La caccia ai predatori in Europa: la controversia
L'Europa ha salvato i suoi predatori dall'estinzione. Perché allora uccide migliaia di orsi, lupi e linci?
Dopo che la Svezia ha concesso il permesso di abbattere un quinto dei suoi orsi e i parlamentari rumeni hanno votato per raddoppiare la quota, il dibattito sulla stagione di caccia è diventato una questione politica
Il bosco era innaturalmente silenzioso quando Soňa Chovanová Supeková seguì le tracce dell'orso. Nella Slovacchia meridionale era proprio il periodo degli amori del capriolo e, sulle colline ai piedi dei Carpazi, erano molti i turisti in giro, chi in bicicletta, chi a raccogliere funghi. Colleghi cacciatori che avevano già incontrato un orso raccontavano a Supeková che la paura era stata così grande da impedirle di alzare il fucile. Seduta con suo padre, un cacciatore ricreativo sulla ottantina che aveva già abbattuto diversi orsi, si sentì ugualmente spaventata: in quel viaggio contava di abbattere cervi e non voleva imbattersi inaspettatamente in un orso.
«La paura mi ha attraversato… l'odore mi è penetrato fino alle ossa», racconta Supeková, fondatrice del club delle cacciatrici ricreative slovacche. Ma l'orso non si fece vedere. La mattina seguente, il duo di cacciatori formato da figlia e padre ne scorse gli escrementi. «Solo in macchina abbiamo tirato un sospiro di sollievo.»
Gli orsi bruni europei sono una specie protetta. Eppure, insieme a lupi e linci, incrociano sempre più spesso il cammino di agricoltori, funzionari forestali e cacciatori come Supeková. La voglia di abbattere i predatori è schizzata alle stelle con l'aumento delle popolazioni di lupi e orsi, diversi attacchi da parte degli orsi hanno fatto notizia e i politici hanno preso di mira le leggi che hanno preservato gli orsi dall'estinzione.
In questa stagione di caccia, che si estende fino a metà ottobre, la Svezia ha rilasciato autorizzazioni per l'abbattimento di 486 dei suoi orsi bruni, pari a circa il 20%. Nel 2023, il paese ha registrato quote di abbattimento record per linci e lupi. I parlamentari rumeni hanno votato a luglio per raddoppiare la quota di caccia agli orsi bruni da 220 a 481 esemplari. In Slovacchia, dove di recente un orso è stato filmato mentre seminava il panico in un villaggio, il legislatore ha votato a giugno per consentire la caccia nelle vicinanze dei villaggi in determinate condizioni. A luglio, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che i recenti abbattimenti di lupi in Austria e Spagna erano illegali. All'inizio dell'anno, anche la Svizzera è stata oggetto di ricorso giudiziario per la sua proposta di abbattere il 70% della popolazione di lupi.
Il dibattito sull'abbattimento di specie animali protette ha suscitato una tale ondata di indignazione tra agricoltori, cacciatori e ambientalisti da raggiungere i livelli più alti della burocrazia brussellese. La Commissione europea, la cui presidente, Ursula von der Leyen, ha perso un pony per mano di un lupo due anni fa, ha voluto declassare lo status di protezione dell'animale. Tuttavia senza successo.
«Il lupo non è più un animale con due orecchie, quattro zampe e una coda; è una questione politica», afferma Luigi Boitani, zoologo presso l'Università La Sapienza di Roma e presidente della Large Carnivore Initiative for Europe, un'organizzazione per la conservazione della natura. «Esiste una forte polarizzazione. Quando si parla di lupi e orsi, il mondo non è grigio, ma è bianco o nero».
I lupi furono sterminati in gran parte d'Europa nel XIX e XX secolo, ma ripresero a diffondersi a partire dagli anni '70, quando le persone si spostarono dai villaggi alle città e i governi posero successivamente sotto tutela gli animali e i loro habitat. Un'evoluzione analoga riguardò gli orsi bruni e le linci, reintrodotti dai conservazionisti nelle regioni da cui erano stati eliminati.
Oggi nel continente esistono sei specie di predatori il cui abbattimento è vietato nell'UE con alcune eccezioni — ad esempio quando rappresentano un pericolo per la pubblica incolumità. Questi animali, che si trovano al vertice della catena alimentare, contribuiscono alla prosperità degli ecosistemi regolando le popolazioni delle loro prede. Vi sono inoltre indizi del fatto che possano contribuire a limitare la diffusione delle malattie.
Tuttavia, la portata e la velocità del loro ritorno – si stima che in Europa vi siano più di 20’000 lupi e 17’000 orsi – hanno dato luogo a conflitti crescenti con l'essere umano. Agricoltori e lobby della caccia hanno sostenuto la necessità di ridurre gli ostacoli all'abbattimento dei lupi, poiché gli animali hanno ampliato il loro territorio e attaccato il bestiame.
Una settimana dopo aver trovato le tracce dell'orso nel bosco, Supeková racconta: "Il figlio di un agricoltore ha incontrato un orso su un sentiero forestale mentre raccoglieva funghi in un paese distante solo circa 2 km. Per fortuna l'orso è fuggito".
Le riprese di un orso che correva per le strade di una piccola città slovacca hanno suscitato scalpore internazionale nel mese di marzo, e cinque persone sono rimaste ferite nell'attacco. Lo stesso vale per la morte di un escursionista bielorusso, che il giorno precedente aveva perso la vita mentre fuggiva da un orso. Gli attacchi hanno portato a una modifica legislativa che consente ai servizi di sicurezza slovacchi di sparare agli orsi bruni che si avvicinano a un insediamento umano a meno di mezzo chilometro. Alcuni mesi dopo, in Romania, la morte di un escursionista diciannovenne per mano di un orso ha spinto il Primo Ministro a richiamare i legislatori dalla pausa estiva per una sessione d'urgenza, in cui hanno votato per l'abbattimento di ulteriori orsi.
Le persone nei villaggi e nelle campagne vogliono ridurre il numero di orsi, perché gli attacchi sono in aumento, afferma Supeková. "È molto tragico che un orso nella città di Liptovský Mikuláš abbia ferito cinque persone mentre attraversava la città di corsa, dove i bambini giocavano all'aperto."
Il tema è diventato un'occasione ghiotta per i partiti populisti che si contendono i voti della popolazione rurale. I politici accusano Bruxelles di mettere in pericolo i loro figli e di abbandonare i villaggi in nome di preoccupazioni ambientali elitarie.
I critici sostengono che i decessi, per quanto tragici, vengano enormemente esagerati. In Romania, il paese con il maggior numero di orsi bruni in Europa, gli animali hanno ucciso 26 persone e ne hanno ferite 276 nell'arco di 20 anni, secondo i dati del Ministero dell'Ambiente. I dati di Eurostat mostrano che nello stesso periodo i veicoli a motore hanno ucciso 45’000 persone nel paese.
Le associazioni culturali rappresentano un problema per il lupo, a lungo ritratto come il cattivo nelle fiabe. Helmut Dammann-Tamke, presidente della Federazione Venatoria Tedesca e politico della Democrazia Cristiana, afferma che la minaccia degli attacchi dei lupi alle pecore sia per gli estremisti di destra "come un vassoio servito", poiché raggiunge le persone a livello emotivo. "Questo tema è un accelerante nelle mani dei populisti."
Uno studio del 2022 condotto su comuni tedeschi ha rilevato che gli attacchi dei lupi al bestiame predicono il sostegno agli estremisti di destra. Dopo aver controllato fattori come l'immigrazione e l'occupazione, i ricercatori hanno riscontrato che gli attacchi dei lupi erano associati a incrementi dell'estrema destra alle elezioni comunali compresi tra uno e due punti percentuali. "I risultati suggeriscono che gli attacchi dei lupi siano un possibile fattore di radicalizzazione degli elettori", scrivono gli autori.
Gli ambientalisti dubitano che una politica indiscriminata di abbattimento degli animali contribuisca a evitare i conflitti con gli esseri umani e chiedono misure volte a favorire una coesistenza pacifica, che spaziano dalle recinzioni e dai cani da guardiania del gregge alle campagne di sensibilizzazione per i visitatori.
Gli scienziati non sono ancora preoccupati per la popolazione di lupi sull'intero continente, ma hanno avvertito che l'abbattimento di lupi nei paesi con popolazioni ridotte potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Operazioni di abbattimento su larga scala potrebbero ridurre le popolazioni di questi predatori al di sotto del livello di sopravvivenza locale, avvertono. L'abbattimento dei lupi può persino comportare un aumento della predazione del bestiame, poiché i branchi si disgregano e singoli lupi vulnerabili si avventurano nelle fattorie per cacciare. Lo stesso effetto è stato osservato anche nei puma e nei coyote.
Ciprian Gal, responsabile della sede rumena di Greenpeace, ha dichiarato che la tendenza a livello europeo di indebolire la protezione dei grandi predatori rappresenta un passo indietro che richiama epoche in cui le persone avvertivano un forte senso di competizione con la fauna selvatica.
"I governi europei, influenzati dalla retorica populista dominante e dalle potenti lobby venatorie e agrarie, sembrano optare per soluzioni basate sulla paura e sul rapido guadagno economico", afferma. "In un certo senso, si tratta di una reazione contraria alla politica verde ambiziosa degli ultimi anni e di una valvola di sfogo per coloro che ancora faticano a fare i conti con la realtà climatica a cui siamo confrontati."
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