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Mozione ticinese sul lupo: già il primo attacco dovrebbe rendere possibili gli abbattimenti

Una nuova mozione vuole che sugli alpeggi «non proteggibili» già il primo evento di predazione sia considerato danno rilevante. A questa categoria è riconducibile quasi la metà degli animali da reddito uccisi.

Redazione Wild beim Wild · 7 novembre 2026
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Una nuova mozione presentata al Gran Consiglio ticinese chiede che sugli alpeggi classificati come «non proteggibili» già il primo evento di predazione possa essere considerato danno rilevante. A questa categoria è riconducibile circa il 47 per cento degli animali da reddito uccisi o feriti mortalmente registrati dal Cantone. La mozione «Alpeggi non proteggibili, che non suoni la campana a morto!» è stata depositata il 6 novembre 2026 da Sem Genini e Roberta Soldati insieme ad altri 16 deputati, come riferisce tio.ch. In sostanza: per gli alpeggi non proteggibili non deve suonare la campana a morto.

Che cosa chiede la mozione

I mozionanti rivolgono quattro richieste al Consiglio di Stato:

  • Tutti i costi aggiuntivi sostenuti dai detentori di animali a causa delle misure di protezione prescritte devono essere risarciti al 100 per cento, dalle recinzioni al personale fino alle conseguenze sulla salute delle greggi.
  • Prima che un alpeggio debba essere scaricato anticipatamente, il Cantone deve abbattere o dissuadere i lupi.
  • La consulenza agricola cantonale deve mettere a disposizione fin dall'inizio della stagione alternative per il bestiame.
  • Il Consiglio di Stato deve adoperarsi a Berna affinché sugli alpeggi non proteggibili già dopo il primo attacco («prima predazione») venga riconosciuto un «danno rilevante» e tutti gli attacchi vengano considerati per la regolazione proattiva dei branchi.

Dietro la mozione ci sono due nomi noti. Roberta Soldati presiede l'«Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori», Sem Genini proviene dall'Unione contadini ticinesi. Sul «Corriere del Ticino» all'inizio di ottobre Soldati ha indicato come numero obiettivo di lupi in Ticino «zero», e Genini ha ritenuto giusto anche lo zero. Lo abbiamo riportato nel Tessin-Ticker.

Le critiche dei mozionanti al piano d'emergenza

Secondo i motionari, negli alpeggi non proteggibili, dopo un primo evento di predazione possono essere ordinati recinti notturni e periodi di pascolo più brevi. Dopo un secondo attacco diurno sarebbe prescritta la sorveglianza permanente da parte di un pastore, dopo il terzo lo scarico dell'alpe. I motionari obiettano: «Se le misure di emergenza fossero ragionevolmente applicabili in un alpeggio non proteggibile, allora non sarebbe un alpeggio non proteggibile, bensì proteggibile!» Se le misure di emergenza fossero ragionevolmente esigibili su un'alpe non proteggibile, questa sarebbe appunto proteggibile.

Criticano inoltre che per gli abbattimenti valga una soglia di danno, indicata nella mozione in sei animali da reddito predati in quattro mesi, mentre gli oneri per i detentori di animali scattano in base al numero di attacchi. E sottolineano che le predazioni non vengono indennizzate né conteggiate ai fini della soglia di abbattimento se le misure prescritte non sono state attuate. La mozione avverte inoltre che alcuni attacchi potrebbero addirittura non essere segnalati, per evitare ulteriori oneri. Ciò falserebbe la statistica su cui il cantone si basa per gli abbattimenti.

Cosa mostrano i dati del cantone

La statistica delle predazioni dell'Ufficio della caccia e della pesca, aggiornata al 30 ottobre 2026, attribuisce al lupo da gennaio a ottobre 46 eventi di predazione con 131 animali da reddito uccisi o feriti mortalmente. Solo sei di questi erano adeguatamente protetti. 61 sono morti in situazioni in cui il cantone classifica la protezione come non esigibile, 48 in presenza di protezione insufficiente e 13 in presenza di protezione insufficiente per «causa di forza maggiore». Per tre animali manca l'indicazione sullo stato di protezione. Abbiamo illustrato la ripartizione nell'articolo «Predazioni di lupo in Ticino: solo 6 animali su 131 erano protetti».

La mozione punta quindi a una categoria che rappresenta una parte considerevole delle perdite documentate. Come queste perdite si distribuiscano sui 46 eventi di predazione non emerge dal numero di animali.

Che «non esigibilmente proteggibile» non significhi necessariamente che non sia possibile alcuna protezione lo dimostra l'alpe Bri/Ninagn: secondo la nostra precedente cronaca, il pastore protegge lì le sue circa 360 pecore con cani da protezione del bestiame, recinzioni e recinto notturno, nonostante la relativa classificazione cantonale. Perché su molti alpeggi a mancare è piuttosto il personale che la topografia lo descrive il nostro articolo «Carenza di pastori sugli alpeggi: chi protegge le greggi?».

Il secondo atto parlamentare in due settimane

La mozione segue di poco un'altra decisione. Il 26 ottobre il Gran Consiglio, secondo tio.ch ha approvato, con 59 voti favorevoli, 14 contrari e due astenuti, il rapporto di maggioranza su una precedente mozione di Roberta Soldati e di altri 21 membri del Parlamento. Il Consiglio di Stato dovrà inasprire il piano cantonale di emergenza per gli alpeggi con misure più efficaci. Da ottobre ne è responsabile Piero Marchesi (UDC), al quale il Consiglio di Stato, secondo RSI ha affidato il Dipartimento del territorio. I motionari rinviano inoltre a quasi 12’000 firme per gli alpeggi ticinesi, consegnate nel 2025 al governo cantonale e nel maggio 2026 a Berna.

In Ticino cacciatori ricreativi selezionati e formati fanno già parte del programma cantonale sul lupo. Come ha riferito a giugno il «Corriere del Ticino» il programma prevede, oltre a un contributo iniziale di 300 franchi e a un'indennità di 30 franchi all'ora, un premio di 500 franchi per ogni abbattimento conforme alle direttive d'intervento. Lo abbiamo inquadrato nell'articolo «500 franchi per lupo». Che cosa può ottenere la protezione delle greggi e dove fallisce lo mostra il dossier «Protezione delle greggi in Svizzera: che cosa funziona e che cosa fallisce».

Commento della redazione

La mozione solleva un problema serio: gli obblighi di protezione aggiuntivi, la cui applicabilità pratica e il cui finanziamento sono messi in dubbio dai firmatari. La richiesta di una copertura integrale dei costi supplementari prescritti è comprensibile.

Allo stesso tempo la mozione intende abbassare ulteriormente la soglia per gli interventi contro i lupi: sugli alpeggi classificati come non proteggibili già il primo evento di predazione dovrebbe poter essere considerato un danno rilevante. Inoltre tutti gli attacchi verificatisi in tali alpeggi dovrebbero essere presi in considerazione per la regolazione proattiva dei branchi. In questo modo le perdite in situazioni in cui la protezione è ritenuta inesigibile potrebbero essere invocate più facilmente a giustificazione degli abbattimenti. A giudizio della redazione si rischia così un incentivo sbagliato: la classificazione come «non proteggibile» potrebbe diventare politicamente più attraente dell'investimento in misure di protezione.

Se gli stessi motionari avvertono che le predazioni potrebbero essere taciute per timore di nuovi obblighi, ciò non depone a favore di abbattimenti più rapidi, bensì di una consulenza migliore, di un finanziamento affidabile e di una motivazione comprensibile delle classificazioni. I lupi uccisi non chiudono nessuna falla nella recinzione e non sostituiscono un pastore che manca. A pagarne il prezzo sono, alla fine, animali non umani da entrambe le parti.

Fonti

Altro sul tema della caccia ricreativa: Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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