19 giugno 2026, 13:57

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Diritti animali

Italia: il tribunale autorizza il divieto di caccia sulla propria proprietà per motivi etici

Il TAR di Pescara si basa sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Redazione Wild beim Wild — 19 giugno 2026

In Italia un tribunale amministrativo ha riconosciuto per la prima volta che un proprietario terriero può far vietare la caccia per hobby sul proprio terreno per motivi etici.

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Pescara ha stabilito, con la sentenza n. 254/2026, che il rifiuto etico della caccia è un motivo ammissibile per tenere lontani i cacciatori per hobby dalla propria proprietà. La Regione può respingere una simile domanda solo se dimostra oggettivamente che la sottrazione del terreno concreto impedisce il raggiungimento degli obiettivi del piano faunistico-venatorio regionale.

Con ciò l'Italia si inserisce in un'evoluzione che da tempo mostra i suoi effetti in diversi Paesi europei e a cui abbiamo già fatto riferimento su wildbeimwild.com: il diritto di mantenere il proprio terreno libero dalla caccia per motivi di coscienza.

Cinque anni di procedimento per un appezzamento di terreno

All'origine c'era la domanda di una cittadina. Nel 2020 ella chiese al presidente della Regione Abruzzo di vietare l'esercizio della caccia sulla propria proprietà, sulla base dell'articolo 15 comma 4 della legge italiana sulla caccia n. 157/1992. Il dipartimento dell'agricoltura della Regione respinse la domanda. Ne seguì una controversia legale che si protrasse per circa cinque anni.

Il rifiuto si basava, tra l'altro, sull'argomentazione che nella Regione oltre il 30 percento del territorio era già sottratto alla caccia, percentuale considerata un limite massimo invalicabile. Inoltre, i motivi etici o scientifici non sarebbero idonei a giustificare un'eccezione ai sensi dell'articolo 15. Il tribunale ha respinto entrambe le ipotesi.

Due constatazioni centrali del tribunale

La sentenza si fonda su due pilastri. In primo luogo, il tribunale ha chiarito che il limite del 30 percento del territorio regionale sottratto alla caccia non costituisce un limite massimo intoccabile. L'autorità non può quindi appellarsi genericamente al fatto che il contingente sia esaurito.

In secondo luogo, e cosa fondamentalmente più rilevante, il tribunale ha riconosciuto le convinzioni etiche e morali come motivo legittimo per richiedere un divieto di accesso ai cacciatori per hobby sul proprio terreno. Se la regione intende respingere una simile domanda, deve esporre in modo dettagliato e oggettivo in che misura proprio quel terreno sia indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi del piano faunistico e venatorio. Le motivazioni etiche devono essere debitamente prese in considerazione.

Commento della redazione: l'Italia aggiunge un ulteriore punto alla mappa europea della tutela della coscienza. Che una persona possa rifiutare l'uccisione sul proprio terreno non è un caso particolare esotico, bensì uno standard dei diritti umani. La Svizzera continua a negare questo diritto ai suoi proprietari terrieri, sebbene a tal fine basterebbe una sola decisione politica.

Il filo conduttore: la giurisprudenza di Strasburgo

Decisivo è ciò a cui si richiama il tribunale italiano: la consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Secondo questa, un proprietario terriero non è obbligato a tollerare che altri caccino sul suo terreno, se la caccia contraddice le sue convinzioni personali e morali. Poiché la caccia, secondo la Corte, serve prevalentemente a scopi ricreativi, essa non deve trasformarsi in un'ingerenza sproporzionata di terzi nella sfera privata.

È esattamente la linea che la Corte ha tracciato nei procedimenti Chassagnou contro Francia, Schneider contro Lussemburgo e Herrmann contro Germania. L'Italia segue ora una propria strada: non attraverso una modifica legislativa a livello nazionale come la Germania, bensì attraverso l'interpretazione amministrativo-giudiziaria della vigente legge sulla caccia. Il risultato è lo stesso. Chi rifiuta la caccia per hobby per motivi etici non deve doverla accettare sul proprio terreno.

Cosa significa questo per la Svizzera

La Svizzera, in quanto Stato contraente, è vincolata alla stessa Convenzione europea dei diritti dell'uomo come Francia, Lussemburgo, Germania e Italia. Il diritto di far interdire la caccia sul proprio terreno per motivi etici è fondato sui diritti umani. Ciò che manca è unicamente la volontà politica di attuarlo. La sentenza italiana dimostra che a tal fine non occorre necessariamente una grande riforma legislativa, ma può già bastare un'interpretazione coerente del diritto vigente.

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