12 giugno 2026, 19:29

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Criminalita & Caccia

Un cacciatore ha lasciato un morto nel bosco per un decennio, per non disturbare la caccia

In Stiria il corpo di un ciclista morto è rimasto per circa un decennio nei pressi di un punto di foraggiamento della fauna. Il cacciatore era a conoscenza del ritrovamento e non lo segnalò. Persino la stampa venatoria lo condanna duramente.

Redazione Wild beim Wild · 12 giugno 2026
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In un tratto di bosco nel Bretsteingraben, nel distretto stiriano di Murtal, il cadavere di un uomo è rimasto per circa un decennio, a pochi metri da un punto di foraggiamento della fauna.

Il proprietario della riserva di caccia privata responsabile aveva scoperto il morto, assieme alla bicicletta, già nel 2014 o 2015, secondo quanto riferito dalla polizia criminale del Land Stiria. Non segnalò il ritrovamento. La sua giustificazione agli inquirenti: non voleva disturbare gli animali selvatici nella sua riserva.

Solo nel maggio 2025, quando la grande proprietà fondiaria doveva essere ceduta, il cacciatore ricreativo sporse denuncia, ossia circa undici anni dopo il ritrovamento. Da allora indaga la LKA Stiria su un caso che le stesse autorità definiscono insolito.

Una riserva, più importante di una vita umana

La situazione dei fatti, diffusa dalla polizia tramite l'agenzia di stampa austriaca Austria Presse Agentur, è chiara. Non si tratta di una svista, ma di un silenzio consapevole protrattosi per anni. Il cacciatore ricreativo aveva persino scoperto la bicicletta della marca Cube prima ancora del cadavere, l'aveva portata via e riposta al riparo dalle intemperie presso la sua cascina. Il morto lo lasciò invece dov'era.

Il movente è il vero scandalo. Chi gestisce una riserva ne conosce ogni traccia e ogni cambiamento. Che proprio la caccia ricreativa indisturbata pesasse più della segnalazione del ritrovamento di un cadavere dice qualcosa su un ordine di priorità che va ben oltre questo singolo caso. Per dieci anni a una persona deceduta è stata negata una sepoltura dignitosa. Per dieci anni eventuali familiari non hanno potuto darle l'ultimo saluto né ottenere alcuna certezza.

Anche la stampa venatoria prende le distanze

È notevole quanto sia netta la critica proveniente dalle stesse fila. Il caporedattore della rivista tedesca JÄGER, Christian Schätze, ha commentato il caso con insolita asprezza ed è giunto alla conclusione che l'uomo sia tutto fuorché un cacciatore. Secondo la rivista, il proprietario della riserva di caccia privata avrebbe taciuto persino quando sua figlia, dopo l'abbattimento di un cervo, inciampò nelle scarpe del defunto. Questa informazione proviene dal commento della stampa venatoria e finora non è stata confermata dagli inquirenti.

Proprio qui sta il punto che la IG Wild beim Wild denuncia da anni. Si tratta di un sistema in cui la riserva, il carniere e la caccia indisturbata possono assumere un'importanza che perde ogni misura. Quando un cervo diventa più importante di un uomo morto nel proprio bosco, si tratta del livello di escalation di un modo di pensare le cui forme più moderate sono diffuse nella quotidianità delle riserve.

Le domande aperte

L'identità del morto è ancora oggi irrisolta. Si tratta di un uomo tra i 40 e i 60 anni. Le analisi del DNA, le perizie forensi e i confronti internazionali con le banche dati delle persone scomparse non hanno dato esito. Manca il cranio dell'uomo. La polizia non può escludere il coinvolgimento di terzi, ma finora non vi sono indizi concreti in tal senso. A causa del silenzio durato anni, importanti tracce sono probabilmente andate perse in modo irrecuperabile.

La pista più calda porta in Germania: la maglia da ciclista trovata sul cadavere è stata distribuita nella zona di Brema dalla ormai sciolta National Cycling Academy ai partecipanti di corsi di spinning. La LKA della Stiria spera in segnalazioni da parte della popolazione, in particolare di persone che da anni cercano un familiare scomparso.

Per la IG Wild beim Wild questo caso è un esempio estremo, ma non isolato. Solleva la domanda su quale senso di responsabilità presupponga un'attività legata ad armi, animali selvatici e grande autonomia nella riserva. Chi desidera saperne di più sui retroscena strutturali troverà analisi approfondite nel nostro dossier sulla Psicologia della caccia ricreativa nonché sul Bracconaggio e criminalità venatoria in Svizzera.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Bracconaggio e criminalità venatoria in Svizzera documentiamo casi, questioni giuridiche e schemi ricorrenti. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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