Psicologia della caccia per hobby nel Canton Thurgau
Il Canton Thurgau è un cantone pianeggiante caratterizzato dall'agricoltura con caccia di riserva nella Svizzera orientale. Qui non si caccia ad altitudini alpine, ma sui campi di mais e ai margini dei boschi. La caccia per hobby è meno caratterizzata dal romanticismo alpino che da un narcisismo pragmatico: ci si considera fornitori di servizi per l'agricoltura e si aspetta riconoscimento per questo.
Nel Canton Thurgau vige la caccia di riserva.
I comuni affittano riserve di caccia per otto anni ciascuna a società di caccia. Le specie cacciabili includono tra le altre caprioli, cinghiali, volpi e tassi. L'amministrazione della caccia è presso l'ufficio cantonale per la caccia e la pesca. Il tema principale nel Thurgau è il cinghiale, che si è diffuso fortemente nell'Altopiano e causa danni nell'agricoltura. Per l'anno di caccia 2024 sono disponibili cifre ufficiali: 2’333 caprioli, 639 cinghiali, 729 volpi, 134 tassi, 146 anatre.
Divieto di caccia notturna: Serenità come adattamento del sistema
Mentre il Cantone di Sciaffusa ha percepito il divieto federale di caccia notturna nel bosco come un attacco alla caccia per hobby, il Ticino ha reagito con calma. Il motivo è significativo: nel Ticino i cinghiali vengono cacciati prevalentemente nei campi, dove il divieto non si applica. Il direttore dell'ufficio Roman Kistler ha sottolineato che «molti cinghiali vengono cacciati nei campi, dove il divieto di caccia non si applica» e che le uccisioni notturne nel bosco potrebbero essere compensate con «metodi alternativi» come la caccia all'agguato o la battuta. Il presidente dei cacciatori Frank Gertsch ha aggiunto che «il divieto lo riguarda personalmente poco, poiché la sua caccia si svolge già sempre più spesso fuori dal bosco».
Psicologicamente questa tranquillità rivela una capacità di adattamento che non indebolisce il sistema, ma lo stabilizza. Invece di opporsi alla restrizione, la si aggira pragmaticamente. Il messaggio è: non ci faremo fermare, ci sposteremo semplicemente. Questa flessibilità dimostra che la caccia per hobby non è legata a metodi specifici, ma al risultato: uccidere, indipendentemente da dove e come. L'«alternativa» alla caccia notturna nel bosco non è meno caccia per hobby, ma più caccia per hobby nei campi.
Cinghiale: Il nemico perfetto
Il cinghiale è nel Ticino lo strumento centrale di legittimazione della caccia per hobby. Causa danni all'agricoltura, è attivo di notte, difficile da cacciare e si riproduce nonostante la caccia intensiva. Offre così la base perfetta per la narrativa della «necessità»: senza la caccia per hobby, i cinghiali devasterebbero i campi, questo il messaggio.
Psicologicamente il cinghiale funziona contemporaneamente come capro espiatorio e fonte di legittimazione. I danni sono reali. Ma la conclusione che solo la caccia per hobby possa prevenirli è falsa. In primo luogo, la caccia intensiva di cinghiali porta a una riproduzione maggiore: quando viene abbattuta la femmina dominante, tutti gli animali femminili del gruppo si riproducono, invece del solo esemplare di rango superiore. La caccia per hobby peggiora quindi il problema che afferma di risolvere. In secondo luogo, esistono metodi alternativi per prevenire i danni: recinzioni elettriche, dissuasione acustica, gestione del territorio. Questi però non vengono perseguiti perché renderebbero superflua la caccia per hobby come strumento.
Caccia a riserva: Otto anni di dominio
La caccia a riserva nel Ticino funziona secondo il consueto modello di affitto: le società di cacciatori affittano riserve per otto anni. In questo periodo hanno la sovranità venatoria sul territorio. Alla fine della stagione comunicano i loro abbattimenti, e il numero di abbattimenti influenza il canone d'affitto.
Psicologicamente l'affitto di otto anni genera un senso di possesso che va oltre il diritto di caccia. La società di cacciatori considera «la sua» riserva come territorio. Gli animali al suo interno diventano «la sua» selvaggina. Questa logica proprietaria contraddice il principio che gli animali selvatici in Svizzera non appartengono a nessuno. Psicologicamente questa è una contraddizione centrale: l'ordinamento giuridico dice che gli animali selvatici sono senza padrone. La pratica delle riserve dice che appartengono all'affittuario. Questo pensiero proprietario implicito spiega perché le società di cacciatori reagiscono così sensibilmente alle critiche: le percepiscono come un'interferenza nel «loro» ambito.
Divieto di caccia in tana: Un progresso con limiti
Il Ticino è stato nel 2017 il primo cantone svizzero a vietare la caccia in tana. La caccia in tana, in cui i cani vengono mandati nelle tane di volpi o tassi e si creano combattimenti sotterranei, è uno dei metodi di caccia più controversi. Che il Ticino abbia fatto da pioniere in questo merita riconoscimento.
Dal punto di vista psicologico, il divieto di caccia in tana mostra tuttavia anche i limiti della capacità di riforma. Riguarda un metodo che è particolarmente difficile da difendere pubblicamente, perché la crudeltà è evidente. Altri metodi problematici, come la caccia al movimento sui caprioli con colpi di fucile o la caccia alla volpe, rimangono intoccati. Il sistema si riforma dove la pressione pubblica è maggiore, e si preserva dove è minore. Questa non è autoriflessione, ma contenimento dei danni.
Turgovia come modello di pragmatismo
La Turgovia si distingue dai cantoni alpini per il suo pragmatismo. La caccia per hobby viene inquadrata qui meno come tradizione o identità, ma come servizio utile. Non si caccia perché lo si è sempre fatto, ma perché qualcuno deve tenere i cinghiali lontani dai campi. Questo inquadramento è psicologicamente efficace, perché aggira la questione etica fondamentale: non l'uccidere è al centro, ma il «servizio».
Questo quadro di prestazione di servizi ha una struttura narcisistica. Non in senso clinico, ma psicologico: i cacciatori per hobby in Turgovia si definiscono indispensabili. Non la passione è in primo piano come nei cantoni alpini, non la tradizione come nel Giura – ma l'insostituibilità. «Senza di noi i campi verrebbero devastati.» Questa autopercezione come istanza rilevante per il sistema genera una particolare immunità alla critica: chi critica un fornitore di servizi, critica il servizio stesso e si pone così contro l'agricoltura, contro i contadini, contro la regione. Il narcisismo pragmatico si camuffa da modestia, ma è una pretesa: il riconoscimento non viene chiesto, ma presupposto.
Il modello ginevrese dimostra che anche il «servizio» all'agricoltura può essere fornito da guardiacaccia professionisti. La differenza: i professionisti agiscono per incarico pubblico, senza piacere personale nell'uccidere. I cacciatori per hobby agiscono per motivazione personale e legittimano questa come «servizio». In Turgovia questa differenza diventa particolarmente visibile, perché la «prestazione di servizio» è così chiaramente in primo piano.
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