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Il Vallese ha fatto abbattere una madre come «lupo solitario», poi sono spuntati quattro cuccioli

I guardiacaccia hanno ucciso la lupa F168 nella Rappental, nonostante da mesi vi fossero indizi documentati sulla presenza di cuccioli. Il rapporto autoptico dell'Università di Berna è disponibile dalla fine di ottobre 2025, ma il cantone lo ha tenuto sotto chiave per undici mesi. Il consigliere di Stato Christophe Darbellay aveva in precedenza bollato i critici come «attivisti militanti per il benessere animale».

Redazione Wild beim Wild · 20 settembre 2026
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«Quattro cuccioli»

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Il 4 agosto 2025 i guardiacaccia vallesani hanno abbattuto nella Rappental una lupa con la sigla F168.

Il cantone aveva disposto l'abbattimento quattro giorni prima, basandosi su due predazioni di animali da reddito in situazioni protette. L'autorizzazione riguardava espressamente l'abbattimento di un lupo solitario, ossia un animale privo di legami di branco. Proprio questa classificazione è al centro dello scandalo.

Perché tre giorni dopo lo sparo, la mappa cantonale dei lupi mostrava una voce esplosiva: nella vicina Binntal una fototrappola aveva filmato quattro cuccioli di lupo. Gli esperti dell'Università di Berna hanno esaminato la carcassa di F168. Il loro riscontro è inequivocabile: la lupa aveva partorito nel maggio 2025. L'Ufficio federale dell'ambiente conferma i risultati su richiesta. Il rapporto è disponibile dalla fine di ottobre 2025. Nessuno lo ha reso pubblico.

Perché la classificazione come «lupo solitario» è così delicata

Sull'abbattimento di un animale singolo decide un cantone in autonomia. Se invece vuole regolare un intero branco, necessita del consenso della Confederazione, e gli animali genitori possono essere abbattuti solo tra giugno e gennaio. Chi dichiara senza tanti complimenti una lupa allattante o accompagnata da cuccioli come esemplare solitario senza branco, aggira così l'intera vigilanza federale. Questo schema non è un caso isolato in Vallese, come abbiamo documentato nel caso dell'abbattimento del lupo di Staldenried, in cui la Confederazione ha dovuto trascinare il cantone in tribunale.

Che F168 potesse essere un animale madre era un'ipotesi che circolava già da tempo. Già nel settembre 2025 il «Walliser Bote» aveva reso pubblici dati di monitoraggio propri del cantone. Essi documentavano la presenza di una coppia di lupi nel perimetro poi interessato dall'abbattimento. Un guardiacaccia aveva annotato in aprile che la femmina era forse gravida, con capezzoli visibili. In luglio un guardiacaccia aveva registrato una possibile mammella lattante. Gli indizi erano dunque disponibili prima dell'abbattimento, non solo dopo.

Le dichiarazioni di Christophe Darbellay

È proprio qui che le uscite pubbliche del consigliere di Stato competente diventano un vero e proprio caso politico. Quando il Gruppo Lupo Svizzera accusò il cantone di aver deciso senza base sufficiente, Christophe Darbellay respinse l'accusa. Non era scientificamente provato, sostenne, che l'animale madre del nuovo branco fosse stato ucciso; bisognava attendere il rapporto dell'Università di Berna.

Questa affermazione ora si ritorce contro il dipartimento. Il rapporto, il cui esito si diceva di voler attendere, era disponibile già dalla fine di ottobre 2025 e confermava esattamente ciò che i critici avevano affermato. Invece della trasparenza è seguito il silenzio. Per undici mesi il documento è rimasto segreto. Il motivo, il servizio competente non ha ancora voluto commentarlo.

Degno di nota è anche il tono. Darbellay ha definito i membri del Gruppo Lupo Svizzera «tutelanti militanti del benessere animale», che diffondevano deliberatamente affermazioni non comprovate. Per David Gerke, direttore del Gruppo Lupo Svizzera, l'esito conferma oggi la critica dell'epoca: l'operato del cantone si è rivelato chiaramente scorretto. Non erano dunque i critici a diffondere affermazioni infondate, bensì l'autorità che tratteneva una prova compromettente.

La stessa retorica Darbellay la mostra anche nei confronti della Confederazione. Nel caso di Staldenried ha accusato l'Ufficio federale dell'ambiente, sul «Walliser Bote», di comportarsi in modo «eccessivamente burocratico», mentre il cantone prende le decisioni «sul terreno». Questo schema di pensiero, secondo cui la vicinanza al campo prevale sul diritto e sulla scienza, attraversa l'intera politica vallesana in materia di lupo, come dimostra la nostra analisi sulla gestione vallesana del lupo nel dettaglio.

Quattro cuccioli, spariti senza lasciare traccia

Cosa sia successo ai quattro cuccioli del Binntal rimane tuttora irrisolto. Il cantone ormai non contesta più l'abbattimento di un esemplare femmina, ma sottolinea che non è chiaro se F168 fosse la madre di questi cuccioli. Nel 2026 nel Binntal non è più stato accertato alcun branco di lupi. Dopo agosto 2025 manca qualsiasi prova dell'esistenza dei giovani animali. Senza identificazione genetica, secondo il servizio competente, un ulteriore approfondimento è praticamente impossibile. Quattro cuccioli, documentati poco dopo l'abbattimento della presunta madre e poi scomparsi, non compaiono più in alcun bilancio.

Il controllo non avviene

Nessuna istanza ha mai verificato la legittimità dell'abbattimento di F168. Nessuno ha impugnato il provvedimento. Dall'inizio del 2024, l'Ufficio federale dell'ambiente ha presentato ricorso a livello nazionale contro un solo provvedimento di questo tipo, e guarda caso riguardava proprio il Vallese. Questo dimostra quanto sia in realtà lacunoso il controllo sulle decisioni cantonali di abbattimento. Chi dichiara le femmine come lupi solitari, tiene nascoste perizie compromettenti e bolla i critici come militanti, può in pratica contare su ben poca resistenza.

E anche laddove un caso finisce comunque in tribunale, le conseguenze restano simboliche. Per la lupa abbattuta di Herbriggen la giustizia vallesana ha recentemente inflitto una multa di 300 franchi, mentre la licenza di caccia è rimasta valida. Dove uccidere un predatore rigorosamente protetto costa così poco, il diritto non esercita alcun effetto deterrente. Documentiamo costantemente proprio questo schema fatto di controlli mancanti, sanzioni minime e silenzio delle autorità nel nostro Live-Ticker sulla stagione di caccia vallesana 2026/27 e nel Bilancio dei lupi vallesano 2025/2026.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Bracconaggio e criminalità venatoria in Svizzera documentiamo casi, questioni giuridiche e schemi ricorrenti. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

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