La caccia a patente come soluzione ai conflitti con il cervo nobile?
Una lettera al direttore su Linth24 porta a un punto un'esigenza delicata: il Cantone di San Gallo dovrebbe introdurre la caccia a patente per abbattere più intensamente i «cervi maschi» e ridurre così i danni a boschi e agricoltura, nonché gli incidenti con la fauna selvatica. L'autore è il proprietario di foreste e cacciatore ricreativo Urs Britt di Wattwil. Nel testo si afferma inoltre che la popolazione di cervo nobile si sarebbe «quasi triplicata» in 20 anni e che oggi, nonostante gli abbattimenti, ammonterebbe a circa 2'500 esemplari.
La richiesta appare a prima vista logica: se esistono conflitti, la caccia per hobby deve diventare «più efficace».
A uno sguardo più attento emerge tuttavia che il dibattito è meno una questione di «caccia insufficiente» e più una questione di obiettivi, competenze, dati, applicazione e di un sistema che produce sofferenza senza risolvere i conflitti in modo affidabile.
1) Contesto politico: «contromisure» attraverso un maggior numero di abbattimenti
Linth24 inquadra la lettera al direttore in un'iniziativa politica: tre consiglieri cantonali dell'UDC (Christian Vogel, Bruno Schweizer, Marco Gadient) ritengono problematico l'aumento dei cervi e chiedono più abbattimenti nel Cantone di San Gallo. La lettera viene pubblicata come sostegno a questa linea.
È importante notare che non si tratta solo di popolazioni, ma anche di chi detiene il potere interpretativo. Chi definisce il problema definisce di norma anche la soluzione. In questa logica la soluzione è quasi sempre: uccidere più animali, più rapidamente, su scala più ampia, con meno restrizioni.
2) Il numero che dovrebbe decidere tutto: «2'500 esemplari»
Il numero 2'500 crea un senso di urgenza e suggerisce una conseguenza semplice. Ciò che manca, tuttavia, è il contesto:
- Dove si trovano esattamente i punti critici dei conflitti?
- Quanto è realmente rilevante e dimostrabile l'impatto sul rinnovamento forestale?
- Come si sviluppano i danni nel corso di più anni?
- Quale effetto concreto hanno avuto finora le misure venatorie adottate?
Senza questa contestualizzazione, il numero è soprattutto una cosa: una leva politica.
3) Statistica venatoria: Alto raggiungimento degli obiettivi, eppure le popolazioni continuano a crescere
Il Cantone San Gallo ha comunicato per l'anno venatorio 2023: oltre 800 cervi rossi sono stati abbattuti, le quote di abbattimento sono state rispettate al 97 percento su tutto il territorio cantonale. Allo stesso tempo il Cantone constata: le popolazioni di cervo rosso continuano ad aumentare.
Qui risiede il conflitto centrale. Se i piani di abbattimento vengono rispettati quasi integralmente, il problema non è automaticamente «caccia insufficiente». In primo piano emergono allora altri fattori: qualità dell'habitat, immigrazione, distribuzione degli animali, pressione da disturbo, organizzazione venatoria, zone protette, effetti dell'alimentazione dovuti all'agricoltura e inverni miti.
Chi in questa situazione chiede un cambio di sistema deve dimostrare perché la caccia con licenza dovrebbe gestire meglio questi fattori. Questa dimostrazione manca precisamente nella lettera al direttore.
4) Questione di fiducia: esecuzione e credibilità fanno parte del dibattito
La richiesta di una «caccia più efficace» si fonda sulla fiducia: nei dati, nel controllo e nella proporzionalità. Questa fiducia non è rimasta incontestata nel Cantone di San Gallo negli ultimi anni.
Wild beim Wild documenta da tempo critiche all'amministrazione venatoria sangallese, tra l'altro in relazione alla gestione del lupo, alla formazione venatoria, alle autorizzazioni e a casi emersi dall'ambiente della caccia. Indipendentemente da come si valutino le singole accuse, un punto è particolarmente rilevante: esiste una correzione giuridica che tocca la questione della diligenza e della qualità della documentazione nell'esecuzione.
Tribunale federale: la decisione di abbattimento era illegittima (30.06.2025)
Il Tribunale federale ha stabilito con sentenza del 30 giugno 2025 che una decisione di abbattimento sangallese contro un lupo nel Schils- e Weisstannental era illegittima, in quanto prima dell'abbattimento, tra l'altro, la protezione delle greggi non era stata sufficientemente esaminata e documentata. Pro Natura ha ottenuto ragione con un ricorso.
Irritazioni politiche attorno alla direzione dell'ufficio
Anche sul piano politico vi sono state irritazioni. Nel 2024 SRF e i media della Svizzera orientale hanno riferito delle critiche a un viaggio in Russia di un direttore d'ufficio sangallese per la caccia al lupo, che ha suscitato discussioni trasversali agli schieramenti politici.
Per la richiesta della caccia a patente ciò significa: un cambiamento di sistema viene venduto come soluzione tecnica, ma presuppone un'amministrazione percepita come neutrale, trasparente e conforme al diritto. Chi chiede «più abbattimenti» dovrebbe quindi spiegare con altrettanta chiarezza come migliorare la qualità dei dati, il controllo, la responsabilità e la verifica esterna.
5) Caccia a territorio vs. caccia a patente: l'etichetta non sostituisce il controllo dell'efficacia
La caccia a territorio con riserve in affitto è consolidata a San Gallo. La caccia a patente cambierebbe il principio: invece delle società di caccia con responsabilità territoriale, sarebbero singoli cacciatori e cacciatrici a patente a cacciare secondo le regole cantonali.
La lettera al giornale sostiene che i cantoni con caccia a patente abbatterebbero «massicciamente più cervi maschi» e che lì gli effettivi sarebbero «in calo». Suona come un fatto, ma nel testo rimane un'affermazione priva di base di dati.
Ciò che conta non è l'etichetta, bensì la configurazione concreta: periodi di caccia, contingenti, controlli, zone di riposo, pressione venatoria, aree protette e qualità dei dati. Un cambiamento di sistema può inoltre generare nuovi problemi, come una maggiore pressione venatoria, più disturbo nel bosco, spostamento verso zone difficilmente cacciabili e incentivi distorti legati ai trofei.
6) I danni al bosco sono reali, ma «sparare di più» non è automaticamente protezione del bosco
L'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) descrive chiaramente: gli ungulati selvatici possono ostacolare il rinnovamento naturale del bosco quando gli effettivi sono troppo numerosi o quando gli animali si distribuiscono in modo sfavorevole a causa di disturbi. Proprio la seconda componente è determinante: non solo «quanti», ma anche «dove» e «perché proprio lì».
L'UFAM ha elaborato un ausilio all'esecuzione per i conflitti bosco-selvaggina, che punta a una gestione integrale: rilevamento dei dati, analisi degli effetti, controllo del raggiungimento degli obiettivi e un mix di misure. Il bosco non viene protetto da un singolo strumento, bensì da un monitoraggio sistematico, dalla prevenzione, dalla gestione dell'habitat e da interventi venatori laddove risultano comprovabilmente efficaci.
Chi parla di protezione del bosco deve quindi affrontare anche il tema delle zone di riposo, della pressione ricreativa, delle strutture forestali, della pressione venatoria e dell'evoluzione a lungo termine del rinnovamento boschivo. La lettera al giornale riduce questa complessità a una questione di abbattimenti.
7) Incidenti con la selvaggina: argomento forte, ma non una scorciatoia
La lettera al direttore sottolinea il pericolo degli incidenti con la fauna selvatica e cita un cervo da 150 chili come immagine drammatica. Sì, le collisioni possono avere conseguenze gravi. La sicurezza stradale, tuttavia, non può essere discussa seriamente basandosi esclusivamente sui regimi di caccia.
I punti critici, la velocità, i corridoi di transito della fauna, le recinzioni, i sistemi di allerta e i movimenti stagionali sono almeno altrettanto rilevanti. Chi prende sul serio la sicurezza deve considerare anche le misure infrastrutturali e la pianificazione territoriale. Altrimenti si rimane con un argomento emotivamente forte, che risulta utile politicamente, ma che nella realtà non è sufficiente.
8) «Nessun interesse da parte del cantone»: competenze e trasparenza
Particolarmente delicata è l'accusa che le autorità non avrebbero «nessun interesse» e che i proprietari forestali riceverebbero a malapena un risarcimento dei danni. La lettera al direttore cita persino la cifra di soli 1’000 franchi l'anno a livello cantonale per i danni causati dal cervo nobile.
Le informazioni cantonali sul tema dei danni alla fauna selvatica mostrano tuttavia: i soggetti colpiti devono attivarsi, esistono misure di auto-tutela e la società di caccia viene indicata come interlocutore. Non si tratta di un segnale di distensione, ma contraddice la rappresentazione secondo cui non esisterebbe fondamentalmente alcun quadro di riferimento.
Ciò che manca sono dati trasparenti, facilmente valutabili pubblicamente, sui tipi di danno, sullo sforzo di prevenzione, sui costi e sulla prassi decisionale. Senza questa trasparenza si crea uno spazio in cui le attribuzioni di colpa sostituiscono i fatti.
Riquadro informativo: cosa significa caccia con patente?
Caccia territoriale: I diritti di caccia sono affittati a società di caccia in territori fissi. La responsabilità e l'esecuzione sono fortemente organizzate attraverso i territori.
Caccia con patente: La cacciatori ricreativi acquistano una patente e cacciano secondo le norme cantonali all'interno di spazi e periodi definiti. La gestione avviene tramite contingenti, periodi di caccia, controlli ed eccezioni come le aree protette.
Importante: Non è l'etichetta a essere determinante, bensì la concreta strutturazione. La caccia con patente può aumentare la pressione venatoria e spostare maggiormente gli animali. Può anche rendere più complessa l'amministrazione e il controllo.
La caccia con patente non è un concetto di protezione della natura, bensì un modello venatorio
La richiesta della caccia con patente viene presentata come una riforma pragmatica. Eppure i dati ufficiali mostrano: i piani di abbattimento sono già ampiamente rispettati. Nel contempo gli effettivi continuano ad aumentare. Ciò non depone automaticamente a favore di «sparare ancora di più», bensì a favore di un dibattito onesto sulle cause, gli obiettivi e l'efficacia.
Per wildbeimwild.com la domanda centrale rimane: si tratta di protezione del bosco e sicurezza, o di ampliare le possibilità di caccia sotto l'etichetta «gestione»? Chi vuole proteggere la biodiversità nel bosco deve offrire qualcosa di più della solita risposta ad ogni problema: più abbattimenti.
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