La cassa lupi dell'UDC di Svitto: chi paga se muore il lupo sbagliato?
Oltre 10'000 franchi di promesse per multe che finora nessuno ha ancora dovuto pagare. Un appello che lascia aperte tre domande.
Oltre 10’000 franchi di promesse per multe che finora nessuno ha ancora dovuto pagare. Un appello che lascia aperte tre domande.
Il Cantone di Svitto ha svolto quest'anno tre corsi di formazione a Pfäffikon, Rothenthurm e Svitto. Vi hanno partecipato circa 200 cacciatrici e cacciatori per hobby, ossia circa la metà di tutti i titolari di licenza di caccia svittesi. Con l'attestato di competenza ottenuto potranno in futuro essere coinvolti nelle regolazioni dei lupi. Chi, invece dell'animale autorizzato, abbatte un altro lupo deve mettere in conto delle conseguenze: la Divisione caccia e fauna selvatica sporge denuncia penale e riscuote un risarcimento del valore fino a 5000 franchi.
Per Samuel Lütolf, segretario dell'UDC cantonale e gestore del «Wolf-Ticker» del partito, questa disposizione è incomprensibile. Ritiene molto difficile colpire l'animale giusto durante le azioni di regolazione e rimanda all'indennità giornaliera di 50 franchi. Lütolf ha quindi avviato un sondaggio sul canale. Nel giro di poche ore oltre 230 partecipanti si sono dichiarati disposti a contribuire con 50 franchi ciascuno a un'eventuale multa, e un altro centinaio ha promesso 10 o 20 franchi. Lütolf interpreta le reazioni come prova del fatto che le autorità farebbero troppo poco per la protezione della popolazione.
Il canale è stato lanciato nel giugno 2025 dal presidente cantonale dell'UDC e consigliere nazionale Roman Bürgi e conta ormai oltre mille follower. Zgraggen si è detto stupito che un simile appello passi attraverso un canale pubblico e ha ribadito che il cantone, secondo la normativa vigente, è tenuto a comminare tali multe. Dal punto di vista giuridico, secondo Zgraggen, contro una simile raccolta di donazioni probabilmente non si può fare nulla.
Prima domanda: quanto costa davvero un tiro sbagliato?
I 10’000 franchi raccolti si basano sulla cifra di 5000. Questo calcolo è troppo semplicistico, perché i 5000 franchi, secondo quanto riportato dal «Bote der Urschweiz», rappresentano il risarcimento del valore per l'animale ucciso, quindi una richiesta di risarcimento e non una pena. La vera sanzione deriva dalla denuncia penale. La legge federale sulla caccia annovera l'uccisione di animali protetti tra le fattispecie di reato e prevede, a seconda della colpa, una pena autonoma che si aggiunge al risarcimento del valore cantonale. L'entità nel singolo caso dipende dalla colpa e dalle circostanze personali e non viene stabilita dal cantone, bensì dall'autorità penale.
Proprio questa combinazione è emersa nel caso del cacciatore per hobby grigionese che ha abbattuto un lupo in Val Poschiavo: multa e risarcimento del valore, ma nessun ritiro della patente. Chi dunque contribuisce con 50 franchi alla «cassa del lupo» non sa se con ciò si intenda coprire una multa cantonale per contravvenzione, una sanzione di diritto federale o una richiesta di risarcimento di diritto civile. Un crowdfunding senza uno scopo di utilizzo definito non è solidarietà, bensì un assegno in bianco.
Seconda domanda: se la formazione è sufficiente, a cosa serve la cassa?
Due affermazioni nello stesso articolo si contraddicono a vicenda. Zgraggen afferma che i cacciatori per hobby imparerebbero nei corsi dell'amministrazione venatoria a essere molto precisi nell'identificazione, ossia a riconoscere correttamente l'animale autorizzato all'abbattimento. Lütolf invece definisce molto difficile colpire l'animale giusto, e raccoglie fondi proprio per il caso in cui ciò non riesca.
Non possono avere ragione entrambi. Se la formazione è sufficiente, non serve la cassa. Se serve la cassa, la formazione non è valida.
Cosa si nasconde dietro la parola «formazione» lo abbiamo documentato in «Svitto revisiona l'ordinanza sulla caccia: i cacciatori per hobby dovranno regolare i predatori»: una partecipazione unica, nessun esame, nessuna prova di capacità particolari. Il Bote descrive il contenuto come spiegazioni sul coinvolgimento dei cacciatori per hobby, sulle direttive di regolazione e sulla comunicazione, oltre a biologia e identificazione dei lupi. Nel cantone dei Grigioni, che ha già attuato il modello, il relativo corso serale è durato, secondo la «Neue Zürcher Zeitung», un'ora, secondo la documentazione di CHWOLF circa due. La direttrice del WWF Grigioni parlò allora di una formazione lampo.
In tal modo il riferimento di Zgraggen all'identificazione cade nel vuoto. Il compito sul campo non consiste nel riconoscere un lupo come lupo, bensì nel distinguere, all'interno di un branco, un giovane esemplare autorizzato da un genitore protetto. Christina Steiner dell'associazione per la protezione dei lupi ChWolf sottolinea che da novembre a gennaio i lupi adulti si distinguono a malapena dai giovani. Nessun corso, di qualunque durata, può trasmettere una caratteristica che sul terreno semplicemente non è visibile.
Anche l'immagine di Lütolf del rischio enorme che i volontari correrebbero non regge alla prova dei fatti. Zgraggen ha precisato che la firma sul modulo non è un obbligo a partecipare a un'eventuale regolazione. Chi si sente insicuro può disdire in qualsiasi momento. Inoltre non si tratterebbe di una caccia al lupo, bensì del coinvolgimento in caso di regolazione ordinaria, abbattimenti singoli, dissuasione o sostegno generale alle autorità. I lupi abbattuti diventano proprietà del cantone, le carcasse vengono distrutte e al di fuori dei periodi di caccia ufficiali è previsto un forfait giornaliero di 50 franchi. Un rischio a cui ci si espone volontariamente e che si può evitare in qualsiasi momento difficilmente giustifica una cassa di solidarietà.
Terza domanda: a chi dovrebbe finire il denaro?
Il concetto svittese stabilisce espressamente che il nome del tiratore non venga reso pubblico. La stessa prassi è nota nel cantone dei Grigioni, dove il motivo durante i corsi locali è stato dichiarato apertamente: si prevedeva che in breve tempo l'intera valle avrebbe saputo chi aveva abbattuto il lupo.
Questa prassi arriva fino al procedimento penale. Quando un guardiacaccia grigionese nella Surselva abbatté in una notte tre linci che aveva scambiato per lupi, la procura non rese pubblica nemmeno l'entità della sanzione. Abbiamo inquadrato il caso in «Lince abbattuta in Alsazia: la Francia punisce duramente, la Svizzera quasi tace». Anche il tiratore condannato della Val Poschiavo rimase senza nome.
Un appello pubblico alle donazioni per un destinatario anonimo si contraddice da sé. O l'interessato rivela il proprio anonimato, minando così la prassi cantonale di protezione. Oppure il denaro passa attraverso una struttura senza beneficiario nominato, senza controllo e senza prova che i fondi arrivino mai là dove sono stati raccolti.
Il confronto che non regge
La «Neue Zürcher Zeitung» rimanda al collettivo Freiheitsfonds Schweiz, che tramite crowdfunding paga mirate multe. Dal 1° luglio l'organizzazione ha invitato ad assumersi le multe insolute di persone sorprese senza biglietto sui mezzi pubblici e che per questo dovrebbero finire in carcere. Sono stati raccolti oltre 91’000 franchi, con cui, secondo quanto dichiarato, si sono potute coprire più di 250 multe e liberare dal carcere circa 250 persone.
Il paragone zoppica sotto ogni aspetto. In quel caso si tratta di un aiuto successivo per persone in difficoltà esistenziale, la cui infrazione è stata da tempo commessa e la cui conseguenza è la detenzione. Qui si tratta di una promessa anticipata, per un'infrazione che non ha ancora avuto luogo, pronunciata da un consigliere cantonale nei confronti di volontari che agiscono per conto dello Stato e che nel farlo dovrebbero uccidere un animale selvatico protetto. L'uno attenua una durezza a posteriori, l'altro mette in conto in anticipo una violazione del diritto.
Un rischio senza precedenti
È notevole ciò contro cui la cassa assicura in realtà. Nell'estate 2025, dopo l'autorizzazione della Confederazione, sono stati abbattuti tre dei cinque cuccioli del branco Chöpfenberg. Secondo Zgraggen tutto si è svolto correttamente, non è stata inflitta alcuna multa. A Svitto non esiste quindi un solo caso in cui una simile multa sia mai stata pronunciata.
Il quadro diventa ancora più chiaro guardando ai cantoni con la più lunga esperienza. Il Vallese ha abbattuto tra settembre 2024 e gennaio 2025 un totale di 34 lupi. Le analisi del DNA hanno rivelato che solo la metà di essi apparteneva a un branco autorizzato all'abbattimento dall'Ufficio federale dell'ambiente. Le autorità vallesane hanno tuttavia definito legali gli abbattimenti, perché sono avvenuti nella zona stabilita. L'Ufficio federale dell'ambiente non ha ravvisato alcuna necessità di intervento.
A ciò si aggiunge una serie documentata di abbattimenti errati di esemplari guida adulti: nei Grigioni è stato colpito il maschio guida del branco Moesola invece di un giovane lupo, in Vallese un lupo non autorizzato, e nel Vaud anch'esso un esemplare guida maschio. Il gruppo Wolf Schweiz ha rilevato che questi abbattimenti erano illegali e che conseguenze penali sarebbero in linea di principio possibili. Da tutto ciò non è emersa alcuna sanzione.
Questo non è un dettaglio. L'abbattimento di un animale guida è considerato un intervento grave sulla popolazione, perché in seguito i branchi possono disgregarsi. Nel branco del Ringelspitz si è verificato esattamente questo caso. Quanto sia in realtà alta la soglia lo dimostra il branco del Beverin: l'Ufficio federale dell'ambiente respinse dapprima una richiesta di abbattimento del maschio guida, l'autorizzazione successiva fu la prima in assoluto per un animale guida. Ciò che dunque la Confederazione ha esplicitamente autorizzato una sola volta è avvenuto più volte per errore di tiro, en passant, senza conseguenze per i responsabili.
Ne deriva una constatazione paradossale. Svitto minaccia una sanzione che nei cantoni limitrofi di fatto non esiste. La raccolta di donazioni si rivolge dunque contro l'unico approccio che collega gli abbattimenti erronei a dei costi.
Un cantone con dei precedenti
L'occasione dell'intero dibattito è modesta. Il 17 luglio il servizio faunistico svittese ha reso noto che una fototrappola nel comune di Alpthal aveva ripreso due lupi, presumibilmente una coppia. Se da ciò nasca un nuovo branco resta aperto e necessita di ulteriori indizi nei mesi a venire. Il branco del Chöpfenberg, nella zona di confine con il cantone di Glarona, rimane il primo e unico branco di lupi ufficialmente confermato nel cantone.
Che proprio Svitto trasferisca poteri di ampia portata ai cacciatori per hobby pesa gravemente alla luce del bilancio cantonale. Aquile reali avvelenate, un lama per la protezione delle greggi abbattuto, trappole a laccio illegali ed esche per lupi vietate collocate dal cantone stesso: la cronaca l'abbiamo raccolta in «Aquile reali avvelenate, lama abbattuti, trappole per lupi illegali» e in «Cantone di Svitto: Eldorado per i crimini venatori». Sulla sistematica si veda il nostro Dossier «Bracconaggio e criminalità venatoria in Svizzera».
Commento: da tempo non si tratta più del lupo
Quando persino la «Neue Zürcher Zeitung», di certo non nota per commenti critici verso la caccia o di sinistra-verde, riferisce diffusamente sulla progettata cassa per il lupo dell'UDC svittese, ciò dimostra soprattutto una cosa: qui non si tratta più solo del lupo, ma dello Stato di diritto.
Chi abbatte un lupo non autorizzato all'abbattimento non commette un errore innocuo. Proprio per questo la legge prevede una multa. E qual è la risposta politica? Non: «Allora dobbiamo migliorare la formazione e identificare con ancora maggiore attenzione.» Bensì: «Raccogliamo denaro affinché l'abbattimento erroneo non abbia, per quanto possibile, conseguenze finanziarie.»
Giuridicamente una simile cassa può essere ammissibile. Dal punto di vista dello Stato di diritto invia un segnale fatale. Una multa dovrebbe creare responsabilità personale e fungere da deterrente. Chi promette già in anticipo di farsi carico di eventuali multe per abbattimenti errati toglie alla sanzione proprio il suo effetto. Secondo il motto: nessun problema, se qualcosa va storto, paghiamo noi.
Particolarmente contraddittorio è questo: gli stessi ambienti pretendono che le disposizioni di abbattimento delle autorità siano attuate con coerenza. Ma se proprio questo limite fissato dalle autorità viene superato, improvvisamente dovrebbe essere la comunità politica a farsi carico delle conseguenze. Lo Stato di diritto, però, non funziona secondo il principio: le leggi valgono, tranne per coloro le cui violazioni sono politicamente desiderate.
Il fatto che proprio la conservatrice NZZ affronti questo sviluppo dimostra quanto la questione sia esplosiva. Perché al centro non c'è la questione del lupo, ma una fondamentale: quanto seriamente prendiamo la responsabilità personale e l'applicazione di sanzioni passate in giudicato? Su questo si dovrebbe discutere nell'UDC di Svitto, e non su come abbattere lupi con il minor rischio possibile.
La risposta coerente si trova comunque altrove: una gestione professionale della fauna selvatica sul modello del Cantone di Ginevra, dove specialisti formati al servizio cantonale assumono il compito e l'abbattimento resta l'eccezione. Come potrebbe apparire questo per Svitto lo mostra il nostro testo modello per un'iniziativa popolare cantonale.
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