La legge «sparatutto» italiana: come la lobby della caccia ricreativa vuole ridisegnare la protezione della fauna
Mentre a Milano si manifesta contro la riforma della caccia C.2984, l'associazione delle vittime della caccia AVC documenta le conseguenze umane di una pratica i cui rischi lo Stato non rileva in modo sistematico.
«Ciò che inizia sull'altana»
A Milano, il 19 settembre, le organizzazioni per il benessere animale hanno manifestato contro la prevista riforma del diritto di caccia italiano. Al corteo nazionale avevano chiamato Fronte Animalista e AVI, sostenuti da numerose altre associazioni. Il motivo è il controverso progetto S.1552, approvato in giugno dal Senato e ora in discussione alla Camera dei Deputati come C.2984. Non è ancora entrato in vigore.
Le critiche definiscono il progetto «legge sparatutto». Avvertono di uno spostamento del principio giuridico di fondo: dalla protezione degli animali selvatici come bene pubblico verso un'espansione della caccia ricreativa e un maggiore margine decisionale per le regioni.
Una legge del 1992 viene ridisegnata
La legge 157/92 dichiarava nel 1992 gli animali selvatici «patrimonio indisponibile dello Stato» e faceva della protezione della fauna la regola, dell'abbattimento l'eccezione. Sotto il governo Meloni questo principio viene progressivamente allentato a favore degli interessi della caccia. Il progetto C.2984, ora in discussione alla Camera dei Deputati, potrebbe accentuare ulteriormente questa tendenza. Wild beim Wild ha già documentato nel dettaglio gli allentamenti previsti.
Il 23 giugno 2026 il Senato ha approvato il disegno di legge S.1552 con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni. Primo firmatario è il capogruppo dei Fratelli d'Italia, Lucio Malan; il progetto è sostenuto anche da rappresentanti della Lega, di Forza Italia e del resto della coalizione di centrodestra. Il 24 giugno il testo è passato alla Camera e da allora viene discusso come Atto Camera C.2984 nella Commissione Agricoltura. Solo dopo la conclusione dell'iter parlamentare potrà entrare in vigore.
Cosa prevede il progetto
Le modifiche previste non sono un affinamento tecnico, ma puntano a un cambiamento di sistema. Le associazioni ambientaliste come il WWF e Legambiente avvertono delle conseguenze. Tra i punti più controversi figurano:
Il disegno di legge prevede di estendere la caccia ricreativa alle aree statali e alle zone finora protette, esplicitamente fino alle spiagge, con l'attuazione concreta lasciata alle regioni. Strumenti storicamente proibiti come i dispositivi di visione notturna e i silenziatori potrebbero essere autorizzati, il che, secondo i critici, renderebbe più difficili i controlli efficaci. Il colombo selvatico e l'oca selvatica dovrebbero diventare cacciabili. Controversa è inoltre una modifica dell'articolo 16 che, secondo l'interpretazione dell'associazione delle vittime della caccia AVC, permetterebbe di utilizzare terreni privati contro la volontà dei proprietari per interessi legati alla caccia ricreativa e commerciali. Infine sono previste sanzioni per atti che ostacolano, disturbano o ritardano l'esercizio della caccia ricreativa.
Le organizzazioni per il benessere animale temono che una simile norma penale possa metter sotto pressione la protesta legittima e la difesa degli spazi di vita privati.
Dalla protezione alla «gestione attiva»
Il vero nucleo della riforma sta nella sua reinterpretazione. Il testo ridefinisce la caccia ricreativa come attività che «contribuisce alla protezione della biodiversità e degli ecosistemi», attribuendo ai cacciatori ricreativi il ruolo di «bioregolatori». In questo modo, a chi uccide gli animali selvatici verrebbe attribuito il ruolo dei loro protettori.
Parallelamente, il controllo scientifico dovrebbe perdere peso. L'ISPRA, il principale istituto italiano di ricerca ambientale, cederebbe di fatto influenza: in determinate condizioni, le regioni potrebbero in futuro discostarsi dai suoi pareri sui calendari di caccia ricreativa. Gli esperti obiettano che una gestione efficace della fauna selvatica si basa su dati e prevenzione, non su un'estensione degli abbattimenti.
Le vittime dimenticate
Ciò che manca quasi completamente nel dibattito politico sono i costi umani. In questo ambito, l'Associazione Vittime della Caccia (AVC), con il suo Osservatorio Vittime della Caccia, fornisce l'unica documentazione continua del paese, poiché manca una statistica nazionale ufficiale sugli incidenti di caccia ricreativa. Il fatto che uno Stato che intende ampliare la caccia ricreativa non registri sistematicamente le sue vittime è già di per sé notevole.
Secondo il 19° dossier dell'organizzazione, che copre l'ufficiale stagione di caccia 2025/26 comprese le aperture anticipate, AVC ha registrato 46 persone uccise o ferite da armi da caccia o in un contesto legato alla caccia. Rivelatrice è la loro composizione: 33 delle persone coinvolte erano cacciatori e cacciatrici che hanno colpito se stessi o altri, 13 erano persone che non avevano nulla a che fare con la caccia. Il maggior numero di casi è stato registrato dall'organizzazione in Piemonte e in Sicilia, con sette casi ciascuno, seguiti dalla Toscana con sei e dalla Sardegna con cinque. I dati si basano su una cronologia di casi documentati pubblicamente, tenuta da AVC secondo criteri propri, e non su un rilevamento statale complessivo.
In questo contesto è degno di nota un contrasto: il numero dei cacciatori ricreativi in Italia è in calo da anni. Secondo il Ministero dell'Interno, nel 2024 erano in vigore circa 588 000 licenze di caccia valide, contro circa 609 500 nel 2022 e ben oltre 1,5 milioni negli anni Ottanta e Novanta. Secondo AVC, i danni sociali non diminuiscono comunque. Un'estensione dei periodi e degli spazi di caccia, secondo la valutazione dell'associazione e di altri critici, aumenterebbe il rischio di ulteriori incidenti. Quanto ciò si tradurrebbe in termini statistici non può essere quantificato seriamente prima dell'entrata in vigore della riforma.
Bruxelles aumenta la pressione su Roma
La riforma riguarda anche il diritto europeo. Nel febbraio 2024 la Commissione UE ha avviato contro l'Italia la procedura d'infrazione INFR(2023)2187. Motivo sono state le modifiche alla normativa italiana sulla caccia, che possono consentire alle regioni interventi sulle popolazioni di animali selvatici anche in aree protette o al di fuori dei consueti periodi di caccia. È stata inoltre contestata l'attuazione delle disposizioni REACH sulla munizione al piombo in e vicino alle zone umide. Nel novembre 2024 la Commissione ha intensificato la procedura con un parere motivato.
Se l'Italia dovesse approvare la riforma nonostante queste preoccupazioni, alla fine potrebbero minacciare sanzioni finanziarie, i cui costi dovrebbe sostenere la collettività.
Perché questo riguarda anche la Svizzera
Si potrebbe liquidare tutto questo come un problema italiano. Sarebbe un errore. Perché gli elementi costitutivi di questa deregolamentazione sono esattamente quelli che anche da noi figurano nella lista dei desideri della lobby della caccia ricreativa: la declassificazione del lupo, l'autorizzazione della tecnologia di puntamento notturno, la caccia in aree fino ad ora protette, la banalizzazione della problematica del piombo. E soprattutto la stessa narrazione, secondo cui sarebbero proprio i cacciatori ricreativi i veri protettori della natura.
Parallelamente alla riforma della caccia, cambia anche l'approccio politico nei confronti del lupo. La declassificazione a livello europeo del suo statuto di protezione crea margini di manovra che l'Italia e le sue regioni potrebbero utilizzare per interventi più incisivi. Tuttavia, se, dove e a quali condizioni giuridiche gli abbattimenti sarebbero ammissibili resta vincolato alle procedure nazionali e regionali.
L'Italia sta dimostrando in tempo reale dove può portare questa strada, quando il sapere specialistico cede il passo all'ideologia e gli interessi economici vengono posti sopra la protezione delle specie. Chi in Svizzera segue il dibattito su predatore, le aree protette e il ruolo della scienza, trova a sud delle Alpi il modello di riferimento. Le vittime documentate da AVC sono l'ammonimento che lo accompagna.
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