Guardiacaccia: Da protettore della natura a pedina politica?
Mentre in politica e tra la popolazione si discute animatamente su come gestire gli animali selvatici, in particolare i lupi, sono i guardiacaccia a stare ogni giorno fuori, nei boschi e in montagna – responsabili, ma spesso sotto un'enorme pressione. Come vivono la loro professione? Quali conflitti e costrizioni avvertono?
Nelle fitte foreste, sui pascoli alpini, nelle valli e nelle vicinanze degli insediamenti: I guardiacaccia sono quasi onnipresenti, per lo più inosservati – fino a quando non sorgono problemi.
Negli ultimi anni, tuttavia, le critiche crescono: il loro ruolo si sta trasformando. Da protettori della natura e delle specie sempre più a esecutori di decisioni politiche, in particolare nel campo della politica di abbattimento dei lupi – questa è l'accusa della IG Wild beim Wild e di una parte della popolazione. Il termine «guardiacaccia» rischia di perdere il suo significato originario.
Cosa fanno effettivamente i guardiacaccia?
- La Federazione svizzera dei guardiacaccia (SWHV) definisce il profilo professionale come segue: i guardiacaccia sorvegliano le popolazioni di animali selvatici e uccelli in libertà, si impegnano per la salvaguardia dei loro habitat, forniscono consulenza nei conflitti tra esseri umani e animali selvatici e svolgono attività di pubbliche relazioni. Sono impiegati presso autorità cantonali, controllano i cacciatori ricreativi durante la caccia, gestiscono gli animali trovati morti, proteggono le specie in pericolo.
- Svolgono funzioni di polizia venatoria, forniscono dati per la pianificazione della caccia, controllano le specie cacciabili e applicano le disposizioni di legge. In molti cantoni sono dipendenti di uffici statali, principalmente della sezione caccia, pesca e fauna selvatica.
- I settori di intervento variano: protezione della natura e delle specie, gestione della fauna selvatica, controllo dei danni causati dalla selvaggina (ad es. tramite animali da reddito), tematiche legate al traffico e alla sicurezza, pubbliche relazioni, spesso anche benessere animale e vigilanza venatoria.
I guardiacaccia lamentano in misura crescente un eccessivo carico di lavoro e una carenza di personale. In particolare nei cantoni dove la gestione del lupo è diventata una priorità politica più recente, l'impegno e le ore lavorative aumentano sensibilmente: il Canton Vallese, ad esempio, registra migliaia di ore straordinarie nel contesto del massacro dei lupi.
In diversi casi i guardiacaccia hanno lupi o Linci abbattuti, che non facevano parte del branco bersaglio o erano stati identificati erroneamente. Tali episodi portano a critiche pubbliche e conseguenze giuridiche. Esempio: abbattimenti di linci in Grigioni, in cui gli animali non erano stati chiaramente identificati. Anche in Vallese sono stati abbattuti lupi sbagliati – animali che non facevano parte del branco, e una lupa gravida.
Sempre più spesso la politica si aspetta che le guardie faunistiche non si limitino a proteggere e osservare, ma che regolamentino e abbattano. I nuovi quadri normativi spostano l'equilibrio di potere a favore delle competenze cantonali in materia di abbattimento. La IG Wild beim Wild critica il fatto che in questo modo la protezione della natura, le evidenze scientifiche e il benessere animale vengano messi sotto pressione a causa della caccia.
Le guardie faunistiche in Svizzera si trovano a un bivio. Il loro mandato tradizionale – proteggere la natura, curare la fauna selvatica, osservare e fornire consulenza – viene integrato, e in alcuni casi sovrastato, da richieste di regolamentazione e abbattimenti, anche preventivi. Ciò solleva interrogativi: sull'etica, sulla proporzionalità, sulle risorse e sulla protezione delle specie.
Chi dice «guardiano del selvatico» intende presto non più solo «protettore», ma anche «gestore degli abbattimenti». Questo comporta un'erosione della vecchia concezione di sé – e rischia che il termine «guardia faunistica» perda il suo significato originario. Per molte guardie faunistiche il desiderio è chiaro: non vogliono essere soltanto esecutori di direttive di abbattimento, ma continuare a essere custodi della natura.
La realtà: sempre più spesso diventano esecutori della politica venatoria – accompagnano cacciatori di trofei paganti in Vallese durante gli abbattimenti di stambecchi ed eseguono abbattimenti di lupi protetti per conto del cantone.
Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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