6 settembre 2026, 19:13

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Friburgo: i cacciatori ricreativi vogliono cacciare lo stambecco

Mentre il cantone non autorizza la caccia allo stambecco a causa delle popolazioni deboli, la lobby della caccia ricreativa chiede nuovi abbattimenti, luce artificiale come ausilio al tiro e inforaggiamento. Associazioni ambientaliste e un'iniziativa del PS si oppongono.

Redazione Wild beim Wild — 6 settembre 2026
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«La pietra di sale»

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I cacciatori friburghesi e la loro associazione mantello hanno presentato al cantone un catalogo di richieste che mira a un'ampia estensione della caccia ricreativa.

Al centro c'è, non a caso, proprio lo stambecco: entrambe le colonie friburghesi sono così deboli che il cantone non autorizza la caccia a questa specie. Le organizzazioni per la tutela della natura e un'iniziativa parlamentare si oppongono.

Un catalogo di estensione

I cacciatori ricreativi friburghesi e l'associazione di caccia friburghese hanno presentato al cantone una serie di richieste che mirano a un'ampia estensione della caccia ricreativa. Il quotidiano «La Liberté» ha reso pubblica l'iniziativa, titolando senza mezzi termini che i friburghesi vogliono abbattere lo stambecco. Ciò che a prima vista sembra riguardare dettagli tecnici, nel complesso disegna il quadro di un'offensiva politica della lobby della caccia ricreativa: più specie cacciabili, più mezzi ausiliari tecnici e più esche. Lo stambecco è la richiesta più simbolica, ma non certo l'unica.

Parallelamente si discute infatti di luce artificiale come ausilio al tiro per il cinghiale e di un'estensione della pastura, ovvero dell'inforaggiamento mirato. Tre richieste, un denominatore comune: la pressione venatoria deve aumentare, la caccia ricreativa deve diventare più tecnologica, per compensare la propria incapacità.

Lo stambecco: protetto, ma non abbattuto

Qui vale la pena fare una distinzione precisa. Lo stambecco è una specie particolare in Svizzera. Dopo la sua estinzione all'inizio del XIX secolo, è stato reintrodotto a partire dal 1911 con esemplari provenienti dal parco nazionale italiano del Gran Paradiso. Nel Cantone di Friburgo esistono da decenni due colonie: quella del Vanil Noir con l'adiacente Bimis e quella della Dent de Lys.

Giuridicamente lo stambecco è protetto, ma può essere cacciato a determinate condizioni. Ciò che conta è quello che ne fa il cantone: a causa delle popolazioni troppo deboli di entrambe le colonie, l'Ufficio dei boschi e della natura attualmente non autorizza la caccia allo stambecco. La richiesta dei cacciatori ricreativi non riguarda quindi abbattimenti già in corso, ma un'apertura politica proprio là dove il cantone ha, per buoni motivi, tirato il freno.

Quanto siano validi questi motivi lo dimostra la recente storia della popolazione. Al Vanil Noir alcuni anni fa si contavano ancora oltre 300 esemplari, nel 2014 erano circa 200, e il censimento del 2016 ha registrato un minimo storico di appena 111 stambecchi. Solo tra il 2015 e il 2016 sono scomparsi 55 esemplari, senza che le cause siano state chiarite del tutto. Una popolazione crollata in questo modo non può sopportare un'ulteriore pressione venatoria.

Il fatto che proprio lo stambecco finisca nel mirino ha un'amara ironia: l'animale è il simbolo di Pro Natura, la più antica organizzazione svizzera per la tutela della natura. Quanto sia problematica la caccia a questa specie lo dimostra da anni il cantone vicino, dove la controversa caccia allo stambecco in Vallese regolarmente al centro di controversie. Proprio la caccia ricreativa selettiva ai vecchi becchi con corna particolarmente grandi è da anni oggetto di critiche, poiché può alterare la struttura per età e sociale delle popolazioni di stambecchi e generare una pressione selettiva indesiderata. Del contesto biologico e di allevamento della specie fa parte anche un capitolo meno noto, che approfondiamo nell'articolo dedicato agli ibridi stambecco-capra.

Luce e foraggiamento: la lobby della caccia ha già ottenuto un successo

Mentre lo stambecco resta ancora una rivendicazione, la lobby della caccia ricreativa ha già ottenuto un successo politico parziale in merito al cinghiale. Il Consiglio di Stato si è impegnato ad adeguare l'ordinanza sulla caccia e a consentire, a determinate condizioni, l'uso di una fonte di luce artificiale come ausilio al tiro: sulle altane nelle riserve internazionali di uccelli acquatici e migratori, nonché nelle riserve cantonali sulla riva sud del lago di Neuchâtel, fino alle 21, per la caccia al cinghiale. In questa occasione si intende anche ampliare in modo limitato il foraggiamento nelle stesse zone, per attirare gli animali in modo mirato. L'allentamento è stato provocato da una mozione presentata da esponenti dell'UDC e del Centro, motivata con i danni alle colture e il rischio di peste suina africana.

Finché la modifica dell'ordinanza non entra in vigore, si tratta di un impegno politico. Ma è già ora degno di nota il luogo scelto: sono proprio le riserve ornitologiche quelle in cui ora si vuole sparare con luce artificiale e attirare gli animali con il foraggio.

Pro Natura: «Fin dove si vuole arrivare?»

Il fronte della protezione della natura non vede in questo sviluppo un dettaglio isolato, bensì una tendenza. Morgane Bättig, responsabile di progetto presso Pro Natura, osserva questi allentamenti con preoccupazione e riassume la questione centrale: fin dove si vuole arrivare, in realtà? Teme che la caccia ricreativa diventi sempre più tecnologica, a scapito dell'ecologia. Il crescente potenziamento tecnico della caccia ricreativa può disturbare gli animali selvatici, compromettere la sicurezza degli altri utenti del territorio e sollevare serie questioni di rispetto ed etica.

Ciò che i cacciatori ricreativi presentano come un «miglioramento» è, da questa prospettiva, l'esatto contrario: un potenziamento che sposta ulteriormente il rapporto di forza tra uomo e animale selvatico a favore dell'arma.

La risposta politica: un intervento contro la caccia alle specie minacciate

All'offensiva dei cacciatori ricreativi segue la contromossa nel parlamento cantonale. Il deputato Grégoire Kubski (PS, Friburgo), insieme a Pierre Vial (PS, Progens), ha depositato una mozione che chiede, nel cantone Friburgo, un divieto della caccia ricreativa alle specie protette nonché a quelle specie iscritte nella Lista Rossa dell'Ufficio federale dell'ambiente come vulnerabili, minacciate o fortemente minacciate. Secondo «La Liberté», Kubski motiva l'intervento con la crescente pressione della lobby della caccia, che descrive come particolarmente incisiva. Sarebbe giunto il momento di dimostrare che esistono dei limiti.

L'intervento tocca una reale contraddizione del sistema. In Svizzera è ancora oggi consentito cacciare specie il cui sopravvivenza è minacciata, senza che sia necessario un motivo imperativo come i danni alle colture. Questa tensione tra pratica venatoria, legge sulla caccia e Lista Rossa l'abbiamo documentata in dettaglio nella panoramica sulle specie di animali selvatici cacciate in Svizzera. Che Friburgo non sia estraneo a questa problematica lo dimostra il caso della beccaccia: il cantone mantiene la caccia alla bécasse nonostante la specie sia iscritta nella Lista Rossa, mentre in numerosi cantoni della Svizzera tedesca è ormai vietata da tempo.

Cantone a patente senza obbligo di gestione venatoria continuativo

Un argomento con cui la caccia ricreativa ama giustificare i propri diritti speciali recita: chi caccia, cura e regola anche. Nel caso di Friburgo, questo argomento regge male. Friburgo è un cantone a patente. La caccia ricreativa è organizzata come caccia a patente: i privati acquistano una patente cantonale e un permesso di caccia annuale e cacciano su tutto il territorio cantonale, senza una responsabilità fissa su una riserva come nei cantoni a riserva.

Manca quindi un legame continuo con un territorio e la sua cura. A Friburgo non è riconoscibile un obbligo di cura pubblicamente attestato e ricorrente ogni anno per i detentori di patente. Per fare un confronto: nel canton Giura si tratta di circa otto ore all'anno, nei Grigioni circa cinque. A Friburgo, invece, l'unico lavoro naturalistico chiaramente documentato è un requisito una tantum nella formazione: chi aspira all'esame di caccia deve prestare, durante la preparazione della durata di circa 18 mesi, almeno 50 ore a favore della natura. Dopo questa prestazione naturalistica una tantum, il cantone dovrebbe illustrare in modo trasparente quali prestazioni di cura vincolanti i detentori di patente di caccia devono effettivamente fornire durante l'esercizio corrente della caccia.

I detentori di patente non assumono comunque alcuna responsabilità ecologica fissa per una riserva, ma agiscono nell'ambito dei piani di abbattimento cantonali, orientati principalmente agli interessi della selvicoltura e dell'agricoltura. Ciò ridimensiona notevolmente l'immagine di sé come custode premuroso e pone la questione con quale legittimità la caccia ricreativa rivendichi ora diritti aggiuntivi su specie protette.

Un rapporto compromesso

L'attuale conflitto si colloca in un periodo in cui il rapporto tra i cacciatori ricreativi friburghesi e il servizio faunistico cantonale è comunque teso. L'occasione è stata l'assoluzione di un cacciatore ricreativo esperto, che aveva soppresso un capriolo ferito da un grande predatore senza informare preventivamente la guardiacaccia competente. Un quadro dell'ufficio cantonale ha messo in discussione per iscritto questa assoluzione, al che la presidente del tribunale ha censurato una violazione della separazione dei poteri e il consigliere di Stato competente ha dovuto intervenire.

In questo contesto è emersa una dichiarazione degna di nota. La guardiacaccia coinvolta ha affermato, in una lettera alla presidente del tribunale nella primavera del 2026, che il cacciatore ricreativo assolto ferisce ogni anno animali sani nell'ambito della caccia ricreativa, come ogni cacciatore ricreativo e come mostrano le statistiche, senza che ciò sembrasse turbarlo particolarmente. Un'ammissione proveniente dall'ambiente stesso del servizio faunistico, che rivela il rovescio della medaglia della caccia ricreativa. «La Liberté» ha potuto prendere visione della lettera.

Il bilancio cantonale dei controlli della stagione 2025/26 riporta 31 multe disciplinari, 13 rapporti di denuncia e due revoche di patente. Nello stesso bilancio vengono indicati, per il cinghiale, 162 abbattimenti da parte di cacciatori ricreativi titolari di patente e 117 abbattimenti sussidiari da parte del servizio faunistico. Per inquadrare associazioni, pressione delle lobby e influenza politica nel settore della caccia, vale la pena consultare il grande radar dei cacciatori ricreativi.

Non il caso isolato, ma la tendenza

Già nel 2020 si era formato a Friburgo un ampio comitato contro l'allora inasprimento della legge federale sulla caccia, sostenuto da PS, Verdi, Verdi liberali e PPD e appoggiato da Pro Natura, WWF, dal Cercle ornithologique, dal benessere animale e da BirdLife. La resistenza contro un'estensione della caccia ricreativa alle specie protette ha quindi una tradizione nel cantone.

Proprio di questo si tratta anche adesso: una piccola popolazione di stambecchi, che il cantone non autorizza alla caccia a causa dei suoi effettivi ridotti, si trova confrontata con una richiesta di apertura venatoria. Insieme ai piani per l'uso di luce artificiale come ausilio al tiro e per un maggiore foraggiamento, emerge una direzione politica precisa: più pressione venatoria, più mezzi tecnici e meno riguardo per la protezione degli animali selvatici. Se l'intervento di Grégoire Kubski e Pierre Vial riuscirà a frenare questa evoluzione, lo deciderà il parlamento cantonale friburghese.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

Tutti gli articoli sono redatti dall'IG Wild beim Wild e da co-autrici e co-autori esterni. La ricerca, la strutturazione e i processi redazionali possono essere supportati da strumenti basati sull'IA.

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