16 luglio 2026, 09:03

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Femminicidio, trappola esplosiva, silenziatore: cosa rende la caccia per hobby una pratica ad alto rischio

IG Wild beim Wild chiede alla procura del Ticino il pieno chiarimento del caso Faido/Leontica in merito al possesso di armi, silenziatore, esplosivo, valutazione del rischio e prassi autorizzativa delle autorità.

In quanto organizzazione con sede nella Valle di Blenio e direttamente coinvolta nell'esplosione, la IG Wild beim Wild non vede in questo un evento isolato, bensì un problema di sicurezza di interesse pubblico.

Il caso solleva questioni fondamentali: com'è possibile che un privato, senza un esame psicologico sistematico di idoneità, possa possedere diverse armi da fuoco, presumibilmente un silenziatore e forse anche esplosivi, quando presso polizia ed esercito gli esami psicologici di idoneità e limiti d'età chiari sono uno standard?

Legame con la caccia confermato

Su richiesta scritta della IG Wild beim Wild, la redazione della RSI ha confermato, sulla base delle dichiarazioni della polizia criminale ticinese alla conferenza stampa del 13 luglio 2026: l'autore era un cacciatore per hobby («cacciatore»). Secondo la RSI resta aperto se il silenziatore utilizzato fosse legale, su quale base giuridica sia stato eventualmente autorizzato e se le armi sequestrate facessero parte di un arsenale di caccia.

Wild beim Wild ha raccolto questa lacuna aperta e ha collocato il caso nel contesto più ampio di una ricorrente problematica di violenza e reati tra i cacciatori per hobby.

Domande aperte alle autorità

Al centro del catalogo di domande rivolte alla procuratrice Petra Canonica Alexakis vi sono in particolare:

  • Le armi sequestrate erano state acquistate legalmente e correttamente registrate?
  • Per il silenziatore esisteva un'autorizzazione cantonale in deroga, sebbene i silenziatori in Svizzera siano in linea di principio accessori per armi vietati?
  • Prima del fatto c'erano stati indizi di minacce, violenza o anomalie psichiche che avrebbero giustificato un disarmo anticipato?
  • Com'è stato possibile che l'autore armato, dopo il femminicidio, potesse essere presente per ore nell'area del paese, nonostante sussistesse una situazione di pericolo acuto?

Queste domande non riguardano soltanto il singolo caso, ma la sicurezza strutturale nella gestione delle armi da caccia private.

I Grigioni mostrano lo schema

Che non si tratti di un evento isolato lo dimostrano i dati dei Grigioni. Lì da anni vengono registrate ogni anno oltre 1’000 multe disciplinari e denunce contro cacciatori per hobby; Wild beim Wild cita ad esempio 1’298 casi nel 2015, 1’384 nel 2017 e 1’241 nel 2020. Con circa 5'500 cacciatori per hobby attivi ciò significa: anno dopo anno, potenzialmente un cacciatore per hobby su cinque viene registrato come delinquente.

La SRF ha inoltre riferito che durante l'alta caccia grigionese circa il 9 per cento degli abbattimenti avviene illecitamente. Tali cifre sono un chiaro indizio del fatto che i conflitti con il diritto venatorio e delle armi non sono un fenomeno marginale tra i cacciatori per hobby.

Come spiega la procura del Ticino che nel Cantone dei Grigioni si registrano anno dopo anno oltre 1’000 denunce e multe disciplinari contro cacciatori per hobby, mentre in Ticino non esistono cifre pubblicate comparabili? Si tratta di un comportamento effettivamente diverso dei cacciatori per hobby oppure di controlli meno coerenti e di una minore disponibilità a rendere statisticamente visibili i reati?

Non un caso isolato: violenza contro le voci critiche

Il caso di Faido/Leontica si inserisce in uno schema già documentato, in cui i cacciatori per hobby ricorrono alla violenza o all'intimidazione contro le persone che seguono in modo critico le pratiche venatorie: https://wildbeimwild.com/category/kriminalitaet-jagd/

Che una critica dura e basata sui fatti alla caccia per hobby sia giuridicamente ammissibile lo ha confermato nel 2020 anche il tribunale penale del Cantone Ticino: ha assolto integralmente la IG Wild beim Wild da una querela per diffamazione dell'associazione JagdSchweiz, con sentenza passata in giudicato.

Critica ai media mainstream

Dal punto di vista della IG Wild beim Wild è sorprendente e problematico che molti media mainstream non nominino chiaramente il legame dell'autore con la caccia, sebbene proprio questo nesso sia centrale per il dibattito pubblico sui privilegi in materia di armi, sui silenziatori e sulla valutazione del rischio.

La RSI, interpellata, ha precisato che al momento attuale molti punti sono ancora poco chiari; allo stesso tempo è stato però confermato che l'autore era un cacciatore e che restano aperte questioni essenziali riguardo al silenziatore, al tipo di arma e alla base autorizzativa.

Chi riferisce di femminicidio, trappola esplosiva e arsenale di armi non può ignorare la dimensione venatoria. Altrimenti resta invisibile il fatto che l'accesso a diverse armi letali e ai silenziatori in Svizzera è proprio privilegiato per i cacciatori per hobby.

Dai nostri casi documentati di strangolamenti, sputi, minacce di morte e istigazioni contro chi difende gli animali, sappiamo che la violenza dei cacciatori per hobby non è un caso isolato. La violenza del bosco viene portata dentro casa. In questo contesto sorge la domanda: quanto è diffusa la pratica di obbligare di fatto le vittime della violenza dei cacciatori per hobby al silenzio verso l'opinione pubblica dopo le condanne? Quali direttive esistono a riguardo e come si impedisce che, nell'interazione tra autorità, organizzazioni venatorie e media, si affermi una cultura del silenzio in cui violenze e infrazioni di legge dei cacciatori per hobby vengano sistematicamente minimizzate o rese invisibili?

Rivendicazioni

L'IG Wild beim Wild chiede:

  • piena trasparenza sulla provenienza e l'autorizzazione di tutte le armi, i silenziatori ed eventuali esplosivi sequestrati
  • un accertamento per verificare se in passato siano stati ignorati segnali d'allarme e se sarebbe stato possibile un disarmo anticipato
  • statistiche cantonali serie su denunce, multe e condanne nei confronti dei titolari di licenza di caccia in Ticino
  • esami periodici di idoneità medico-psicologica per i cacciatori per hobby, sul modello di altri Paesi come i Paesi Bassi, nonché un limite di età vincolante per l'esercizio privato della caccia.

Il caso Faido/Leontica dimostra con brutale chiarezza che il possesso privato di armi letali a scopo ricreativo non è un tema marginale innocuo, bensì una questione di interesse per la sicurezza pubblica.

Maggiori informazioni sul caso e sulla sua contestualizzazione: https://wildbeimwild.com/femizid-in-faido-explosion-in-leontica-kein-einzelfall-sondern-muster-bei-hobby-jaegern/