21.10.2026, 07:43

Cerca

Caccia

Statistica della caccia 2000-2025: uccise la metà delle volpi, la popolazione di cervi continua a crescere

La statistica federale della caccia mostra, dal 2000, la metà delle volpi uccise, più abbattimenti di cervi e cinghiali e una popolazione di cervi in crescita.

Redazione Wild beim Wild · 21 ottobre 2026
Audio dell'articolo

Più colpi, più animali

0:00 -0:00
Tutte le canzoni

Venticinque anni fa i cacciatori ricreativi in Svizzera abbattevano oltre 39’000 volpi all'anno, oggi ne restano circa 19’000. Per gli uccelli il calo è ancora maggiore. Allo stesso tempo le popolazioni di cervi crescono, anche se oggi vengono abbattuti quasi il doppio dei cervi rispetto al 2000. L'analisi della Statistica federale della caccia su un quarto di secolo mostra dove la caccia ricreativa è diminuita, dove è aumentata e dove non mantiene la propria promessa.

Confrontiamo gli anni 2000 e 2025. Per «uccisi» intendiamo la somma di «abbattimento» (caccia ricreativa ordinaria) e «abbattimento speciale» (interventi al di fuori della caccia ordinaria, di norma da parte del servizio faunistico). I dati dei singoli anni li abbiamo analizzati nei nostri dossier annuali sulla statistica della caccia in Svizzera.

Un quarto in meno di animali selvatici uccisi

Nel 2000 in Svizzera sono stati uccisi 179’340 animali selvatici, nel 2025 erano 133’508. Si tratta di circa il 26 % in meno. Il calo riguarda la caccia ricreativa ordinaria: la categoria «abbattimento» è scesa da 174’361 a 124’601 animali (−29 %). Gli abbattimenti speciali sono invece saliti da 4’979 a 8’907 (+79 %).

Grafico a linee 2000-2025, animali uccisi per anno: capriolo da 42
Fonte: Statistica federale della caccia (UFAM). Grafico: Wild beim Wild

Volpe: dimezzata

Il picco della caccia alla volpe è stato raggiunto nel 1998 con 44’155 volpi uccise. Nel 2000 erano 42’221, nel 2025 solo 20’938. Il solo abbattimento da parte dei cacciatori ricreativi è sceso da 39’208 a 19’208, ovvero del 51 %. Il punto più basso risale al 2022, con 16’922 volpi.

La caccia alla volpe è diminuita maggiormente in questi cantoni:

  • Berna: da 7’975 a 2’355 volpi uccise (−70 %)
  • Vaud: da 3’514 a 478 (−86 %)
  • Friburgo: da 2’682 a 1’004 (−63 %)
  • Giura: da 1’830 a 427 (−77 %)
  • Ticino: da 609 a 76

Il calo è stato nettamente inferiore nei Grigioni (da 2’725 a 2’027, −26 %) e in Vallese (da 1’865 a 1’556, −17 %). A Lucerna il numero è rimasto quasi invariato (da 2’696 a 2’582).

Illuminante è il dato sugli animali rinvenuti morti, ovvero le volpi trovate morte, per lo più vittime del traffico. Non è diminuito, ma è leggermente aumentato: da 10’686 nel 2000 a 11’922 nel 2025, con un picco di 13’793 nel 2021. Gli animali rinvenuti morti dipendono anche dal traffico e non sono un indicatore della consistenza della popolazione. Ma dimostrano che le volpi non sono scomparse. E la statistica non fornisce alcuna prova che gli elevati numeri di abbattimento del passato fossero necessari. Maggiori informazioni sul ruolo della volpe sono disponibili nei dossier «La volpe in Svizzera» e «Autoregolazione delle popolazioni selvatiche».

Uccelli: più che dimezzati

Nel 2000 sono stati uccisi 48’862 uccelli, nel 2025 ancora 22’178. Si tratta del 55 % in meno. Il calo riguarda quasi tutte le specie:

  • Ghiandaia: da 8’895 a 1’007 (−89 %)
  • Cornacchia nera: da 13’643 a 6’537
  • Gazza: da 3’262 a 643
  • Piccione domestico: da 7’612 a 4’409
  • Germano reale: da 6’749 a 3’792
  • Fagiano: da 155 a 2

La quota maggiore del calo spetta al cantone di Berna: qui il numero di uccelli uccisi è sceso da 13’559 a 1’723. A Zurigo si è dimezzato, da 8’159 a 4’189, in Ticino da 3’700 a 1’862.

Ciononostante, in Svizzera i cacciatori ricreativi uccidono ancora ogni anno oltre 19’000 uccelli, tra cui circa 1’000 ghiandaie. A questi si aggiungono circa 2’500 uccelli provenienti da abbattimenti speciali. Per quale scopo, lo mostrano i dossier «La ghiandaia in Svizzera», «I corvidi in Svizzera» e «Gli uccelli acquatici in Svizzera».

Ungulati: più abbattimenti, ma più cervi

Per gli ungulati l'andamento è opposto. Nel caso del cervo, il numero di animali uccisi è quasi raddoppiato, da 7’036 a 13’885. La popolazione è comunque continuata a crescere, secondo i dati cantonali sulla consistenza riportati nella statistica della caccia, da 23’332 cervi nel 2000 a 28’784 (2010) e 38’570 (2020), fino a 39’186 nel 2025. Si tratta di un aumento del 68 %.

Per il capriolo, nel 2025 sono stati uccisi 42’789 animali, praticamente quanti nel 2000 (42’615). Nello stesso periodo la popolazione dichiarata è passata da 128’133 a 135’600. Per il cinghiale, il numero di animali uccisi è salito da 4’160 a 10’934, cioè a più del doppio e mezzo. Anziché i dati sulla popolazione, per il cinghiale la statistica rileva i danni. Dal 2016 questi oscillano tra 2,7 e 4,3 milioni di franchi all'anno; nel 2025 erano 4,1 milioni. I dati non mostrano alcun calo, nonostante oggi vengano uccisi molti più cinghiali rispetto al 2000.

Per il camoscio, il numero di animali uccisi è sceso da 16’625 a 9’305 (−44 %), mentre la popolazione dichiarata è rimasta praticamente invariata, con circa 90’000 animali.

Per il cervo rosso, dal 2000 la caccia ricreativa ha dunque quasi raddoppiato gli abbattimenti, senza riuscire a controllare la popolazione. Maggiori informazioni nei dossier «Il cervo rosso in Svizzera» e «Il cinghiale in Svizzera».

Altre specie

  • Lepre comune: da 2’584 a 1’343 animali uccisi. Nella Lista Rossa la lepre comune è classificata come vulnerabile.
  • Marmotta: da 7’720 a 5’833
  • Pernice bianca: da 458 a 223. La specie è classificata come potenzialmente minacciata.
  • Fagiano di monte (maschio): da 508 a 292. Il fagiano di monte è classificato come potenzialmente minacciato.

Per il tasso, invece, il numero di animali uccisi è salito da 2’693 a 4’049 (+50 %).

Il 13 % in meno di cacciatori ricreativi, il 26 % in più di guardiacaccia

Il numero di volpi e uccelli uccisi è diminuito molto più del numero di cacciatori ricreativi. Il numero di praticanti la caccia è sceso da 33’593 nel 2000 a 29’328 nel 2025, cioè del 13 %. Nella caccia bassa, di cui fanno parte la caccia alla volpe e agli uccelli, il numero è rimasto quasi invariato: 9’473 nel 2000, 9’206 nel 2025 (−3 %). Nell'alta caccia erano 15’112 e 14’678 (−3 %).

La statistica riporta le donne separatamente solo dal 2014. Da allora il loro numero è passato da 355 a 1’463.

Il numero di guardiacaccia a tempo pieno è cresciuto da 172 a 216 (+26 %). Per ogni guardiacaccia ci sono quindi circa 136 praticanti la caccia. Il numero di sorveglianti della caccia è rimasto quasi invariato, con 1’499 e 1’455.

I dati sui praticanti la caccia sommano le indicazioni dei cantoni. Chi caccia in più cantoni può essere conteggiato più volte.

Ciò che la statistica non dice

Le cause non sono rilevate dalla statistica venatoria. Se vengono abbattute meno volpi perché è cambiato il comportamento venatorio, perché i cantoni hanno adattato le loro disposizioni o per altri motivi, non si può desumerlo dai numeri.

Scegliamo il 2000 come punto di partenza per un confronto su un quarto di secolo. Gli anni precedenti sono confrontabili solo in modo limitato per quanto riguarda gli uccelli, perché fino al 1991 la statistica li registrava solo in forma aggregata, ad esempio sotto «anatra selvatica» anziché per specie.

Valutazione: dove la caccia ricreativa fallisce

I numeri smentiscono contemporaneamente due affermazioni centrali dei cacciatori ricreativi.

In primo luogo, l'affermazione secondo cui, senza un'intensa caccia alla volpe e agli uccelli, la natura perderebbe il proprio equilibrio. La caccia alla volpe si è dimezzata, la caccia agli uccelli si è più che dimezzata. La statistica non fornisce alcun indizio che per questo la natura abbia perso il proprio equilibrio. I cacciatori ricreativi, che lo sostengono da decenni, non hanno mai portato la prova.

In secondo luogo, l'affermazione secondo cui la caccia ricreativa regolerebbe gli ungulati. Oggi vengono abbattuti quasi il doppio dei cervi rispetto al 2000, eppure la popolazione continua a crescere. Per quanto riguarda gli ungulati, la caccia ricreativa fallisce completamente. Le conseguenze le subisce il bosco: secondo il Rapporto forestale 2025, sul 30 % della superficie di foresta protettiva il grado di copertura della rinnovazione è inferiore al 5 %. Come cause il rapporto cita la mancanza di luce e l'elevata brucatura da parte della selvaggina, come mostriamo nel dossier «Conflitto bosco-selvaggina». Dove vive il lupo, la situazione è diversa: nell'area centrale del branco del Calanda la brucatura di abete, acero e sorbo degli uccellatori è diminuita nettamente. Per preservare la foresta protettiva serve il lupo, non altri abbattimenti. Perché è così, lo spiega il dossier «Lupo: funzione ecologica e realtà politica».

Eppure i cantoni, con la benedizione della Confederazione, fanno abbattere lupi, cioè proprio l'attore che dimostrabilmente agisce sugli ungulati. Il fatto che nel contempo aumentino gli abbattimenti speciali e il numero di guardiacaccia dimostra che il servizio faunistico professionale acquista peso. Il Cantone di Ginevra mostra dal 1974 che si può fare a meno della caccia ricreativa. Come funziona un modello di questo tipo lo descrive il dossier «Il modello dei guardiacaccia».

Le annate nel dettaglio: 2025, 2024, 2023, 2022, 2021.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

Gli animali selvatici hanno bisogno di una voce

Una volta alla settimana: ricerche, petizioni e approfondimenti sulla caccia ricreativa. Gratuito e disdicibile in qualsiasi momento.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

Sostieni il nostro lavoro

Con la tua donazione contribuisci a proteggere gli animali e a dare voce alla loro causa.

Dona ora →