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Cacciatori ricreativi su terreno privato: le deputate ticinesi chiedono chiarezza

Un'interrogazione di Più Donne chiede al Consiglio di Stato dove finisca il diritto dei cacciatori ricreativi su terreno altrui. Le domande riguardano un conflitto di cui wildbeimwild.com ha riferito a gennaio.

Redazione Wild beim Wild · 20 ottobre 2026
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«La mia terra, non una riserva»

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A gennaio wildbeimwild.com ha riferito di un conflitto riguardante un bosco privato nel Luganese, dove pascolano degli asini. I proprietari avevano raccontato a Ticinonline che i cacciatori ricreativi entrerebbero nel terreno nonostante i cartelli di divieto, che sarebbero stati strappati più volte. Secondo le loro dichiarazioni, si erano rivolti al servizio faunistico e alla polizia, ricevendo la risposta che senza una recinzione non è possibile impedire l'accesso. L'Ufficio della caccia e della pesca aveva dichiarato all'epoca di non essere a conoscenza di problemi o segnalazioni in merito (al resoconto di gennaio).

Nove mesi dopo, la questione di principio occupa il Parlamento ticinese. Le deputate Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini (Più Donne) hanno presentato il 19 ottobre 2026 un'interrogazione al Consiglio di Stato, come riferisce Ticinonline. Dopo il resoconto di gennaio, la proprietaria del Luganese aveva annunciato a wildbeimwild.com di voler portare la questione in Gran Consiglio attraverso i suoi contatti nella politica.

Che cosa vuole sapere l'interrogazione

Le due deputate distinguono tre aspetti che nella pratica vengono spesso confusi: il semplice attraversamento di un fondo privato, l'ingresso a scopo di caccia ricreativa e l'uso di armi sul fondo o nelle sue vicinanze. Che la patente di caccia comporti automaticamente un diritto di accesso a qualsiasi terreno privato, in qualsiasi forma, non sarebbe affatto scontato.

In concreto, chiedono al Consiglio di Stato:

  • in quali circostanze i cacciatori ricreativi possano aprire cancelli o scavalcare recinzioni per cacciare su un fondo;
  • quali limiti si applichino affinché agricoltura e allevamento non vengano disturbati;
  • se le regole varino a seconda del tipo di superficie, ossia per bosco, pascolo, terreno coltivo e recinti con cavalli, asini, bovini, pecore o capre.

La motivazione è la sicurezza degli animali. Persone, cani o spari nelle vicinanze dei recinti possono scatenare il panico, anche senza che un animale venga colpito. Gli animali spaventati fuggono, urtano contro le recinzioni, si feriscono o mettono in pericolo le persone.

Art. 699 CC: i cantoni hanno margine di manovra

L'art. 699 cpv. 2 del Codice civile consente ai cantoni di emanare disposizioni più precise sull'accesso a fondi altrui per l'esercizio della caccia ricreativa e della pesca. L'interrogazione chiede chiarezza su quali limiti valgano in Ticino, in particolare per cancelli, recinzioni e superfici con animali da reddito.

Il diritto venatorio ticinese obbliga i cacciatori ricreativi a escludere, prima di ogni sparo, qualsiasi pericolo per le persone e per la proprietà altrui. Le deputate vogliono sapere che cosa significhi concretamente questo requisito di sicurezza in presenza di pascoli recintati e recinti per animali.

Ciò che ancora manca: la pacificazione etica

L'interrogazione è un importante primo passo, ma si ferma alle recinzioni e alla sicurezza. Non pone la questione centrale: un proprietario deve davvero tollerare la caccia ricreativa sul proprio terreno, se la rifiuta per motivi di coscienza?

Nelle cause «Chassagnou contro Francia» (1999) e «Herrmann contro Germania» (2012), la Corte europea dei diritti dell'uomo ha tutelato proprietari fondiari che rifiutano la caccia ricreativa per motivi etici. Le sentenze si fondano sulla protezione della proprietà sancita dal primo protocollo addizionale alla CEDU, che la Svizzera non ha ratificato. Con ciò la questione non è chiusa. Resta aperto quale tutela offra la libertà di coscienza ai proprietari fondiari contrari alla caccia (Caccia e diritti umani).

Nel Cantone di Berna la deputata Susanne Clauss ha posto la questione nel 2026 con l'interpellanza «Jagen auf privatem Grund» (Cacciare su terreno privato). Il Consiglio di Stato ha respinto una pacificazione venatoria, richiamandosi al protocollo sulla proprietà non ratificato. La libertà di coscienza è stata lasciata da parte (Come il cantone di Berna governa la libertà di coscienza aggirando la caccia). Come può essere strutturato un atto parlamentare per la pacificazione lo mostra il testo modello dell'IG Wild beim Wild (Quiete venatoria nei boschi privati).

Commento: la risposta del Consiglio di Stato diventa una cartina di tornasole

L'Ufficio della caccia e della pesca ha dichiarato a gennaio di non essere a conoscenza di problemi o segnalazioni in merito. Ora il governo deve spiegare per iscritto che cosa i cacciatori ricreativi possono fare e che cosa no sul terreno altrui. Non potrà rispondere appellandosi al non sapere.

Un cartello strappato non è un caso da bagattella. Mostra con quanta naturalezza alcuni cacciatori ricreativi considerino il terreno altrui come la propria riserva. Chi tiene asini e cavalli e non vuole la caccia ricreativa non dovrebbe essere costretto a costruire prima una recinzione e ad affrontare una procedura di autorizzazione edilizia. L'interrogazione apre la porta, il passo successivo deve essere la pacificazione etica.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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