con una multa di 2'500 franchi. La procura ha impugnato la sentenza dinanzi al Tribunale d'appello. Essa ha chiesto una condanna per violazione dolosa e una pena pecuniaria con la condizionale di 15 aliquote giornaliere da 115 franchi ciascuna.
L'accusa sosteneva che il cacciatore ricreativo avesse guardato l'orologio per l'ultima volta alle 20.20 e sapesse di poter sparare solo fino alle 20.30. In quanto cacciatore ricreativo esperto, con circa 40 anni di pratica, avrebbe dovuto essere consapevole che il tempo stava per scadere. Non avrebbe voluto perdersi l'« esperienza di caccia estrema » e avrebbe accettato di superare l'orario consentito per sparare.
Il tribunale superiore non ha seguito questa argomentazione. È giunto alla conclusione che il cacciatore ricreativo, a causa dell'agitazione nella situazione, avesse valutato male il tempo ed era convinto di sparare ancora entro l'orario consentito. Mancherebbe quindi la componente di conoscenza e volontà necessaria per il dolo. Con la dovuta prudenza avrebbe però dovuto tenere d'occhio la finestra temporale, ad esempio guardando nuovamente l'orologio prima di sparare. Resta dunque il reato commesso per negligenza.
Oltre 8’000 franchi da pagare
Il tribunale superiore ha confermato la multa di 2’500 franchi, con dieci giorni di pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento colpevole. A questi si aggiungono un risarcimento del valore di 4’000 franchi a favore del cantone di Nidvaldo e spese procedurali di 1’770 franchi. Complessivamente il cacciatore ricreativo deve versare alla cassa del tribunale 8’270 franchi. Il ricavato sequestrato di 272 franchi per la vendita del vitello abbattuto è stato confiscato.
Poiché la procura non è riuscita con le sue richieste, le spese del procedimento d'appello di 1’500 franchi vanno a carico dell'erario pubblico. Non era più stata impugnata un'ulteriore condanna per violazione della legge sulle armi: il cacciatore aveva trasportato un'arma da fuoco senza separare arma e munizioni.
Rigore nella forma, indulgenza nella volontà di agire
Il caso mostra una tensione di fondo della caccia ricreativa. Gli orari di caccia non sono burocrazia, ma regole di tutela. Devono garantire che si spari solo con sufficiente luce, che gli animali siano identificati con sicurezza e non solo feriti, e che la caccia resti controllabile. Chi spara nel crepuscolo aumenta il rischio di tiri errati e di animali che muoiono in modo straziante.
Resta degna di nota la motivazione: a un cacciatore ricreativo con quattro decenni di esperienza viene riconosciuto di aver valutato male il tempo nella concitazione. Ciò che viene considerato una circostanza attenuante può però essere letto anche diversamente. Se proprio la routine e l'esperienza non proteggono dal trasgredire, nel momento decisivo, la regola più semplice, sorge la domanda sull'affidabilità del sistema nel suo complesso. La differenza tra «ancora consentito» e «già vietato» decide qui sulla vita e la morte degli animali selvatici.
Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Bracconaggio e criminalità venatoria in Svizzera documentiamo casi, questioni giuridiche e schemi ricorrenti. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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