3 agosto 2026, 11:57

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Caccia

Metà stagione dell'estate alpina: le predazioni di lupi si dimezzano, ma il merito non è dei fucili

Più lupi, meno predazioni. A metà della stagione alpina 2026 le predazioni di animali da reddito scendono a meno della metà rispetto all'anno precedente. La vera ragione è la protezione delle greggi, non gli abbattimenti della caccia per hobby. Solo un cantone tace.

Redazione Wild beim Wild — 3 agosto 2026

Le cifre nude e crude sono impressionanti. Fino a fine luglio 2026 i lupi hanno ucciso in Svizzera 183 animali da reddito. Nello stesso periodo dell'anno precedente erano ancora 402. Un calo di oltre la metà, e questo nonostante la popolazione di lupi, con oltre quaranta branchi e circa 350 esemplari, sia grande come mai prima dal ritorno del lupo.

Proprio questa apparente contraddizione smaschera la narrazione della lobby agricola e della caccia per hobby. Se il numero delle predazioni dipendesse davvero dal numero di lupi, le predazioni dovrebbero aumentare, non diminuire. È vero il contrario.

Il contrasto che spiega tutto: Alto contro Basso Vallese

In nessun luogo la vera causa risulta così evidente come nel cantone Vallese, l'incontrastato capofila per le predazioni. Lì si rivela una notevole discrepanza. Mentre nell'Alto Vallese continuano a verificarsi numerose predazioni, in tutto il Basso Vallese nell'anno in corso sono stati registrati soltanto due attacchi confermati.

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Nessun abbattimento di linci in Vallese

La lince è al limite genetico, eppure il Vallese vuole essere il primo cantone della Svizzera ad autorizzarne l'abbattimento.

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Ciò che sorprende: nel Basso Vallese vivono, con circa otto branchi, molti più lupi che nell'Alto Vallese con circa tre-cinque. Ciononostante lì regna in gran parte la tranquillità. La differenza non sta nei lupi, ma nel tipo di allevamento degli animali da reddito e nella protezione delle greggi. Anche il popolare argomento degli abbattimenti non regge qui: in entrambe le parti del cantone lo scorso autunno e inverno si è intervenuti in modo preventivo, e gli abbattimenti singoli erano addirittura più frequenti nell'Alto Vallese, ricco di predazioni.

Dove la protezione delle greggi viene applicata in modo coerente, la situazione resta tranquilla. Dove manca, si moltiplicano le predazioni. Questa constatazione non è nuova per l'IG Wild beim Wild, attraversa da anni i dati disponibili. Già l'analisi secondo cui il 98 per cento degli animali da reddito predati in Ticino era privo di protezione delle greggi, parla un linguaggio inequivocabile.

Un cantone tace: il Ticino e il suo punto interrogativo

Mentre otto cantoni forniscono cifre trasparenti, in un punto della statistica compare soltanto un punto interrogativo. Il Ticino è l'unico cantone con presenza di lupi a non pubblicare cifre aggiornate sulle predazioni. Questo silenzio si inserisce in uno schema più ampio.

Infatti, parallelamente al bilancio di metà mandato, l'IG Wild beim Wild documenta in Ticino una serie di ventuno casi tra ottobre 2025 e luglio 2026, con almeno 78 animali da reddito e da recinto uccisi. Nelle constatazioni ufficiali del Dipartimento del territorio ricorre sempre la stessa formula: «Animale non protetto adeguatamente», animale non sufficientemente protetto. Non sono interessate zone remote delle alte Alpi, ma anche fondovalle come Iragna a circa 300 metri sul livello del mare, immediatamente accanto alla zona abitata.

Illuminante è anche il modo in cui l'autorità comunica. In sedici casi tra ottobre 2025 e luglio 2026, la constatazione dell'Ufficio della caccia e della pesca è stata senza eccezioni «Animali non protetti adeguatamente» oppure «non proteggibili», animali non protetti o non proteggibili. A partire da luglio 2026 è comparsa improvvisamente una terza formula: «Protezione degli animali in esame», la protezione sarebbe ancora in fase di verifica. Questa formula non dice né una cosa né l'altra. Che la valutazione fosse invece possibile immediatamente lo hanno dimostrato i successivi risultati del DNA: a Vogorno, Serravalle e Brione sopra Minusio la classificazione «in esame» è stata successivamente corretta in «non protetto», e allo stesso tempo l'analisi ha rivelato che non era coinvolto alcun predatore.

Proprio questi casi sono particolarmente illuminanti. A Vogorno, Serravalle e Brione sopra Minusio gli animali, secondo i risultati disponibili, non sono morti a causa dei lupi, ma per altre cause come malattia, condizioni climatiche o negligenza, e nella valutazione ufficiale sono stati comunque considerati non sufficientemente protetti. Ciò conferma una constatazione che l'IG Wild beim Wild documenta da anni: il vero problema di benessere animale per pecore e capre è di gran lunga più grande del lupo.

Che la mancanza di protezione sia una questione di volontà e non di terreno lo dimostra l'Alpe Bri/Ninagn. Classificata dal cantone come «non ragionevolmente proteggibile», il gestore rese comunque proteggibile l'alpe ripida e rocciosa, sparsa su oltre tre valli: con cinque cani da protezione del bestiame, abbondante materiale per recinzioni e un recinto notturno per circa 360 pecore. La roulotte e la capanna mobile furono trasportate con l'elicottero. Volere è potere. Se su un'alpe classificata come «non proteggibile» si possono proteggere 360 pecore, la mancanza di protezione a valle accanto alla casa d'abitazione difficilmente si giustifica.

I dati dei cantoni nel dettaglio

Il calo attraversa trasversalmente i cantoni con branchi. Nei Grigioni il numero di animali da reddito uccisi è sceso da 67 a 29, un calo di oltre la metà. Ancora più drastico è stato nel Vaud: da 114 a soli cinque. Questo crollo particolarmente marcato si spiega in parte con la massiccia regolazione del branco al Mont Tendre, un effetto locale e temporaneo che tuttavia non cambia nulla dell'andamento su larga scala.

CantonePredazioni a fine luglio 2025Predazioni a fine luglio 2026
Grigioni6729
Vallese170130
Vaud1145
Neuchatel1216
Glarona21
San Gallo242
Obvaldo100
Svitto30
Ticino??
Totale (senza Ticino)402183

In Obvaldo e Svitto finora non è stato predato nemmeno un animale da reddito. Solo a Neuchatel si osserva, su livelli bassi, un leggero aumento. Il cantone Ticino continua a rifiutare la pubblicazione dei dati aggiornati sulle predazioni, motivo per cui per questo cantone non è possibile fare affermazioni, un caso particolare non trasparente che purtroppo ha una tradizione.

Gli abbattimenti agiscono a livello locale, la protezione delle greggi agisce su larga scala

Persino David Gerke, direttore del Gruppo Lupo Svizzera, la cui associazione ha raccolto i dati, inquadra il ruolo degli abbattimenti in modo sobrio. Sì, a livello locale gli abbattimenti preventivi di regolazione potrebbero portare un sollievo, ad esempio al Mont Tendre. Ma non sono responsabili su larga scala della diminuzione delle predazioni. La misura decisiva rimane la protezione delle greggi.

Il fatto che le cifre delle predazioni siano in calo già dal 2023, quindi prima dell'inizio delle grandi ondate di abbattimenti, mentre contemporaneamente la popolazione di lupi continuava a crescere, è la prova lampante. Chi ignora questo nesso pratica una politica simbolica a spese di una specie rigorosamente protetta. L'efficacia di misure di protezione funzionanti è documentata da tempo, come dimostra l'esempio La protezione delle greggi funziona anche nella Surselva mostra. Al contrario, le predazioni avvengono quasi sempre là dove esistono gravi carenze nella protezione delle greggi.

Il costoso rigiro: quanto costa un abbattimento

La fissazione sull'abbattimento non è solo inefficace, è costosa. Un singolo abbattimento di lupo costa in Svizzera circa 30’000 - 35’000 franchi. In Ticino, nel periodo di regolazione 2025/26, secondo i calcoli della IG Wild beim Wild, sono stati spesi circa 33’000 franchi per lupo, per appena sei animali abbattuti. Con lo stesso importo si potrebbero finanziare da sette a dieci cani da protezione del bestiame per un anno intero, una misura che dimostrabilmente funziona, perché affronta il problema alla radice.

Particolarmente perfido è il fatto che la mancata protezione genera proprio quel problema che presumibilmente combatte. Dove gli animali da reddito sono facilmente raggiungibili, singoli lupi imparano a specializzarsi su di essi. La statistica delle predazioni aumenta, la richiesta di abbattimenti si fa più forte, e la vera negligenza, la mancata applicazione dell'obbligo di protezione, resta invisibile. Chi trascura la protezione delle greggi produce al contempo la richiesta di abbattimento. Quanto gli uffici competenti chiudano gli occhi in proposito, la IG Wild beim Wild lo ha già documentato, quando l'ufficio veterinario ticinese ha protocollato dieci attacchi con cinquanta animali morti senza conseguenze.

Conclusione: il lupo non è il problema

Il bilancio di metà stagione dell'estate alpina 2026 è uno schiaffo per tutti coloro che additano il lupo come capro espiatorio e chiedono gli abbattimenti come panacea. Più lupi, meno predazioni: questa formula funziona solo con una coerente protezione delle greggi. Gli allevatori che hanno investito in recinzioni, cani e sorveglianza svolgono il vero lavoro. A loro spetta il riconoscimento, non ai fucili della caccia per hobby.

L'obiettivo a lungo termine resta la coesistenza tra uomo e lupo. I numeri lo dimostrano: è possibile. Basta volerlo, invece di continuare a puntare sulla presunta soluzione facile dell'abbattimento. Analisi approfondite in merito sono raccolte nel nostro Dossier sulla funzione ecologica e la realtà politica del lupo nonché nel nostro Dossier caccia e benessere animale.

Altro sul tema della caccia per hobby: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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