Cacciatore per hobby tende una trappola mortale per i mountain biker: l'accusa è di tentato omicidio
Un affittuario di caccia di 60 anni comparirà in tribunale dal 22 giugno 2026 per tentato omicidio. Non è un caso isolato.
A partire da lunedì 22 giugno 2026, un cacciatore per hobby di 60 anni dovrà rispondere davanti al tribunale regionale di Heilbronn per aver presumibilmente teso ripetutamente cavi d'acciaio attraverso un sentiero per mountain bike nell'estate del 2024.
La procura lo accusa di tentato omicidio.
Il luogo del crimine si trova nel bosco tra Weinsberg ed Eberstadt (Baden-Württemberg), sul cosiddetto «Dachstrail», un percorso molto amato dalle mountain biker e dai mountain biker. Secondo l'atto d'accusa, di cui hanno riferito il 17 giugno 2026 come fonte primaria le Stuttgarter Nachrichten, l'imputato avrebbe teso più volte cavi d'acciaio attraverso il sentiero tra metà giugno e metà agosto 2024. L'obiettivo: scacciare le mountain biker e i mountain biker dalla sua riserva.
Cavo più resistente dopo i tentativi falliti
Particolarmente aggravante per l'imputato è, secondo l'atto d'accusa, il fatto che dopo i primi tentativi falliti abbia utilizzato un cavo d'acciaio decisamente più resistente. La procura interpreta questo come prova di un'azione mirata e premeditata. In caso di collisione ci si sarebbe dovuti aspettare gravi ferite da taglio e gravi lesioni da caduta. Secondo le Stuttgarter Nachrichten, l'imputato avrebbe consapevolmente messo in conto conseguenze mortali.
La procura ritiene soddisfatto l'elemento del dolo dell'agguato proditorio: i cavi erano invisibili per chi pedalava e ne sfruttavano l'inconsapevolezza e l'inermità. Fortunatamente un mountain biker ha scoperto il cavo in tempo e lo ha rimosso prima che qualcuno si facesse male.
Sei giorni di udienza, sentenza attesa per fine luglio
Il tribunale regionale di Heilbronn ha fissato sei giorni di udienza. Sono stati convocati 17 testimoni e cinque periti. La sentenza dovrebbe essere pronunciata a fine luglio 2026.
La prova delle caratteristiche dell'omicidio dovrebbe essere l'ostacolo decisivo nel processo. In casi analoghi, i tribunali spesso declassano tali accuse a tentato omicidio colposo. Già nell'agosto 2024, la polizia criminale di Heilbronn aveva arrestato in un altro caso un sospetto di 59 anni di Hardthausen, accusato anch'egli di aver teso fili sui sentieri per mountain bike; il tribunale distrettuale di Heilbronn emise allora un mandato d'arresto per tentato omicidio (Pirsch, agosto 2024). Il processo attuale non è dunque un caso isolato, nemmeno nella zona di Heilbronn.
Uno schema di violenza territoriale
In Austria, già nel 2018 un cacciatore per hobby di 47 anni del distretto di Braunau comparve davanti al tribunale regionale di Ried per tentate lesioni gravi: aveva teso una fune d'acciaio spessa pochi millimetri all'altezza della testa attraverso un sentiero forestale, per scacciare dalla sua riserva mountain biker e motociclisti di motocross (OE24, luglio 2018). Anche lì la fune fu scoperta solo per caso.
Lo schema è lo stesso in tutti i casi noti: una parte dei cacciatori per hobby tratta il bosco come un territorio privato da difendere contro chi cerca svago, se necessario con mezzi che mettono in conto la morte di persone. Questa concezione non è solo moralmente inaccettabile, è anche giuridicamente insostenibile.
Ciò che la legge regola in modo inequivocabile
La legge federale tedesca sulle foreste (BWaldG) stabilisce all'articolo 14 che l'accesso al bosco a scopo di svago è consentito a tutte le persone. Un contratto di affitto di caccia non conferisce alcun diritto di mettere in pericolo terzi o di scacciarli da terreni pubblici.
In Svizzera vale lo stesso principio in modo ancora più chiaro: l'articolo 14 della legge federale sulle foreste (WaG) garantisce espressamente il diritto di accesso al bosco a scopo di svago come diritto generale. Né la legge federale sulla caccia (JSG) né una legge cantonale sulla caccia conferiscono ai cacciatori per hobby alcun diritto di limitare questo accesso. Nei cantoni con caccia a patente, che costituiscono circa il 65 percento dei cantoni in Svizzera, le cacciatrici e i cacciatori per hobby non acquisiscono comunque alcuna responsabilità di riserva e tanto meno alcun diritto di proprietà sulle superfici forestali.
Chi come cacciatrice o cacciatore per hobby in Svizzera mette in pericolo gli utenti del bosco con trappole o cavi metallici si rende punibile secondo il Codice penale svizzero per lesioni personali gravi (art. 122 CP), in caso di comprovata intenzione di uccidere per tentato omicidio (art. 111 CP) o tentato assassinio (art. 112 CP).
La narrazione della «quiete della fauna» è attività di lobby, non ecologia
Come movente nel caso attuale, l'atto d'accusa indica che l'imputato voleva impedire che i mountain biker disturbassero la fauna nella sua riserva. Questa narrazione merita una chiara classificazione: non è scientificamente provato che l'uso ricreativo danneggi in modo durevole la popolazione selvatica di una riserva. Determinanti per le popolazioni selvatiche sono la qualità dell'habitat, l'offerta di cibo e la pressione venatoria, non il passaggio occasionale di una mountain biker o di un mountain biker.
L'argomento della «quiete della riserva» è uno strumento di politica venatoria che le associazioni di caccia e i cacciatori per hobby organizzati impiegano attivamente per poter di fatto privatizzare le superfici boschive pubbliche. Nel caso di Heilbronn, questo modo di pensare ha portato a una conseguenza potenzialmente letale. Se il verdetto si concludesse con una condanna definitiva per tentato assassinio, sarebbe un segnale importante che il bosco appartiene a tutti.
Maggiori approfondimenti sul rapporto tra caccia per hobby e spazio pubblico: Wildbeimwild.com – Dossier critica alla caccia
Tutta la copertura su reati e aggressioni da parte di cacciatrici e cacciatori per hobby: Wildbeimwild.com – Critica alla caccia: violenza e diritto
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