30.10.2026, 13:37

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Caccia

Il tribunale ferma gli abbattimenti di volpi disposti dalle autorità nelle Alpi francesi

Due agnelli morti in una rete sono bastati alla prefettura per autorizzare per un mese la caccia alla volpe con tecnologia per la visione notturna. Il tribunale amministrativo di Marsiglia ha visto seri dubbi sulla legittimità del provvedimento.

Redazione Wild beim Wild · 30 ottobre 2026
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Nel comune francese di Les Orres, nelle Hautes-Alpes, dal 6 ottobre 2026 era consentito sparare alle volpi giorno e notte, con tecnologia a immagine termica, su tutto il territorio comunale e fin nelle immediate vicinanze delle abitazioni. Il provvedimento della prefettura era valido fino all'8 novembre e non prevedeva alcun limite né al numero degli interventi né al numero delle volpi uccise. In seguito a un ricorso dell'organizzazione per il benessere animale One Voice, il tribunale amministrativo di Marsiglia ha sospeso gli abbattimenti. L'udienza si è tenuta il 26 ottobre; One Voice ha reso pubblica la decisione il 30 ottobre.

Due agnelli morti, uno scomparso, nessuna prova

Il motivo del provvedimento era modesto: due agnelli trovati morti in una rete e un terzo scomparso. Nelle vicinanze erano state fotografate delle volpi. Nient'altro. One Voice ha replicato che la semplice presenza di una volpe non dice nulla sulla causa della morte e che le volpi, del resto, non sono tipici predatori di agnelli. Chi trova animali morti in montagna vi trova regolarmente anche delle volpi: ripuliscono le carcasse. Ed è proprio per questo che vengono poi accusate.

Lo schema è noto dal dibattito svizzero. Una predazione, un sospetto, una foto, e alla fine c'è un'autorizzazione all'abbattimento. L'onere della prova si ribalta: non è l'autorità a dover dimostrare che un determinato animale ha causato il danno, ma è l'animale che dovrebbe provare la propria innocenza.

Che cosa ha esaminato il giudice

Il giudice ha riconosciuto innanzitutto l'urgenza: una volpe uccisa non può essere riportata in vita, la misura è irreversibile. Nel merito si è basato su due punti. Primo, mancavano le prove degli attacchi attribuiti alle volpi. Secondo, la legge richiede un danno rilevante dimostrato, e anche questa dimostrazione non era stata fornita. Insieme, questi elementi hanno fondato seri dubbi sulla legittimità del provvedimento.

Degno di nota è un terzo punto: il giudice ha incluso nella sua ponderazione il ruolo delle volpi nell'ecosistema. È più di una formalità. Significa che l'utilità di un predatore non viene più trattata come una questione secondaria, comunque incapace di pesare di fronte a un danno solo asserito.

La tecnologia che sarebbe stata impiegata

Erano autorizzati abbattimenti notturni con tecnologia a immagine termica, fin ai margini degli insediamenti, cioè là dove normalmente non si caccia. Con simili dispositivi la caccia diventa una ricerca di punti di calore nel buio. Quanto tutto ciò abbia poco a che fare con l'immagine della caccia leale, Wild beim Wild l'ha mostrato nel dossier sulla caccia notturna e sulla caccia high-tech.

In Svizzera questa via non esiste quasi

La differenza decisiva non sta nella compassione, ma nella procedura. In Francia un'organizzazione per la protezione degli animali può portare davanti al giudice amministrativo, nel giro di pochi giorni, un singolo provvedimento di abbattimento, e lo fa regolarmente e spesso con successo. In Svizzera questa via è stretta. Nel settembre 2026 il Tribunale federale ha negato all'associazione CHWolf il diritto di ricorso delle organizzazioni, per cui gli abbattimenti di sette branchi di lupi sono rimasti senza verifica giudiziaria. I dettagli di questa sentenza sono nell'articolo «Tribunale federale: CHWolf non può ricorrere contro gli abbattimenti di lupi».

Con la volpe la questione non si pone nemmeno in questa forma. Nella quasi totalità dei cantoni è selvaggina cacciabile, viene uccisa durante la normale stagione di caccia, senza alcun provvedimento individuale contro cui qualcuno possa ricorrere. Ciò che a Les Orres è stato autorizzato come misura straordinaria e fermato da un tribunale, da noi è la normalità, solo senza tribunale.

Circa 21’000 volpi uccise all'anno, e Ginevra ne fa a meno

In Svizzera oggi vengono uccise circa 21’000 volpi all'anno, 25 anni fa erano oltre 42’000. Il calo del carniere non ha causato alcun problema visibile, come mostra l'analisi «Statistica della caccia dal 2000 al 2025» dimostra. Nel Cantone di Ginevra, dove la caccia ricreativa è vietata dal 1974, il numero di volpi si attesta tra zero e diciotto all'anno, e anche lì non è crollato nulla. Il fact-checking sui dati di Ginevra riassume ciò che emerge dalle statistiche ufficiali in merito.

Cosa potete fare adesso

La forma di partecipazione più efficace non è una firma, ma una lettera personale ai propri deputati cantonali. Sulla pagina della campagna «Divieto della caccia alla volpe» trovate gli indirizzi di tutti i cantoni e una lettera modello che potete adattare e spedire in pochi minuti. Vi è documentato anche come i singoli cantoni hanno reagito finora alla richiesta.

Fin dove sia arrivata nel frattempo l'iniziativa lo mostra l'articolo «L'iniziativa di Pascal Wolf arriva al Parlamento europeo». E come argomenta la controparte lo potete leggere nell'articolo «Il presidente di Jagdschutz definisce la vaccinazione estrema».

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Ruolo e critica dei cacciatori ricreativi analizziamo la formazione, il potere e l'autopercezione dei cacciatori ricreativi. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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