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Criminalita & Caccia

Cacciatore ricreativo grigionese condannato dopo l'abbattimento di un lupo in Val Poschiavo: multa invece di conseguenze

Un cacciatore ricreativo abbatte a colpi d'arma da fuoco un lupo protetto in Val Poschiavo e se la cava con una multa.

Redazione Wild beim Wild — 9 luglio 2026

Il 18 giugno 2026 la procura dei Grigioni ha emesso un decreto penale nei confronti di un cacciatore ricreativo che aveva abbattuto a colpi d'arma da fuoco un lupo protetto in Val Poschiavo.

L'uomo deve pagare una multa e risarcire il valore dell'animale ucciso. Conserva la sua licenza di caccia. La notizia è stata confermata dalla procura dei Grigioni a Keystone-SDA, dopo essere stata resa pubblica in precedenza dalla RSI, Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.

Il caso si inserisce in uno schema che in Svizzera si osserva con sorprendente frequenza: un predatore protetto viene ucciso illegalmente, mesi dopo l'azione penale conferma l'accaduto, e alla fine si arriva a una multa che non è in alcun modo proporzionata al peso ecologico e giuridico del fatto.

Abbattimento nel primo giorno dell'alta caccia

I fatti risalgono al 1° settembre 2025, primo giorno dell'alta caccia nei Grigioni. Nella Val Poschiavo è stata trovata la carcassa di un lupo maschio con una ferita d'arma da fuoco. L'Ufficio caccia e pesca dei Grigioni (UCP) ha subito chiarito che in quel momento non esisteva alcuna autorizzazione di abbattimento per i lupi in Val Poschiavo. Era quindi chiaro fin dall'inizio: si trattava di un abbattimento illegale, non di una regolazione ordinaria.

La polizia cantonale e il servizio faunistico hanno avviato immediatamente le indagini. Il lupo morto è stato trasferito all'Istituto per la salute dei pesci e della fauna selvatica (FIWI) di Berna per analisi forensi e biologiche. È stata inoltre effettuata un'analisi genetica presso il Laboratoire de Biologie de la Conservation dell'Università di Losanna. Nel febbraio 2026, cinque mesi dopo il ritrovamento, la procura ha avviato un procedimento penale contro un cacciatore ricreativo. Il 18 giugno 2026 è stato emesso il decreto penale, accettato dall'uomo, rendendo la sentenza definitiva.

Negligenza invece di dolo: come si arriva alla pena mite

Centrale per l'entità della pena è la qualificazione giuridica del fatto. Le autorità partono dal presupposto che il cacciatore ricreativo abbia sparato a un animale durante il periodo ufficiale di caccia, senza riconoscere che si trattava di un lupo protetto. La legge federale sulla caccia (JSG) distingue qui in modo netto: chi uccide intenzionalmente un lupo rischia una pena detentiva fino a un anno. Chi agisce per negligenza, come nel caso in questione, se la cava con una multa massima di 10'000 franchi e il risarcimento del danno. Il ritiro della licenza, previsto ad esempio in caso di uccisione intenzionale o per negligenza grave di persone o animali nell'ambito della caccia, qui non viene applicato.

Questa costruzione solleva una questione di fondo, documentata anche nel nostro dossier sul bracconaggio e la criminalità venatoria in Svizzera: come si può distinguere con certezza, a posteriori, tra «non ha guardato bene» e «ha volutamente distolto lo sguardo», quando l'unico testimone è il tiratore stesso? L'onere della prova ricade di fatto sull'animale morto, che non può più fare dichiarazioni.

Non un caso isolato: la statistica svizzera sul bracconaggio dei lupi

Secondo i dati della fondazione Kora e del Gruppo Lupo Svizzera, il caso della Val Poschiavo è almeno il quarto caso documentato di bracconaggio di lupi nei Grigioni dal 1999; a livello nazionale si contano almeno 13 lupi comprovatamente bracconati a partire dallo stesso periodo di riferimento. Il Gruppo Lupo Svizzera sottolinea regolarmente a Keystone-SDA che il numero di casi non registrati dovrebbe essere nettamente più alto: gli animali feriti che fuggono e muoiono senza essere ritrovati non compaiono in nessuna statistica.

Particolarmente eloquente è il caso del Vallese, il focolaio meglio documentato della criminalità venatoria svizzera: dei 13 lupi comprovatamente bracconati dal 1999, ben sette sono stati registrati in questo solo cantone. L'ex presidente del governo vallesano Jean-René Tornay ha coniato in proposito la formula, ormai molto citata, «vedere, sparare, seppellire, tacere», una frase che in seguito è diventata essa stessa oggetto di una denuncia penale. Nel 2020 l'Università di Berna, sotto la direzione del Prof. Raphaël Arlettaz, ha documentato un sistema di trappole a laccio lungo l'unico corridoio di migrazione delle linci verso il Vallese, parlando di un «problema sistemico» e di una «cultura del silenzio» negli uffici amministrativi.

Strutture di questo tipo spiegano perché casi come quello del Poschiavo siano rari, non perché il bracconaggio sia raro, ma perché raramente viene chiarito. La stessa procura grigionese, secondo quanto dichiarato, presume da due a tre casi all'anno che arrivino effettivamente a un'incriminazione, il che, in un ambiente caratterizzato da una fitta coesione sociale all'interno della scena della caccia ricreativa, lascia supporre un notevole numero di casi sommersi.

Cosa significa politicamente la sanzione mite

Il caso del Poschiavo si colloca in una fase in cui la caccia ricreativa al lupo in Svizzera avviene comunque in misura senza precedenti, sia legalmente che illegalmente. Solo nel periodo di regolazione dal 1° settembre 2025 al 31 gennaio 2026, nei Grigioni sono stati abbattuti in modo proattivo 35 lupi, come mostra il nostro articolo Lupi sotto fuoco costante: come la politica venatoria svizzera ignora scienza ed etica. In questo contesto di elevati numeri di abbattimenti legali, la soglia di inibizione per gli abbattimenti illegali si abbassa ulteriormente, e il controllo su chi ha sparato a quale animale e quando diventa più difficile.

Il fatto che un cacciatore ricreativo, dopo aver ucciso in modo comprovato un animale rigorosamente protetto, mantenga la propria licenza di caccia e paghi soltanto una multa, invia un segnale: il rischio di essere scoperti è basso, e anche in caso di scoperta le conseguenze restano gestibili. Per una specie la cui popolazione, nonostante una regolazione intensiva, cresce solo lentamente e che rimane sottoposta a una notevole pressione politica, si tratta di una circostanza che riaccende il dibattito su un controllo efficace e su un perseguimento penale coerente nella pratica venatoria svizzera.

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Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Bracconaggio e criminalità venatoria in Svizzera documentiamo casi, questioni giuridiche e schemi ricorrenti. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

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