Dall'audio scandalo alla tragedia: il caso Zali e la morte della presidente di «Offensiva Animalista»
Una telefonata, una dimissione, una morte irrisolta nel Ceresio: la cronologia del caso Zali.
Il caso politico riguardante il consigliere di Stato ticinese Claudio Zali ha assunto una nuova, tragica dimensione il 18 agosto 2026: a Melide una donna di 52 anni è stata trovata morta nel lago di Lugano; a luglio aveva diffuso le registrazioni audio compromettenti con Zali.
La procura ha aperto un'indagine. La causa della morte non era inizialmente chiarita; gli inquirenti hanno dichiarato di non escludere alcuna ipotesi. Circa dieci giorni prima la donna aveva sporto denuncia contro ignoti a seguito di una presunta aggressione a Melide. Se questo episodio sia collegato alla sua morte era ancora incerto alla chiusura di redazione. Finora non esiste alcun nesso ufficialmente accertato con il caso politico Zali.
Si tratta, come confermato dall'associazione stessa in un messaggio di cordoglio, di Elisabetta, storica presidente di lunga data di Offensiva Animalista, uno dei più antichi gruppi ticinesi per i diritti animali impegnato contro la detenzione di animali nei circhi, la sperimentazione animale e la caccia per hobby.
Finora i media ticinesi non hanno reso noto il nome completo della defunta. Anche questo articolo vi rinuncia. La denominazione «Elisabetta» qui utilizzata segue esclusivamente il messaggio pubblico di cordoglio della sua associazione; non vengono pubblicati ulteriori dati personali.
Le registrazioni audio: cosa disse Zali
Al centro dello scandalo politico ci sono diversi estratti di una telefonata risalente ad « alcuni anni fa ». Le registrazioni sono state diffuse attraverso un profilo Instagram anonimo e sono diventate ampiamente note al pubblico il 22 luglio 2026 attraverso i resoconti dei media. La RSI ha dichiarato di aver ascoltato le registrazioni disponibili nella loro interezza, di aver potuto collocarle nel contesto di una conoscenza pluriennale tra gli interlocutori e di ritenerle pertanto autentiche.
Si sente una telefonata tra Zali e una donna a lui nota, che chiede consiglio su come liberarsi di una presunta stalker:
Donna: «Dimmi Claudio cosa devo fare perché tutto questo finisca?»
(«Dimmi, Claudio, cosa devo fare perché questo finisca?»)Zali: «Riempila di botte sotto casa tua.»
(«Picchiala davanti a casa tua.»)Donna: «Non posso, non posso.»
(«Non posso, non posso.»)Zali: «Perché non puoi?»
(«Perché non puoi?»)Zali: «Io quando è venuta a casa mia l’ho pestata.»
(«Quando è venuta a casa mia, l'ho picchiata.»)
In un secondo estratto, più breve, Zali propone un'ulteriore opzione:
Zali: «Mi viene in mente di chiamare un amico di Milano che non mi tradirebbe mai.»
(«Mi viene in mente di chiamare un amico di Milano che non mi tradirebbe mai.»)Zali: «Non dirmi che non ci pensi anche tu a queste cose, almeno a farlo personalmente.»
(«Non dirmi che non ci pensi anche tu a queste cose, almeno a farlo di persona.»)
Nel corso della registrazione l'interlocutrice si rivolge a Zali due volte con il nome «Claudio», una volta con il nome completo «Claudio Zali», il che ha contribuito all'identificazione.
Reazione e crollo politico
Dopo la pubblicazione, i presidenti di PLR, Centro e PS, Alessandro Speziali, Fiorenzo Dadò e Fabrizio Sirica, hanno chiesto chiarimenti pubblici in una lettera indirizzata a Zali; il Corriere del Ticino ne aveva riferito il 22 luglio. Zali ha reagito con un comunicato stampa in cui ha parlato di una «rinnovata e strumentalizzata violazione della mia privacy» e ha annunciato denunce penali contro tutte le persone coinvolte, tra cui esplicitamente anche contro i tre presidenti di partito.
Parallelamente si è saputo che Zali è oggetto di indagini già dalla fine di giugno per abuso d'ufficio e tentata coazione, in relazione al suo intervento a favore di un quattordicenne, figlio di una conoscente, detenuto nel carcere La Farera. La RSI ha inoltre riferito di una vecchia e-mail di Zali del 2020 indirizzata alla direzione dell'Ospedale EOC, in cui si adoperava per l'assunzione di una conoscente e proponeva di «licenziare uno dei frontalieri di cui [l'ospedale] è pieno come un cannolo di panna».
Il 29 luglio 2026 Zali ha annunciato in una lettera esclusiva a Radio Ticino che avrebbe lasciato la sua carica a fine settembre 2026; la concreta riorganizzazione dei dipartimenti sarebbe stata decisa dopo la sua uscita. In merito alle registrazioni audio ha dichiarato:
«La donna che al telefono ho detto di avere “picchiato” l’ho solo allontanata dalla mia proprietà quando, quasi 10 anni fa, si era presentata nottetempo a casa mia. Per farlo l’ho strattonata, ma non percossa. Mi ha querelato e pochi giorni dopo ha ritirato la denuncia.»
(«La donna di cui al telefono ho detto di averla ‹picchiata›, l'ho solo allontanata dalla mia proprietà quando, quasi dieci anni fa, si presentò di notte a casa mia. Per farlo l'ho strattonata, ma non percossa. Mi ha querelato e pochi giorni dopo ha ritirato la denuncia.»)
Riguardo alla donna al telefono stessa ha scritto:
«Quella che ho detto di voler far “picchiare”, da mesi stava assillando me e l’allora mia compagna. […] Il mio era lo sfogo, in privato, di una persona esasperata. […] Non ho picchiato nessuno, non ho mandato a picchiare nessuno. Non sono un violento.»
(«Quella che ho detto di voler far ‹picchiare›, da mesi assillava me e la mia allora compagna. […] Il mio era lo sfogo, in privato, di una persona esasperata. […] Non ho picchiato nessuno, non ho mandato a picchiare nessuno. Non sono un violento.»)
La RSI ha inoltre riferito di precedenti accuse, da considerare separatamente, provenienti dall'ambiente personale di Zali. Una donna, a cui Zali si riferiva nella registrazione con l'affermazione di averla «pestata», aveva secondo quanto riportato già sporto denuncia nel 2017, ritirandola in seguito. La donna che aveva pubblicato su Instagram gli audio diffusi a luglio avrebbe a sua volta sporto denuncia nel 2021: accusava Zali di averla picchiata e trattenuta nella sua auto. Secondo la RSI, la denuncia fu ritirata dopo delle scuse, in seguito alla quale la procura non proseguì il procedimento. Queste informazioni non costituiscono accertamenti giudiziari delle presunte aggressioni.
Lei diffuse le registrazioni
Dopo prime segnalazioni incerte, la RSI ha riferito che la cinquantaduenne trovata morta il 18 agosto a Melide era quella donna che aveva diffuso le registrazioni audio nel luglio 2026 tramite Instagram. La polizia cantonale aveva inizialmente dichiarato al «Blick» che l'identità della defunta non era ancora ufficialmente confermata dalle autorità, un indizio del fatto che l'attribuzione mediatica al momento delle prime notizie si basava su ricerche giornalistiche e non su una comunicazione ufficiale.
Un ulteriore dettaglio: la donna aveva, circa dieci giorni prima della sua morte, anch'essa a Melide, sporto denuncia contro ignoti presso la procura dopo una presunta aggressione. Se esista un nesso tra questo episodio e la sua morte, secondo gli inquirenti non era possibile stabilirlo al momento della pubblicazione della notizia; tuttavia non veniva nemmeno escluso.
La morte nel Ceresio
Il martedì 18 agosto 2026, verso le 17.30, la cinquantaduenne, residente a Melide, è stata trovata priva di vita a pochi metri dalla riva nel lago di Lugano (Ceresio). Alcuni passanti l'hanno portata a riva, la polizia cantonale ha iniziato le manovre di rianimazione, proseguite dai soccorritori della Croce Verde Lugano. Gli sforzi sono rimasti vani.
La causa della morte non era ufficialmente chiarita al momento della chiusura della redazione. La procura, sotto la direzione del procuratore Roberto Ruggeri, ha avviato un'indagine e ha dichiarato espressamente di non voler escludere prematuramente alcuna ipotesi. Il risultato dell'autopsia era ancora atteso.
Elisabetta e «Offensiva Animalista»
Secondo quanto dichiarato dall'associazione, Elisabetta è stata per anni «presidentessa storica» di Offensiva Animalista, un gruppo ticinese per i diritti degli animali fondato nel 2009. Nella propria auto-rappresentazione, il gruppo si distingueva dalle organizzazioni per il benessere animale più moderate e, a suo dire, puntava su forme di azione diretta anziché sulla raccolta di firme.
Tra le campagne e le controversie storicamente documentate del gruppo figuravano:
- Contro zoo e circhi: anni di protesta contro lo Zoo al Maglio di Neggio, manifestazioni ricorrenti contro i circhi Knie, Nock e Royal
- Contro la caccia per hobby: critiche pubbliche all'uccisione dei predatori M13 (orso, 2013) e della «Lince di Kandertal» (lince) nonché una controversia documentata nel 2013: dopo la morte di un cacciatore per hobby in Val di Blenio, sulla pagina Facebook del gruppo comparvero commenti di terzi, interpretati come un «brindisi alla morte»; Offensiva Animalista se ne distanziò pubblicamente e riferì di aver ricevuto in seguito numerose minacce di morte (fonti: RSI, 3 settembre 2013; Tio, 25 novembre 2014; Libera TV, 2018)
- Contro la sperimentazione animale: campagna contro la commissione ticinese per la sperimentazione animale e richiesta di dimissioni all'allora direttore del dipartimento Paolo Beltraminelli
- Altre istanze: campagna «Stop Soppressioni» contro l'uccisione di animali domestici sani, azioni ripetute sugli avvelenamenti di cani a Lugano e Biasca
Dopo la sua morte, l'associazione le ha reso omaggio in un comunicato di due membri, Nadia e Miriam, come «grande attivista per i diritti degli animali» e «grande amica», con la quale in oltre vent'anni di attività associativa si erano «combattute e vinte molte battaglie per gli animali».
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