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Mondo animale

Tre gatti selvatici «salvati» a Ginevra: un successo e una lezione

Una storia di successo e una lezione sul nostro rapporto con gli animali selvatici.

Redazione Wild beim Wild — 16 dicembre 2025

Tre piccoli gomitoli di pelo grigio tigrato nel bosco sopra la diga di Verbois.

Due passanti credono di fare del bene, prendono con sé quelli che sembrano «gattini domestici» abbandonati e li portano all'organizzazione ginevrина per la protezione degli animali. Quello che sembra un gesto di premura era in realtà un'interferenza in un sistema delicato. Gli animali non erano infatti dei comuni gattini randagi, bensì giovani gatti selvatici europei (Felis silvestris).

Se questa storia non finisce in tragedia, lo si deve soprattutto alla professionalità. La SPA Genève ha reagito correttamente, segnalando immediatamente il ritrovamento, dopodiché sono intervenuti gli esperti: il Centre de réadaptation des rapaces et de la faune sauvage (CRR) e le guardie ambientali ginevrine. I giovani animali sono stati allevati in modo da preservarne la selvatichezza. Contatto minimo con gli esseri umani, protezione dalle malattie, alimentazione con prede vive, addestramento in una struttura naturalistica, monitorata tramite telecamere con sensori di movimento anziché attraverso una «pedagogia del coccolare». L'appartenenza alla specie è stata confermata tramite analisi del DNA. In autunno sono stati reintrodotti in libertà in un'area idonea sulla riva destra del Rodano, vicino al luogo del ritrovamento e in una zona dove i gatti selvatici sono già presenti. Oggi il Cantone parla di un reinserimento riuscito nella libertà.

«Salvato» significa a volte: correggere l'errore

La conclusione è scomoda, ma importante: questi gatti selvatici hanno dovuto essere salvati perché delle persone li avevano «salvati» dal bosco. È proprio per questo che il Cantone scrive esplicitamente: un giovane animale dal manto tigrato beige-grigio nel bosco non è automaticamente bisognoso di aiuto. Solo in caso di pericolo acuto o di ferite è opportuno intervenire. Altrimenti vale la regola: mantenere le distanze, non toccare, segnalare anziché portare via.

È più di una regola comportamentale. È una questione di rispetto. Gli animali selvatici non sono nostra proprietà, non sono il nostro progetto e non sono il nostro soggetto fotografico. Chi li raccoglie, ne altera spesso il destino in modo irreversibile. Che Ginevra sia riuscita questa volta a restituire tre animali alla natura è l'eccezione, non la regola.

Ginevra indica un'alternativa: protezione invece di abbattimento

Questa storia non si svolge a Ginevra per caso. Il cantone si definisce ufficialmente «canton sans chasse», ovvero un cantone senza caccia ricreativa. È una dichiarazione politica e culturale: la gestione della fauna selvatica non è organizzata principalmente attraverso la caccia ricreativa e la logica dei trofei, bensì attraverso la supervisione professionale, il monitoraggio, la pianificazione degli habitat e interventi solo laddove giustificati. Ilmodello ginevrinoè considerato dal 1974 la prova che la gestione professionale della fauna selvatica funziona.

Naturalmente il divieto di caccia non risolve automaticamente tutti i problemi. Ma sposta il tono di fondo: lontano dall'idea che gli animali selvatici debbano essere «regolati», verso la domanda di come la coesistenza possa realizzarsi concretamente. È proprio questo che dimostra l'operazione ginevrina: precisa, minimamente invasiva, scientificamente fondata e con un obiettivo chiaro, ovvero restituire agli animali la libertà.

Una specie «protetta» che tuttavia vacilla

Il cantone definisce il gatto selvatico «protetto eppure minacciato». In passato era perseguitato e sopravviveva localmente solo nel Giura; soltanto dall'inizio di questo secolo si sta nuovamente diffondendo nella pianura ginevrina. Questo ritorno è fragile.

Il pericolo maggiore non proviene dalla foresta, ma dalla nostra porta di casa: l'ibridazione con i gatti domestici in libertà. Quando gatti domestici e selvatici si incrociano, l'identità genetica del gatto selvatico si dissolve. Pro Natura definisce questa commistione come il principale rischio a medio termine e sottolinea la responsabilità dei detentori: sterilizzare, controllare, soprattutto nelle aree rurali e in prossimità dei boschi. KORA indica, accanto all'ibridazione, anche le malattie trasmesse dai gatti domestici, la frammentazione degli habitat e il traffico stradale come minacce.

Diventa così chiaro anche perché il protocollo ginevrino fosse così rigoroso: mantenere la distanza da esseri umani e gatti domestici non era «eccessivo», bensì tutela della fauna selvatica nella pratica.

Uno sguardo critico sulla caccia: il vero rischio è il sistema «utile o via»

Con il gatto selvatico si può osservare attentamente quanto siano arbitrarie le nostre categorie. Nel comunicato viene definito «innocuo», «discreto» e un «ausiliare» dell'agricoltura, perché caccia i topi. Tradotto: è benvenuto finché è utile.

Proprio qui inizia il problema della politica venatoria in molte regioni: chi è utile viene tollerato. Chi è considerato concorrenza o disturbo finisce rapidamente nel mirino. Pro Natura ricorda che la persecuzione dei predatori è stata storicamente sistematica, e avverte al contempo che oggi altre specie come la lince tornano a subire pressioni politiche. Lo schema rimane invariato: non sono i fatti ecologici a decidere, bensì la pressione delle lobby, le emozioni e un antico senso di potere sulla fauna «nostra».

Ginevra offre con la sua storia del gatto selvatico un modello alternativo. Non perché tutto sia perfetto, ma perché la domanda guida è un'altra: come manteniamo nel sistema una specie selvatica autoctona e minacciata, senza addomesticarla, strumentalizzarla o abbatterla?

Cosa puoi fare concretamente

  • Ritrovamento nel bosco: non toccare, non portare via. Agire solo in caso di pericolo immediato e contattare altrimenti le autorità competenti.
  • Gatti domestici vicino ai boschi: castrare o sterilizzare, limitare l'accesso all'esterno, soprattutto di notte e nelle zone di margine boschivo.
  • Sul piano politico: porre domande quando «regolazione» significa automaticamente abbattimento. Ginevra dimostra: una gestione professionale della fauna selvatica funziona anche senza la caccia ricreativa come modalità ordinaria.

Alla fine restano tre gatti selvatici che possono tornare a essere gatti selvatici. E un promemoria che la vera protezione degli animali non consiste nell'attirare gli animali a sé, ma nel lasciar loro spazio. In un paese in cui la caccia viene spesso difesa come tradizione, questo è forse il messaggio più radicale di questa silenziosa storia di successo ginevrino.

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