L'Italia sull'orlo dell'emergenza nazionale a causa dei cinghiali
Gli agricoltori italiani, ma non solo loro, soffrono sempre di più a causa della dilagante invasione di cinghiali. Mentre nel 2010 il paese contava circa 500'000 cinghiali, oggi se ne stimano circa 2,3 milioni. I cinghiali italiani causano un incidente ogni 48 ore.
I dati scientifici mostrano che la crescita della popolazione e l'aumento dei danni in agricoltura e degli incidenti stradali sono una diretta conseguenza di una gestione venatoria errata.
Solo nell'ultimo anno il numero di cinghiali è aumentato del 15%. Un incidente ogni 48 ore, con 16 vittime e 215 feriti: questo è il tragico bilancio del 2020.L'associazione agricola Coldiretti denuncia un'invasione di cinghiali che non si fermano davanti a niente, abbattono recinzioni, attraversano fiumi, percorrono strade e autostrade mettendo a rischio la vita e la sicurezza delle persone.
Negli ultimi dieci anni il numero di gravi incidenti con morti e feriti causati da animali selvatici sulle strade italiane è praticamente raddoppiato (+ 81%), secondo le stime di Coldiretti. Si tratta di una vera emergenza nazionale che mette a rischio la sicurezza e la salute degli automobilisti sugli quasi 850’000 chilometri di strade e autostrade italiane. I cinghiali possono pesare fino a 150 kg, raggiungere un'altezza di 1,2 metri e una lunghezza di 2 metri, e percorrere fino a 40 chilometri in una sola volta. Lungo i 6’757 chilometri di autostrada mancano in particolare recinzioni adeguate per impedire l'attraversamento di grandi animali selvatici, poiché le barriere furono costruite negli anni '60 e '70, quando i grandi animali selvatici erano molto rari e le recinzioni avevano il solo scopo di impedire il passaggio del bestiame.
I cacciatori ricreativi, tuttavia, sono proprio coloro che hanno creato il problema della sovrappopolazione dei cinghiali, avendo introdotto negli anni Novanta, per i propri interessi venatori, la specie di cinghiale ungherese in Italia, molto più grande e prolifera della sottospecie italiana. I cacciatori ricreativi, durante le battute di caccia al cinghiale, abbattono le femmine matriarcali, causando la disgregazione dei branchi e scatenando una reazione "liberatoria" nelle altre femmine di rango inferiore, che vanno immediatamente in calore, si riproducono più volte nel corso dello stesso anno e formano a loro volta nuovi branchi.
Il solo danno causato dai cinghiali all'agricoltura è stimato da Coldiretti in oltre 200 milioni di euro (238 milioni di franchi).
Le restrizioni agli spostamenti legate al Covid avrebbero inoltre spinto i cinghiali non solo a rovistare nei campi, ma ad avvicinarsi sempre di più alle zone abitate. Persino nel cuore di Roma sarebbero stati avvistati cinghiali nei pressi di bidoni della spazzatura. Ciò li renderebbe anche un pericolo sociale. Per le organizzazioni a tutela dell'ambiente e dei consumatori, il problema è «la prova che la città è completamente abbandonata a se stessa»: poiché i rifiuti vengono raccolti solo in modo irregolare e talvolta per niente, Roma esercita ormai un'attrazione quasi magica sui cinghiali. I rifiuti abbandonati non attirano solo i cinghiali, ma anche ratti, gabbiani e altri animali. La piaga dei topi della scorsa estate è ancora viva nella memoria dei romani; la Città Eterna è diventata uno «zoo a cielo aperto».
Mai come ora l'allarme per l'invasione dei cinghiali in Italia è stato così intenso: con l'emergenza Covid questi animali hanno trovato libero sfogo nelle aree rurali e urbane, avvicinandosi sempre di più a case, scuole e persino a parchi e laghi, in mezzo ai bagnanti. Non è la prima volta che le organizzazioni agricole chiedono misure di contenimento, ma per la prima volta Coldiretti ha deciso di portare la richiesta in piazza con proteste e mobilitazioni in tutte le regioni italiane. Da Milano a Napoli, da Torino a Bologna, da Palermo a Cagliari, da Bari a Bologna e in tutti i capoluoghi regionali.
«La maggioranza degli italiani considera l'eccessiva presenza di animali selvatici come una vera emergenza nazionale, che compromette la sicurezza delle persone nonché l'economia e il lavoro, in particolare nelle aree più svantaggiate«, ha dichiarato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, sottolineando la necessità «di interventi mirati e su larga scala, regione per regione, per ridurre la minaccia degli animali selvatici a livello nazionale«.
L'8 luglio 2021, gli agricoltori di tutta Italia hanno manifestato per una gestione più severa dei cinghiali, in considerazione della diffusione della variante Delta del Covid-19.
Porto d'armi per gli agricoltori
Un ulteriore problema, dal punto di vista degli agricoltori, è rappresentato dai lupi, la cui presenza in Italia viene stimata grossolanamente tra i 1.500 e i 2.000 esemplari. Le lamentele riguardano il fatto che anche i lupi, durante i lockdown, si sarebbero spinti fino ai margini delle aree residenziali. Con riferimento ai cinghiali, Ettore Prandini ha chiesto che agli agricoltori in possesso di porto d'armi venga concessa la possibilità, previa approvazione di apposita richiesta, di intervenire direttamente contro gli animali selvatici.
Inoltre, gli agricoltori dovrebbero poter incaricare cacciatori ricreativi dell'abbattimento dei cinghiali. Particolarmente importante, secondo Prandini, sarebbe anche consentire la caccia ai cinghiali durante tutto l'arco dell'anno, «finché la situazione non torni sotto controllo». Oltre alla sicurezza degli agricoltori e alla tutela dei loro campi, la questione riguarda anche la popolazione e gli animali da allevamento nei pascoli e nelle stalle. Prandini ha infine fatto notare che gli animali selvatici potrebbero essere anche vettori di malattie.
1 italiano su 4 si è trovato faccia a faccia con un cinghiale
Più di un italiano adulto su quattro (26%) ha già incontrato un cinghiale. L'invasione degli animali selvatici su strade e piazze è percepita dai cittadini come una vera emergenza, al punto che più di otto italiani su dieci (81%) ritiene che si debba contrastare con l'abbattimento, in particolare attraverso l'assunzione di personale specializzato per ridurne il numero, secondo un sondaggio di Coldiretti.
Un allarme condiviso dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha rivolto un appello agli Stati membri dell'UE affinché adottino misure straordinarie per impedire l'accesso dei cinghiali ai rifiuti alimentari e ridurre il numero di esemplari, al fine di limitare il rischio di diffusione di malattie come la Peste Suina Africana (PSA). Si tratta di un vero e proprio segnale d'allarme anche in Italia, dove i cinghiali imperversano sempre più tra i rifiuti urbani. Secondo un sondaggio di Coldiretti, la fauna selvatica rappresenta un problema per la grande maggioranza dei cittadini (90%).
Il problema riguarda soprattutto l'eccessiva presenza di cinghiali, ritenuti troppo numerosi dal 69% degli italiani, mentre il 58% li considera una vera minaccia per la popolazione, oltre che un grave problema per le colture e per l'ambiente, secondo il 75% degli intervistati che hanno espresso un'opinione.
Il risultato è che più di sei italiani su dieci (62%) hanno paura dei cinghiali e quasi la metà (48%) non si stabilirebbe in un'area infestata da questi animali. Alla domanda su chi dovrebbe risolvere il problema, un italiano su due (53%) ritiene che spetti alle Regioni, mentre per il 25% è compito del Governo e per il 22% dei Comuni.
Le preoccupazioni dei cittadini – sottolinea Coldiretti – vengono raccolte da molte amministrazioni regionali e comunali, ma anche dal Parlamento. La Commissione Agricoltura del Senato ha infatti approvato una risoluzione che impegna il Governo ad agire contro i danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza di fauna selvatica, con ripercussioni su molteplici livelli, a partire da quello economico-produttivo, con un progressivo spopolamento delle aree rurali.
Nel complesso, tutti gli sforzi compiuti negli ultimi anni dai cacciatori ricreativi — compresi appostamenti fissi illegali, dispositivi per la visione notturna, caccia al buio e così via — non hanno prodotto alcun risultato. I cinghiali continuano a riprodursi in modo inarrestabile ed esplosivo, non solo in Italia, proprio a causa delle pratiche venatorie errate.
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