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Caccia

Regolamento UE sulla protezione di cani e gatti

Con un passo storico, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico sul primo regolamento valido in tutta l'UE per la protezione di cani e gatti. L'obiettivo è regolamentare il mercato degli animali domestici in forte crescita, ridurre le sofferenze negli allevamenti intensivi di cuccioli e combattere meglio il commercio illegale.

Redazione Wild beim Wild — 27 novembre 2025

Nell'UE vivono, secondo le stime, oltre 72 milioni di cani e 83 milioni di gatti.

Il commercio di animali domestici è stimato in circa 1,3 miliardi di euro all'anno. Allo stesso tempo, secondo l'Eurobarometro, una netta maggioranza degli europei ritiene che la protezione degli animali domestici debba essere migliorata.

Finora a livello UE esistevano solo normative frammentarie, ad esempio per gli animali utilizzati nella sperimentazione o durante il trasporto. Per l'allevamento, la vendita e la detenzione di cani e gatti vigevano principalmente regole nazionali, che differivano notevolmente tra loro e aprivano scappatoie per commercianti senza scrupoli.

Punti chiave del nuovo regolamento

Il compromesso politico raggiunto stabilisce per la prima volta standard minimi per l'allevamento, la detenzione e il commercio di cani e gatti e introduce un rigoroso sistema di tracciabilità.

Tra gli elementi centrali figurano:

  • Identificazione e registrazione obbligatorie
    Tutti i cani e i gatti immessi sul mercato, venduti o ceduti devono essere identificati con un microchip e registrati in una banca dati nazionale. Le banche dati dovranno essere interoperabili a livello UE e rese accessibili online anche ai fini dei controlli.
  • Standard minimi per gli allevamenti e i punti vendita
    Il regolamento prescrive norme relative all'età e al numero di cucciolate per animale, ai periodi di riposo tra una gravidanza e l'altra e alle condizioni di detenzione. Alcune pratiche come la consanguineità, l'allevamento di ibridi con animali selvatici nonché interventi dolorosi come il taglio delle orecchie e della coda sono vietati, salvo indicazione medica.
  • Più spazio, libertà di movimento e cure specializzate
    Allevatori, commercianti e rifugi per animali devono garantire superfici minime, accesso ad acqua fresca e sistemazioni adeguate. I cani devono avere accesso quotidiano a un recinto esterno oppure essere portati a passeggio ogni giorno. Per ogni struttura è prescritta almeno una persona di custodia qualificata, la cui formazione sia riconosciuta dalle autorità competenti.
  • Divieto di allevamento di caratteristiche estreme
    Gli animali con caratteristiche corporee estreme associate a un elevato rischio di sofferenza devono essere esclusi dalla riproduzione. Non potranno inoltre essere presentati in competizioni ed esposizioni. Con questa misura l'UE risponde, tra l'altro, agli allevamenti patogeni come i cani con il muso estremamente corto che soffrono di difficoltà respiratorie o i gatti con crani deformati.
  • Tracciabilità anche per le importazioni
    I cani e i gatti introdotti nell'UE da paesi terzi devono soddisfare standard comparabili. Gli stabilimenti nei paesi terzi devono essere riconosciuti dalle autorità competenti e gli animali importati devono essere registrati nelle banche dati dell'UE.

Il regolamento si orienta a concetti moderni come i «Five Domains of Animal Welfare», che tengono conto, oltre che della salute e dell'approvvigionamento, anche del comportamento e degli stati mentali degli animali.

Un progresso storico con lacune evidenti

Le organizzazioni per la protezione degli animali accolgono il provvedimento come un passo fondamentalmente atteso da tempo. Eurogroup for Animals parla di una «pierra miliare» che corona almeno in parte il lavoro decennale contro i trafficanti illegali di cuccioli e le pratiche di allevamento crudeli.

Allo stesso tempo, le associazioni criticano il fatto che l'ambito di applicazione del regolamento sia stato limitato in punti decisivi:

  • Eccezioni per i cani da caccia, i cani da guardia del bestiame e i gatti di fattoria
    Alcune categorie, come i cani da caccia, i cani da guardia del bestiame nonché i cani e i gatti presso aziende agricole, rientrano allo stato attuale in larga misura fuori dal campo di applicazione. Secondo i calcoli di Eurogroup for Animals, circa 18 milioni di gatti e 2 milioni di cani nell'UE potrebbero continuare a rimanere senza un'adeguata protezione legale.
  • Norme più blande per gli allevamenti di piccole dimensioni
    Il sistema di autorizzazione obbligatoria da parte delle autorità si applica principalmente agli allevamenti di grandi dimensioni. Gli stabilimenti con meno di cinque cucciolate all'anno non sono in molti casi soggetti al regime più stringente. Le organizzazioni per la protezione degli animali dubitano che in questo modo i numerosi «allevamenti improvvisati» vengano effettivamente censiti.
  • Altre specie di animali domestici escluse
    Roditori, rettili, uccelli e altre specie di animali domestici comuni nel commercio non sono coperti dal regolamento, sebbene le loro esigenze in termini di requisiti di detenzione siano almeno altrettanto complesse. Le organizzazioni chiedono pertanto una lista positiva a livello europeo che stabilisca quali specie siano effettivamente idonee come animali domestici.

Aspetti critici dal punto di vista della caccia e dell'agricoltura

Particolarmente delicata è l'ampia esenzione per i cani da caccia, da guardia e da fattoria. Proprio quegli animali che vengono intensamente utilizzati dall'uomo e le cui condizioni di detenzione sono strettamente legate a interessi economici non dovrebbero beneficiare appieno dei nuovi standard di protezione.

Le associazioni venatorie avevano già avvertito durante il processo legislativo che requisiti severi avrebbero potuto compromettere le pratiche di caccia tradizionali. Nelle dichiarazioni si fa riferimento a circa sette milioni di cacciatori ricreativi in Europa, che spesso tengono interi branchi di cani, ad esempio per le cacce in battuta.

Per la protezione degli animali, questa esenzione significa tuttavia che le irregolarità nel trattamento dei cani da caccia e da fattoria continuano a essere difficilmente sanzionabili. Dove mancano superfici minime, spazi per il movimento e controlli, la detenzione alla catena, le cure insufficienti o l'iperselezione con caratteristiche prestazionali a scapito della salute rimangono un pericolo reale. Il conto lo pagano non solo gli animali, ma anche la collettività, quando cani trascurati e popolazioni di gatti inselvatichiti vengono successivamente «regolati» a spese dei comuni.

Il commercio illegale resta banco di prova

Una delle promesse centrali del regolamento è la lotta al commercio illegale di cuccioli. L'obbligo di identificazione e registrazione di tutti gli animali immessi sul mercato dovrebbe rendere più difficile la vendita anonima di cuccioli provenienti da allevamenti intensivi dell'Europa orientale attraverso portali online nell'UE. Già oggi fino al 60 percento dei cani e dei gatti vengono offerti online, una parte significativa dei quali con documenti incompleti o falsificati.

Se le nuove norme porteranno effettivamente a un cambiamento di prassi dipenderà dall'attuazione nei singoli Stati membri. Il regolamento fissa standard minimi, ma lascia esplicitamente agli Stati la possibilità di adottare normative nazionali più severe.

Prossimi passi

Il compromesso politico raggiunto deve ora essere formalmente confermato dal Parlamento e dal Consiglio. Solo dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e un periodo transitorio le nuove norme si applicheranno direttamente in tutti gli Stati membri. Nel frattempo c'è ancora tempo per richiedere miglioramenti nelle negoziazioni di dettaglio in corso, ad esempio per quanto riguarda le esenzioni per i cani da lavoro e da caccia.

Per le organizzazioni di protezione degli animali, il regolamento rappresenta un doppio segnale: da un lato dimostra che l'UE prende sul serio la tutela degli animali domestici e non si affida più esclusivamente alle normative nazionali. Dall'altro emerge chiaramente quanto gli interessi economici e tradizionali condizionino il processo legislativo.

Dal punto di vista di una tutela coerente degli animali, resta quindi molto da fare. Le nuove norme possono rappresentare un passo importante se vengono interpretate con rigore, controllate e sviluppate rapidamente verso una protezione globale di tutti i cani e i gatti, indipendentemente dal fatto che riposino sul divano, custodiscano greggi o vengano impiegati nella caccia.

Ulteriori informazioni sulla caccia ricreativa: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e approfondimenti.

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