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Psicologia & Caccia

Psicologia della caccia per hobby nel Canton Appenzello Esterno

Appenzello Esterno è un piccolo cantone collinare nella Svizzera orientale, che si estende tra il Lago di Costanza e l'Alpstein. La caccia per hobby viene qui praticata come caccia con patente. L'Ufficio per lo Spazio e la Foresta, Divisione Natura e Fauna Selvatica, è responsabile della pianificazione venatoria. Il cantone è suddiviso in tre distretti di caccia: Hinterland, Mittelland e Vorderland. Dal 2016 le amministrazioni venatorie di Appenzello Esterno, Appenzello Interno e San Gallo coordinano i rilevamenti degli effettivi e la pianificazione venatoria per i cervi rossi nell'area faunistica comune.

Redazione Wild beim Wild — 21 marzo 2026

Il piano venatorio 2025/2026 prevede l'abbattimento di 602 caprioli, 71 cervi e 17 camosci.

La caccia alla selvaggina maggiore su cervi rossi e camosci dura dal 1° al 20 settembre, un secondo periodo di caccia al cervo rosso da novembre a dicembre. La popolazione di caprioli viene descritta come «sana e leggermente in crescita». La popolazione di camosci invece è «stabile a un livello basso».

Salvataggio di caprioli e uccisione di caprioli: Il paradosso

Dal 2024 l'associazione di cacciatori patentati di Appenzello Esterno offre un servizio di salvataggio caprioli con droni e telecamere termiche su tutto il territorio. In primavera i cacciatori ricreativi si mobilitano con tecnologie moderne per salvare i piccoli di capriolo dalla morte per falciatura. In autunno gli stessi caprioli vengono poi cacciati. 602 esemplari secondo il piano di caccia.

Dal punto di vista psicologico questo paradosso è rivelatore, perché espone la dissonanza cognitiva centrale della caccia ricreativa: i cacciatori per hobby salvano gli animali per ucciderli successivamente. Il salvataggio dei piccoli di capriolo viene inquadrato come «gestione faunistica», come prova di legame con la natura e senso di responsabilità. Ma dal punto di vista dell'animale la logica è grottesca: sopravvivere a giugno, morire a ottobre. Psicologicamente il salvataggio dei piccoli serve allo scarico morale. Permette di inquadrare l'uccisione autunnale come parte di un impegno «olistico», anziché per quello che è: un'attività ricreativa armata.

Camosci: protezione con scappatoia

La popolazione di camosci in Appenzello Esterno è «stabile a livello basso». Il piano di abbattimento prevede una «protezione nell'entroterra» e una «stabilizzazione» nelle zone intermedie e anteriori. Tuttavia vengono autorizzati all'abbattimento 17 camosci. Psicologicamente si manifesta qui lo stesso schema di Nidvaldo: protezione non significa stop alla caccia, ma riduzione della caccia. Anche una specie a «livello basso» continua a essere cacciata, perché una rinuncia completa metterebbe in discussione il principio stesso della caccia.

Cervi: «Invariabilmente alto» nonostante la caccia

La popolazione di cervi nello spazio vitale comune dei cantoni Appenzello Esterno, Appenzello Interno e San Gallo viene descritta come «invariabilmente alta». Nonostante gli abbattimenti annuali, nonostante una pianificazione venatoria intercantonale coordinata e nonostante le cacce speciali, la popolazione non diminuisce. Psicologicamente è un schema noto: la caccia ricreativa pretende di regolare la fauna selvatica, ma attraverso la pressione venatoria e la dinamica delle popolazioni produce esattamente quelle popolazioni che poi adduce come giustificazione per ulteriore caccia.

Lavoro di gestione faunistica come creazione identitaria

L'associazione di cacciatori patentati di Appenzello Esterno si mette attivamente in scena come protettrice della natura. Valorizzazione degli habitat, piantagioni di siepi, rimozione del filo spinato: il lavoro di gestione faunistica viene documentato e comunicato professionalmente. Il presidente cantonale sottolinea la «strategia comune di tutti gli interessati alla nostra natura» e spera in una «buona collaborazione con le organizzazioni di protezione ambientale e della natura».

Psicologicamente questa autorappresentazione è un classico reframing. La caccia ricreativa si posiziona come «partner della protezione della natura», benché allo stesso tempo uccida 690 animali selvatici solo negli ungulati all'anno. Il lavoro di gestione faunistica è reale e meritevole. Ma viene strumentalizzato: non serve primariamente all'animale, ma alla legittimazione dell'uccisione. Chi pianta siepi e salva piccoli difficilmente può essere definito un torturatore di animali. Questa è esattamente la funzione psicologica: la gestione faunistica immunizza dalla critica alla caccia ricreativa.

Il modello ginevrino dimostra che la valorizzazione dell'habitat e la protezione della fauna selvatica sono possibili anche senza caccia ricreativa. Il lavoro di gestione faunistica non è un argomento a favore della caccia, ma un argomento a favore della protezione della natura, e questa non ha bisogno di armi.

Maggiori informazioni nel dossier: Psicologia della caccia

Analisi psicologiche cantonali:

Altro sul tema della caccia per hobby: Nel nostro Dossier sulla caccia raggruppiamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento.

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