Inserisci un termine di ricerca in alto e premi Invio per avviare la ricerca. Premi Esc per annullare l'operazione.

Caccia

Selvaggina: naturale, sana – o pericolosa?

Come anche la Federazione tedesca della caccia mistifica un prodotto e minimizza i rischi.

Redazione Wild beim Wild — 13 novembre 2025

La Federazione tedesca della caccia (DJV) funge da organizzazione ombrello per 15 associazioni venatorie regionali, ad eccezione della Baviera, e rappresenta i cacciatori per hobby.

In un'intervista con il presidente del DJV Helmut Dammann-Tamke, prisma ha discusso dell'importanza dei cacciatori ricreativi e della crescente e preoccupante tendenza al consumo di selvaggina.

La lobby venatoria ama presentare la selvaggina come «il cibo più naturale in assoluto», regionale, sano e sostenibile.

Tuttavia, un'analisi degli studi indipendenti, delle valutazioni delle autorità e delle ricerche degli ultimi anni dipinge un quadro ben meno romantico. In realtà, la selvaggina è una delle categorie di carne meno controllate in Europa, e i rischi spaziano dalla contaminazione da sostanze nocive agli agenti patogeni fino alle carenze igieniche nel processo di lavorazione.

Eppure la Federazione tedesca della caccia (DJV) diffonde una narrazione che ignora, relativizza o minimizza ampiamente questi rischi. Per i consumatori e le consumatrici, ciò può diventare pericoloso.

Contaminazione da piombo: un problema noto da tempo, che si preferisce sottovalutare

Uno dei rischi meglio documentati è la contaminazione da piombo proveniente dalle munizioni da caccia. Numerosi studi scientifici condotti in Germania e in Europa dimostrano che la carne di selvaggina, in particolare degli animali abbattuti con munizioni a palla contenenti piombo, presenta frequentemente concentrazioni elevate di piombo.

L'Istituto federale per la valutazione dei rischi (BfR) avverte da anni che sono particolarmente a rischio i bambini, le donne in gravidanza e i consumatori abituali. In studi pilota, nelle persone che consumano frequentemente selvaggina sono state riscontrate concentrazioni di piombo nel sangue significativamente più elevate rispetto a chi non la consuma.

Il DJV ama sottolineare che la selvaggina è "sana e priva di contaminanti". Il fatto che l'associazione abbia contemporaneamente fatto lobbying per decenni contro il divieto delle munizioni al piombo e relativizzi tuttora i rischi appare come una minaccia per i consumatori ed è in primo luogo una rappresentanza degli interessi della lobby venatoria, non della tutela dei consumatori.

Problemi igienici: carne proveniente dalla natura selvatica – senza il controllo dell'industria della carne

L'associazione venatoria trasmette l'immagine che la selvaggina sia particolarmente "naturale". Ciò che il DJV menziona a malapena:
Gli animali selvatici non vengono macellati in un ambiente controllato, bensì nel bosco, in condizioni igieniche variabili e senza un'infrastruttura professionale.

La catena del freddo è spesso insufficiente:

  • La selvaggina viene talvolta trasportata per ore nel bagagliaio ancora calda.
  • La sventrazione e la sezionatura avvengono spesso in locali ad uso hobbistico.
  • Molti cacciatori ricreativi non dispongono né di impianti di refrigerazione professionali né di pratica nella manipolazione degli alimenti.

I controlli alimentari, considerati ovvi nell'industria della carne, sono in gran parte assenti. Lo confermano anche studi veterinari: la selvaggina presenta ripetutamente cariche di salmonelle, trichine, virus dell'epatite E e altre zoonosi.

Il fatto che il DJV presenti spesso tali problemi come "casi isolati" contraddice i risultati di indagini indipendenti.

Sostanze inquinanti dall'ambiente: gli animali selvatici non sono animali biologici

Gli animali selvatici sono esposti senza filtri ai carichi ambientali: metalli pesanti dai suoli, residui di pesticidi, contaminazioni da PFAS provenienti dalle acque, microplastiche. Indagini indipendenti – tra gli altri dalla Germania, dalla Svizzera e dall'Austria – mostrano ripetutamente valori elevati di cadmio, mercurio e persino di nuclidi radioattivi nella selvaggina.

Ciononostante il DJV sostiene che la carne di selvaggina sia un "prodotto premium". La realtà è più complessa – e spesso scomoda per le associazioni venatorie.

La favola dell'alimento "regionale e sostenibile"

Il DJV stilizza la selvaggina come alternativa sostenibile all'allevamento intensivo. Ma i fatti:

  • La maggior parte della carne di capriolo, cervo e cinghiale consumata in Germania è merce d'importazione, spesso dall'Europa orientale, dove le pratiche venatorie e gli standard di controllo variano enormemente.
  • La caccia ricreativa non produce quantità pianificabili, motivo per cui il presunto mercato regionale al di fuori della stagione praticamente non esiste.
  • "Regionale" non significa automaticamente "sano", in particolare quando entrano in gioco la contaminazione da munizioni, le infestazioni da parassiti o una lavorazione scadente.

La selvaggina non è un prodotto biologico controllato – anche se il DJV ama alimentare questa associazione.

Minimizzazione da parte della lobby della caccia: un problema strutturale

Il DJV persegue chiari interessi economici e politici: la caccia deve rimanere socialmente accettata; la carne di selvaggina deve essere considerata un prodotto di alta qualità. Questo interesse porta a una sistematica minimizzazione dei rischi.

Esempi:

  • Il DJV sottolinea il minor contenuto di grassi della carne di selvaggina, ma quasi mai il reale carico di sostanze nocive.
  • Rimanda a «ispezioni ufficiali della carne», sebbene queste coprano solo settori parziali (ad es. le trichine nei cinghiali).
  • Promuove attivamente una «qualità premium», sebbene la catena di produzione sia spesso ben lontana da standard professionali.

Si tratta di classica comunicazione d'immagine, non di informazione obiettiva ai consumatori. I rischi sono reali, scientificamente ben documentati e vengono sistematicamente minimizzati dalla lobby della caccia.

Per le consumatrici e i consumatori è determinante:

  • I cacciatori per hobby dovrebbero mangiare la carogna da soli.

Invece di romantiche metafore naturali, sarebbero necessarie un'informazione onesta, regole più severe e controlli indipendenti.

Finché il DJV tenterà di vendere la selvaggina come prodotto naturale privo di rischi, la tutela dei consumatori rimarrà sacrificata.

Valore aggiunto:

Ulteriori informazioni sulla caccia ricreativa: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

Sostieni il nostro lavoro

Con la tua donazione contribuisci a proteggere gli animali e a dar voce alle loro esigenze.

Dona ora