La vergogna d'Europa: due ibis eremita abbattuti in Italia
Appena un'ora dopo aver attraversato le Alpi, il volo di due ibis eremita si è concluso tragicamente in Lombardia: uccisi a colpi di fucile, in mezzo a un prato.
«Sono venuti da lontano»
Gli uccelli migratori in pericolo facevano parte di un progetto di tutela dell'UE.
Mentre l'Europa investe milioni nella protezione delle specie, gli stessi animali vengono uccisi altrove da cacciatori ricreativi. Una lezione su ipocrisia, tradizione e irresponsabilità.
Il Sud letale: lo status di protezione finisce alla canna del fucile
Due ibis eremita, parte di un progetto di reintroduzione dell'UE, avevano iniziato il loro viaggio in Austria, sostato in Svizzera e attraversato con successo le Alpi. Poco oltre il confine, nei pressi di Dubino, in Lombardia, sono stati abbattuti, presumibilmente da cacciatori ricreativi. Le carcasse sono scomparse; solo i loro tracker GPS sono stati ritrovati cinque giorni dopo dall'esercito.
Ancora una volta si dimostra che lo status di protezione legale delle specie minacciate vale in Europa quanto la carta su cui è scritto.
Abbattuti come rifiuti – la fine di un'illusione per la tutela delle specie
Uno degli uccelli uccisi, «Zoppo», era un membro fondatore del progetto. Fungeva da mentore per i giovani esemplari della sua specie, tra cui Zaz, il suo pulcino adottivo. Entrambi sono morti insieme. «Questo brutale atto non ha sottratto al progetto soltanto uno dei suoi membri fondatori, ma ha anche profondamente sconvolto la comunità internazionale impegnata negli sforzi di reintroduzione», afferma Roberta Pieroni, responsabile di una campagna italiana contro il bracconaggio.
Eppure lo shock non sostituisce le conseguenze. Da anni, nell'Europa meridionale, milioni di uccelli migratori vengono abbattuti, catturati o avvelenati, spesso sotto il manto della «tradizione». Le autorità europee rispondono con una retorica di sdegno – e poi tornano a voltarsi dall'altra parte.
Quando la tradizione diventa una licenza di uccidere
In Italia, Francia, Malta e Spagna, la caccia ricreativa ha da tempo acquisito uno status folkloristico. Sotto il pretesto del «patrimonio culturale» vengono legittimate pratiche crudeli che non hanno nulla a che fare con il rispetto della natura. Il fatto che uccelli migratori come l'ibis eremita non abbiano alcuna possibilità su queste rotte non è un danno collaterale, bensì un fallimento sistemico.
Chi vuole proteggere le specie minacciate non deve parlare di «uso sostenibile», bensì della fine dei privilegi venatori.
L'ibis eremita che evita l'Italia e sopravvive
Mentre in Lombardia si spara, un ibis eremita svizzero dimostra che esiste un'alternativa. L'uccello Knuckle è rimasto in Svizzera dopo aver perso il contatto con la sua famiglia l'anno scorso. Oggi è considerato un maestro della sopravvivenza: «Da quando Knuckle ha mancato la prima migrazione, non ha più alcuna ambizione di volare in Italia», afferma Johannes Fritz del Waldrappteam.
Paradossalmente, è proprio questo a garantirgli la vita: non vola là dove l'Europa abbatte i suoi animali selvatici.
Conclusione: la tutela delle specie finisce dove inizia la lobby venatoria
L'uccisione dei due ibis eremita non è un tragico caso isolato, bensì l'espressione di un sistema malato che tollera la morte di animali come forma di svago. Finché la caccia verrà minimizzata come «tradizione» e le autorità chiuderanno gli occhi, tutti i programmi di protezione delle specie rimarranno soltanto un costoso paravento.
Se l'Europa fa sul serio riguardo alla biodiversità, è finalmente necessaria coerenza:
- divieti di caccia lungo le rotte migratorie,
- sanzioni severe per il bracconaggio,
- e la fine della propaganda venatoria romanticizzata.
Fino ad allora, gli ibis eremita continueranno a volare e a morire.
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Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.
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