Perché la caccia ricreativa non protegge la popolazione, ma la mette in pericolo
Da generazioni la caccia ricreativa ci vende una promessa: regolerebbe la natura, manterrebbe sane le popolazioni e proteggerebbe così la popolazione dalle malattie.
«Nel bosco risuona un'antica promessa»
Sembra responsabile.
Ma la scienza moderna disegna un quadro diverso. In più punti questo argomento di protezione si rivela l'opposto. Chi vuole davvero proteggere la popolazione deve preservare i predatori, invece di abbatterli.
1. Zecche: chi uccide le volpi alimenta il rischio di borreliosi
Le volpi mangiano ogni anno migliaia di topi, e proprio questi roditori sono gli ospiti più importanti per le zecche. Uno studio del biologo olandese Tim Hofmeester ha dimostrato: dove vivono molti predatori, significativamente meno zecche sono portatrici dell'agente patogeno della borreliosi, perché i topi si nascondono più spesso e vengono infestati meno frequentemente dalle larve di zecca. Dove la volpe scompare, aumenta quindi non solo il numero di topi, ma anche il rischio di infezione per l'essere umano. Da ricordare: in Svizzera, secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica, ogni anno si ammalano di borreliosi stimativamente tra 6'000 e 12'000 persone. Maggiori informazioni nell'articolo «Le volpi come alleate nella lotta contro la borreliosi».
2. Tenia della volpe: la caccia diffonde ciò che presumibilmente combatte
L'esempio più evidente lo fornisce uno studio di quattro anni condotto nei dintorni della città francese di Nancy. Nonostante una pressione venatoria aumentata del 35 per cento e 776 volpi abbattute, la popolazione non è diminuita, e la prevalenza della tenia della volpe è salita dal 40 al 55 per cento, mentre nell'area di controllo è rimasta stabile. Il motivo: nelle riserve svuotate dagli abbattimenti si trasferiscono volpi giovani, che espellono un numero particolarmente elevato di uova di tenia. La caccia ricreativa aggrava quindi esattamente il pericolo che pretende di scongiurare. Dettagli nel «Verifica dei fatti sulla tenia della volpe».
3. Piombo nella selvaggina: la caccia avvelena la catena alimentare
Mentre la caccia ricreativa mette in guardia dai parassiti, essa stessa introduce un metallo pesante altamente tossico nel nostro cibo. I proiettili contenenti piombo si frammentano all'impatto, finissime schegge penetrano in profondità nella carne e lì sono difficilmente riconoscibili. L'Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi annovera cinghiale, capriolo e cervo tra gli alimenti più contaminati da piombo. Per il piombo non esiste una dose innocua. Di conseguenza, la raccomandazione delle autorità è chiara: bambini, donne incinte e donne in età fertile non dovrebbero mangiare selvaggina abbattuta con munizione al piombo. A essere particolarmente colpiti sono proprio i grandi consumatori, ossia i cacciatori ricreativi e le loro famiglie.
4. Il mito della regolazione: uccidere non riduce le popolazioni
Il presunto argomento principale della caccia ricreativa è biologicamente confutato. Le popolazioni di volpi fortemente cacciate compensano le perdite con tassi di natalità più elevati e immigrazione. Uno studio francese a lungo termine dimostra che una caccia intensiva tende a far aumentare la popolazione e incrementa il rischio di infezione di circa il 15 percento. Chi spara, alla lunga raccoglie più volpi, non meno. La «regolazione» è dunque un circolo vizioso che si autoalimenta.
5. Si può fare anche senza spargimento di sangue, e in modo più efficace
È ormai dimostrato da tempo che la tutela della salute funziona anche senza fucile. La rabbia terrestre è stata debellata con esche vaccinali, e la Svizzera è considerata esente da decenni. Contro l'echinococco agiscono le esche antiparassitarie: nelle zone trattate la prevalenza è scesa in primavera dal 13,3 al 2,2 percento. E il controllo più efficace di topi e zecche lo svolge la volpe stessa, gratis e 24 ore su 24.
Conclusione
La promessa di protezione della caccia ricreativa crolla a ogni singolo anello. Non riduce le popolazioni, aumenta l'infestazione da tenia, favorisce zecche e borreliosi, e introduce piombo nella nostra alimentazione. La protezione della popolazione ha un altro aspetto. Significa: proteggere i predatori, puntare su metodi non cruenti collaudati e porre fine alla caccia ricreativa laddove essa nuoce più di quanto giovi. Maggiori informazioni sulle nostre richieste nel dossier sulla critica alla caccia e su Legge sulla caccia.
Fonti
- Comte, S., Umhang, G., Raton, V., Raoul, F., Giraudoux, P., Combes, B., Boué, F. (2017): Echinococcus multilocularis management by fox culling: an inappropriate paradigm. Preventive Veterinary Medicine 147, 178-185.Vedi studio
- Hofmeester, T. R., Jansen, P. A., Wijnen, H. J., Coipan, E. C., Fonville, M., Prins, H. H. T., Sprong, H., van Wieren, S. E. (2017): Cascading effects of predator activity on tick-borne disease risk. Proceedings of the Royal Society B 284: 20170453. Visualizza lo studio
- Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR): contaminazione da piombo della selvaggina dovuta all'uso di munizione al piombo nella caccia. Visualizza la presa di posizione
Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Bracconaggio e criminalità venatoria in Svizzera documentiamo casi, questioni giuridiche e schemi ricorrenti. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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