15 giugno 2026, 08:09

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Caccia

Cacciatore ricreativo spara a una quaglia e colpisce un podista al viso

Durante un addestramento di cani nell'Italia settentrionale, un colpo di pallini manca il bersaglio. Un corridore di 68 anni viene colpito accanto all'occhio. Se non fosse stato un cacciatore ricreativo, sarebbe già in corso un procedimento penale.

Redazione Wild beim Wild · 15 giugno 2026
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«Che gli altri stiano attenti»

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Domenica mattina, 14 giugno 2026, verso le nove un uomo di 68 anni faceva jogging lungo una strada presso Rosa Vecchia, una frazione di San Vito al Tagliamento, nella provincia di Pordenone, nell'Italia settentrionale.

Era il suo solito percorso. A pochi metri dal sentiero, su un terreno d'addestramento designato come «Zona cinofila Sanvitese», un cacciatore ricreativo di 49 anni allenava i suoi cani. Sul campo era stata liberata una quaglia, come bersaglio vivo per l'addestramento.

Il cacciatore ricreativo esplose un colpo di pallini contro l'uccello. Alcuni dei pallini mancarono la quaglia e colpirono il podista al braccio e al viso, uno di essi proprio accanto all'occhio destro. I soccorritori del servizio di emergenza prestarono le prime cure all'uomo sul posto e lo trasportarono poi all'ospedale di Pordenone per una visita oculistica. Non vi era pericolo di vita, ma la lesione all'occhio era abbastanza grave da far temere un danno permanente. I carabinieri indagano sulla dinamica e verificano se le norme di sicurezza della zona cinofila siano state rispettate.

Quale «colpa» aveva la quaglia?

Nessuna. La quaglia non aveva alcuna colpa, alcun motivo, alcun reato. Era un oggetto di scena vivente, liberato affinché i cani da caccia potessero esercitarsi nello stanare e nel riportare. La sua morte era prevista fin dall'inizio. Che durante il tiro contro di lei un uomo che correva nei pressi abbia quasi perso un occhio è la logica conseguenza di una pratica in cui si spara con pallini nelle vicinanze di sentieri pubblici.

Due pesi e due misure

Si immagini se un privato cittadino, domenica mattina, avesse esploso un colpo di fucile a pallini in un'affollata area ricreativa e avesse colpito un podista accanto all'occhio. Vi sarebbero un arresto, un sequestro dell'arma, un'accusa di lesioni personali gravi, presumibilmente la custodia cautelare. Se un poliziotto in servizio sparasse in modo così incontrollato in direzione di un passante, un'analisi disciplinare e penale sarebbe fuori discussione.

Per il cacciatore ricreativo vale un altro metro di giudizio. Qui si parla di «incidente di caccia», l'arma è «acquistata legalmente», il terreno «segnalato con cartelli». L'indagine sfocia nell'accusa di lesioni colpose, e l'esperienza dell'intera area di lingua tedesca mostra che tali procedimenti raramente hanno conseguenze tangibili. Sparare ad animali vivi come attività ricreativa gode di uno spazio protetto giuridico e sociale che nessun altro uso armato di armi da fuoco conosce.

Questo caso non è un'eccezione italiana. Nel novembre 2025, a Grossefehn nella Bassa Sassonia, due passeggiatori sono stati colpiti dai pallini di una battuta. A fine novembre 2024, nella località vodese di Oulens-sous-Echallens, un cacciatore ricreativo di 64 anni è morto per il colpo di un collega. La lista di persone estranee ferite e uccise, da passeggiatori a ciclisti fino a bambini, è lunga e si allunga anno dopo anno. Dove si spara per il divertimento dei cacciatori ricreativi, inevitabilmente anche le persone finiscono nella linea di tiro.

La domanda non è se questi episodi siano «casi isolati». La domanda è perché un'attività che mette regolarmente in pericolo persone estranee continui ad essere trattata come un hobby innocuo, invece che come ciò che è nei fatti: una messa in pericolo calcolata della collettività.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Bracconaggio e criminalità venatoria in Svizzera documentiamo casi, questioni giuridiche e schemi ricorrenti. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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