Friburgo si schiera con i cacciatori ricreativi nella disputa con i guardiacaccia
In risposta a un'interrogazione di due deputati del Gran Consiglio, il governo sottolinea l'importanza della caccia ricreativa e ridimensiona le tensioni con il servizio faunistico.
«Chi controlla chi»
Nel cantone di Friburgo, negli ultimi mesi, il tono tra cacciatori ricreativi e guardiacaccia si è fatto più aspro. All'origine vi è stata una vicenda giudiziaria: un esperto cacciatore ricreativo era stato dapprima condannato e poi, in sede di opposizione, assolto, per aver liberato dalle sue sofferenze un capriolo ferito senza informare preventivamente il guardiacaccia competente.
I cacciatori ricreativi friburghesi e la loro associazione mantello sono allora saliti sulle barricate, accusando il servizio faunistico di un atteggiamento vessatorio e di una fondamentale ostilità verso la caccia.
In una risposta a un'interrogazione dei deputati del Gran Consiglio Ivan Thévoz (UDF, Russy) e David Papaux (UDC, Friburgo), il Consiglio di Stato si schiera ora chiaramente a favore della caccia ricreativa. L'organizzazione della caccia ricreativa sarebbe uno strumento importante, «in particolare per la regolazione di specie che possono causare danni all'agricoltura o al bosco». I due politici si erano fatti portavoce di numerosi cacciatori ricreativi, che percepiscono i controlli da parte del servizio faunistico come esagerati e sproporzionati.
«Partenariato solido e costruttivo»
Il governo nega un clima di tensione tra cacciatori ricreativi e guardiacaccia. La collaborazione tra l'Ufficio delle foreste e della natura (AWN) e la Federazione friburghese delle società di caccia (FFSC) sarebbe contraddistinta, sul lungo periodo, da un «partenariato solido e costruttivo». Negli ultimi anni sarebbero state attuate numerose misure per facilitare ai cacciatori ricreativi la regolazione degli animali dannosi – in particolare dei cinghiali. Le lamentele dei cacciatori ricreativi sarebbero piuttosto riconducibili a «singoli casi isolati».
Riguardo alla vicenda stessa, in cui un quadro dell'AWN aveva impugnato l'assoluzione del cacciatore ricreativo, il Consiglio di Stato sottolinea di aver ricordato il principio della separazione dei poteri: non spetta ai dipendenti pubblici mettere in discussione decisioni giudiziarie passate in giudicato. «In accordo con la direzione dell'AWN sono state adottate le misure necessarie per impedire il ripetersi di un simile episodio.»
Il cinghiale nel mirino
Secondo il governo, il numero dei controlli da parte del servizio faunistico rimane stabile, mentre le infrazioni sanzionate in ambito venatorio diminuiscono: 31 multe disciplinari, 13 denunce e due ritiri della patente di caccia nella stagione 2025/2026. Per quanto riguarda il cinghiale, dal 2019 i cacciatori ricreativi possono partecipare a una caccia estiva, che inizia il 1° luglio e dura fino al 31 luglio. Da quest'anno possono abbattere gli animali con il fucile già dal primo giorno di caccia, e non più solo a partire dal 1° novembre.
Secondo le statistiche dei danni causati dalla fauna selvatica del cantone, nella stagione 2025/2026 sono stati prelevati complessivamente 311 cinghiali: 135 nella caccia ordinaria, 25 nella caccia estiva, oltre a 104 abbattimenti per danni e 13 abbattimenti sanitari da parte del servizio faunistico, nonché 32 animali rinvenuti morti e 2 abbattimenti di regolazione. Il servizio faunistico non interviene al posto dei cacciatori ricreativi, ma solo in via sussidiaria, qualora gli obiettivi di questi ultimi non vengano raggiunti, afferma il Consiglio di Stato. Ricorda inoltre che i compiti dei collaboratori dell'AWN vanno ben oltre la sorveglianza della caccia ricreativa e degli abbattimenti di regolazione: richiedono conoscenze in materia di protezione delle specie, selvicoltura, protezione degli habitat, biologia, ecologia e medicina veterinaria. Non si può pretendere dai guardiacaccia che siano tutti esperti nelle tecniche venatorie.
Chi controlla chi
Notevole in questa risposta è la distribuzione dei ruoli che emerge. Due parlamentari si fanno portavoce dei cacciatori ricreativi che si sentono «vessati» dalla sorveglianza statale – e il governo si affretta a ribadire l'importanza della caccia ricreativa e a sminuire gli attriti riducendoli a «sporadici casi isolati». Che un'attività ricreativa svolta a titolo privato sia soggetta a un controllo non è una vessazione, bensì il minimo che ci si può aspettare da uno Stato di diritto quando nel territorio si spara con un'arma. Che il numero dei controlli rimanga stabile secondo il governo e che le sanzioni siano addirittura in calo, peraltro, difficilmente depone a favore di un clima di persecuzione.
Rivelatore è anche l'eterno argomento della «regolazione», qui presentato come una legge di natura. Diversi studi indicano la direzione opposta per il cinghiale: un'elevata pressione venatoria può destabilizzare la struttura sociale dei branchi, far diventare fertili prima le scrofe più giovani e così aumentare la riproduzione (cfr. Servanty et al. 2009; Keuling et al. 2013). Una caccia intensiva può quindi contribuire a generare parte di quella sovrappopolazione che pretende di combattere. Chi spara ai cinghiali col fucile in estate e ora già dal primo giorno di caccia non stabilizza necessariamente le popolazioni, ma in determinate circostanze mantiene attivo un problema di cui è in parte responsabile.
Lo illustrano le cifre dello stesso cantone. Tra le stagioni 2020/21 e 2025/26 il prelievo annuale di cinghiali è oscillato tra 207 e 354 animali, senza una tendenza al ribasso riconoscibile. Nel 2025/26 i prelievi, con 311 animali, sono stati addirittura superiori al valore del 2020/21 (220), e questo dopo cinque anni di caccia estiva continuamente ampliata e abbattimento anticipato col fucile. I prelievi costantemente elevati indicano che, nonostante un impegno crescente, non si è raggiunta alcuna riduzione duratura. È significativo anche il fatto che gli interventi più efficaci contro i danni non provengano dai cacciatori ricreativi: gli abbattimenti per danno sono curati dal servizio faunistico ufficiale, che nel 2025/26 ha prelevato da solo 104 cinghiali su superfici danneggiate, un multiplo dei 25 animali della caccia estiva dei cacciatori ricreativi. E la vera protezione dei campi avviene attraverso la recinzione, coordinata dal cantone, non attraverso il fucile.
Smascherante è infine la frase conclusiva dello stesso governo: i compiti dei guardiacaccia comprenderebbero la protezione delle specie, la selvicoltura, la protezione degli habitat, la biologia, l'ecologia e la medicina veterinaria – la tecnica venatoria sarebbe solo un aspetto secondario. È proprio questo il punto. La protezione della natura è un compito scientificamente impegnativo per professionisti formati. La caccia ricreativa non lo è. Che proprio coloro che abbattono un capriolo per il piacere della pratica venatoria pretendano di voler prescrivere alla pari al servizio faunistico come debba funzionare la protezione della natura, ribalta i rapporti. A dover essere controllata non è l'autorità, bensì l'attività che uccide animali senza alcuna necessità ecologica.
Un monopolio che lo Stato cede
La tensione di politica istituzionale più evidente di questa risposta risiede nel concetto stesso di separazione dei poteri, che il Consiglio di Stato richiama in questa sede. Lo invoca per vietare a un quadro amministrativo di mettere in discussione un'assoluzione passata in giudicato. Nello stesso documento, però, delega ampiamente il compito sovrano di intervenire nella vita degli animali selvatici a privati cacciatori ricreativi e definisce il servizio faunistico ufficiale solo come «sussidiario», ossia come tappabuchi che interviene quando i cacciatori ricreativi non raggiungono le loro cifre di abbattimento. Così il peso si sposta: l'intervento statale diventa l'eccezione, l'uccisione privata la regola.
Ciò è discutibile dal punto di vista della politica istituzionale. In Svizzera il diritto di uccidere la selvaggina spetta in modo sovrano al cantone; tramite la regalia di caccia viene conferito ai privati mediante patente. Una facoltà così ampia richiede formazione, controllo e un chiaro mandato pubblico, come quello che il servizio faunistico, dotato di un'ampia preparazione specialistica, adempie. Esternalizzarla a persone che esercitano l'uccisione come attività del tempo libero e per le quali una popolazione selvatica numerosa procura, per natura del sistema, più occasioni di caccia, e poi dichiarare l'ente statale una mera riserva, capovolge i rapporti. Chi invoca il principio della separazione dei poteri dovrebbe applicarlo anche là dove lo Stato cede uno dei suoi compiti fondamentali a gruppi d'interesse esterni.
Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Ruolo e critica dei cacciatori ricreativi analizziamo la formazione, il potere e l'autopercezione dei cacciatori ricreativi. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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