Percorsi vietati: i cacciatori ricreativi rivendicano il bosco
In Alsazia si sta compiendo un cambiamento preoccupante.
Diversi comuni hanno vietato l'uso notturno dei boschi, in un caso addirittura per tutto l'anno.
Ufficialmente ciò avviene «per la protezione della fauna selvatica». Nei fatti, però, emerge chiaramente: non sono i caprioli e i cinghiali a essere difesi qui. Sono gli interessi dei cacciatori ricreativi.
A Orschwihr, ad esempio, tra maggio e ottobre è consentito camminare solo di giorno e su sentieri segnalati. Il locatario del diritto di caccia locale lamenta che i corridori con la frontale scaccerebbero la selvaggina. Il suo bilancio: «40 auto alla caccia, 0 selvaggina avvistata.» In altre parole: se la caccia non ha successo, la colpa è dei jogger.
Qui si usa un doppio standard. I cacciatori ricreativi rivendicano per sé il diritto di essere in giro nelle prime ore del mattino e di notte. Ma sportivi, escursionisti e persone legate alla natura dovrebbero restare fuori proprio in quei momenti? Questa non è una politica di tutela della natura – è l'imposizione di diritti speciali a favore di una piccola lobby militante e rumorosa.
Il mito della «protezione della fauna selvatica»
I comuni giustificano i loro divieti con il «riposo notturno della fauna». Ma dove sono gli studi che dimostrano che un corridore con la frontale mette a rischio la popolazione di caprioli o volpi? Il sospetto è fondato: qui viene strumentalizzato un argomento pretestuoso per mantenere la caccia ricreativa indisturbata. O, come sintetizza u-Trail: «Non sono gli alberi che proteggiamo, sono i capanni di caccia.»
Le conseguenze per la popolazione sono reali: le persone che vorrebbero allenarsi la sera o al mattino presto vengono espulse. Cresce la sensazione di non essere più benvenuti nel proprio bosco. I sentieri forestali, un tempo luoghi di libertà e svago, vengono regolamentati e gerarchizzati, a vantaggio di un unico gruppo.
Cosa sarebbe equo?
- La partecipazione trasparente di tutti i gruppi di utenti.
- Prove concrete invece di argomenti dei cacciatori ricreativi.
- Regole uniformi: se i cacciatori ricreativi possono girare di notte, allora anche gli sportivi.
- Comunicazione chiara e valutazione equa, non divieti decisi in stanze chiuse.
La lobby della caccia ricreativa in Alsazia mostra quanto sottilmente funzionino gli spostamenti di potere nello spazio rurale. Con il luogo comune della «protezione della natura» si appropria di un bene comune. Chi lo accetta si rende corresponsabile del fatto che i sentieri forestali vengono ridefiniti da bene comune a terreno di caccia.
Non si tratta solo di lampade frontali e trail running. Si tratta del diritto al libero accesso alla natura. E questo appartiene a tutti, non solo a chi ha un fucile.
Per la IG Wild beim Wild è chiaro: questa decisione è un ulteriore precedente che va ben oltre l'Alsazia. Se le lobby della caccia ricreativa riescono una volta a limitare l'accesso alle vie pubbliche, il modello rischia di diffondersi ad altre regioni. Passo dopo passo potrebbe così crearsi una rete di diritti speciali, finché alla fine il bosco non apparterrà più alla collettività, ma a chi esercita la violenza.
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Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Ruolo e critica dei cacciatori ricreativi analizziamo la formazione, il potere e l'autopercezione dei cacciatori ricreativi. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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