19 giugno 2026, 14:24

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Diritti degli animali

Italia: un tribunale autorizza il divieto di caccia sul proprio terreno per motivi etici

Il TAR di Pescara si basa sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Redazione Wild beim Wild — 19 giugno 2026

In Italia un tribunale amministrativo ha riconosciuto per la prima volta che un proprietario terriero può far vietare la caccia per hobby sul proprio terreno per motivi etici.

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Pescara ha stabilito, con la sentenza n. 254/2026, che un rifiuto etico della caccia è un motivo ammissibile per tenere lontani i cacciatori per hobby dal proprio terreno. La Regione può respingere una tale richiesta solo se dimostra oggettivamente che la sottrazione del terreno specifico impedisce il raggiungimento degli obiettivi del piano regionale faunistico-venatorio.

In tal modo l'Italia si inserisce in uno sviluppo che da tempo mostra i suoi effetti in diversi paesi europei e su cui abbiamo già richiamato l'attenzione su wildbeimwild.com: il diritto di mantenere il proprio terreno libero dalla caccia per ragioni di coscienza.

Cinque anni di procedimento per un appezzamento di terreno

All'inizio c'è stata la richiesta di una cittadina. Nel 2020 ella chiese al Presidente della Regione Abruzzo di vietare l'esercizio della caccia sul proprio terreno, sulla base dell'articolo 15 comma 4 della legge italiana sulla caccia n. 157/1992. Il Dipartimento dell'Agricoltura della Regione respinse la richiesta. Ne seguì una controversia giudiziaria che si è protratta per circa cinque anni.

Il rigetto si fondava tra l'altro sull'argomento che nella Regione oltre il 30 per cento del territorio era già stato sottratto alla caccia, considerato un limite massimo invalicabile. Inoltre, motivazioni etiche o scientifiche non sarebbero idonee a giustificare un'eccezione ai sensi dell'articolo 15. Il tribunale ha respinto entrambe le tesi.

Due constatazioni centrali del tribunale

La sentenza si fonda su due pilastri. In primo luogo, il tribunale ha chiarito che il limite del 30 per cento del territorio regionale sottratto alla caccia non costituisce un limite massimo intoccabile. L'autorità non può quindi richiamarsi in modo generico al fatto che il contingente sia esaurito.

In secondo luogo, e in modo più fondamentale, il tribunale ha riconosciuto le convinzioni etiche e morali come motivo legittimo per richiedere un divieto di accesso ai cacciatori per hobby sul proprio terreno. Se la regione desidera respingere una tale richiesta, deve esporre in modo dettagliato e obiettivo in che misura proprio quel terreno sia indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi del piano per la fauna selvatica e la caccia. Le motivazioni etiche devono essere debitamente considerate.

Commento della redazione: l'Italia aggiunge un altro punto alla mappa europea della tutela della coscienza. Il fatto che una persona possa rifiutare l'uccisione sul proprio terreno non è un caso eccezionale ed esotico, ma uno standard in materia di diritti umani. La Svizzera continua a negare questo diritto ai propri proprietari fondiari, sebbene per concederlo basterebbe una sola decisione politica.

Il filo conduttore: la giurisprudenza di Strasburgo

Decisivo è ciò su cui si basa il tribunale italiano: la consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Secondo questa, un proprietario fondiario non è obbligato a tollerare che altri caccino sul proprio terreno se la caccia contraddice le sue convinzioni personali e morali. Poiché, secondo la Corte, la caccia ha prevalentemente scopo ricreativo, essa non può trasformarsi in un'ingerenza sproporzionata di terzi nella sfera privata.

È esattamente la linea che la Corte ha tracciato nelle cause Chassagnou contro Francia, Schneider contro Lussemburgo e Herrmann contro Germania. L'Italia segue ora una propria via: non attraverso una modifica legislativa a livello nazionale come la Germania, ma attraverso l'interpretazione amministrativo-giudiziaria della legge sulla caccia esistente. Il risultato è lo stesso. Chi rifiuta la caccia per hobby per motivi etici non dovrebbe doverla tollerare sul proprio terreno.

Cosa significa questo per la Svizzera

In quanto Stato contraente, la Svizzera è vincolata alla stessa Convenzione europea dei diritti dell'uomo della Francia, del Lussemburgo, della Germania e dell'Italia. Il diritto di far escludere la caccia dal proprio terreno per motivi etici è fondato sui diritti umani. Manca soltanto la volontà politica di attuarlo. La sentenza italiana mostra che per questo non serve necessariamente una grande riforma legislativa, ma può già bastare un'interpretazione coerente del diritto vigente.

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