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Caccia

Politica sul lupo in Svizzera: l'incompetenza ha un volto

L'anno scorso nel Canton Grigioni è stato predato solo la metà degli animali da reddito rispetto all'anno precedente. Una tendenza sorprendente, considerando al contempo il numero più elevato di pecore e di lupi nel cantone.

Redazione Wild beim Wild · 27 aprile 2024

La Convenzione di Berna critica la politica sul lupo

L'Ufficio della Convenzione di Berna, un organo del Consiglio d'Europa, critica la gestione della popolazione di lupi in Svizzera definendola «estremamente preoccupante» e «arbitraria».

Le nuove disposizioni venatorie, guidate dal Consigliere federale Albert Rösti (UDC), hanno suscitato accese controversie.

La Convenzione di Berna chiede alla Svizzera di chiarire la propria definizione di «danni gravi» causati dai lupi e di presentare un rapporto aggiornato sulla popolazione di lupi. L'uccisione di oltre 50 lupi nell'ultimo inverno, senza alcuna prova di attacchi a pecore, ha sollevato preoccupazioni. Come riporta il «Tages-Anzeiger», citando dati del Canton Vallese, nessuno dei 50 animali abbattuti aveva predato una pecora. Ciò emergerebbe da campioni di DNA prelevati dagli animali predati, che consentono di risalire a un determinato lupo.Tages-Anzeiger con riferimento ai dati del Canton Vallese, nessuno dei 50 animali abbattuti aveva predato una pecora. Ciò emergerebbe da campioni di DNA prelevati dagli animali predati, che permettono di attribuire l'attacco a un determinato lupo.

L'ordinanza contraddice la legge sulla caccia

Le rapide modifiche alle disposizioni venatorie per i lupi hanno suscitato critiche interne. Sono emersi conflitti giuridici sia con la Convenzione di Berna sia con il diritto venatorio svizzero. Diversi ricorsi contro gli ordini di abbattimento di lupi nei Cantoni dei Grigioni e del Vallese sono pendenti presso il Tribunale amministrativo federale.

La stessa legge svizzera sulla caccia contrasterebbe direttamente con l'ordinanza, che consente tra l'altro la completa eliminazione di un branco non appena un suo esemplare abbia causato un danno. «Per una specie protetta come il lupo occorre esercitare la massima cautela», recita la legge. L'ordinanza del Consigliere federale Albert Rösti sarebbe «del tutto incompatibile con la legge sulla caccia».

Sebbene il regolamento del consigliere federale dell'UDC sia, secondo l'Ufficio federale di giustizia, in diretto conflitto con diverse legislazioni vigenti in Svizzera, il massacro dovrebbe riprendere a partire da settembre 2024.

83% delle pecore sbranate non erano protette

Le statistiche dell'ufficio cantonale per la caccia e le idiozie dei Grigioni mostrano inoltre che quando il lupo attacca, spesso le pecore non erano sufficientemente protette.

Un altro dato delle statistiche è particolarmente significativo: l'83% delle pecore e delle capre sbranate non era sufficientemente protetto. Ben 58 animali avrebbero addirittura perso la vita poiché non erano state adottate misure di protezione delle greggi in via preventiva.

Il fatto che nelle ultime settimane si siano avvistati sempre più lupi in prossimità degli insediamenti è una conseguenza degli abbattimenti incontrollati. Si tratta tutti di lupi giovani dispersi a causa dello sterminio non scientifico del loro branco.

Dossier: Il lupo in Svizzera: fatti, politica e i limiti della caccia

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Ruolo e critica dei cacciatori ricreativi analizziamo la formazione, il potere e l'autopercezione dei cacciatori ricreativi. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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