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Psicologia & Caccia

Psicologia della caccia per hobby nel Canton Berna

Il Canton Berna rappresenta un esempio del sistema classico di milizia della caccia in Svizzera. I cacciatori ricreativi privati assumono compiti che vengono spesso giustificati con la gestione della fauna selvatica, la tradizione e la regolamentazione. Dal punto di vista psicologico, Berna è particolarmente illuminante: come viene legittimata socialmente la caccia ricreativa armata, come influisce la tradizione sull'accettazione, e come cambiano la percezione della violenza e la responsabilità in un cantone dove la caccia è considerata normalità?

Redazione Wild beim Wild — 13 gennaio 2026

Con caccia per hobby si intende qui la caccia per hobby come attività ricreativa da parte di privati, non interventi ordinati dalle autorità o professionali. Berna è di vasta superficie, fortemente caratterizzata dal mondo rurale e profondamente radicata nella cultura venatoria; la caccia per hobby non è considerata un'eccezione in molti luoghi, ma parte della normalità locale.

Tipico di Berna: un sistema di milizia con cacciatori ricreativi privati, dense strutture tradizionali e associative e la caccia per hobby come tema identitario nelle regioni rurali. I conflitti, ad esempio sui cervi, cormorani o linci, vengono combattuti duramente a livello politico, ma rimangono relativamente astratti per molti cittadini, finché si svolgono in riserve remote.

Tradizione come legittimazione psicologica

In un cantone come Berna la tradizione è più di un racconto folcloristico, funziona come meccanismo sociale. Chi caccia si collega a linee familiari, appartenenza associativa e rituali locali; così la critica alla caccia per hobby viene rapidamente vissuta come critica alle proprie origini. Psicologicamente questo riduce la contraddizione e genera un senso di sicurezza: dove padri, zii e vicini sparano da decenni, «non può essere così grave».

Questa normalizzazione sposta il dibattito: si tratta meno di violenza in quanto tale, e più di rispetto, tradizioni e lealtà al «proprio» lato. Chi tematizza le conseguenze psicologiche di atti ripetuti di uccisione viene rapidamente considerato come qualcuno che «non ha idea della campagna», sebbene le questioni sull'empatia, distanziamento, strategie di giustificazione siano elementari.

Lorenz Hess: caccia di milizia, lobbismo e logica della violenza

Quasi nessuna figura rappresenta così chiaramente il legame tra caccia per hobby, potere associativo e politica come il consigliere nazionale bernese Lorenz Hess, presidente dell'Associazione cacciatori bernese. In apparizioni mediatiche e interventi chiede prima interventi più severi contro il lupo, poi contro la lince, nonostante uffici specializzati e studi indichino cause complesse e la situazione di pericolo di questi predatori.

Ricerche mostrano contemporaneamente che Hess appartiene ai parlamentari con il maggior numero di mandati in altri settori. Psicologicamente emerge così un quadro in cui violenza venatoria ricreativa, interessi economici e potere politico collaborano strettamente. L'autorità interpretativa sui animali selvatici non risiede nella scienza indipendente, ma presso cacciatori per hobby ben collegati con numerosi legami di interesse.

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Lupo, lince, cormorano: predatori come superficie di proiezione

Nel cantone di Berna i predatori e le specie protette vengono ripetutamente presentati come problema, spesso prima che siano disponibili dati affidabili. Dopo campagne contro il lupo, la lince finisce nel mirino, sebbene le popolazioni di lince in Svizzera siano piccole, geneticamente impoverite e classificate a livello internazionale come popolazione di responsabilità. Cormorani e altre specie servono similmente come scenario per dimostrare durezza e capacità d'azione.

Psicologicamente questi animali sono superfici di proiezione per fantasie di controllo e paure di perdita: vengono dichiarati colpevoli visibili di sviluppi complessi in bosco, agricoltura e pesca. Chi argomenta così non deve confrontarsi con strutture, consumo di suolo, qualità delle acque o pressione venatoria, indica semplicemente il predatore e chiede più «regolamentazione».

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Bambini nella caccia per hobby: imparare violenza invece di esperienza nella natura

Particolarmente delicata è la questione di come il cantone di Berna tratti i bambini nel contesto della caccia per hobby. Chi porta minorenni alla caccia per hobby o presenta loro atti di uccisione come «esperienza nella natura», li espone deliberatamente a immagini di violenza. Studi e il Comitato ONU sui diritti dell'infanzia avvertono dal far diventare i bambini testimoni di violenza contro gli animali, perché questo può essere collegato a successivi modelli comportamentali antisociali.

Psicologicamente i bambini imparano in tali situazioni che la sofferenza degli animali è secondaria, purché tradizione, divertimento o pressione di gruppo la giustifichino. Il messaggio è: la violenza è normale se avviene nel giusto contesto. Per un cantone che prende sul serio i diritti dell'infanzia sarebbe necessario il contrario: chiara distanza dalla caccia per hobby, nessun minorenne negli atti di uccisione, nessuna pedagogia venatoria romanticizzante nelle scuole.

Link interno: Petizione: punire i cacciatori per hobby che fanno partecipare minorenni alla caccia

Alcol, armi e minimizzazione

Nel Canton Berna non esiste ancora oggi un limite chiaro di alcolemia per i cacciatori per hobby. Solo sotto la pressione di un'iniziativa verde-liberale si discute se per persone private armate nel bosco debbano valere regole simili a quelle del traffico stradale. Il presidente dell'associazione venatoria bernese si oppone a una regola dello 0,5 o 0,0 per mille e fa riferimento al fatto che non gli sono noti incidenti causati dall'alcol.

Dal punto di vista psicologico questo è notevole: in una società che esige piloti, macchinisti e forze di polizia sobri, viene relativizzata proprio la combinazione di alcol e caccia per hobby. Chi argomenta così sottovaluta quanto fortemente percezione, reazione e capacità di giudizio vengano compromesse dall'alcol e come questo si ripercuota direttamente sulla precisione del tiro, sulla ricerca dei feriti e sulla sofferenza degli animali selvatici. La richiesta di un limite dello 0,0 per mille per i cacciatori per hobby è quindi meno radicale che semplicemente coerente con quello che vale da tempo per altre funzioni armate.

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Sistema di milizia, responsabilità e trasparenza

I sostenitori della caccia per hobby nel Canton Berna sottolineano volentieri regolamentazione, prevenzione dei danni e «cura». Psicologicamente decisiva è però la questione di come viene distribuita la responsabilità: chi decide sugli abbattimenti, chi controlla, e quanto trasparenti sono obiettivi e risultati? Quando cacciatori privati per hobby sono contemporaneamente rappresentanti di interessi, attori esecutivi e figure interpretative nei media, si offusca il confine tra regolamentazione e interesse personale.

Se manca una chiara separazione, il controllo si sposta dal pubblico in ambienti chiusi. Fiducia, autorità e relazioni consolidate sostituiscono dati concreti, valutazione indipendente e rendicontazione trasparente. Proprio qui si inserisce la critica psicologica: un sistema che si basa su lealtà informali è particolarmente vulnerabile a punti ciechi, fino al bracconaggio, violazioni non denunciate e minimizzazione sistematica della violenza.

Valutazione ambientale, Il Centro e marcia indietro

Rating e analisi mostrano che proprio in Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati quelle forze che si posizionano vicino alla caccia, ottengono spesso risultati scarsi nelle questioni ambientali e di protezione degli animali. Il Centro viene criticato nel rating ambientale come retrogrado quando si tratta di caccia per hobby e protezione dei predatori. Per il Canton Berna questo significa: le forze politiche che difendono la caccia per hobby come tradizione, frenano contemporaneamente i progressi nella biodiversità e nell'etica degli animali selvatici.

Psicologicamente questo rafforza un'immagine in cui la tradizione serve come scusa per spostare la responsabilità all'indietro. Chi si appella al costume non deve rispondere a domande scomode su alternative, gestione da parte di guardie forestali o sul ruolo della Svizzera come paese responsabile per linci e lupi.

Link interno: Rating ambientale smaschera Il Centro in Consiglio degli Stati: borghese nella caccia per hobby e retrogrado

Dove si inserisce la critica psicologica

La questione centrale non è se le persone debbano vivere la natura o assumersi responsabilità, ma sotto quali condizioni la violenza contro gli animali viene accettata come tempo libero. La ricerca psicologica su aggressione, distanziamento e razionalizzazione morale mostra che azioni ripetute di uccisione possono modificare empatia, percezione e schemi di giustificazione. Questo non è un giudizio morale su singole persone, ma un'indicazione su meccanismi che il Canton Berna dovrebbe prendere sul serio.

Diventa particolarmente critico quando la caccia per hobby non viene messa in scena come un intervento giustificato con obiettivi chiari e controllo, ma come brivido, rituale di status o pratica di trofei. In tali casi l'attenzione si sposta dalla gestione della fauna selvatica alla motivazione violenta e dalla responsabilità all'autorappresentazione. Proprio qui viene raggiunto il limite oltre il quale un sistema di milizia perde la sua legittimazione sociale.

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Quello che Berna riflette alla Svizzera

Berna mostra quanto possa essere stabile la caccia per hobby come sistema sociale quando tradizione, modelli di ruolo e reti locali portano la legittimazione. Tre punti centrali:

  • Modello di ruolo: cacciatori per hobby come forza d'ordine, portatori di tradizione e voce politica per «la popolazione rurale».
  • Accettazione: alta integrazione sociale riduce la pressione critica, le obiezioni vengono rapidamente considerate come estranee alla cultura o urbane.
  • Comunicazione: giustificazione attraverso tradizione, fiducia e autorità personale, meno attraverso dati indipendenti e trasparenza.

Nel confronto con Ginevra e Zurigo diventa evidente che il dibattito sulla caccia in Svizzera non è solo biologico, ma soprattutto sociale e psicologico. I sistemi di milizia vivono di tradizione e fiducia; proprio per questo Berna è centrale: il cantone mostra come la caccia per hobby rimanga socialmente stabile e dove nascono linee di frattura quando vengono seriamente discussi i diritti dei bambini, i limiti di alcol, la protezione di lince e lupi o alternative non violente.

Di più nel dossier: Psicologia della caccia

Analisi psicologiche cantonali:

Di più sul tema caccia per hobby: Nel nostro Dossier sulla caccia raggruppiamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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