Scarsità d'acqua in Svizzera: perché i fiumi non vengono trattati come sulle navi da crociera
L'acqua potrebbe essere trattata tecnicamente come sulle navi da crociera, ma in Svizzera questa opzione resta finora inutilizzata.
«Nel bosco risuona un'antica promessa»
Già da maggio, in Ticino, in determinate regioni vige un divieto rigoroso per l'irrigazione delle piante, il lavaggio delle auto o il riempimento delle piscine.
Ma il problema non si limita più da tempo al Sud delle Alpi. Dai bacini vuoti in Vallese, ai livelli delle acque sotterranee in calo sull'Altopiano, fino alle sorgenti in secca nei Grigioni, tutta la Svizzera lotta con la scarsità d'acqua. Allo stesso tempo, fiumi e torrenti, come il Brenno nella Val di Blenio, portano ancora acqua in modo percettibile, che scorre inutilizzata accanto a comuni assetati. La domanda ovvia: perché quest'acqua non viene trattata in modo decentralizzato per superare i periodi di carenza? La risposta risiede meno nella mancanza di tecnologia che nell'infrastruttura, nei costi e nelle priorità politiche, che dovrebbero cambiare vista la crisi climatica.
I fatti sull'attuale crisi idrica
In Ticino, l'Associazione Acquedotti Ticinesi (AAT) parla di una situazione d'emergenza: dall'autunno 2025 il cantone registra un deficit di precipitazioni massiccio. Le riserve d'acqua si trovano in numerosi comuni ai livelli minimi storici, il consumo medio giornaliero per abitante raggiunge in alcuni casi fino a 500 litri. Il quadro è simile a livello nazionale: la primavera 2026 è stata, nella media svizzera complessiva, tra le più secche dall'inizio delle misurazioni nel 1864, con conseguenze evidenti dalla regione del Lago Lemano fino ai Grigioni.
Anche i bacini idroelettrici svizzeri, centrali per la produzione di elettricità, versano in una situazione critica: con un livello di riempimento di circa il 46 per cento, non sono mai stati così vuoti negli ultimi 20 anni, ben 16,4 punti percentuali sotto la media pluriennale. Nel breve termine, paradossalmente, il caldo stesso porta sollievo, poiché lo scioglimento accelerato dei ghiacciai fornisce acqua supplementare. Nel lungo periodo, tuttavia, questo effetto si inverte: i glaciologi avvertono che, in caso di ondate di calore simili tra dieci e trent'anni, l'acqua di fusione disponibile sarà nettamente inferiore, con conseguenze per praticamente tutti i grandi fiumi svizzeri come l'Aar, il Rodano e il Reno.
Macellazioni d'emergenza supplementari a causa della mancanza di acqua e foraggio
La siccità e il caldo persistenti hanno prosciugato i pascoli sull'Altopiano e in montagna, gli agricoltori sono a corto di foraggio e in molti alpeggi l'acqua potabile per le mandrie si sta esaurendo. La conseguenza è documentata: secondo i dati dell'organizzazione del settore della carne Proviande, nelle settimane di calendario dalla 23 alla 30 del 2026 sono state macellate circa 23'900 mucche, rispetto a circa 18'740 nello stesso periodo dell'anno precedente, un aumento di oltre 5'000 animali. Peter Bosshard, direttore dell'Associazione svizzera dei commercianti di bestiame, parla alla SRF di un «fenomeno nuovo»: i picchi stagionali in agosto e settembre ci sono sempre stati, ma «in questa entità» i dati attuali sono inediti.
Poiché finora non esistono sistemi decentralizzati di irrigazione e trattamento resistenti alle crisi, gli agricoltori stanno già attingendo alle riserve di foraggio invernale. Chi non può permettersi il costoso acquisto di foraggio supplementare o il cui alpeggio non ha più acqua, manda gli animali colpiti alla macellazione anticipata.
Quando l'acqua per spegnere gli incendi e l'approvvigionamento di acqua potabile attingono alla stessa risorsa
La situazione diventa particolarmente delicata laddove i vigili del fuoco, in caso di incendi boschivi, devono prelevare grandi quantità di acqua per lo spegnimento dagli stessi idranti che alimentano anche la rete dell'acqua potabile, per proteggere i villaggi. Nei periodi di siccità prolungata, i due usi entrano direttamente in concorrenza. Secondo l'AAT, le reti del Ticino sono già esposte a un rischio maggiore di guasti e interruzioni.
Il fatto che il rischio di incendi boschivi e la siccità coincidano sempre più spesso non impedisce, in diversi paesi europei come Portogallo, Spagna e Francia, che la stagione della caccia ricreativa cada proprio nel periodo più caldo e più a rischio incendio dell'anno, come mostra il nostro confronto tra Portogallo, Spagna e Francia.
Perché l'acqua fluviale non viene ancora trattata
Gran parte dell'approvvigionamento di acqua potabile in Svizzera proviene tradizionalmente da fonti e acque sotterranee. L'acqua dei fiumi sarebbe teoricamente disponibile, ma il suo trattamento è più complesso di quanto sembri a prima vista:
- Carico variabile: L'acqua fluviale varia in termini di turbidità, carica batterica e apporti di sostanze inquinanti provenienti dall'agricoltura e dall'industria, in funzione del meteo e della stagione.
- Infrastruttura mancante: Servirebbero impianti di filtrazione moderni e a più stadi oltre a procedimenti a membrana, di fatto un nuovo impianto idrico invece di un semplice collegamento.
- Necessità di investimenti: La costruzione e la gestione di tali impianti richiedono investimenti elevati, una pianificazione pluriennale e un coordinamento intercantonale.
- Limiti ecologici: I fiumi sono soggetti a una portata minima ecologica protetta per legge, che limita ulteriormente i prelievi nei periodi di siccità.
Eppure la tecnologia in alto mare dimostra cosa sia possibile: da decenni le navi da crociera producono la propria acqua potabile in autonomia, generalmente tramite osmosi inversa e filtrazione a membrana dell'acqua marina. L'acqua fluviale non necessita di una desalinizzazione ad alto consumo energetico, ma solo di filtrazione e disinfezione, un procedimento già consolidato in paesi con scarsità d'acqua paragonabile, come parti dell'Australia o della Spagna. In Svizzera manca meno la tecnologia che la volontà politica di pianificare tali impianti a livello intercantonale prima della prossima crisi, invece che dopo.
Le vittime: gli animali non umani
Mentre gli esseri umani possono limitare i propri consumi, gli animali non umani non hanno alternative. Un capriolo necessita da uno a due litri d'acqua al giorno, i cervi fino a dieci litri, i cinghiali da due a tre litri, per la maggior parte provenienti da pozze, corsi d'acqua e stagni, che nei periodi di siccità sono i primi a seccarsi, come mostra il nostro articolo «Abitanti del bosco: c'è caldo, gli animali selvatici autoctoni restano tranquilli».
Studi scientifici dimostrano inoltre che le ondate di calore e la siccità intensificano i conflitti letali tra esseri umani e animali selvatici, poiché questi ultimi sono costretti a spostarsi in aree utilizzate dall'uomo, per saperne di più leggete il nostro articolo «La crisi climatica intensifica i conflitti tra esseri umani e animali selvatici». Alleati naturali ci sarebbero: le dighe dei castori mantengono in vita le zone umide anche negli anni particolarmente siccitosi e rinfrescano l'ambiente circostante, come mostra il nostro articolo «I castori sono importanti alleati per una maggiore biodiversità» mostra un approccio che finora ha ricevuto troppo poca attenzione nella politica idrica a livello svizzero.
Conclusione
La combinazione di siccità persistente, ghiacciai in scioglimento e crescente rischio di incendi boschivi rende evidente che il sistema attuale ha raggiunto i suoi limiti. Soluzioni tecnicamente collaudate, dai prelievi separati di acqua antincendio al trattamento decentralizzato dell'acqua fluviale, sono già sul tavolo. Ciò che manca è la decisione politica di attuarle, in modo intercantonale e non solo dopo la prossima crisi.
Commento della redazione: Il fatto che, durante la siccità, gli animali da reddito siano i primi a diventare pura massa di sfruttamento e a scomparire silenziosamente dagli alpeggi, mentre le priorità politiche si concentrano altrove, mostra i bisogni di chi contano per primi in questo sistema. Chi, di fronte alla crisi climatica, continua a risparmiare a scapito dei più deboli, accetta sofferenze che potrebbero essere evitate con volontà politica e investimenti tempestivi, tanto per gli animali da reddito quanto per gli animali selvatici non umani.
Altro sul tema della caccia ricreativa: Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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