L'Italia porta avanti la riforma della caccia con allentamenti per lupo, stambecco e uccelli selvatici
Il Senato italiano porta avanti una riforma della caccia che declassa il lupo, libera all'abbattimento stambecco, oca selvatica e piccione di città, e punisce penalmente la disobbedienza civile contro la caccia per hobby.

Il 13 maggio 2026 le commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato hanno approvato gli emendamenti al disegno di legge DDL 1552, noto anche come DDL Malan.
Il pacchetto amplia l'elenco delle specie cacciabili includendo stambecco, oca selvatica e piccione urbano, abolisce lo status di protezione rigorosa del lupo e dichiara la Sardegna «territorio venatorio unitario» fino alle coste, con battute collettive ai cinghiali persino sulla neve. Un'ulteriore disposizione vieta qualsiasi azione che ostacoli la caccia per hobby, comprese esplicitamente le proteste civili nonviolente. A ciò si aggiungono l'apertura dei boschi demaniali alla caccia per hobby, il tiro dalla barca a remi, i dispositivi di visione notturna con amplificatori di luce residua — vietati dalla Convenzione di Berna — e la mobilità senza restrizioni per cacciatrici e cacciatori di uccelli migratori tra le regioni.
Bruxelles avverte, Roma alza le spalle
Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha inviato a Roma una lettera in cui elenca le incompatibilità con la Direttiva Uccelli e la Direttiva Habitat, in particolare le deroghe al calendario venatorio e la caccia oltre la stagione consentita. L'Italia è peraltro già oggetto di una procedura d'infrazione per le deroghe relative a specie protette, per l'uso di richiami vivi e per le munizioni al piombo nelle zone umide, che mettono a rischio le falde acquifere. Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha liquidato il richiamo affermando che il governo non intende fermare il lavoro legislativo «per la lettera di un burocrate». Secondo le associazioni animaliste e ambientaliste, la lettera della Commissione è stata tenuta segreta per mesi dal governo Meloni. 58 associazioni, tra cui WWF Italia, LIPU, LAV, ENPA e LAC, hanno chiesto per iscritto alla presidente del Consiglio Meloni di fermare il DDL.
Da simbolo delle Alpi a bersaglio del tiro a segno
Lo stambecco era quasi estinto sul versante italiano delle Alpi nel XIX secolo e fu preservato dalla scomparsa solo grazie alla Riserva Reale del 1836 e al Parco Nazionale del Gran Paradiso, fondato nel 1922. Oggi la popolazione italiana conta circa 15'000 esemplari. La Lega per l'Abolizione della Caccia (LAC) definisce l'apertura una devastazione ecologica e paragona l'abbattimento di un animale, che spesso si lascia avvicinare a pochi metri dall'uomo, all'uccisione di «cuccioli in un recinto». Anche la rara oca selvatica, che ogni inverno attira migliaia di birdwatcher nelle lagune di Venezia e del Friuli, dovrebbe finire sulla lista degli abbattimenti. L'inserimento del piccione di città è considerato dall'eurodeputato Andrea Zanoni una palese violazione della Direttiva UE sulla protezione degli uccelli.
Il declassamento del lupo come lezione europea
Il declassamento del lupo da «rigorosamente protetto» a «protetto» è stato formalmente ratificato dal Senato italiano l'11 marzo 2026. Esso fa seguito a una modifica della Convenzione di Berna che, secondo la Large Carnivore Initiative for Europe dell'IUCN, non si basa su dati scientifici solidi. Il ricercatore sul lupo Luigi Boitani, professore emerito di zoologia all'Università La Sapienza di Roma, parla di una decisione che è «il risultato di una lobby politica». Concretamente, il declassamento significa che le regioni possono elaborare piani di gestione con abbattimenti selettivi senza che ogni singolo atto di uccisione debba più essere esaminato individualmente. Sebbene ciò non comporti automaticamente l'apertura della caccia per hobby al lupo, il quadro di protezione viene strutturalmente indebolito.
Cosa deve imparare il dibattito svizzero
Tra il 2007 e il 2025, secondo i dati della coalizione italiana per la protezione degli animali e della natura, in Italia 462 persone sono morte a causa di colpi di fucili da caccia. Mentre Roma estende la caccia per hobby, il Cantone di Ginevra dimostra dal 1974 che guardiacaccia professionisti svolgono il compito in modo migliore, più sicuro ed economico rispetto ai circa 400 ex cacciatori per hobby. L'esempio italiano si inserisce in uno schema europeo: non appena le lobby venatorie nazionali trovano maggioranze parlamentari, gli standard di protezione delle specie e degli animali vengono indeboliti, il diritto UE viene forzato e le proteste dei cittadini criminalizzate. La domanda che l'articolo su VDnews si pone, vale quindi anche in Svizzera: per quanto tempo ancora la tutela della biodiversità può essere delegata a una lobby ricreativa armata?
Analisi approfondite sull'alternativa senza caccia si trovano nel dossier Ginevra e il divieto di caccia, nell'Argomentario per guardiacaccia professionisti e nel dossier Autoregolazione delle popolazioni selvatiche.
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