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Alto Adige: la lupa abbattuta aveva partorito dei cuccioli poco prima

In estate la Provincia di Bolzano ha fatto uccidere due lupe. Gli atti mostrano che la prima forse allattava dei cuccioli, che nessuna delle due era geneticamente collegata agli attacchi esaminati e che le aggressioni agli animali da reddito sono poi proseguite.

Redazione Wild beim Wild · 3 novembre 2026
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Quattro cuccioli

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La lupa con il codice WBZ-F023, che il Corpo forestale provinciale altoatesino ha abbattuto il 5 luglio 2026 sull'alpe Fojedöra, nel comune di Marebbe, aveva partorito dei cuccioli poco prima di morire. Lo si evince dal rapporto di necroscopia ottenuto dall'associazione «Io non ho paura del lupo» tramite accesso agli atti presso la Provincia autonoma di Bolzano. La lupa potrebbe aver allattato fino a sette cuccioli. Che fine abbiano fatto non è noto. L'associazione si è quindi rivolta al Ministero dell'Ambiente italiano, all'autorità ambientale statale ISPRA e alla Provincia, come hanno riportato il 2 novembre Greenreport e Nordest24.

Due lupe uccise, gli attacchi sono proseguiti

Il Corpo forestale aveva motivato il primo abbattimento con «numerose predazioni di lupo» sull'alpe (STOL). Il 31 agosto 2026 è seguita una seconda lupa, WBZ-F058. La Provincia nega all'associazione il rapporto di necroscopia su questo animale, a suo dire senza una motivazione sufficiente.

Secondo gli atti, i decreti di abbattimento valevano per l'intero territorio comunale di Marebbe, Braies e Valdaora, per un totale di circa 300 chilometri quadrati. I documenti non indicano criteri su dove si potesse sparare con precisione. Le analisi genetiche non hanno collegato individualmente nessuna delle due lupe alle predazioni di animali da reddito esaminate. Un coinvolgimento degli animali uccisi non è quindi mai stato dimostrato. L'associazione ammette che la mancata attribuzione non esclude un coinvolgimento. Non chiede neppure di identificare ogni singolo animale, ma che gli abbattimenti avvengano nelle immediate vicinanze dei luoghi delle predazioni, come raccomanda l'ISPRA. Proprio questo i decreti, per un'area di 300 chilometri quadrati, lasciavano aperto.

Le predazioni non si sono comunque fermate: tra il 7 luglio e il 27 agosto 2026, quindi dopo la morte della prima lupa, sugli alpeggi sono stati uccisi altri undici animali. Anche dopo il secondo abbattimento ci sono stati nuovi attacchi. «Sono state uccise due lupe, ma gli allevatori hanno continuato a subire danni», sottolinea l'associazione.

Cosa dice l'ISPRA

La Provincia si basa su un parere dell'ISPRA che per il 2026 fissa un massimo di tre lupi come prelievo sostenibile per l'Alto Adige. Secondo l'associazione, il 19 ottobre 2026 l'ISPRA ha chiarito che questa cifra non è un'autorizzazione all'abbattimento. Ogni singolo abbattimento deve soddisfare tre condizioni: danni gravi o pericolo per la sicurezza, assenza di alternative efficaci e nessun pregiudizio per la popolazione. L'ISPRA richiede inoltre un piano di controllo presentato in anticipo o, in mancanza di questo, una valutazione specifica per ogni singolo intervento. Dagli atti, secondo l'associazione, non risulta né l'uno né l'altra, ma soltanto la cifra generica di tre.

Secondo l'associazione, l'ISPRA precisa inoltre che l'insuccesso di un prelievo non giustifica nuovi abbattimenti e che ogni intervento deve essere accompagnato da una prevenzione rafforzata. «La possibilità di uccidere fino a tre lupi non significa che la Provincia possa decidere autonomamente», scrive l'associazione. Chiede di verificare se i decreti siano compatibili con l'articolo 19 della legge italiana sulla caccia 157/1992 e con il diritto dell'UE, e mette in discussione anche la legge provinciale sui cosiddetti pascoli protetti.

Terzo abbattimento fermato dal tribunale

A settembre la Provincia ha voluto far uccidere un terzo lupo, questa volta in Val d'Ultimo e a Castelbello-Ciardes, su oltre 260 chilometri quadrati. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha firmato il decreto l'11 settembre 2026. Il decreto fa riferimento a 22 pecore e quattro capre trovate morte o scomparse tra il 15 giugno e l'8 settembre (heidelberg24). Il WWF Italia ha definito la strategia della Provincia «inaccettabile e inefficace».

L'abbattimento non ha avuto luogo. Su richiesta di LNDC Animal Protection, il presidente del Tribunale amministrativo di Bolzano ha sospeso il decreto già il 14 settembre. Il 15 ottobre il collegio giudicante ha confermato la sospensione per carenze nell'istruttoria e nella motivazione («difetto di istruttoria e di motivazione») e ha fissato l'udienza di merito al 27 gennaio 2027 (ANSA, STOL). Secondo il provvedimento, con i suoi tre decreti la Provincia ha inoltre esaurito la quota per il 2026.

Lo schema è noto anche in Svizzera

Il caso di Marebbe segue uno schema che Wild beim Wild documenta anche a nord del confine. Nel cantone Svitto, nella regolazione 2026 sono stati quattro cuccioli del branco del Chöpfenberg uccisi, ma non i responsabili accertati delle predazioni. Quanti lupi siano stati uccisi in Svizzera nell'attuale periodo di regolazione lo mostra il Contatore dei lupi 2026/27. Anche l'Alto Adige stesso non è un caso nuovo: già per un precedente abbattimento la Provincia aveva speso circa 50'000 euro per un solo lupo.

In Italia la pressione sul lupo è destinata ad aumentare ulteriormente. Il cosiddetto legge «Sparatutto», già approvato dal Senato e sul quale la Camera dei deputati discuterà il 27 novembre, sostituirebbe la legge sulla caccia del 1992 e indebolirebbe i pareri dell'ISPRA.

Contestualizzazione

Secondo il diritto europeo, un abbattimento dovrebbe essere l'eccezione, volta a prevenire un danno concreto. A Marebbe ha colpito un animale che nessuno aveva identificato come responsabile, e per giunta nelle settimane in cui i cuccioli dipendono fortemente dalle cure degli adulti. Le predazioni non sono cessate dopo l'abbattimento. Ciò dimostra quanto poco servano gli abbattimenti se gli alpeggi non vengono protetti in modo coerente con la protezione delle greggi, la custodia con pastori e i recinti notturni. Il fatto che il tribunale amministrativo abbia fermato il terzo abbattimento per accertamenti e motivazioni carenti conferma le critiche alla prassi della Provincia. Se poi un'autorità tiene sotto chiave anche la necroscopia del secondo animale, si ha l'impressione che gli abbattimenti siano soprattutto un segnale politico rivolto all'economia alpestre. La Provincia di Bolzano dovrebbe rendere pubblici gli atti e spiegare che cosa ne è stato dei cuccioli.

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