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Vittime della caccia in Italia: il dossier AVC 2025/2026

Con la presentazione del nuovo dossier «Vittime della caccia 2025/2026», l'AVC – Associazione Vittime della Caccia, l'osservatorio sulle vittime della caccia in Italia, presenta ancora una volta un bilancio sconvolgente. È il 19° dossier annuale di un'istituzione che da anni documenta ciò che la caccia ricreativa significa realmente al di là dei miti romantici: morte, ferimenti, violenza, violazioni della legge e una minaccia crescente per le persone, gli animali e lo spazio pubblico.

Redazione Wild beim Wild · 3 febbraio 2026
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Il dossier rende evidente che la stagione venatoria 2025/2026 non rappresenta un'eccezione, ma fa parte di una catena ininterrotta di episodi.

Decessi, ferimenti gravi, uso improprio delle armi da caccia e comportamenti criminali segnano anche quest'anno la cronologia. Particolarmente allarmante è il fatto che siano sempre più spesso colpite persone che non hanno alcun legame con la caccia ricreativa. Escursionisti, vicini di casa, familiari o semplici passanti diventano vittime di un'attività del tempo libero armata, che si rifiuta ostinatamente di accettare il cambiamento della società.

L'AVC definisce volutamente in senso ampio il termine «cacciatore ricreativo». Esso comprende tutte le persone che cacciano, indipendentemente dal fatto che dispongano di una licenza valida o agiscano illegalmente. Questa prospettiva è decisiva, perché i casi documentati nel dossier mostrano che i pericoli non finiscono con le autorizzazioni formali. I rischi derivano dalla pratica stessa, dalle armi nello spazio civile e da una cultura che normalizza la violenza contro animali e persone. Maggiori informazioni sulla problematica di fondo della caccia ricreativa come rischio sociale si trovano nella sezione dossier dell'IG Wild beim Wild.

Ufficialmente, secondo il Ministero dell'Interno, in Italia circolano ancora circa 588’000 licenze di caccia valide. Questa cifra è in calo da anni: negli anni Ottanta e Novanta superava 1,5 milioni. Ma il calo dei cacciatori ricreativi non significa affatto meno danni. Al contrario: il dossier mostra una proporzionalità inversa. Meno cacciatori ricreativi, ma un numero di vittime che rimane elevato, in alcuni casi con un pericolo crescente per persone estranee alla caccia. La caccia ricreativa illegale e il bracconaggio restano inoltre un'enorme zona d'ombra che distorce ulteriormente le cifre ufficiali.

Particolarmente eloquente è il rapporto tra le vittime tra i cacciatori ricreativi e quelle non cacciatrici. Nella stagione 2025/2026 il dossier conta 33 cacciatori ricreativi tra le vittime: 10 di loro sono morti, 23 sono rimasti feriti. Allo stesso tempo, 13 persone che non avevano nulla a che fare con l'attività venatoria sono state uccise o ferite: 2 morti e 11 feriti. Questa cifra non è un fenomeno marginale, ma un segnale d'allarme strutturale. Piemonte e Sicilia (7 ciascuna) guidano la triste statistica, seguite da Toscana (6) e Sardegna (5). Regioni, dunque, in cui la caccia ricreativa è profondamente radicata nella cultura quotidiana e viene di conseguenza messa in discussione molto poco.

Nonostante questi fatti, manca un serio dibattito politico. I media riferiscono spesso in modo episodico e isolato, senza rendere visibile il nesso strutturale. La caccia ricreativa continua a essere presentata come tradizione, come strumento necessario o come innocuo passatempo. È proprio questa banalizzazione che noi di Wild beim Wild critichiamo da anni, ad esempio nelle nostre analisi sulla Psicologia della caccia ricreativa e sul ruolo della legittimazione della violenza nelle aree rurali.

L'evoluzione politica in Italia aggrava ulteriormente la situazione. Sotto il governo Meloni vengono portate avanti leggi che ampliano ulteriormente gli interessi venatori e minano i diritti fondamentali. Particolarmente esplosivo è il disegno di legge 1552, con la prevista modifica dell'articolo 16 della legge 157/1992. Esso apre la porta alla caccia ricreativa su terreni privati contro la volontà dei proprietari e a favore di interessi economici. Non si tratta solo di un attacco ai diritti di proprietà, ma anche alla sensazione di sicurezza della popolazione.

Il dossier dell'AVC è metodologicamente rigoroso. Esclude i casi non direttamente riconducibili all'uso di armi da caccia, come cadute o infarti. Non viene considerata nemmeno la criminalità comune priva di legame con la caccia. Tanto più gravi risultano i dati che restano. Dimostrano che la caccia ricreativa non è uno strumento isolato di protezione della natura, bensì una pratica pericolosa con vittime reali. Vittime umane, animali domestici, animali sinantropi e animali selvatici sono colpiti in egual misura. Ulteriori approfondimenti sulla dimensione etica si trovano qui:

Alla fine, questo dossier impone una scelta chiara. O si continua a tollerare un'attività armata, anacronistica e sempre più incompatibile con la società, oppure si cambia rotta verso un'etica della vita. Un'etica che pone la sicurezza, il benessere animale e la pace sociale al di sopra degli interessi particolari. I dati provenienti dall'Italia non sono un caso isolato. Sono un segnale d'allarme europeo.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Ruolo e critica dei cacciatori ricreativi analizziamo la formazione, il potere e l'autopercezione dei cacciatori ricreativi. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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