2 aprile 2026, 02:46

Inserisci un termine di ricerca qui sopra e premi Invio per avviare la ricerca. Premi Esc per annullare.

Psicologia e caccia

La psicologia della caccia ricreativa nel cantone di Berna

Il cantone di Berna esemplifica il classico sistema di milizia venatoria svizzero. I cacciatori privati che praticano la caccia a scopo ricreativo svolgono attività spesso giustificate dalla gestione della fauna selvatica, dalla tradizione e dalla regolamentazione. Da un punto di vista psicologico, Berna risulta quindi particolarmente illuminante: come viene legittimata socialmente la caccia sportiva armata, come la tradizione influenza l'accettazione e come cambiano le percezioni della violenza e della responsabilità in un cantone in cui la caccia è considerata normale?

Redazione Wild beim Wild — 13 gennaio 2026

In questo contesto, con "caccia amatoriale" si intende la caccia come attività ricreativa praticata da privati cittadini, e non come attività ufficialmente regolamentate o professionali. Berna è una vasta area prevalentemente rurale con una cultura venatoria profondamente radicata; in molti luoghi, la caccia amatoriale non è considerata un'eccezione, bensì parte integrante della norma locale.

Tipico di Berna: un sistema di milizie con cacciatori amatoriali privati, una fitta rete di tradizioni e club, e la caccia amatoriale come questione identitaria nelle regioni rurali. I conflitti, ad esempio per cervi, cormorani o linci, si combattono aspramente negli ambienti politici, ma rimangono relativamente astratti per molti abitanti delle città finché si svolgono in zone di caccia remote.

La tradizione come legittimazione psicologica

In un cantone come Berna, la tradizione è più di un semplice folklore; funziona come un meccanismo sociale. Chi pratica la caccia si sente legato a legami familiari, all'appartenenza a club e ai rituali locali; pertanto, qualsiasi critica alla caccia ricreativa viene rapidamente percepita come una critica al proprio patrimonio culturale. Psicologicamente, questo riduce le contraddizioni e crea un senso di sicurezza: dove padri, zii e vicini di casa cacciano da decenni, "non può essere poi così male".

Questa normalizzazione sposta il dibattito: non si concentra più sulla violenza in sé, ma piuttosto sul rispetto, sulle tradizioni e sulla lealtà verso la "propria" fazione. Chiunque affronti le conseguenze psicologiche delle uccisioni ripetute viene subito etichettato come qualcuno che "non capisce niente del Paese", anche se le questioni relative all'empatia, al distanziamento e alle strategie di giustificazione sono fondamentali.

Lorenz Hess: Caccia alle milizie, attività di lobbying e la logica della violenza

Poche figure incarnano il legame tra caccia ricreativa, potere associativo epolitica con la stessa chiarezza di Lorenz Hess , membro del Consiglio Nazionale Bernese e presidente dell'Associazione Cacciatori Bernese. Nelle sue apparizioni sui media e nelle sue iniziative, invoca dapprima misure più severe contro i lupi, poi contro le linci, nonostante esperti e studi indichino cause complesse e la minaccia che questi predatori rappresentano.

Le ricerche dimostrano inoltre che Hess è tra i parlamentari con il maggior numero di mandati in altri settori. Psicologicamente, ciò crea un quadro in cui la violenza legata alla caccia ricreativa, gli interessi economici e il potere politico sono strettamente intrecciati. L'autorità di interpretare la fauna selvatica non risiede nella scienza indipendente, bensì in cacciatori amatoriali ben introdotti e con numerosi interessi personali.

Collegamenti interni:

Lupo, lince, cormorano: i predatori come superficie di proiezione

Nel cantone di Berna, predatori e specie protette vengono ripetutamente presentati come problemi, spesso prima ancora che siano disponibili dati affidabili. Dopo le campagne contro il lupo, ora l'attenzione si è concentrata sulla lince, nonostante le popolazioni di lince in Svizzera siano esigue, geneticamente impoverite e classificate a livello internazionale come specie che necessita di cure speciali. Allo stesso modo, i cormorani e altre specie fungono da sfondo per dimostrare la resistenza e la capacità di agire.

Dal punto di vista psicologico, questi animali fungono da schermo di proiezione per fantasie di controllo e paure di perdita: vengono additati come i colpevoli visibili di complessi sviluppi in ambito forestale, agricolo e della pesca. Chi sostiene questa tesi non deve confrontarsi con problematiche quali strutture, uso del suolo, qualità dell'acqua o pressione venatoria; si limita a indicare il predatore e a invocare una maggiore "regolamentazione".

Collegamenti interni:

Bambini impegnati in battute di caccia amatoriali: imparano la violenza invece di vivere la natura.

La questione di come il Cantone di Berna gestisca la presenza dei minori nel contesto della caccia ricreativa è particolarmente delicata. Chiunque porti dei minori a caccia o presenti l'uccisione come un'"esperienza nella natura" li espone deliberatamente a immagini violente. Diversi studi e il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia mettono in guardia contro la possibilità di far assistere i bambini alla violenza contro gli animali, poiché ciò può essere collegato a successivi comportamenti antisociali.

Dal punto di vista psicologico, i bambini in situazioni del genere imparano che la sofferenza degli animali è secondaria finché la tradizione, il divertimento o la pressione dei pari la giustificano. Il messaggio è: la violenza è normale se si verifica nel contesto giusto. Per un cantone che prende sul serio i diritti dei bambini, sarebbe necessario il contrario: una netta distanza dalla caccia ricreativa, nessun coinvolgimento di minori nell'uccisione e nessuna educazione venatoria romanticizzata nelle scuole.

Collegamento interno: Petizione: Punire i cacciatori amatoriali che permettono ai minori di partecipare alle battute di caccia

Alcol, armi e banalizzazione

Nel cantone di Berna non esiste ancora un limite di alcolemia chiaro per i cacciatori amatoriali. Solo in seguito alle pressioni del Partito dei Verdi Liberali si è iniziato a discutere se i privati cittadini armati debbano essere soggetti, anche in ambito forestale, alle stesse norme che regolano la circolazione stradale. Il presidente dell'associazione dei cacciatori bernesi si oppone a un limite di alcolemia dello 0,5 o dello 0,0%, sottolineando di non essere a conoscenza di incidenti stradali correlati all'alcol.

Dal punto di vista psicologico, questo è notevole: in una società che esige piloti, macchinisti e agenti di polizia sobri, la combinazione di alcol e caccia ricreativa viene minimizzata. Chi sostiene questa tesi sottovaluta quanto l'alcol comprometta la percezione, i tempi di reazione e la capacità di giudizio, e quanto ciò influisca direttamente sulla precisione del tiro, sul tracciamento della preda e sulla sofferenza degli animali selvatici. La richiesta di una tolleranza zero per il tasso alcolemico nei cacciatori ricreativi è quindi meno radicale e semplicemente coerente con quanto avviene da tempo per altri ruoli che prevedono l'uso di armi.

Collegamenti interni:

Sistema di milizia, responsabilità e trasparenza

Nel cantone di Berna, i sostenitori della caccia ricreativa spesso pongono l'accento sulla regolamentazione, la prevenzione dei danni e la "gestione". Tuttavia, la questione psicologica cruciale riguarda la distribuzione delle responsabilità: chi decide sugli abbattimenti, chi controlla e quanto sono trasparenti gli obiettivi e i risultati? Quando i cacciatori ricreativi privati agiscono contemporaneamente come promotori, garanti e commentatori mediatici, il confine tra regolamentazione e interesse personale si fa labile.

In assenza di una chiara separazione dei poteri, il controllo si sposta dalla sfera pubblica a circoli ristretti. Fiducia, autorità e relazioni consolidate sostituiscono dati concreti, valutazioni indipendenti e una rendicontazione trasparente. È proprio qui che entra in gioco la critica psicologica: un sistema basato su lealtà informali è particolarmente vulnerabile a punti ciechi, che vanno dal bracconaggio e dalle violazioni non denunciate alla sistematica banalizzazione della violenza.

Valutazione ambientale, marcia intermedia e retromarcia

Valutazioni e analisi dimostrano che, soprattutto in seno al Consiglio federale e al Consiglio degli Stati, le forze che si schierano dalla parte degli interessi venatori spesso ottengono risultati deludenti in materia di ambiente e benessere animale. Il governo centrale viene criticato nelle valutazioni ambientali per la sua mentalità retrograda in merito alla caccia ricreativa e alla tutela dei predatori. Per il Cantone di Berna, ciò significa che le forze politiche che difendono la caccia ricreativa come tradizione ostacolano al contempo il progresso in materia di biodiversità ed etica della fauna selvatica.

Dal punto di vista psicologico, ciò rafforza un'immagine in cui la tradizione funge da pretesto per rimandare le responsabilità. Chi si appella alla consuetudine non deve rispondere a domande scomode su alternative, sulla gestione della fauna selvatica da parte dei guardiacaccia o sul ruolo della Svizzera come paese responsabile delle popolazioni di linci e lupi.

Link interno: Valutazione ambientale svelata. Il centro nel Consiglio degli Stati: Partiti borghesi guardano al passato in fatto di caccia amatoriale.

Dove inizia la critica psicologica

La questione centrale non è se le persone debbano vivere la natura o assumersi delle responsabilità, ma in quali condizioni la violenza contro gli animali venga accettata come attività ricreativa. La ricerca psicologica sull'aggressività, il distanziamento e la razionalizzazione morale dimostra che atti ripetuti di uccisione possono alterare l'empatia, la percezione e i modelli di giustificazione. Non si tratta di un giudizio morale sui singoli individui, bensì di un'indicazione di meccanismi che il Cantone di Berna dovrebbe prendere seriamente in considerazione.

La situazione diventa particolarmente critica quando la caccia ricreativa non viene presentata come un intervento giustificato con obiettivi chiari e un adeguato controllo, ma piuttosto come un'attività per il brivido, un rituale di status o una pratica legata alla ricerca di trofei. In questi casi, l'attenzione si sposta dalla gestione della fauna selvatica alle motivazioni della violenza, e dalla responsabilità all'autopromozione. È proprio in queste situazioni che un sistema di milizie perde la sua legittimità sociale.

Collegamenti interni:

Cosa Berna rappresenta della Svizzera

Berna dimostra quanto possa essere stabile la caccia ricreativa come sistema sociale quando la tradizione, i modelli di riferimento e le reti locali ne legittimano la pratica. Tre punti chiave:

  • Modello di riferimento: i cacciatori amatoriali come forza di ordine, custodi della tradizione e voce politica per "la popolazione rurale".
  • Accettazione: un elevato radicamento sociale riduce la pressione a criticare; le obiezioni vengono rapidamente percepite come culturalmente estranee o provenienti da contesti urbani.
  • Comunicazione: giustificazione basata sulla tradizione, la fiducia e l'autorità personale, meno sui dati indipendenti e sulla trasparenza.

Rispetto a Ginevra e Zurigo, appare chiaro che in Svizzera il dibattito sulla caccia non è solo biologico, ma soprattutto sociale e psicologico. I sistemi di milizia prosperano sulla tradizione e sulla fiducia; è proprio per questo che Berna riveste un ruolo cruciale: il cantone dimostra come la caccia ricreativa possa rimanere socialmente stabile e dove emergono le fratture quando si discute seriamente di diritti dei minori, limiti al consumo di alcol, protezione della lince e del lupo, o alternative non violente.

Ulteriori informazioni sono disponibili nel dossier: Psicologia della caccia

Analisi psicologiche cantonali :

Maggiori informazioni sul tema della caccia amatoriale: nel nostro dossier sulla caccia, raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e rapporti di approfondimento.

Sostieni il nostro lavoro

La tua donazione contribuisce a proteggere gli animali e a dare loro voce.

Fai una donazione ora